Cappotto termico: quanto fa risparmiare, come funziona e come scegliere il sistema giusto


Coibentare un edificio dall’esterno significa migliorare il comfort interno in ogni stagione, alleggerire le bollette e incrementare il valore immobiliare. Un sistema a cappotto correttamente progettato migliora infatti le prestazioni dell’involucro edilizio, riducendo le dispersioni di calore in inverno e limitando il surriscaldamento delle pareti durante l’estate.

Quando si parla di isolamento termico, si pensa immediatamente alle giornate fredde, ma ridurre la questione a un problema esclusivamente invernale è un errore. Oggi, con estati sempre più calde e prolungate, proteggere la casa dal calore è diventata un’esigenza altrettanto importante. Un buon sistema a cappotto lavora infatti tutto l’anno, estate compresa: stabilizza la temperatura interna, riduce i picchi di caldo, abbatte i consumi per l’aria condizionata e garantisce benessere abitativo. L’isolamento dell’involucro contribuisce inoltre a eliminare gran parte dei ponti termici, responsabili di dispersioni energetiche, superfici fredde e fenomeni di condensa.

Nel nostro Paese il tema è quanto mai attuale, dato che il patrimonio edilizio è tra quelli energeticamente meno efficienti d’Europa, con ricadute pesanti sia sui conti delle famiglie sia sull’ambiente. Molti edifici sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore delle moderne normative sull’efficienza energetica e presentano involucri poco performanti. Intervenire sulla coibentazione esterna è dunque importante per ridurre gli sprechi, contenere i consumi energetici durante tutto l’anno, innalzare la qualità della vita indoor e, non da ultimo, adeguarsi alle normative sempre più stringenti in materia di efficienza energetica.

Perché isolare gli edifici è una priorità

Secondo una recente indagine condotta dalla società di ricerca Nomisma per Rockwool, il 54% delle abitazioni italiane rientra nelle classi energetiche peggiori (F e G).

Nelle zone climatiche più rigide del Paese, in cui il riscaldamento rimane generalmente acceso per tutto il periodo consentito dalla legge, questa percentuale arriva addirittura al 65%. Si tratta di costruzioni che disperdono calore d’inverno e lo accumulano d’estate, obbligando a spendere molto più del necessario per il mantenimento delle condizioni abitative ottimali. Una scarsa qualità dell’involucro edilizio si traduce infatti in maggiori consumi, minore comfort e una più elevata dipendenza dagli impianti di climatizzazione.

Un dato significativo, per comprendere la portata del problema, è anche quello del World Economic Forum, secondo cui circa il 30% dell’energia consumata negli edifici viene dispersa a causa di inefficienze strutturali. In pratica, quasi un terzo dell’energia pagata in bolletta viene disperso attraverso pareti, coperture, serramenti e ponti termici, senza trasformarsi in comfort abitativo.

La ricerca di Nomisma stima che intervenire sull’efficienza dell’involucro edilizio può generare un risparmio medio del 36% sui costi energetici per unità immobiliare (vale a dire dai 390 euro l’anno in su), nelle aree dal clima mite (fino ad arrivare anche a più di 1.200 euro annui nelle zone fredde). Oltre al risparmio economico, una riqualificazione ben progettata aumenta il valore dell’immobile, migliora la classe energetica e rende la casa più competitiva sul mercato immobiliare. Un obiettivo condiviso anche dal presidente di Cortexa, progetto associativo dal 2007, punto di riferimento in Italia per il sistema di isolamento a cappotto: «È la misura più efficace per l’efficienza energetica dell’involucro degli edifici».

Lo confermano anche i dati di Enea basati sull’analisi degli interventi finanziati in Italia con Ecobonus negli anni: rispetto a tutti gli altri sistemi incentivabili, il sistema a cappotto genera il maggior risparmio energetico, a fronte del minor costo per kWh risparmiato.

