Crisi climatica, Mediterraneo più caldo, laghi in secca e città bollenti


La crisi climatica avanza in Italia. Il Lago di Iseo ha perso in soli 42 giorni più del 79% del volume, il Lago Maggiore e di Como il 76%. Goletta Verde, Goletta dei Laghi e ‘Che Caldo che fa’ di Legambiente in azione per l’ennesima ondata di calore

La crisi climatica non risparmia nessun luogo. Lo sa bene l’Italia dove gli effetti delle temperature estreme e le prolungate ondate di calore si fanno sentire ogni giorno di più. Tre gli alert rossi per la Penisola: un Mar Mediterraneo sempre più caldo, dove negli ultimi sei anni dal 2020 al 2025 la media, da maggio a settembre di ogni anno, della superficie non è mai scesa sotto i 24°C e con il Tirreno che nei mesi di giugno e luglio 2026 hanno fatto registrare una media mensile di rispettivamente +1,8° e +1,6° rispetto alla media di periodo 2016-2025. I laghi sono in secca e in peggioramento: al 24 luglio in Lombardia il Lago di Iseo ha perso in soli 42 giorni più del 79% del volume invasato, il Lago Maggiore e di Como il 76%. Al sud preoccupa lo stato di salute del lago di Pergusa. E poi ci sono diverse città della Penisola da bollino rosso per cooling poverty, tra queste sotto osservazione Bari e il quartiere San Paolo, nella periferia ovest. Nella città pugliese dal 1960 a oggi la temperatura media è aumentata del +2,15°C e nel 2025 ci sono state 116 notti tropicali. Inoltre, nel quartiere San Paolo su 35 punti monitorati, attraverso l’utilizzo di termocamere, tra servizi pubblici, scuole, aree verdi e infrastrutture, il 63% sono risultati direttamente esposti al sole nelle ore più calde della giornata con una temperatura di picco al suolo di 75,2°C. A pesare è anche la limitata presenza di infrastrutture verdi (come parchi e alberature) e blu (come fontanelle, piscine etc). Dove invece sono presenti alberature la temperatura scende. Ad esempio, alla fermata FM1 “Cittadella” il suolo passa da 51,5°C al sole a 35,1°C all’ombra (-16,4°C).

A denunciare, con nuovi dati alla mano e nel pieno della quarta prolungata ondata di calore che sta colpendo l’Italia in questo inizio di estate 2026, è Legambiente che giovedì 30 luglio è entrata in azione con un triplo flash mob organizzato con le sue tre campagne itineranti nazionali Goletta Verde, Goletta dei Laghi e ‘Che Caldo che fa’ che hanno fatto tappa rispettivamente lungo le coste della Toscana, in Sicilia (sul lago di Pergusa) e in Puglia (a Bari), tra le regioni sotto scacco dell’ennesima ondata di calore. Qui sono stati srotolati gli striscioni “Non è caldo è crisi climatica” e quello di “Che Caldo che fa. Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” per chiedere al Governo lo stanziamento immediato delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, totalmente dimenticato, nonostante il Paese sia travolto dalla crisi climatica: dalle temperature bollenti agli eventi meteo estremi in costante crescita. L’Italia non può riconcorrere sempre la crisi climatica, ma deve lavorare e giocare d’anticipo con interventi di mitigazione e adattamento non più rimandabili.

Focus Mediterraneo

Stando ai dati elaborati da Legambiente su dati EU Copernicus Marine Service information, in generale il giugno e il luglio 2026, caratterizzati da continue ondate di calore su tutto il territorio italiano, hanno mostrato una media mensile superiore di ben 0,9 °C rispetto alla media di periodo a parità di mese dal 2016 al 2025. Nei soli mesi di maggio giugno e luglio 2026 (ultimo aggiornamento disponibile datato 21 luglio) il Mediterraneo ha già raggiunto una media di 23,5 °C. Sotto osservazione il Tirreno dove Goletta Verde è in navigazione facendo tappa oggi lungo le coste toscane e dove ha esposto in navigazione lo striscione “Non è caldo è crisi climatica”. Dal 2022 ad oggi, infatti, sono state registrate le temperature medie di periodo più alte degli ultimi dieci anni con il record di 25,0 °C toccato nel 2022. Il Mar Adriatico invece ha fatto registrare una media complessiva nei dieci anni di 23,6 °C (0,5 °C in meno della media del Mediterraneo), mentre le medie di periodo (maggio-settembre) più alte sono state quelle del 2018 e del 2024 che hanno superato i 24°C. Tra i mesi più caldi con le temperature delle acque superficiali più elevate il mese di agosto 2024 (con 28,0°C), luglio 2024 e 2026 (rispettivamente 27,4°C e 26,7°C) e che rappresentano le prime due posizioni dal 2016 ad oggi nel mese considerato.

