Con il D.Lgs. 5/2026 l’Italia recepisce la direttiva europea Red III e amplia il campo di applicazione degli obblighi di integrazione delle fonti energetiche rinnovabili negli edifici. Al centro del dibattito vi sono il concetto di ristrutturazione, il ruolo degli impianti termici e il confronto tra elettrificazione, gas rinnovabili e neutralità tecnologica
L’Italia accelera sul percorso di decarbonizzazione del patrimonio edilizio recependo la direttiva europea Red III attraverso il D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5.
Sebbene il dibattito pubblico si sia concentrato soprattutto sulla semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti da fonti rinnovabili, il cambiamento destinato ad avere gli effetti più rilevanti sul mercato edilizio e impiantistico riguarda l’estensione degli obblighi di integrazione delle fonti energetiche rinnovabili (Fer) negli edifici.
La modifica interessa direttamente il D.Lgs. 199/2021 e introduce una nuova impostazione che sposta il focus dalle sole nuove costruzioni all’intero ciclo di vita degli edifici.
In altre parole, la transizione energetica non riguarda più soltanto ciò che verrà costruito nei prossimi anni, ma anche il vasto patrimonio immobiliare esistente, responsabile di una quota significativa dei consumi energetici nazionali.
Per progettisti, amministratori immobiliari, imprese impiantistiche, produttori di tecnologie energetiche e istituti finanziari si apre una fase caratterizzata da nuove opportunità ma anche da interrogativi interpretativi che potrebbero influenzare profondamente il mercato delle riqualificazioni.
Gli obiettivi della Red III e il ruolo degli edifici
La Direttiva Red III rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo e del pacchetto Fit for 55. L’obiettivo è portare la quota di energia da fonti rinnovabili ad almeno il 42,5% dei consumi finali dell’Unione europea entro il 2030, con l’ambizione di raggiungere il 45%.
Per conseguire questi risultati non basta aumentare la produzione di energia rinnovabile. Occorre intervenire anche sul lato dei consumi, favorendo la diffusione di tecnologie in grado di utilizzare direttamente energia prodotta da fonti rinnovabili.
Gli edifici sono uno dei settori più rilevanti in questo percorso. Secondo le stime europee, il comparto edilizio è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici e di oltre un terzo delle emissioni climalteranti.
In Italia la situazione è resa ancora più complessa dall’età media del patrimonio immobiliare: gran parte degli edifici è stata costruita prima dell’introduzione delle moderne norme sull’efficienza energetica.
La riqualificazione degli immobili esistenti diventa quindi una leva essenziale per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali ed europei.
Cosa cambia con il D.Lgs. 5/2026
Il recepimento della Red III modifica alcuni passaggi chiave del D.Lgs. 199/2021, rafforzando gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili. La novità più significativa consiste nell’estensione del perimetro applicativo della norma.
In passato gli obblighi riguardavano prevalentemente le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti. Oggi il legislatore interviene anche sul tema della riqualificazione impiantistica, introducendo un collegamento più stretto tra rinnovo tecnologico e utilizzo delle energie rinnovabili.
L’obiettivo è evitare che interventi rilevanti sugli edifici continuino a essere realizzati senza cogliere l’occasione per incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili.
In sostanza, ogni intervento significativo sul sistema energetico dell’edificio diventa potenzialmente un momento utile per accelerare il processo di decarbonizzazione.
Le percentuali minime di copertura da fonti rinnovabili
Il decreto stabilisce livelli differenziati di integrazione delle FER in funzione della tipologia di intervento. Per le nuove costruzioni la quota minima di copertura dei fabbisogni energetici attraverso fonti rinnovabili è fissata al 60%.
Per le ristrutturazioni importanti di primo livello la quota scende al 40%. Per le ristrutturazioni importanti di secondo livello la soglia è pari al 15%.
Le percentuali riflettono la diversa capacità di intervento associata alle varie categorie edilizie e riconoscono che non tutti gli edifici presentano le stesse condizioni tecniche per l’integrazione delle tecnologie rinnovabili.
Perché la definizione di ristrutturazione è diventata strategica
Il vero nodo interpretativo riguarda però il concetto di ristrutturazione. La normativa nazionale distingue da tempo le cosiddette ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello.
Le prime interessano oltre il 50% della superficie disperdente dell’edificio e prevedono contestualmente il rifacimento dell’impianto termico. Le seconde coinvolgono più del 25% dell’involucro edilizio ma meno del 50%.
Con il recepimento della Red III queste definizioni assumono un’importanza ancora maggiore, perché determinano direttamente l’applicazione degli obblighi Fer.