Il Consorzio Cortexa riunisce le più importanti aziende italiane specializzate nel settore dell’isolamento termico a cappotto: si condividono così conoscenze ed esperienze per sviluppare progetti e iniziative di informazione e formazione orientate a veicolare e diffondere la cultura dell’eccellenza. https://www.cortexa.it

Il cappotto termico protegge anche d’estate

Se nei mesi freddi aiuta a mantenere costante la temperatura indoor, d’estate riduce il surriscaldamento dei muri perimetrali.

Nei mesi caldi le pareti di un edificio non isolato si comportano come accumulatori termici: assorbono l’energia del sole per cederla all’interno, soprattutto nelle ore serali e notturne. Un buon sistema a cappotto riesce a interrompere questo meccanismo, mantenendo la temperatura dell’involucro architettonico più bassa: meno caldo percepito nelle abitazioni, quindi minore ricorso all’aria condizionata e consumi elettrici ridotti.

L’effetto è particolarmente evidente negli edifici esposti a sud e a ovest, maggiormente soggetti all’irraggiamento solare. Un vantaggio che, con l’intensificarsi delle ondate di calore, sta diventando ogni anno più rilevante. Oltre a limitare l’ingresso del calore, un involucro ben isolato contribuisce a migliorare lo sfasamento termico, cioè il ritardo con cui il picco di temperatura esterna si trasmette agli ambienti interni.

Come scegliere il materiale isolante più adatto

Gli isolamenti termici di tipo continuo correggono i ponti termici e riducono gli effetti indotti nelle strutture murarie dalle variazioni della temperatura esterna. Proprio la continuità dello strato isolante rappresenta uno dei principali vantaggi del sistema a cappotto rispetto ad altre soluzioni di riqualificazione energetica.

Il mercato offre oggi una vasta gamma di soluzioni isolanti per l’esterno: polistirene espanso sinterizzato (EPS), lana di roccia, fibre naturali... A queste si aggiungono materiali ad alte prestazioni come poliuretano e schiume isolanti impiegate in specifiche condizioni progettuali.

Ogni opzione ha caratteristiche specifiche in termini di conducibilità termica, comportamento al fuoco, permeabilità al vapore e durata nel tempo. Non esiste quindi un materiale migliore in assoluto, ma la soluzione più adatta in funzione delle caratteristiche dell’edificio e degli obiettivi dell’intervento.

La scelta non è standard, ma dipende da diversi fattori: tipologia, collocazione e orientamento dell’edificio, zona climatica, situazione della struttura portante preesistente. Entrano inoltre in gioco aspetti come l’esposizione agli agenti atmosferici, gli spessori disponibili, gli eventuali vincoli architettonici e le prestazioni richieste in termini di sicurezza antincendio e comfort estivo. Per questo il ruolo di un progettista esperto è fondamentale, fin dalle prime fasi di definizione dell’opera.

Dal punto di vista progettuale, non esiste un isolante “migliore” in assoluto, ma la scelta della cellula isolante va calibrata in base al supporto murario, alla zona climatica e agli obiettivi di sfasamento termico e sicurezza all’incendio.

EPS, poliuretano, lana di roccia e altri isolanti

I materiali per sistemi ETICS si dividono principalmente in tre macro-famiglie:

Isolanti Sintetici (EPS e Poliuretano): Il polistirene espanso sinterizzato (EPS), classico o additivato con grafite (che ne aumenta il potere isolante riducendo la conducibilità termica $\lambda$ fino a circa 0,030 W/mK), rappresenta la soluzione più diffusa per il suo eccellente rapporto costi-prestazioni, la leggerezza in fase di posa e l’ottima stabilità dimensionale. Il poliuretano (PUR/PIR) viene invece preferito quando gli spessori a disposizione sono minimi (ad esempio nelle mazzette dei serramenti o in balconi), grazie a un valore di conducibilità termica estremamente basso.

Isolanti Minerali (Lana di Roccia e Lana di Vetro): Rappresentano la scelta d’elezione quando i requisiti antincendio sono stringenti, essendo materiali incombustibili. Oltre alla sicurezza al fuoco, la lana di roccia offre due vantaggi cruciali per il comfort interno: un’elevatissima permeabilità al vapore, che azzera i rischi di condensa interstiziale, e un’eccellente performance di isolamento acustico di facciata grazie alla sua natura fibrosa e resiliente.

