Il climatizzatore resta acceso fino a sera, l’auto riparte dopo ore sotto il sole, le finestre si chiudono davanti all’ennesimo temporale violento. Il cambiamento climatico, per gran parte degli italiani, ha ormai perso quella consistenza vaga da problema lontano. È entrato nelle case, nei tragitti quotidiani, nelle estati che sembrano allungarsi e nei conti delle bollette. Anche i numeri cominciano a restituire questa familiarità poco rassicurante.
È il quadro che emerge dal Rapporto SDGs 2026 dell’Istat, il monitoraggio annuale che misura i progressi dell’Italia verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Nel capitolo dedicato alla lotta contro il cambiamento climatico, l’Istituto mette insieme percezione dei cittadini, andamento delle temperature ed emissioni di gas serra.
Nel 2025 il 68% delle persone dai 14 anni in su ha indicato il cambiamento climatico, l’aumento dell’effetto serra e il buco dell’ozono tra le cinque principali preoccupazioni ambientali. Quasi sette italiani su dieci. La percentuale scende leggermente rispetto al 69,2% registrato nel 2024, mantenendo comunque una distanza evidente dal 58,6% del 2014. In poco più di dieci anni la sensibilità climatica ha guadagnato quasi dieci punti percentuali e le differenze tra le regioni si sono ridotte.
Il dato misura una priorità percepita, più che uno stato di paura permanente. Racconta quante persone collocano il clima tra i problemi ambientali che meritano maggiore attenzione. Una scelta maturata mentre ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi hanno occupato sempre più spazio nella vita quotidiana. Nel 2024 la temperatura media sulla terraferma italiana è risultata superiore di 1,33 °C rispetto alla media climatologica del periodo 1991-2020. A livello globale l’anomalia si è fermata a 1,04 °C, confermando la particolare esposizione del bacino del Mediterraneo.
Dieci anni di preoccupazione crescente
Il lieve arretramento registrato nell’ultimo anno lascia intatta una tendenza lunga. Il clima occupa ormai stabilmente le prime posizioni tra le preoccupazioni ambientali degli italiani. Il tema attraversa territori, generazioni e condizioni sociali con una diffusione molto più ampia rispetto a quella osservata un decennio fa.
Questa consapevolezza cresce dentro un Paese che vede cambiare il proprio paesaggio. Nel 2024 circa 3.800 incendi hanno interessato quasi 53 mila ettari, con Sicilia, Calabria, Campania e Lazio tra le regioni maggiormente colpite. Nello stesso anno il 2,2% della popolazione viveva in aree caratterizzate da una pericolosità da frana elevata o molto elevata. Numeri che entrano nella percezione collettiva attraverso strade interrotte, boschi bruciati, evacuazioni, raccolti danneggiati e giornate trascorse cercando una stanza più fresca.
Accanto alla preoccupazione si muove la curva delle emissioni. Il legame diretto tra sensibilità dei cittadini e riduzione dei gas serra resta aperto, perché entrano in gioco produzione industriale, consumi energetici, prezzi, norme e trasformazioni tecnologiche. Le due traiettorie, intanto, raccontano un’Italia più attenta al clima e un’economia che nel 2024 ha emesso meno rispetto all’anno precedente.
Le emissioni complessive dell’economia italiana sono scese a 386 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, undici milioni in meno rispetto al 2023. La riduzione è stata del 2,8%, dopo il calo del 5,9% registrato l’anno precedente. Il livello raggiunto risulta persino inferiore ai 389 milioni di tonnellate del 2020, quando chiusure, restrizioni e riduzione degli spostamenti avevano congelato una parte consistente delle attività.
Per ogni abitante si arriva così a 6,5 tonnellate di CO₂ equivalente, un valore tornato in linea con quello del 2020 dopo i rialzi osservati tra il 2021 e il 2023. Nello stesso periodo il Pil è cresciuto dello 0,8%, mentre l’intensità delle emissioni per unità di prodotto è passata da 206,3 a 199,1 tonnellate per milione di euro. L’economia ha quindi prodotto leggermente di più utilizzando, nel complesso, una minore quantità di gas serra per ogni euro generato.
