Prima di acquistare un condizionatore online c’è una cosa che dovresti controllare (soprattutto se il prezzo è allettante)



Il conto alla rovescia è già arrivato a zero, l’offerta “valida per 24 ore” continua però a lampeggiare. Sul sito restano 126 pezzi, compare uno sconto del 50% e un dispositivo ricaricabile promette di rinfrescare un’intera stanza senza tubi, lavori o installazione. Basta premere “ordina”. Peccato che molti acquirenti raccontino di essersi ritrovati con un piccolo ventilatore o un raffrescatore evaporativo. Altri, il pacco, non lo hanno ricevuto affatto.

I marchi cambiano – Airabreeze, Coolizi, Epicooler, Polar Breeze, BreezaMax – mentre lo schema rimane quasi intatto. Pubblicità martellanti durante le ondate di caldo, presunti ingegneri chiamati a risolvere il problema delle bollette, recensioni entusiastiche, scorte sul punto di esaurirsi e apparecchi capaci, almeno sulla pagina di vendita, di raffreddare decine di metri quadrati consumando pochissimo.

La Direzione generale francese per la concorrenza, i consumi e la repressione delle frodi ha ricevuto dall’inizio di giugno quasi 700 segnalazioni sulla piattaforma SignalConso, relative a problemi di consegna o possibili pratiche commerciali ingannevoli nella vendita di climatizzatori, soprattutto attraverso siti di origine straniera. La DGCCRF ha avviato controlli sulle informazioni utilizzate per commercializzare questi apparecchi. Il dato ufficiale riguarda la Francia. I siti, le società e le campagne pubblicitarie coinvolte hanno però una dimensione internazionale.

Il climatizzatore senza tubo ha un problema: il calore

Il dettaglio che le pubblicità tendono a trattare come un fastidioso accessorio è anche quello che permette a un climatizzatore di funzionare: l’aria calda deve finire fuori dall’abitazione.

La DGCCRF lo ricorda senza lasciare molto spazio alla creatività commerciale: secondo la normativa europea, un climatizzatore portatile può avere uno o due condotti, ma deve comunque espellere il calore all’esterno. Anche l’agenzia francese Ademe spiega che i modelli monoblocco hanno bisogno di una guaina di evacuazione, mentre quelli split utilizzano tubi di collegamento con l’unità esterna.

Un apparecchio piccolo, ricaricabile e privo di qualsiasi scarico può muovere l’aria come un ventilatore. Alcuni modelli fanno passare il flusso attraverso acqua o materiale umido e funzionano come raffrescatori evaporativi, con un effetto limitato e molto dipendente dall’umidità ambientale. Possono dare sollievo a chi sta seduto davanti al getto. Raffreddare un’intera camera è un altro mestiere.

Eppure un sito dedicato a Coolizi promette temperature fino a 16 °C in ambienti di circa 50 metri quadrati, senza tubo né installazione. BreezaMax viene descritto nella stessa pagina prima come ventilatore portatile e poi come apparecchio capace di raffreddare stanze piccole e medie. La fisica, nel passaggio tra una sezione e l’altra, viene lasciata in portineria.

Dalla pubblicità ai pagamenti, le tracce attraversano quattro Paesi

La ricostruzione dei domini, dei collegamenti tecnici e dei sistemi di pagamento ha individuato più gruppi societari distinti.

Il primo comprende siti che vendono prodotti come Airabreeze ed Epicooler ed è stato collegato a due società attive nel marketing in Lituania: Domexus e CommerceCore. Quest’ultima compare come destinataria di pagamenti effettuati attraverso diversi negozi online. I dati societari depositati in Lituania indicano per CommerceCore oltre 120 milioni di euro di ricavi nel 2025, contro i 78,5 milioni dell’anno precedente.

Un secondo gruppo riguarda Polar Breeze e BreezaMax. L’infrastruttura tecnica dei siti è stata ricondotta alla società spagnola Widitrade, che si presenta come una piattaforma di servizi per venditori online: realizza pagine commerciali, collega i sistemi di pagamento, gestisce strumenti pubblicitari e integrazioni tecniche. Attraverso i propri legali, Widitrade ha negato attività illecite e precisato di fornire soltanto l’infrastruttura, senza possedere o vendere direttamente i due marchi. Il suo sito ufficiale descrive in effetti un servizio modulare per l’e-commerce, dalle campagne pubblicitarie ai funnel costruiti con l’intelligenza artificiale.

La pista di Coolizi è ancora più frastagliata. Le pagine di vendita e i pagamenti rimandano a Dedata International e Cola Technology International, mentre altri elementi tecnici conducono a Surmobi, società di marketing presente a Hong Kong e nella Cina continentale. Nel proprio spazio legale, il sito Coolizi indica come gestore Dedata International, un indirizzo negli Stati Uniti e un numero telefonico con prefisso di Hong Kong. Tutto perfettamente internazionale, tranne la possibilità di capire con immediatezza chi debba rispondere quando il prodotto non arriva o non fa quanto promesso.

Come evitare di comprare un ventilatore travestito

Per difendersi bastano pochi secondi. Se un dispositivo sostiene di climatizzare una stanza intera, occorre cercare il sistema con cui espelle il calore. Quando non esistono tubo, unità esterna o altra soluzione tecnica credibile, la promessa merita più attenzione dello sconto.

Anche le pagine costruite per mettere fretta lasciano indizi: timer che ripartono, disponibilità limitate difficili da verificare, sconti permanenti, testimonianze tutte entusiaste e articoli pubblicitari camuffati da prove indipendenti. La DGCCRF invita inoltre a verificare identità e indirizzo del venditore, condizioni di consegna, modalità di rimborso e realismo delle prestazioni dichiarate. Il lucchetto accanto all’indirizzo web protegge la connessione; non certifica la bontà del negozio.

Chi ha già acquistato dovrebbe conservare schermate della pubblicità, conferma dell’ordine, ricevute, descrizione del prodotto e conversazioni con il servizio clienti. Per gli acquisti online da un professionista, il Codice del consumo prevede generalmente 14 giorni per esercitare il diritto di recesso. In caso di mancata consegna o rifiuto del rimborso conviene contattare rapidamente la banca o il servizio di pagamento per verificare le modalità di contestazione. Le pubblicità potenzialmente ingannevoli possono essere segnalate all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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