Il settore degli allevamenti è cresciuto rapidamente negli ultimi decenni, spinto dall’aumento della domanda globale di carne, latte e altri alimenti di origine animale. Per centinaia di milioni di piccoli produttori nel mondo, la zootecnia rappresenta una fonte importante di reddito e di sicurezza alimentare. Allo stesso tempo, però, è anche uno dei comparti più discussi per il suo impatto sull’ambiente e sulla salute pubblica.
Per affrontare queste sfide, la Fao ha approvato il Piano d’azione globale per la trasformazione sostenibile dell’allevamento (Global Plan of Action for Sustainable Livestock Transformation), il primo quadro di riferimento internazionale dedicato alla trasformazione sostenibile del settore zootecnico. Il documento è stato approvato durante la 30esima sessione del Comitato per l’agricoltura della Fao (Coag), che si è svolta a Roma dal 20 al 24 luglio 2026.
L’obiettivo è guidare i Paesi verso sistemi di allevamento più sostenibili, capaci di garantire cibo e reddito agli allevatori riducendo allo stesso tempo le pressioni su ambiente, clima e salute.
Perché serve un piano globale sugli allevamenti
Negli ultimi anni il comparto zootecnico è diventato sempre più centrale nei sistemi alimentari mondiali, ma anche al centro di numerose preoccupazioni.
Gli allevamenti sono infatti collegati a una serie di problemi di non poco conto: dalle emissioni di gas serra alla pressione sulle risorse naturali, dalla perdita di biodiversità all’inquinamento di suoli e acque. A queste si aggiunge un altro tema chiave, quello della resistenza agli antimicrobici, favorita anche dall’uso eccessivo o improprio di antibiotici negli animali, che può contribuire alla diffusione di batteri resistenti e rappresenta una delle principali minacce per la salute globale.
La Fao sottolinea però che il settore non deve essere considerato solo come una fonte di impatti negativi: per milioni di persone, soprattutto nei Paesi più vulnerabili, gli allevamenti rappresentano un elemento essenziale per il sostentamento, l’accesso al cibo e l’economia locale.
La sfida, quindi, è trasformare il sistema rendendolo più efficiente e sostenibile, senza compromettere la sicurezza alimentare.
Quattro grandi obiettivi per trasformare la zootecnia
Il nuovo Piano d’azione globale della Fao si basa su quattro aree prioritarie, che mettono insieme aspetti economici, sociali e ambientali.
La prima riguarda sicurezza alimentare, nutrizione e diete sane. L’obiettivo è garantire la disponibilità di alimenti di origine animale sicuri e nutrienti, ma anche rendere le filiere più efficienti. Tra le azioni previste ci sono la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, una migliore gestione della produzione e maggiori conoscenze sugli effetti nutrizionali del consumo di questi alimenti nelle diverse fasi della vita.
La seconda area riguarda il sostegno agli allevatori e alle comunità rurali. La Fao propone di migliorare l’accesso ai mercati, rafforzare cooperative e organizzazioni di produttori, favorire formazione e innovazione e sviluppare strumenti che aiutino gli allevatori ad affrontare crisi economiche e climatiche, soprattutto nei contesti più vulnerabili.
La terza riguarda la salute animale attraverso l’approccio One Health, che considera collegati il benessere degli animali, la salute umana e quella degli ecosistemi. Per ridurre il ricorso agli antibiotici, il Piano indica la necessità di puntare sulla prevenzione delle malattie, su una maggiore biosicurezza negli allevamenti, su programmi di sorveglianza sanitaria, vaccinazioni e migliori pratiche di gestione degli animali.
Infine, il quarto obiettivo riguarda risorse naturali, clima e biodiversità. La Fao indica diverse strategie per ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti, attraverso un uso più efficiente delle risorse, pratiche capaci di diminuire le emissioni e interventi per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici.
Un’attenzione particolare è dedicata alla gestione dei mangimi, considerata uno degli elementi chiave dell’impronta ambientale della zootecnia. Il Piano invita a migliorare l’efficienza nell’alimentazione degli animali e a sviluppare sistemi di produzione dei mangimi più sostenibili, in grado di ridurre la pressione su terreni, acqua e altre risorse naturali.
Un altro punto riguarda i pascoli e i terreni a pascolo, con l’obiettivo di favorirne la conservazione, il ripristino e una gestione più sostenibile. Se correttamente gestiti, questi ecosistemi possono contribuire alla tutela della biodiversità, alla salute dei suoli e alla capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.
Nessun obbligo, ma una strategia comune per cambiare il settore
Il Piano della Fao non introduce nuovi obblighi vincolanti per gli Stati, ma rappresenta una cornice comune di riferimento per accompagnare la trasformazione sostenibile degli allevamenti. I Paesi membri sono invitati a utilizzarlo come base per elaborare o adattare strategie nazionali, tenendo conto delle proprie esigenze, condizioni produttive e priorità.
Il documento raccoglie 17 priorità strategiche e 85 azioni, che spaziano dalla sicurezza alimentare alla salute animale, dalla gestione sostenibile delle risorse naturali alla lotta ai cambiamenti climatici, fino al sostegno economico e sociale agli allevatori.
La Fao avrà il compito di affiancare i governi nell’attuazione del Piano, fornendo supporto tecnico e monitorando nel tempo i progressi raggiunti.
Con questo documento l’organizzazione riconosce che il futuro della zootecnia non può basarsi soltanto sull’aumento della produzione, ma richiede un equilibrio tra necessità alimentari, tutela dell’ambiente e salute di animali e persone.
La trasformazione sostenibile degli allevamenti sarà quindi una delle grandi sfide dei prossimi anni: ridurre l’impatto del settore, proteggere gli ecosistemi e garantire allo stesso tempo il ruolo economico e sociale che la zootecnia ancora svolge per milioni di persone nel mondo.
Fonte: Fao
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Francesca Biagioli
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