Isolanti Naturali/Biologici (Sughero e Fibra di Legno): Ideali per interventi di bioedilizia o quando si progetta in climi caldi dove il comfort estivo è prioritario. Il sughero e la fibra di legno si distinguono per un’elevata densità e calore specifico. Questa “massa” termica consente di aumentare notevolmente lo sfasamento termico della parete, trattenendo l’onda di calore estiva durante il giorno per rilasciarla all’esterno solo nelle ore notturne, riducendo drasticamente il fabbisogno energetico per il raffrescamento.

Il sistema Marcotherm di San Marco, disponibile in 5 versioni a seconda del tipo di isolante previsto (EPS, EPS con grafite, lana di roccia, sughero, poliuretano espanso) e resistente agli agenti atmosferici (come la grandine), riduce drasticamente dispersione termica e passaggio di calore tra esterno e interno. https://www.san-marco.it.

Mapetherm Tile System S di Mapei è il sistema con caratteristiche tecniche adatte a cappotti rivestiti con ceramica di piccolo formato (listelli di laterizio, clinker, gres). https://www.mapei.com

Un esempio di riqualificazione con cappotto termico

La coibentazione esterna di questa villa sul lago di Garda è stata realizzata (dalle imprese Facchetti Costruzioni e Posando, su progetto dell’architetto Gianfranco Cominelli ed esecutivi dello studio Future Building Technologies) in soli 3 mesi di cantiere, grazie all’industrializzazione della soluzione scelta, alla sua compatibilità con ogni tipo di supporto e di rivestimento, alla semplicità di installazione.

La conformazione dei pannelli isolanti lascia una lama d’aria, che favorisce il deflusso del calore in estate e dell’umidità in inverno, e al contempo permette di ancorare le grandi lastre di gres bicromatico, mediante ganci a scomparsa.

L’intervento dimostra come oggi l’efficienza energetica possa essere integrata in progetti architettonici contemporanei senza limitare la libertà compositiva o la qualità estetica della facciata.

Che cosa è il cappotto termico e perché conviene

Le scelte progettuali sono sempre più influenzate dalle normative, così come dalle esigenze di committenti e investitori, pertanto un sistema a cappotto può diventare strategico per soddisfare i bisogni del mercato.

Oltre a ridurre i consumi energetici, contribuisce infatti a migliorare il comfort abitativo, il valore dell’immobile e la sua attrattività in fase di vendita o locazione.

Che cosa è un sistema ETICS 

Il termine tecnico inglese è ETICS (External Thermal Insulation Composite System) e si tratta di una soluzione isolante applicata esternamente all’involucro di un edificio, composta da diversi strati: pannelli isolanti (di lana di roccia, polistirene espanso, fibra di legno o altri materiali), rasatura di protezione con rete di armatura e finitura esterna.

Per questo, anche se comunemente si definisce “cappotto”, è preferibile parlare di sistema a cappotto. La prestazione finale dipende infatti dall’interazione di tutti i componenti che costituiscono il sistema e non soltanto dal materiale isolante utilizzato.

È un’opzione certificata più performante dell’isolamento interno, poiché in primis elimina i ponti termici, ma deve essere progettata in ogni dettaglio e non improvvisata. Una progettazione accurata consente infatti di risolvere correttamente i nodi costruttivi più delicati, come balconi, serramenti, zoccolature e raccordi con la copertura.

L’ETA (European Technical Assessment) è il documento ufficiale europeo che valuta le prestazioni dei prodotti edili; per i sistemi ETICS è garanzia di affidabilità ed è indispensabile per l’ottenimento della marcatura CE. La presenza di ETA e marcatura CE permette di verificare che il sistema sia stato testato come insieme e non come semplice somma di componenti separati.

Il rifacimento delle facciate è spesso l’aspetto più visibile di un intervento di riqualificazione, ma dietro si celano benefici altrettanto importanti: un significativo salto di prestazione energetica e un rischio antincendio decisamente migliorato.

