L’attrattività delle trappole per la mosca delle olive, quali esche funzionano meglio?


La mosca delle olive (Bactrocera oleae) rappresenta la minaccia più seria per l’olivicoltura del bacino del Mediterraneo, compromettendo sia la qualità delle olive da mensa che quella dell’olio prodotto. In Grecia, e in particolare nell’isola di Creta, si possono registrare fino a cinque generazioni all’anno di questo temibile fitofago, con infestazioni che in assenza di trattamenti possono superare il 90% dei frutti.

Il monitoraggio accurato delle popolazioni è il primo passo per una gestione efficace del parassita. Da oltre cinquant’anni, le trappole McPhail rappresentano lo strumento standard per il rilevamento della mosca delle olive, tradizionalmente attirate con soluzione di solfato d’ammonio al 2%. Tuttavia, uno studio condotto dal Dipartimento di Entomologia dell’Istituto per l’Olivo e le Piante Subtropicali di Creta ha messo in discussione questa pratica, dimostrando che esistono soluzioni decisamente più performanti.

Proteine idrolizzate versus sali d’ammonio: una differenza sostanziale

La ricerca, condotta durante i periodi estivi del 2003, 2010 e 2012 in un oliveto di varietà Koroneiki nei pressi di Chania, ha confrontato l’efficacia di diversi attrattivi alimentari e feromoni sessuali. I risultati sono stati netti: tutte le proteine idrolizzate testate (Entomela 50%, Entomela 75% e Dacus bait 100) hanno catturato un numero di adulti di mosca delle olive almeno due volte superiore rispetto al solfato d’ammonio, l’attrattivo ancora oggi comunemente utilizzato in Grecia per il monitoraggio.

Questa differenza è particolarmente significativa perché le femmine di mosca delle olive necessitano di proteine per completare la maturazione delle uova. Le proteine idrolizzate, emanando ammoniaca e altri composti volatili, risultano quindi molto più attraenti per gli adulti, soprattutto per le femmine, che rappresentano il target critico per il controllo della popolazione.

Il feromone sessuale, invece, non ha mostrato alcun impatto significativo sull’attrattività quando aggiunto alle soluzioni proteiche. Gli studiosi sottolineano che l’uso del solo feromone potrebbe non essere sufficiente per un monitoraggio accurato, mentre le trappole che combinano attrattivi alimentari e feromoni potrebbero fornire informazioni più complete sulla dinamica di popolazione.

L’effetto degli insetticidi sull’attrattività delle esche

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda l’interazione tra attrattivi proteici e principi attivi insetticidi. Quando alle soluzioni di esca sono stati aggiunti insetticidi piretroidi (lambda-cialotrina e alfa-cipermetrina), il numero di catture si è ridotto in modo significativo, con diminuzioni comprese tra due e cinque volte rispetto alle sole soluzioni attrattive.

Questo dato suggerisce un possibile effetto repellente degli insetticidi nei confronti della mosca delle olive, soprattutto quando la soluzione rimane in trappola per più di tre giorni. Un fenomeno analogo era già stato osservato in studi su Ceratitis capitata, dove miscele di proteine e malathion risultavano repellenti o dissuasive per l’alimentazione.

Questa scoperta ha implicazioni pratiche importanti per la gestione della mosca delle olive. Nelle applicazioni di esche proteiche insetticide (bait sprays), gli olivicoltori dovrebbero considerare che l’efficacia della miscela potrebbe diminuire nel tempo non solo per l’instabilità dell’insetticida ma anche per una ridotta attrattività della formulazione stessa.

Consigli pratici per gli olivicoltori

Alla luce dei risultati ottenuti, emergono alcune raccomandazioni pratiche per migliorare le strategie di monitoraggio e controllo della mosca delle olive. Innanzitutto, per il monitoraggio delle popolazioni sarebbe opportuno sostituire il tradizionale solfato d’ammonio con proteine idrolizzate di comprovata efficacia, come l’Entomela o il Dacus bait. Queste esche garantiscono catture significativamente superiori, consentendo una stima più accurata della reale consistenza della popolazione e una maggiore tempestività negli interventi.

Per quanto riguarda le applicazioni in trappole per il mass trapping, è importante considerare che l’aggiunta di insetticidi riduce l’attrattività della miscela. Sarebbe quindi opportuno valutare formulazioni che minimizzino questo effetto o prevedere sostituzioni più frequenti della soluzione. La ricerca ha evidenziato come le trappole con sola soluzione attrattiva catturino il doppio degli adulti rispetto a quelle che contengono anche l’insetticida.

Un altro aspetto cruciale riguarda la durata dell’efficacia delle esche. Gli studi hanno dimostrato che le proteine idrolizzate mantengono la loro attrattività per circa sei giorni in trappola, mentre nelle applicazioni a spruzzo la loro efficacia si riduce a tre giorni. Questo dato suggerisce la necessità di programmare i rinnovi delle esche con frequenza adeguata, soprattutto durante i periodi di massima pressione del parassita.

Prospettive future per la ricerca e la difesa sostenibile

Lo studio apre scenari interessanti per lo sviluppo di strategie di difesa sempre più mirate e sostenibili. La ricerca di nuovi attrattivi proteici più stabili e con maggiore persistenza di attrattività rappresenta una priorità per migliorare sia i sistemi di monitoraggio che le tecniche di “attract and kill” e mass trapping.

È interessante notare come prodotti commerciali come Success (a base di spinosad) abbiano mostrato prestazioni deludenti nelle trappole McPhail, mentre risultano molto efficaci nelle applicazioni a spruzzo sulla vegetazione. Questa differenza è probabilmente dovuta al fatto che, sulle foglie, le gocce di esca si accumulano in chiazze di diametro superiore a 7 millimetri che rilasciano odori in modo più efficace con l’umidità mattutina.

Per il futuro, gli esperti sottolineano l’importanza di proseguire la ricerca per ottimizzare le formulazioni di proteine e tossici, riducendo al minimo gli effetti sui nemici naturali e sugli organismi non bersaglio. L’obiettivo è sviluppare sistemi di controllo che integrino efficacia agronomica e sostenibilità ambientale, preservando l’equilibrio dell’ecosistema olivicolo.

La gestione integrata della mosca delle olive passa necessariamente attraverso un monitoraggio accurato e tempestivo, per il quale le proteine idrolizzate si confermano strumenti più affidabili rispetto ai sali d’ammonio tradizionalmente utilizzati. L’adozione di queste soluzioni più performanti potrebbe rappresentare un passo avanti significativo nella protezione delle produzioni olivicole, specialmente in quelle aree del Mediterraneo dove la pressione del parassita è particolarmente elevata e le condizioni climatiche ne favoriscono lo sviluppo per gran parte dell’anno.


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