Laghi in secca, i nuovi dati aggiornati

Preoccupa anche la salute dei laghi italiani, come quelli del bacino del Po in secca profonda. Stando ai dati più aggiornati rielaborati da Legambiente partendo dall’analisi dell’Osservatorio permanente sulla severità idrica dell’Autorità di Distretto del bacino del fiume Po, in soli 42 giorni, dal 12 giugno al 24 luglio, il bacino lacustre che fa registrare la maggiore riduzione di riserva idrica è il lago di Iseo che ha perso più del 79% del volume invasato, mentre il lago Maggiore e il lago di Como hanno perso entrambi il 76% del volume. Nel centro Italia resta altamente vulnerabile il Lago Trasimeno, che continua a mantenersi ben al di sotto dello zero idrometrico, passando da -1,47 metri a fine aprile a -1,72 metri a luglio. In Sicilia, il Lago di Pergusa, dove oggi ha fatto tappa Goletta dei Laghi di Legambiente, è quello più in sofferenza tra quelli del sud Italia, soffre di una forte evaporazione che porta a frequenti disseccamenti ed è minacciato dalla presenza dell’autodromo circostante - oggi quasi inutilizzato – che danneggia sia il continuum idrogeologico tra il bacino e lo specchio, che quello degli ecosistemi collinare, ripariale e lacustre. E poi c’è l’impatto antropico del Villaggio Pergusa: l’assenza di servizi adeguati per residenti e studenti obbliga a un sistema fognario a pompaggio che spinge fuori dal bacino le acque di ruscellamento, impoverendo la riserva idrica del lago.

Bari e la povertà di raffrescamento

Tra le città della Penisola a destare preoccupazione c’è anche Bari e il quartiere San Paolo monitorati da Legambiente con la sua campagna Che Caldo che fa. Bari è tra le città del sud Italia più in sofferenza, basta pensare che nel 2023 ha registrato una temperatura media di +1,1 °C rispetto al 2006-2015, con 101 notti tropicali (dato Istat) e 33 eventi estremi nell’ultimo decennio, secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente.  I quartieri più fragili sono maggiormente vulnerabili alla povertà di raffrescamento: le temperature medie estive al suolo (2015-2025) arrivano a 44,8 °C a Carbonara-Ceglie-Loseto e 44,2 °C a San Paolo-Stanic.

“In questa estate segnata da temperature bollenti, ondate di calore e notti tropicali – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’Italia sta affrontando la quarta ondata di calore con impatti pesanti sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Al Governo Meloni chiediamo di stanziare al più presto le risorse economiche necessarie per attuare il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, totalmente scomparso e dimenticato dall’agenda politica. Il Paese ha bisogno di un piano nazionale che preveda, oltre agli interventi di mitigazione per ridurre le emissioni, anche quelli di adattamento che abbiano al centro i centri urbani che necessitano sempre più di rifugi climatici, la tutela di mare, laghi e coste. In Europa diversi paesi sono già avanti su questo, in Spagna c’è un Piano di adattamento specifico per le coste, in Inghilterra ci sono i Piani regionali di Gestione costiera e la Strategia Nazionale per la Gestione del rischio di inondazioni e dell’erosione costiera, mentre Barcellona è in prima linea sui rifugi climatici, solo per citarne alcuni. L’Italia di questo passo rischia di restare indietro rispetto agli altri paesi europei e a pagare lo scotto maggiore saranno come sempre cittadine, cittadini e imprese”.

“La crisi climatica – aggiunge Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – sta comportando mare, laghi e città sempre più caldi così come lunghi periodi siccitosi. L’adattamento delle città italiane alla crisi climatica richiede di accelerare sui piani urbani, combattere la povertà climatica e de-impermeabilizzare il suolo, mentre per quanto riguarda lo stato di salute dei laghi pesa l’elevato consumo delle riserve idriche, visto che non si sta intervenendo sulla riduzione dei prelievi per i diversi usi, mentre la minaccia principale della crisi climatica sul mare è dettata dall’impatto sulla biodiversità e sulla blu economy che si sviluppa attorno ad un mare in salute”.

Sos ghiacciai

Oltre a mare, laghi, e città, l’altro campanello d’allarme arriva anche dalle montagne e dai ghiacciai sempre più in sofferenza a causa della crisi climatica. Sabato 1° agosto Legambiente con l’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026 fa tappa sull’Adamello con un flash mob in quota e per fare un punto sullo stato di salute dell’arco alpino presentando dati e proposte. Per partecipare all’evento ci si può accreditare inviando e-mail a stampa@legambiente.it

Leggi anche Spiagge, in 16 anni 308 comuni costieri italiani colpiti da oltre mille eventi estremi

Summary

Article Name

Crisi climatica in Italia, Mediterraneo sempre più caldo, laghi in secca e città bollenti

Description

La crisi climatica avanza in Italia. Il Lago di Iseo ha perso in soli 42 giorni più del 79% del volume, il Lago Maggiore e di Como il 76%. Goletta Verde, Goletta dei Laghi e ‘Che Caldo che fa’ di Legambiente in azione per l’ennesima ondata di calore

Author

redazione

Publisher Name

La Nuova Ecologia

Publisher Logo




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione

Source link

Di