Il sistema REDArt di ROCKWOOL, ideale sia per nuove costruzioni sia per riqualificazioni energetiche in facciata, offre elevate prestazioni termo-acustiche, sia in estate sia in inverno, durata nel tempo ed eccellente protezione dal fuoco (Euroclasse A1), grazie alle proprietà del pannello rigido Frontrock Pro di lana di roccia. https://www.rockwool.com

Il sistema Isotec Parete di Brianza Plastica prevede pannelli di poliuretano espanso rigido a celle chiuse dalle elevate prestazioni termiche, rivestiti con lamina di alluminio goffrato su entrambe le facce e correntino di acciaio integrato, per la creazione di una camera di ventilazione e il supporto del rivestimento. https://www.brianzaplastica.it

Direttiva Case Green: cosa cambia per i proprietari di casa

Il riferimento principale è la Direttiva europea (UE) 2024/1275, nota come Direttiva “Case Green” o EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive), entrata in vigore a fine maggio 2024 e parte del pacchetto europeo Fit for 55, che ha l’obiettivo di portare il patrimonio edilizio a emissioni zero entro il 2050.

Per l’Italia, che si era espressa contro la norma (approvata però a maggioranza), ciò prevede una riduzione del 16% del consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Il nostro Paese però non ha ancora recepito la direttiva con decreto legislativo, né presentato una proposta di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (e per questo la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione), pertanto per ora non esiste obbligo per i singoli proprietari di innalzare la classe energetica dei propri immobili.

Tuttavia, un cambiamento è già stato attuato: l’Attestato di prestazione energetica (APE) diventerà conforme a quello europeo, contemplando una scala dalla classe A, per gli edifici a emissioni zero, alla G.

Intonaci e finiture: perché sono fondamentali per il cappotto termico

In un sistema a cappotto (o più correttamente sistema ETICS), lo strato di finitura non è un semplice elemento decorativo, ma la prima linea di difesa dell’intero pacchetto isolante. Dal punto di vista progettuale, la durabilità del sistema dipende dal corretto abbinamento tra la rasatura armata e il rivestimento a spessore. 

Strutture irrobustite o alleggerite e ingredienti speciali migliorano la qualità del risultato finale.

Hanno spessori dell’ordine di soli 1-2 mm, eppure intonaci di fondi, rasanti e vernici di completamento concorrono alla buona riuscita e alla tenuta nel tempo di un sistema a cappotto.

Proteggono infatti gli strati sottostanti dagli agenti atmosferici e dai raggi solari, ma danno anche il tocco estetico finale al complesso architettonico.

L’innovazione di settore si è focalizzata sul superamento del “limiti tecnici” – in particolare la resistenza meccanica agli urti (espressa in Joule) e la limitazione delle scelte decorative – immettendo sul mercato prodotti dalle elevate prestazioni meccaniche e da una maggiore varietà cromatica. Ciò prevede anche la scelta di toni saturi o di colori scuri, normalmente sconsigliati quando si parla di cappotto termico a causa dell’elevato assorbimento termico e delle conseguenti tensioni tangenziali da shock termico.

Il sistema Fassatherm® DNA di Fassa Bortolo include gli intonaci FASSA DNA HP, resistente agli eventi atmosferici, e FASSA DNA LIGHT, alleggerito, adatto per un’ampia gamma di finiture, inclusi i colori scuri. https://www.fassabortolo.it

I colori termoriflettenti Thermocolor di Settef (Gruppo Chromology Italia) sono in grado di creare una barriera contro i raggi infrarossi, proteggendo la facciata dagli shock termici e aumentandone così la durata. https://www.settef.it

Intonaclima L di ARD Raccanello è un rivestimento acrilsilossanico elastomerico a grana 1,5 mm alleggerito, a base di microsfere di vetro riciclato, con peso in parete ridotto fino al 25% rispetto
a un prodotto tradizionale. https://www.ard-raccanello.it

La permabilità al vapore dello strato isolante permette alla struttura muraria di “respirare”, prevenendo fenomeni di condensa e garantendo un microclima interno equilibrato. La finitura garantisce protezione e resistenza.