Il taglio più forte arriva dall’energia
A trascinare la discesa è stato soprattutto il settore della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata. Nel 2024 rappresentava il 13,8% delle emissioni complessive e ha registrato una riduzione del 16,7% in un solo anno. Le attività manifatturiere, responsabili del 21,8% del totale, hanno tagliato il proprio contributo del 2,1%. Trasporti e magazzinaggio sono scesi del 4,7%.
La composizione dei gas climalteranti resta dominata dall’anidride carbonica, che pesa per l’82,4%. Il metano copre l’11,4%, il protossido di azoto il 4,3% e i gas fluorurati l’1,9%. Il metano conserva un ruolo particolarmente forte nell’agricoltura, nella silvicoltura e nella pesca, oltre che nella gestione delle acque reflue e dei rifiuti.
Questi dati mostrano una trasformazione che passa dalle centrali, dagli impianti industriali, dai sistemi di riscaldamento e dalle tecnologie utilizzate per produrre energia. La riduzione delle emissioni richiede infrastrutture e investimenti capaci di rendere la scelta meno inquinante anche quella più semplice, accessibile e conveniente. La consapevolezza può spingere il cambiamento. Senza trasporti pubblici affidabili, reti moderne ed edifici efficienti, quella spinta rischia di fermarsi davanti al cancello di casa.
L’auto privata apre una crepa
Proprio le famiglie mostrano la parte più scomoda del quadro. Le loro emissioni rappresentano il 27,1% del totale e nel 2024 sono aumentate del 3,5%. L’incremento deriva soprattutto dalla mobilità in conto proprio, cresciuta del 5,2%, mentre riscaldamento e altri consumi domestici hanno prodotto un aumento più contenuto, pari allo 0,8%.
La spinta green dal basso esiste nella percezione, nelle richieste rivolte alla politica, negli acquisti e nelle abitudini che lentamente cambiano. L’automobile continua però a occupare uno spazio enorme. Milioni di persone la utilizzano per raggiungere luoghi serviti male dai mezzi pubblici, affrontare turni incompatibili con gli orari dei trasporti o muoversi tra periferie costruite attorno alle carreggiate. La crepa passa proprio da lì: un cittadino può essere sinceramente preoccupato per il clima e accendere ogni mattina il motore, perché la città intorno gli ha lasciato poche alternative.
Ridurre le emissioni familiari richiede quindi qualcosa di più solido della buona volontà individuale. Servono autobus frequenti, treni regionali puntuali, piste ciclabili realmente collegate, case meno energivore e sistemi di riscaldamento sostenibili anche per chi dispone di redditi modesti. Il cambiamento delle abitudini cammina meglio quando trova una strada già aperta.
La transizione ormai muove miliardi
La trasformazione climatica ha già assunto una dimensione economica considerevole. Tra il 2016 e il 2023 la produzione collegata alla mitigazione dei cambiamenti climatici è passata da 21,4 a 112,6 miliardi di euro. Il valore aggiunto generato è cresciuto da 9 a 44,6 miliardi, raggiungendo il 2,1% del Pil. Nello stesso periodo gli investimenti di imprese, amministrazioni pubbliche e famiglie sono saliti da 9,8 a 103,3 miliardi di euro.
Dentro queste cifre rientrano energie rinnovabili, efficienza degli edifici, veicoli elettrici e ibridi, apparecchiature per il contenimento delle emissioni, recupero dei materiali, gestione forestale e interventi destinati ad aumentare la capacità di suoli e vegetazione di assorbire CO₂. Una filiera ormai abbastanza grande da incidere sull’economia nazionale, spinta anche dalle norme europee sugli edifici a bassissimo consumo e dagli incentivi per le ristrutturazioni energetiche.
Il 68% degli italiani ha già messo il clima tra le priorità. Le emissioni hanno ricominciato a scendere, l’energia sta cambiando, gli investimenti corrono. Sulla strada restano milioni di automobili, case difficili da riscaldare e territori dove un autobus conserva ancora il fascino sfuggente di una creatura mitologica. La paura è già arrivata. Ora tocca ai binari, alle reti, alle caldaie e alle città smettere di farla viaggiare da sola.
Fonte: Istat
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Ilaria Rosella Pagliaro
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