Aumentano anche a Ferrara, come in Emilia Romagna, gli investimenti nel comparto costruzioni. È quanto emerge dal rapporto presentato a Bologna da Ance Emilia-Romagna (Associazione nazionale costruttori edili), che fotografa un settore delle costruzioni in ripresa e un mercato della casa in crescita, pur all’interno di un contesto segnato da forti criticità sul tema dell’accessibilità abitativa e sull’instabilità geopolitica.
Alla presentazione, accanto al presidente regionale di Ance Maurizio Croce, anche il vicepresidente della Regione Emilia Romagna Vincenzo Colla.
A livello regionale, gli investimenti nelle costruzioni sono attesi in aumento del 5,5% nel 2026, sostenuti soprattutto dalle opere pubbliche e dalla fase conclusiva del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dopo il rallentamento seguito alla fine della stagione del Superbonus, il comparto torna dunque a crescere, con il settore che continua a rappresentare quasi il 12% del Pil regionale e il 6% dell’occupazione.
In questo scenario a Ferrara le compravendite residenziali hanno raggiunto nel 2025 quota 6.311 unità, con un incremento dell’8,7% rispetto all’anno precedente, superiore alla media regionale del 7,3%. Un dato che colloca la provincia tra le migliori performance dell’Emilia-Romagna, dietro soltanto a Piacenza e Ravenna.
La crescita è trainata soprattutto dai comuni minori, dove le transazioni aumentano del 10,8%, mentre nel capoluogo l’incremento si attesta al 4,7%. Nel dettaglio, il mercato ha registrato una forte accelerazione nel primo trimestre (+18,2%), mantenendo poi un andamento positivo per tutto l’anno.
Sul fronte dell’attività edilizia nel 2024 sono state autorizzate 141 nuove abitazioni attraverso permessi di costruire residenziali, con un aumento del 28,2% rispetto al 2023. Un dato che si inserisce in un quadro regionale anch’esso in crescita, dove le abitazioni autorizzate sono aumentate del 21,3%.
La provincia conta inoltre 3.207 imprese di costruzioni, pari al 6,6% del totale regionale, con una dimensione media di 2,1 addetti per azienda, confermando la prevalenza di piccole realtà imprenditoriali che caratterizza l’intero settore.
Se a livello regionale Ance lancia l’allarme per una vera e propria emergenza abitativa che coinvolge ormai anche la classe media, Ferrara rappresenta un’eccezione positiva. Secondo l’indice di accessibilità elaborato dall’associazione, il capoluogo estense è infatti il più accessibile dell’Emilia-Romagna per chi acquista una casa.
Per le famiglie appartenenti al secondo quintile di reddito, la rata del mutuo incide per il 25,3% sul reddito disponibile, rimanendo sotto la soglia critica del 30% utilizzata dagli analisti. Si tratta dell’unico capoluogo regionale a mantenersi entro livelli considerati sostenibili. Per il terzo quintile, l’incidenza scende ulteriormente al 17,8%.
Più complessa la situazione degli affitti, anche se Ferrara continua a presentare valori migliori rispetto alla maggior parte delle città emiliano-romagnole. Per le famiglie del secondo quintile il canone assorbe il 35,6% del reddito, oltre la soglia di sostenibilità ma tra i livelli più bassi della regione; per il terzo quintile l’incidenza si ferma al 25,1%.
Il confronto con altre province evidenzia una situazione molto diversa: a Bologna, ad esempio, una famiglia del secondo quintile deve destinare quasi il 58% del proprio reddito al pagamento di un mutuo e oltre il 52% per un affitto, valori che rendono l’accesso alla casa estremamente difficile anche per nuclei con redditi medio-bassi.
Nonostante i segnali positivi, il rapporto richiama l’attenzione anche sulle possibili criticità future. Le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente, potrebbero incidere sui costi dell’energia e delle materie prime, con ripercussioni sui cantieri e sulla realizzazione delle opere previste dal Pnrr. Un elemento di incertezza che potrebbe influenzare la crescita prevista per il 2026.
“I dati di quest’anno – commenta il presidente di Ance Emilia Romagna Maurizio Croci – ci consegnano un quadro in chiaroscuro, ma con elementi di concreta speranza. Il 2026 si è aperto con una previsione di crescita degli investimenti in costruzioni del +5,5%, trainata dall’accelerazione delle opere pubbliche e da una ritrovata vivacità del mercato immobiliare. A confermare la solidità del settore anche i dati occupazionali. La nostra regione si conferma inoltre tra le più virtuose d’Italia nell’utilizzo dei fondi europei”.
“Tuttavia – prosegue -, accanto a questi segnali positivi, emergono criticità strutturali che non possiamo ignorare. La prima riguarda l’accessibilità alla casa: a Bologna una famiglia con reddito medio deve destinare quasi il 58% del proprio reddito al pagamento del mutuo, una condizione insostenibile. Questa emergenza non riguarda solo il benessere delle famiglie, ma rappresenta un serio vincolo alla mobilità dei lavoratori e degli studenti, con effetti negativi sullo sviluppo economico dell’intera regione. In questo contesto, l’European Affordable Housing Plan pubblicato dalla Commissione europea nel dicembre 2025 è un segnale importante, e a livello nazionale accogliamo con favore il decreto-legge Piano Casa: è la risposta strutturale che il Paese attendeva da anni”.
E acnora: “I primi due pilastri — recupero degli alloggi pubblici e fondo housing coesione — vanno nella direzione giusta. Per il terzo pilastro chiediamo però che il quadro di incentivi venga rafforzato anche per gli interventi di scala minore, dove oggi l’equilibrio economico-finanziario rischia di scoraggiare i privati, e che le amministrazioni locali abbiano un ruolo centrale nell’attuazione: l’esperienza del PNRR ha dimostrato che i Comuni sanno essere veloci ed efficaci. Senza una risposta diffusa sul territorio, il divario tra chi può permettersi una casa e chi ne è escluso continuerà ad allargarsi”.
“La seconda criticità – conclude – riguarda l’instabilità geopolitica internazionale: le tensioni in Medio Oriente stanno già da mesi facendo sentire i loro effetti sui costi delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento. Nonostante l’avvio di un possibile percorso di tregua e la prospettiva di una riapertura dello Stretto di Hormuz, il quadro resta ancora fragile. In assenza di adeguati meccanismi di aggiornamento dei prezzi, si rischiano rallentamenti o sospensioni dei lavori con ripercussioni sull’intera filiera delle costruzioni. Dobbiamo tutti avere consapevolezza che l’ultimo miglio del PNRR rappresenta una fase decisiva e particolarmente delicata per l’economia del territorio”.
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