Il sistema di isolamento termico in lana di roccia Firestop Light di RÖFIX aggiunge alle performance termoisolanti doti di sicurezza e di sostenibilità. La lana di roccia è infatti totalmente permeabile al vapore e non combustibile, oltre che di origine naturale e rinnovabile. https://www.roefix.it

Finestre e portoncini: dove si disperde più energia

Gli infissi esterni sono punti critici, responsabili di dispersioni energetiche, ponti termici e formazione di condensa.

A causa della trasmittanza termica elevata, rispetto agli altri elementi di un organismo costruttivo, finestre e portefinestre (nonché portoncini d’ingresso non isolati) sono i nodi deboli di ogni sistema a cappotto.

In fase di posa del cappotto, il corretto dettaglio costruttivo del nodo-serramento (tramite l’isolamento della mazzetta o l’uso di monoblocchi termoisolanti) è l’unico modo per eliminare il ponte termico lineare e prevenire la formazione di muffe negli angoli interni. Per questo, la loro sostituzione concorre a migliorare la performance generale e il comfort. Ma quanto si risparmia davvero? Una simulazione effettuata dall’azienda produttrice di serramenti Navello ha dimostrato che, in un appartamento di medie dimensions del Nord Italia, l’installazione di finestre con vetrocamera basso-emissiva può ridurre i consumi di gas metano per il riscaldamento di circa 164 m3. E secondo il Rapporto annuale Efficienza energetica 2025 dell’ENEA, sommando gli interventi di sostituzione di infissi vecchi e inefficienti sostenuti dal Bonus Casa nel 2024, il risparmio complessivo arriva a circa 612 GWh/anno di energia, che altrimenti sarebbe andata perduta.

La gamma di finestre di alluminio MIRU di WnD, dai profili sottili e dal nodo centrale ridotto, ha una terza guarnizione di serie, per eccellenti prestazioni termoacustiche. finestrewnd.it

La finestra di legno Omero di Navello, in linea con i parametri CasaClima, è realizzata su misura. Ha guarnizioni doppie, telaio maggiorato, vetrocamere a vetro triplo e canaline warm edge. https://www.navello.it

Il portoncino HT 310 di Internorm, di legno lamellare protetto da materiali compositi, ha 2 guarnizioni a tenuta d’acqua e un elevato grado di isolamento termico (oltre che acustico). https://www.internorm.com

Le domande più frequenti sul cappotto termico: il parere dell’esperto 

Intervista a Filippo Colonna, presidente di Cortexa, https://www.cortexa.it

Il cappotto termico serve anche contro il caldo?

Un sistema a cappotto garantisce una temperatura interna stabile durante tutto l’anno, con evidenti vantaggi, sia d’estate sia d’inverno, dal punto di vista del comfort e del risparmio energetico. Un edificio così isolato abbatte infatti fino al 45% dei consumi energetici invernali, dimezza quelli per il raffrescamento nei mesi caldi e riduce le emissioni di anidride carbonica del 50%. Con la nostra associazione europea di riferimento EAE monitoriamo facciate con cappotto da oltre 50 anni e possiamo confermare sia la durata sia la riduzione delle esigenze di manutenzione rispetto a quelle non isolate.

Da dove cominciare per isolare una casa?

Affinché l’intervento sia efficace e duraturo, si deve porre la massima attenzione ai tre criteri di qualità che Cortexa sostiene e promuove, in linea con le migliori pratiche a livello internazionale:
accertarsi che venga scelto un sistema fornito come kit da un unico produttore, dotato di ETA e marcatura CE, così da avere la certezza di adottare una soluzione i cui componenti siano stati effettivamente testati per garantire le migliori prestazioni in combinazione. Inoltre, solo in caso di kit è possibile avere un interlocutore al quale fare riferimento nell’eventualità di problematiche: scegliendo un sistema “assemblato”, con componenti di diverse aziende, verrebbero meno sia la garanzia di prestazioni rigorose e costanti sia la responsabilità dei singoli produttori, che non possono rispondere di elementi mai testati per essere combinati tra loro;
rivolgersi a progettisti esperti di sistemi a cappotto, in grado di applicare le indicazioni del Manuale Cortexa e della norma UNI TR 11715 tratta dal manuale stesso;
avvalersi di posatori con patentino rilasciato secondo la norma UNI 11716, così da avere la certezza di una posa a regola d’arte.

