Coperion lascia Ferrara: 80 licenziamenti e una vertenza che scuote il territorio


Come un “fulmine a ciel sereno” è iniziata la procedura di licenziamento collettivo per gli 80 dipendenti della sede Coperion di Ferrara, in via Erasmo da Rotterdam, multinazionale attiva nel settore degli impianti per il compounding, l’estrusione e la movimentazione dei materiali sfusi.

La comunicazione è arrivata ai sindacati nei giorni scorsi, aprendo una vertenza che potrebbe avere un impatto rilevante sul tessuto produttivo del territorio. La sede ferarrese è infatti considerata una realtà ad alta specializzazione, con competenze tecniche e professionali consolidate.

“Posso dire che ci è arrivata questa procedura di licenziamento collettivo lunedì, un fulmine a ciel sereno perché l’azienda non ha disavanzo di bilancio, è un’azienda altamente specializzata che esprime professionalità di alto livello, un’eccellenza sul nostro territorio”, afferma Alessandra Gaiardi, segretaria provinciale della Filcams Cgil.

Secondo il sindacato, la decisione sarebbe arrivata senza che fossero esplorate possibili alternative. “L’impatto occupazionale di questo licenziamento è un impatto importante interessando 80 lavoratori di cui 77 a Ferrara”, sottolinea Gaiardi, spiegando che è stato immediatamente richiesto un confronto con l’azienda.

L’incontro è fissato per il 28 luglio. “Proveremo a capire quali motivi hanno spinto una società a cessare l’attività e perché non si è nemmeno avviata una procedura di cessione di ramo d’azienda ma direttamente una chiusura e i licenziamenti”. Parallelamente, aggiunge la sindacalista, è già stato avviato “l’interessamento della Regione per l’apertura di un tavolo istituzionale”.

La segretaria Filcams riferisce anche le motivazioni indicate dall’azienda. “”Parlano di performance finanziare non soddisfacenti ma non hanno bilanci in negativo, sono stati acquistati da un fondo americano, l’acquisto si è perfezionato a gennaio e ora comunicano la volontà di abbandonare l’intero territorio europeo”. Una spiegazione che, secondo il sindacato, non giustifica una decisione così drastica. “I lavoratori avevano avuto qualche avvisaglia di cambiamento ma mai si sarebbero aspettati la chiusura definitiva della società tra l’altro senza nemmeno tentare una cessione di ramo d’azienda”, aggiunge Gaiardi.

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale Pd Marcella Zappaterra, che definisce la decisione “fulmine a ciel sereno e decisione inaccettabile”. Secondo Zappaterra, “da una fisiologica ristrutturazione appena annunciata sono passati al licenziamento collettivo in pochi giorni”.

La consigliera ricorda che si tratta di una procedura nazionale, essendo l’azienda presente in più regioni, e annuncia un sopralluogo nello stabilimento ferrarese nei prossimi giorni. L’obiettivo, spiega, è sollecitare la convocazione di un tavolo istituzionale “sia per la protezione dei lavoratori che per evitare di disperdere un’attività innovativa sulla quale ci possono essere investitori”. Durissimo anche il giudizio sull’azionista Lone Star Fund: “Mi pare evidente che vogliano solo andarsene per guadagnare di più altrove, ma in Emilia-Romagna non siamo abituati a guardare passivamente mentre 80 professionalità ad elevata specializzazione vengono licenziate senza la minima protezione da un’azienda sana solo perché ‘le marginalità sono insufficienti’”.

Anche il capogruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, Paolo Calvano, parla di una scelta “inaccettabile nel metodo e nel merito”. In una nota, definisce la vicenda “l’ennesimo campanello d’allarme che il nostro territorio non può permettersi di ignorare” e sottolinea come la decisione colpisca “una realtà considerata solida, con commesse in corso, bilanci positivi e nessun segnale di crisi industriale”. “Ancora una volta ci troviamo di fronte a uno schema che Ferrara ha purtroppo già conosciuto: aziende sane, con competenze, professionalità e lavoro, che vengono sacrificate in nome di logiche finanziarie che nulla hanno a che vedere con il territorio e con il valore industriale delle imprese. È uno scenario che non possiamo accettare”, afferma Calvano.

Il capogruppo dem collega inoltre il caso Coperion a un fenomeno più ampio. “Siamo di fronte a un processo di deindustrializzazione che interessa il nostro territorio e rispetto al quale tutti devono sentirsi in dovere di fare la propria parte. Serve una mobilitazione istituzionale forte, perché ogni chiusura rappresenta una perdita di competenze, occupazione e prospettive di sviluppo”.

Calvano annuncia la presentazione di un’interrogazione alla Giunta regionale per chiedere “quali iniziative intenda mettere in campo, anche attraverso l’apertura di un tavolo di crisi, per seguire da vicino la vertenza, salvaguardare gli 80 posti di lavoro e verificare ogni possibile strada utile a scongiurare la chiusura del sito”. Rivolge infine un appello anche agli enti locali, auspicando “altrettanta attenzione, responsabilità e consapevolezza da parte del Comune e della Provincia di Ferrara”, perché “la tutela del lavoro e del patrimonio industriale ferrarese deve diventare una priorità condivisa. Di fronte a vicende come questa non servono rassegnazione o scaricabarile, ma l’impegno concreto di tutte le istituzioni”.

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