La questione è diventata particolarmente rilevante dopo i chiarimenti e le interpretazioni emerse in sede ministeriale riguardo alla possibilità che gli obblighi si estendano anche agli interventi che riguardano principalmente gli impianti termici.
Se questa lettura dovesse consolidarsi, il numero di interventi coinvolti potrebbe aumentare in modo significativo rispetto al passato.
L’impianto termico entra al centro della transizione
È proprio questo l’aspetto che molti operatori considerano il vero punto di svolta della riforma. La logica tradizionale delle politiche energetiche era fortemente concentrata sull’involucro edilizio: cappotti, serramenti e isolamento termico rappresentavano gli elementi principali delle strategie di efficientamento.
Con il D.Lgs. 5/2026 il legislatore sembra attribuire un ruolo altrettanto importante agli impianti. La sostituzione di un generatore di calore, l’ammodernamento di una centrale termica o il rinnovo di sistemi di climatizzazione possono diventare occasioni per introdurre quote crescenti di energia rinnovabile.
Questo approccio è coerente con l’evoluzione delle tecnologie disponibili e con gli obiettivi europei di progressiva riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili.
Fotovoltaico, pompe di calore e sistemi integrati
La norma non impone una specifica tecnologia. L’obbligo riguarda il raggiungimento di determinati livelli di copertura energetica da fonti rinnovabili e lascia ai progettisti la possibilità di individuare le soluzioni più adatte.
Tra le tecnologie coinvolte figurano il fotovoltaico, il solare termico, le pompe di calore, le biomasse sostenibili e i sistemi di teleriscaldamento alimentati da fonti rinnovabili.
Nella pratica, tuttavia, il fotovoltaico e le pompe di calore appaiono destinati a svolgere un ruolo crescente. L’evoluzione dei costi, la maturità tecnologica e la disponibilità di strumenti di incentivazione rendono infatti queste soluzioni particolarmente competitive in numerosi contesti applicativi.
Parallelamente cresce l’interesse per configurazioni integrate che combinano produzione elettrica, accumulo energetico e gestione intelligente dei consumi.
La posizione di Assotermica: sì alla decarbonizzazione, ma con gradualità
Nel dibattito aperto dal recepimento della Red III è intervenuta anche Assotermica, l’associazione che rappresenta i produttori di apparecchi e componenti per impianti termici.
L’organizzazione riconosce che la riqualificazione degli edifici “rappresenta un’opportunità straordinaria per accelerare la diffusione delle energie rinnovabili e ridurre le emissioni“, ma sottolinea al tempo stesso la necessità di accompagnare il cambiamento con strumenti adeguati.
Secondo Assotermica, la transizione energetica deve essere realizzata attraverso un percorso graduale e sostenibile, capace di evitare che gli obiettivi ambientali si traducano in nuovi ostacoli economici per famiglie e imprese.
L’associazione richiama in particolare il principio della neutralità tecnologica, ritenuto essenziale per consentire la valorizzazione di tutte le soluzioni in grado di contribuire efficacemente alla riduzione delle emissioni.
Il ruolo del biometano e dei gas rinnovabili
Tra le opzioni evidenziate da Assotermica figura il biometano, già individuato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima come uno dei vettori energetici strategici per il raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali.
L’associazione sottolinea che la sostituzione dei generatori più obsoleti con apparecchi ad alta efficienza predisposti all’utilizzo di gas rinnovabili può produrre benefici immediati in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni.
Questa impostazione punta a valorizzare le infrastrutture esistenti e a ridurre i costi della transizione, sfruttando la progressiva disponibilità di combustibili rinnovabili all’interno delle reti energetiche già operative.
Hybrid Ready: la decarbonizzazione per fasi
Un altro concetto centrale nella posizione di Assotermica riguarda le tecnologie Hybrid Ready. Si tratta di sistemi progettati per essere integrati successivamente con pompe di calore e altre soluzioni rinnovabili.
Secondo l’associazione, questo approccio consentirebbe di pianificare la decarbonizzazione attraverso fasi successive, distribuendo nel tempo gli investimenti e riducendo l’impatto economico sulle famiglie.
La strategia mira a favorire una transizione compatibile con le condizioni reali del patrimonio edilizio italiano, caratterizzato da elevata eterogeneità costruttiva e da significative differenze territoriali.
La questione delle reti energetiche
Un ulteriore tema riguarda la capacità delle infrastrutture energetiche di sostenere l’aumento della domanda elettrica.
La diffusione delle pompe di calore, della mobilità elettrica e dei sistemi di accumulo comporterà infatti una crescita dei consumi elettrici che dovrà essere accompagnata da investimenti nelle reti di distribuzione e trasmissione.
