Sotto un nido nascosto nell’intercapedine di un edificio sono comparsi piccoli pezzi di crocchette. Secondo l’etologo Andrea Lunerti, erano state le operaie di Vespa orientalis a raccoglierle e trasportarle nella colonia insieme agli insetti catturati, per poi lasciarne cadere gli scarti. Lo stesso comportamento sarebbe stato osservato sui davanzali e intorno alle ciotole sistemate in strada per i gatti liberi.
Lunerti, impegnato in diversi interventi di messa in sicurezza a Roma, invita quindi a non lasciare crocchette incustodite per ore su marciapiedi, muretti, cortili e finestre. Il consiglio è sensato. L’idea che questi alimenti siano diventati una sorta di irresistibile passione delle vespe orientali richiede però qualche misura in più. Una crocchetta può essere una risorsa comoda; gli studi disponibili non dimostrano che sia da sola a favorire la diffusione della specie. Nel video pubblicato dall’etologo, gli insetti vengono ripresi mentre raggiungono il cibo lasciato all’aperto.
Le crocchette funzionano, senza essere necessariamente il cibo preferito
La Vespa orientalis, chiamata anche calabrone orientale, è un predatore opportunista. Gli adulti cercano soprattutto sostanze zuccherine, come nettare, frutta e melata; le operaie raccolgono insetti, carne e altre fonti proteiche destinate alle larve. In una città piena di rifiuti organici, contenitori aperti e cibo per animali, la mensa può rimanere apparecchiata a lungo.
Nel 2025 un gruppo delle università di Bologna e Malta ha studiato esemplari raccolti in quattro località maltesi, distinguendo quelli osservati mentre predavano api da quelli che si nutrivano di avanzi di cibo per gatti. La ricerca, pubblicata su Animal Microbiome, conferma la flessibilità alimentare della specie: le crocchette rientrano tra le fonti di origine umana che questi insetti riescono a sfruttare negli ambienti urbani. Lo studio riguardava soprattutto il microbioma intestinale e l’eventuale trasporto di patogeni delle api; non misurava l’effetto del cibo per gatti sulla crescita delle colonie.
Un lavoro ancora più diretto è stato pubblicato nel marzo 2026 sulla rivista Insects. I ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e della Regione Campania hanno collocato trappole con birra, pesche sciroppate e cibo umido per gatti a base di pesce in 15 apiari e dieci aree urbane, tra settembre e ottobre 2025. Sono stati catturati complessivamente 419 calabroni appartenenti alle specie Vespa orientalis e Vespa crabro.
Il calabrone europeo ha mostrato una preferenza netta per la birra. Per la Vespa orientalis, invece, nessuna delle tre esche è risultata statisticamente preferita, anche se il numero maggiore di catture è avvenuto nelle trappole proteiche. Gli esemplari orientali erano inoltre più frequenti nei siti urbani. Le crocchette possono dunque attirarle e offrire materiale alimentare, senza trasformarsi automaticamente nella loro calamita preferita. La ricerca non ha valutato se le ciotole aumentino il numero dei nidi o allarghino l’areale della specie.
Una specie mediterranea che ha trovato posto nelle città
Definire la Vespa orientalis semplicemente “invasiva” in Italia può creare confusione. La specie è originaria del Mediterraneo sud-orientale e comprende nel proprio areale storico anche il Sud Italia. Negli ultimi anni ha però ampliato la presenza verso nord, comparendo stabilmente in nuove città e sfruttando fessure nei muri, tetti, cassonetti delle serrande, cavità sotterranee e altri ripari costruiti dall’uomo.
Una revisione pubblicata su Frontiers in Insect Science descrive un insetto onnivoro, capace di nutrirsi di frutta, linfa, invertebrati e carcasse, e di nidificare sia nel terreno sia nelle strutture artificiali. I modelli climatici indicano vaste aree potenzialmente adatte alla sua espansione. Caldo, disponibilità di ripari e abbondanza di cibo concentrato rendono l’ambiente urbano particolarmente ospitale. Le città, da questo punto di vista, hanno preparato un buffet con parecchi coperti.
Il problema riguarda anche le api. Le operaie di Vespa orientalis possono presidiare gli ingressi degli alveari, catturare le bottinatrici e sottoporre le colonie a una pressione significativa. L’espansione urbana aumenta inoltre le occasioni di contatto con le persone, soprattutto quando il nido si trova in una serranda, in un’intercapedine o vicino a un passaggio frequentato.
Cosa fare con ciotole, serrande e nidi
Chi lascia cibo ai gatti liberi può continuare a farlo evitando di trasformare la ciotola in una riserva permanente. Conviene offrire quantità che vengano consumate rapidamente, ritirare gli avanzi, lavare il recipiente e conservare le confezioni in contenitori chiusi. La stessa attenzione vale per pattumiere, carne, pesce, frutta molto matura e residui zuccherini.
Al ritorno dalle vacanze, Lunerti consiglia di sollevare le serrande mantenendo inizialmente chiusa la finestra e di osservare eventuali movimenti di insetti intorno al cassonetto. Se vespe o calabroni entrano ed escono regolarmente da una cavità, tappare il foro può spingerli a cercare un percorso alternativo verso l’interno dell’abitazione.
Davanti a un nido il fai da te rimane la scelta peggiore. I Vigili del Fuoco precisano che la rimozione rientra nel soccorso pubblico soltanto in presenza di un rischio concreto, per esempio quando i locali non possono essere isolati, sono coinvolte persone vulnerabili o il nido si trova in una posizione difficilmente accessibile. Negli altri casi, soprattutto dentro proprietà private e condomini, serve una ditta specializzata. Per le aree pubbliche occorre seguire le indicazioni del proprio Comune.
La crocchetta non spiega da sola l’espansione della Vespa orientalis. Lasciata per ore sul davanzale o accanto a un cassonetto, però, somiglia parecchio a un rifornimento aperto ventiquattr’ore su ventiquattro.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Ilaria Rosella Pagliaro
Source link


