Accendi la luce in cucina e qualcosa corre verso il battiscopa. Fuori, sugli alberi, le cicale tengono acceso il loro frinire anche quando l’asfalto ha già restituito buona parte del calore raccolto durante il giorno. Le estati sempre più calde stanno modificando l’attività di molti insetti urbani, sebbene in modi molto diversi: alcune blatte completano lo sviluppo più rapidamente, mentre temperatura e umidità regolano tempi e caratteristiche del canto delle cicale.
Questo non significa che ogni scarafaggio avvistato sia una prova del cambiamento climatico o che una settimana particolarmente rumorosa certifichi l’arrivo di eserciti di cicale. Per misurare l’aumento di una popolazione servono monitoraggi ripetuti, identificazione delle specie e confronti nel tempo. Il caldo, però, sposta condizioni e calendari. La città aggiunge il resto: tubature tiepide, crepe, rifiuti, acqua disponibile e edifici che continuano a trattenere calore anche di notte.
Il contesto italiano lascia poco spazio alle nostalgie per le estati di una volta. Secondo il Rapporto SNPA Il clima in Italia nel 2025, la temperatura media dell’anno è stata superiore di 1,03 °C rispetto al periodo 1991-2020. L’estate, con un’anomalia di 1,46 °C, è risultata la quarta più calda della serie iniziata nel 1961. Giugno ha superato la media di 3,23 °C, secondo soltanto al giugno del 2003.
Le blatte trovano una corsia preferenziale
Le blatte sono animali ectotermi: la loro temperatura corporea e buona parte delle loro attività dipendono dall’ambiente. Entro un intervallo favorevole, il calore accelera metabolismo, sviluppo e riproduzione. Una revisione pubblicata su Medical and Veterinary Entomology indica proprio nelle temperature più alte uno dei fattori capaci di aumentare il ritmo riproduttivo degli scarafaggi. Piogge intense e allagamenti possono inoltre disturbare i rifugi esterni e spingere gli animali dentro gli edifici.
Il fenomeno si vede bene negli esperimenti sulla Blattella germanica, la piccola blatta particolarmente abile nel sistemarsi in cucine, dispense e locali riscaldati. In uno studio pubblicato sulJournal of Economic Entomology, il suo sviluppo da ninfa ad adulto è durato in media circa 41 giorni a 25 °C e 31 giorni a 30 °C. Dieci giorni risparmiati, per un insetto che vive vicino agli esseri umani e produce più generazioni, possono pesare parecchio.
Il termometro non concede vantaggi senza limiti. Nello stesso esperimento, a 35 °C la percentuale di individui arrivati allo stadio adulto è scesa e alcuni hanno mostrato uno sviluppo ostacolato dalle condizioni estreme. Il caldo aiuta fino alla soglia tollerata dalla specie; oltre quella soglia diventa stress. Inoltre si trattava di un test di laboratorio, con temperature costanti e una specifica popolazione di blatte. Da solo non permette di calcolare quanti scarafaggi si trovino oggi nei condomini italiani.
Fuori dal laboratorio, una perdita sotto il lavello può contare quanto qualche grado in più. Le blatte cercano acqua, cibo e ripari stretti. Residui sotto gli elettrodomestici, pattumiere accessibili, cartoni accumulati, condensa e fessure attorno ai tubi completano una sistemazione che difficilmente riceverà recensioni negative dagli ospiti.
La prevenzione più efficace parte quindi dall’edificio: riparare le perdite, pulire subito residui e liquidi, conservare gli alimenti in contenitori chiusi, sigillare crepe e passaggi attorno alle tubature. L’Agenzia statunitense per la protezione ambientale riunisce queste misure nella gestione integrata degli infestanti, che riduce le condizioni favorevoli prima di ricorrere ai trattamenti chimici. Nebulizzare una stanza a caso può dare una soddisfazione immediata; dietro il mobile, la colonia potrebbe prenderla con maggiore filosofia.
Le blatte rappresentano anche un problema sanitario negli ambienti infestati. Parti del corpo, secrezioni e feci possono agire da allergeni e peggiorare l’asma nelle persone sensibilizzate. I Centers for Disease Control and Prevention consigliano di eliminare fonti di acqua e cibo e sconsigliano spray e fumiganti domestici indiscriminati, che possono scatenare attacchi d’asma senza raggiungere efficacemente gli insetti nascosti.
Il frinire delle cicale segue il termometro
Le cicale adulte compaiono dopo una lunga fase giovanile trascorsa nel terreno. I maschi producono il richiamo attraverso membrane addominali chiamate timballi, contraendole rapidamente per attirare le femmine. Quello che percepiamo come il sottofondo inevitabile dell’estate è quindi un’attività riproduttiva regolata anche dalla temperatura.
Uno studio su tre specie di cicale portoghesi, registrate tra 24 e 38,5 °C, ha rilevato una forte dipendenza del canto dalla temperatura. Cambiavano il ritmo delle unità sonore e la loro ripetizione; sotto i 24 °C gran parte degli animali non cantava. Intorno ai 38-40 °C, però, pochi individui continuavano a farlo e il canto diventava irregolare. Anche qui la relazione ha una curva, non un interruttore bloccato sulla modalità concerto.
Un’estate calda può rendere le cicale più attive o anticiparne alcuni passaggi stagionali, ma sentirle più spesso non dimostra automaticamente che siano diventate più numerose. Contano la specie, la vegetazione, l’umidità del terreno, le temperature degli anni precedenti e la disponibilità degli alberi utilizzati dagli adulti. Conta perfino l’attenzione umana: un coro sopra il parcheggio si nota più facilmente di qualche esemplare disperso nella campagna.
Uno studio del 2024 sulla data del primo canto ha osservato che temperature più elevate tra la seconda parte dell’estate e l’inizio dell’inverno precedente potevano anticipare la comparsa acustica delle cicale analizzate. È un risultato riferito a quelle popolazioni e a quel contesto, utile per mostrare quanto il ciclo di questi insetti possa conservare memoria termica ben oltre la giornata in cui cominciano a cantare.
La città può smettere di apparecchiare
Cicale e blatte raccontano due rapporti quasi opposti con l’ambiente urbano. Le prime hanno bisogno di terreno e alberi per completare il ciclo; le seconde sfruttano magnificamente le nostre infrastrutture, soprattutto quando manutenzione e pulizia lasciano qualche varco. Metterle nello stesso sacco degli “insetti aumentati con il caldo” rende la storia semplice e poco precisa.
Gli alberi urbani possono comunque abbassare le temperature e attenuare l’isola di calore. Uno studio condotto sulle città europee e pubblicato su Nature Communications ha rilevato un raffreddamento significativo delle superfici coperte da alberi rispetto al tessuto urbano costruito, con efficacia variabile in base al clima e alla struttura della città. Non basta disegnare una macchia verde intorno a una rotatoria: servono chiome, suolo permeabile, acqua e spazio perché gli alberi possano crescere davvero.
Più verde riduce il calore e offre habitat a molte specie; non sostituisce la disinfestazione dentro un edificio infestato. Lì servono manutenzione, monitoraggio e interventi mirati. Anche la convivenza con gli insetti ha i suoi confini: il canto tra le fronde può entrare nel paesaggio estivo, la blatta dietro la macchina del caffè difficilmente otterrà lo stesso riconoscimento.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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