ogni euro investito tramite Art Bonus ne genera fino a 5,64


Il mecenatismo culturale delle imprese venete non è soltanto espressione di responsabilità sociale o di sensibilità personale dell’imprenditore: è una leva di sviluppo economico misurabile, capace di generare ritorni significativi per il territorio, le filiere produttive e la competitività turistica regionale.

È quanto emerge, con convergenza metodologica e solidità empirica, da due ricerche complementari:

  • l’analisi qualitativa e quantitativa condotta da IMPACT Srl, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, nell’ambito dell’Osservatorio per il Mecenatismo Culturale delle Imprese Venete;
  • il report Sostenere il Patrimonio Culturale: Analisi dell’Impatto Economico del Mecenatismo per il Restauro in Veneto, pubblicato da Fondazione Nord Est.

«Che il Veneto fosse terra di mecenati lo si sapeva da sempre – ha dichiarato Maria Cristina Gribaudi, Advisor alla Cultura di Confindustria Veneto – Quello che non sapevamo era la misura esatta del fenomeno, né le sue caratteristiche profonde. Quando Confindustria Veneto avviò la prima mappatura nel 2016, scoprimmo che il 90% dei mecenati proveniva da piccole imprese e che la motivazione prevalente era, semplicemente, quella di voler restituire qualcosa alla comunità in cui si viveva e si lavorava. Dati che hanno cambiato la nostra lettura del territorio. Nel 2024, con la nostra Unit per la Cultura d’impresa e il prezioso supporto di Intesa Sanpaolo, abbiamo ripreso il progetto con una nuova ambizione: istituire un Osservatorio permanente sul mecenatismo d’impresaLa cultura non è un lusso: è un fattore di sviluppo, e i numeri lo confermano senza ambiguità. In Italia il contributo diretto della cultura al PIL si attesta intorno al 6%, con un valore aggiunto di poco inferiore ai 113 miliardi di euro e un’occupazione di circa 1,5 milioni di persone. Il Veneto contribuisce a questo risultato in modo determinante. Per questo chiediamo alla Regione di costruire insieme a noi l’Osservatorio, che potrebbe essere operativo già entro la fine dell’anno, aperto a tutti i cittadini e con le ambizioni, già confermate dall’interesse di ALES a livello nazionale, di diventare un riferimento per l’intero Paese».

«I dati presentati oggi confermano qualcosa che in Veneto sappiamo bene: cultura ed economia non sono mondi separati, si alimentano a vicenda per generare valore economico, sociale e identitario – ha dichiarato Valeria Mantovan, Assessore alla Cultura della Regione Veneto – Il nostro territorio ha un patrimonio straordinario — per dimensione, qualità e radicamento — e una classe imprenditoriale che lo riconosce come un valore reale, non come un ornamento. Le imprese venete hanno piena consapevolezza che investire nella cultura significa investire anche nella competitività, nell’attrattività e nella crescita del territorio in cui operano. Questo rapporto lo dimostra con rigore scientifico, e per questo ringrazio Impact, Fondazione Nord Est e Confindustria Veneto per il lavoro svolto. L’Osservatorio sul Mecenatismo non è uno strumento astratto: è un prezioso strumento di governo, che ci aiuterà a costruire politiche culturali più efficaci e più vicine alle esigenze reali del territorio».

Un ecosistema di imprese mecenate tra i più attivi d’Italia

L’indagine quantitativa condotta da IMPACT Srl realizzata su un panel di 179 imprese distribuite su tutte le province venete e approfondita con 66 interviste dirette a imprenditori e referenti aziendali – fotografa un fenomeno in piena maturità: stabile, crescente, sempre più integrato nelle strategie aziendali. La metodologia dell’indagine è stata messa a punto a partire dal 2012 e si è consolidata attraverso cicli successivi di rilevazione.

I dati principali:

  • Il Veneto è la seconda regione d’Italia per numero di imprese attive nel sostegno ad arte e cultura (123 aziende);
  • La quota sale al 13% tra le imprese con fatturato superiore a 50 milioni di euro;
  • Il comparto culturale regionale genera un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro, pari al 5,3% dell’intera economia veneta;
  • Il settore occupa quasi 146.000 addetti — il 6,1% della forza lavoro veneta;
  • Oltre il 50% delle imprese del panel ha incrementato le risorse destinate al mecenatismo; la quasi totalità dichiara di voler mantenere o ampliare l’impegno;
  • La fascia di investimento più frequente è sotto i 5.000 euro annui (44%), ma crescono le fasce intermedie — segno di una maturità in espansione;
  • Le PMI rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo veneto: il mecenatismo è un fenomeno diffuso, non riservato ai grandi;
  • I settori più sostenuti: spettacolo dal vivo, restauro e conservazione del patrimonio, mostre ed eventi culturali;
  • Le iniziative sono sempre meno episodiche e sempre più integrate nelle strategie aziendali.

La proposta: Osservatorio permanente

La principale raccomandazione che emerge dall’indagine è l’istituzione di un Osservatorio permanente sul Mecenatismo Culturale delle Imprese Venete – il primo in Italia con questa continuità metodologica e questo radicamento territoriale. Non un centro di monitoraggio, ma un’infrastruttura di conoscenza: una piattaforma consultabile da imprese, istituzioni culturali e decisori pubblici.