Cosa sapere prima di affidarsi a un’impresa?

Il primo passo è rivolgersi a un progettista per delineare l’intervento, assicurandosi che abbia maturato un’esperienza specifica nella progettazione e nella direzione lavori di un intervento con sistema a cappotto.

Sarà lui – e non l’impresa – a progettare l’opera, tenendo conto della tipologia di edificio e del supporto, della zona climatica, dell’orientamento, della rispondenza ai requisiti di legge in materia di efficienza energetica, redigendo un preciso abaco dei nodi costruttivi per evitare ponti termici.

Nella selezione dell’impresa esecutrice è invece imprescindibile verificare che sia dotata di posatori con patentino, rilasciato secondo la norma UNI 11716.

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Come scegliere il materiale più adatto?

Il sistema a cappotto offre una vastissima gamma, per quanto concerne la tipologia di isolanti, finiture e rivestimenti materici.

Nella selezione pesano molti fattori: tipo di edificio, zona climatica, eventuali vincoli di spazio e colori, possibili problematiche e patologie della facciata.

Per qualsiasi tipo di esigenza, però, esiste oggi una risposta efficace: ad esempio, ci sono sistemi specifici per case in legno, per il raddoppio di cappotti esistenti (il cosiddetto raddoppio del sistema ETICS, normato a livello tecnico), per l’applicazione diretta su supporti ammalorati, per la resistenza potenziata a fenomeni atmosferici estremi.

Si può optare per ogni genere di colore, anche quelli profondi e scuri, grazie alle pitture termo-riflettenti, e replicare decori storici o applicare rivestimenti di materiali diversi.

Non esistono limiti estetici né tecnici: ciò che conta è scegliere sistemi di qualità e avvalersi di progettisti esperti, che sappiano sviluppare con il committente le migliori soluzioni.

In che tempi si rientra dell’investimento?

Il sistema a cappotto riduce i consumi (invernali ed estivi) del 45-50%, ma solo se realizzato secondo criteri di qualità. Il rientro dell’investimento è rapido (pochi anni), specialmente in caso di ricorso a incentivi fiscali.

Dobbiamo però sottolineare che normalmente gli schemi di calcolo del payback valutano esclusivamente la spesa iniziale e il risparmio in bolletta: ciò che non rientra in questi calcoli (e viene ancora poco evidenziato) è che un edificio con sistema a cappotto vale molto di più sul mercato reale e vede azzerarsi i costi di deprezzamento energetico.

Secondo Bankitalia un passaggio dalla classe G (nella quale rientrano milioni di immobili italiani) alla classe A incrementa il valore degli immobili del 25%, rendendolo peraltro stabile nel tempo.

Di conseguenza, il bene si vende e si affitta più velocemente, oltre a risultare in linea con i requisiti di legge vigenti e futuri.

Qual è il bonus per il cappotto termico?

L’incentivo specifico per la riqualificazione energetica è l’Ecobonus, detrazione fiscale in 10 anni che oggi si attesta sul 50% per le prime case (e sul 36% per gli altri immobili). Utile anche il Bonus ristrutturazioni, che ha le aliquote uguali seppure un massimale di spesa di 96.000 euro per tutti i lavori in programma, contro i 60.000 euro solo per gli interventi di isolamento termico dell’involucro previsti dall’Ecobonus (40.000 euro per ogni unità immobiliare in condominio quando la coibentazione copre almeno il 25% della superficie). Chi intenda realizzare un sistema a cappotto dovrebbe valutare di avviare il cantiere entro quest’anno, per massimizzare il beneficio fiscale. Dal 2027 infatti le aliquote di entrambi i bonus scenderanno.

Scopri di più sul Bonus ristrutturazione e sull’Ecobonus

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