Per Assotermica, la transizione energetica non può essere valutata esclusivamente dal punto di vista delle tecnologie installate negli edifici, ma deve tenere conto dell’evoluzione complessiva del sistema energetico nazionale.
Il rafforzamento delle infrastrutture rappresenta quindi una condizione necessaria per garantire la sostenibilità del processo di elettrificazione.
Incentivi e accesso al credito saranno decisivi
Accanto agli aspetti tecnologici e normativi emerge infine la dimensione finanziaria. Le nuove prescrizioni rischiano infatti di tradursi in investimenti rilevanti per proprietari immobiliari, condomìni e imprese.
Per questo motivo il ruolo di incentivi, mutui verdi e strumenti finanziari dedicati diventa strategico.
Secondo gli operatori del settore, la disponibilità di meccanismi di sostegno economico sarà determinante per trasformare gli obblighi normativi in opportunità concrete di riqualificazione.
Una riforma destinata a ridisegnare il mercato
Il recepimento della Red III segna una svolta nella politica energetica italiana. Per la prima volta la diffusione delle fonti rinnovabili viene collegata in modo strutturale non solo alla costruzione di nuovi edifici, ma anche agli interventi di rinnovo del patrimonio immobiliare esistente.
La definizione di ristrutturazione e l’applicazione degli obblighi Fer agli impianti termici rappresentano oggi il principale terreno di confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del mercato.
Nei prossimi mesi sarà probabilmente l’evoluzione delle interpretazioni applicative a determinare la reale portata della riforma. Ciò che appare già evidente è che la riqualificazione energetica degli edifici diventa uno dei pilastri della strategia italiana di decarbonizzazione, chiamata a conciliare obiettivi climatici, sostenibilità economica, innovazione tecnologica e competitività industriale.
Spunti e opinioni per il futuro del dibattito
Nei prossimi mesi il confronto si concentrerà probabilmente su quattro aspetti principali: la definizione operativa di ristrutturazione dell’impianto termico; il livello di obbligatorietà dell’integrazione delle fonti rinnovabili nei diversi interventi; il ruolo di biometano e gas rinnovabili all’interno del processo di decarbonizzazione; la disponibilità di incentivi e strumenti finanziari in grado di sostenere famiglie, condomìni e imprese.
Più che una semplice modifica normativa, il D.Lgs. 5/2026 rappresenta infatti un cambio di paradigma: la transizione energetica non riguarda più soltanto gli edifici di nuova costruzione ma diventa parte integrante di ogni intervento significativo di rinnovo del patrimonio immobiliare esistente.
La capacità di trovare un equilibrio tra obiettivi climatici, sostenibilità economica e innovazione tecnologica determinerà il successo di una delle più importanti trasformazioni del settore edilizio italiano degli ultimi decenni.
Mase: ristrutturazioni come leva della transizione
L’impostazione che emerge dal recepimento della Red III punta a trasformare ogni intervento significativo sugli edifici in un’opportunità per aumentare la quota di energia rinnovabile.
L’obiettivo è accelerare il raggiungimento dei target climatici europei utilizzando il momento della riqualificazione come occasione per introdurre tecnologie a basse emissioni e ridurre progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili.
Assotermica: gradualità e neutralità tecnologica
L’associazione condivide gli obiettivi di decarbonizzazione ma sottolinea che la transizione deve essere accompagnata da strumenti economici adeguati e da un approccio tecnologicamente neutrale.
Secondo Assotermica occorre valorizzare tutte le soluzioni capaci di ridurre le emissioni, comprese quelle predisposte all’utilizzo di biometano e altri gas rinnovabili. L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulla capacità delle reti elettriche di sostenere la crescente domanda derivante dall’elettrificazione dei consumi.
Assoclima e filiera delle pompe di calore: accelerare l’elettrificazione
Il settore delle pompe di calore considera la Red III uno strumento fondamentale per accelerare la sostituzione delle tecnologie fossili negli edifici.
Secondo questa visione, l’elettrificazione dei consumi termici rappresenta il percorso più efficace per integrare quote crescenti di energia rinnovabile e ridurre le emissioni del settore edilizio nel medio e lungo periodo.
Coordinamento Free: priorità alla diffusione delle rinnovabili
Le organizzazioni che promuovono le energie rinnovabili vedono nel recepimento della Red III un passaggio necessario per colmare il ritardo italiano rispetto agli obiettivi europei.
L’estensione degli obblighi Fer viene interpretata come uno strumento capace di favorire investimenti, innovazione e riduzione strutturale delle emissioni.
Crediti immagine: Depositphotos
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Alfredo Agosti
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