L’Osservatorio serve tre attori: le imprese, per orientamento strategico e benchmarking; le istituzioni culturali, per comprendere le logiche d’impresa e costruire co-progettazione; i decisori pubblici, per progettare e valutare le politiche culturali con dati aggiornati e comparabili.

«Quello che questa ricerca mostra, con i numeri in mano – commenta Silvia Ferretto, Amministratrice Delegata, Impact Srl – è che il mecenatismo culturale delle imprese venete è una pratica strategica radicata, resiliente anche nei momenti di crisi. La sfida oggi non è convincere le imprese a fare di più: è costruire gli strumenti perché quello che già fanno produca effetti ancora più misurabili e duraturi. Per questo proponiamo un Osservatorio permanente

Art Bonus in Veneto: il moltiplicatore economico documentato

Sul versante dell’impatto economico, il report della Fondazione Nord Est quantifica il valore moltiplicativo degli investimenti privati nel restauro dei beni culturali, utilizzando come base di analisi i dati tracciabili dell’Art Bonus, il credito d’imposta al 65% introdotto nel 2014 per incentivare le erogazioni liberali a sostegno della cultura e del patrimonio. A livello nazionale, lo strumento ha raccolto oltre 900 milioni di euro in dieci anni, coinvolgendo più di 41.000 mecenati.

In Veneto, nel periodo 2016-2024, la provincia di Venezia guida la classifica degli interventi di restauro e manutenzione finanziati con 92 opere, seguita da Padova con 74. I dieci progetti di maggiore entità includono la manutenzione dell’Isola di San Giorgio Maggiore con 14,2 milioni di euro di contributi privati ricevuti, gli interventi all’Arena di Verona con 9,4 milioni e la realizzazione del nuovo teatro a Treviso con 5,5 milioni. Il picco delle erogazioni private si è registrato nel 2021, con 16,1 milioni di euro raccolti, mentre nel 2024 i contributi si sono attestati a 14,3 milioni. In termini di copertura economica, le province di Rovigo e Venezia mostrano le percentuali più elevate di finanziamento privato rispetto al costo complessivo degli interventi, rispettivamente al 55,3% e al 53,7%.

L’analisi economica, condotta attraverso cinque scenari, mostra che negli scenari in cui il restauro viene effettuato l’investimento genera ritorni economici positivi, anche in assenza di variazioni nei flussi turistici. Nello scenario più conservativo – quello in cui il restauro non produce alcuna variazione negli arrivi – ogni euro investito tramite Art Bonus genera circa 1,50 euro di ritorno economico complessivo. Nel 2024, a fronte di 14,3 milioni di euro di donazioni tramite Art Bonus, il report stima nello scenario senza variazioni dei flussi turistici un impatto economico totale pari a 21,4 milioni di euro. La stima deriva dall’effetto diretto dell’investimento nei lavori di restauro e dall’impatto indotto sulle filiere economiche collegate, indipendentemente da eventuali incrementi turistici.

Il potenziale moltiplicativo cresce in modo significativo con l’incremento dei flussi culturali: con un aumento del 5% dei visitatori, il rendimento sale a 2,88 euro per ogni euro investito; con un incremento del 10%, raggiunge 4,26 euro; nello scenario più ottimistico, con un aumento del 15% degli arrivi, il ritorno economico può arrivare fino a 5,64 euro per ogni euro erogato. Nel 2021, anno record per le erogazioni tramite Art Bonus, il report stima un impatto economico complessivo superiore a 24 milioni di euro già nello scenario neutro, cioè senza variazioni dei flussi turistici.

Slavica Zec, ricercatrice senior della Fondazione Nord Est, commenta: «Quello che questa ricerca mette in evidenza è che il sostegno privato al restauro dei beni culturali non produce soltanto valore culturale e civile, ma può generare ricadute economiche significative per il territorio. L’Art Bonus offre una base dati tracciabile e comparabile, preziosa per stimare questi effetti. A partire da questa evidenza, una misurazione progressivamente estesa alle altre forme di mecenatismo culturale — dalle erogazioni liberali alle sponsorizzazioni, dai contributi delle fondazioni al crowdfunding — permetterebbe di cogliere sempre meglio il ruolo della cultura nello sviluppo locale. Misurare meglio significa decidere meglio: disporre di strumenti solidi per valutare gli effetti degli interventi culturali e rafforzare il ruolo del patrimonio come leva di sviluppo del territorio.»

Un potenziale ancora largamente inespresso

Nonostante i risultati positivi, entrambe le ricerche segnalano margini di crescita considerevoli. Solo il 24,3% delle opere analizzate ha ricevuto un finanziamento privato sufficiente a coprire l’intero costo dell’intervento, mentre il 52,4% ha beneficiato di contributi inferiori al 30% del costo complessivo. Sul versante delle imprese, quasi il 60% di quelle attive nella valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale lo fa ancora esclusivamente con risorse interne, senza investimenti economici diretti.

I margini di crescita restano ampi, a condizione che si affrontino i principali ostacoli identificati: la complessità burocratica degli strumenti fiscali, la carenza di professionalità specialistiche a supporto delle imprese, l’assenza di strategie strutturate capaci di creare sinergie tra impegno culturale e obiettivi aziendali di lungo periodo. Un ampliamento dei criteri di ammissibilità all’Art Bonus e la definizione di nuove modalità di sostegno pubblico-privato potrebbero sbloccare risorse oggi non intercettate, favorendo un ecosistema culturale più completo e remunerativo per l’intera regione veneta.


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 Redazione Qdpnews.it

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