il valore del mercato italiano a 5 miliardi


Il mercato italiano del digital B2B si trova di fronte a un bivio strategico, sospeso tra la necessità di digitalizzare i flussi operativi e la tendenza ad attendere passivamente l’ennesimo obbligo di legge.

Per anni la gestione dei flussi di business è stata interpretata come una mera attività di dematerializzazione dei documenti, ma la convergenza tra le nuove direttive europee e l’evoluzione tecnologica sta ridefinendo i confini della competività aziendale.

Come emerso durante il convegno di chiusura dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano, intitolato “Digital B2b: ritorno al futuro!”, il superamento del concetto restrittivo di gestione documentale a favore di una visione integrata dei processi e delle transazioni sta sbloccando un potenziale di efficienza finora inespresso.

Come cambia il mercato

La misurazione del mercato legato alla digital transformation B2B richiede un profondo cambio di paradigma. Storicamente, le analisi si focalizzavano sul perimetro del Digital Document Management and Exchange, limitandosi a osservare la gestione e lo scambio dei documenti all’interno dell’organizzazione e verso l’esterno.

Questo mercato, valutato in precedenza 2,3 miliardi di euro e cresciuto fino a raggiungere i 2,5 miliardi con un incremento reale dell’8%, mostrava un andamento lineare e per certi versi statico. Paola Olivares, Direttrice dell’Osservatorio Digital B2b, ha spiegato la necessità di espandere questo perimetro: «La cosa che abbiamo fatto quest’anno è stato provare ad allargare le maglie e quindi non guardare più esclusivamente alla parte di gestione dei documenti, ma a inserire questi documenti nei processi, a guardare il mercato in senso un po’ più ampio».

Questo ampliamento metodologico ha incluso nel paniere nuove fonti di ricavo prima escluse, quali i servizi professionali di implementazione, le attività di trust e compliance, la gestione delle marche temporali, l’integrazione degli ordini tramite il Nodo di Smistamento dei Pagamenti (NSO) e la rete PEPPOL, nonché le applicazioni di intelligenza artificiale applicate all’analisi dei dati transazionali. Con questa nuova mappatura dei processi, il mercato complessivo del Digital B2B in Italia raggiunge un valore stimato di circa 5 miliardi di euro.

Le barriere culturali che frenano il Digital B2B

L’espansione del valore economico non corrisponde ancora a una maturità diffusa nel tessuto imprenditoriale. Interrogate sulle prospettive di crescita a medio termine, le aziende fornitrici di soluzioni tecnologiche prevedono per il 40% un incremento moderato, compreso tra il 5% e il 9%.

A frenare lo sviluppo sono barriere di matrice culturale interne ai clienti, che continuano a percepire gli investimenti nell’IT come costi eccessivi o meri adempimenti, manifestando una forte resistenza al cambiamento e una scarsa consapevolezza dei benefici strategici derivanti dalla digitalizzazione integrata dei flussi.

I tre servizi digitali che dominano la spesa delle imprese italiane

Nonostante l’allargamento del mercato a nuovi servizi e tecnologie emergenti, la spesa delle imprese italiane rimane fortemente concentrata su soluzioni consolidate. I primi tre servizi per incidenza economica — ovvero i Document Management System (DMS), la fatturazione elettronica e l’archiviazione digitale — generano da soli circa i due terzi del valore complessivo del mercato.

La medesima polarizzazione si riscontra sul fronte dell’offerta. Il 71% dei provider attivi sul mercato propone soluzioni di Document Management System, a testimonianza di come la gestione elettronica dei documenti rappresenti lo snodo centrale da cui partono i progetti di digitalizzazione.

Anche la struttura degli attori di mercato mostra un elevato livello di concentrazione: i produttori di software di gestione documentale, i system integrator e le società di consulenza coprono circa il 75% delle quote di mercato complessive.

Per quanto riguarda i modelli di erogazione, si registra un progressivo ma deciso spostamento dalle soluzioni installate localmente (on-premise) verso logiche di gestione as-a-service, che oggi rappresentano il 15% del mercato totale e rispondono alla richiesta di maggiore flessibilità e scalabilità da parte delle imprese.

Modelli europei a confronto tra spinte normative e iniziative di mercato

L’analisi dei percorsi di digitalizzazione evidenzia una netta dicotomia geografica e metodologica all’interno del contesto europeo. Da un lato si collocano i Paesi caratterizzati da un approccio definito regulation-driven, dove lo Stato assume un ruolo di promotore attivo, introducendo obblighi normativi che costringono le imprese ad adeguarsi e a digitalizzare i propri flussi. L’Italia e la Francia rappresentano i principali esempi di questo modello, che storicamente ha favorito lo sviluppo di mercati locali frammentati, popolati da numerosi provider specializzati nella gestione di normative complesse e specifiche del territorio.

Dall’altro lato si trovano le economie che seguono un modello market-driven, come la Svezia, i Paesi scandinavi e la Germania. In questi contesti, l’innovazione si sviluppa dal basso: le imprese medie e grandi, caratterizzate da una cultura digitale radicata, ricercano autonomamente l’efficienza operativa e la standardizzazione dei processi per ottimizzare il rapporto con il proprio indotto. Questo modello favorisce la presenza di grandi player globali in grado di offrire soluzioni standardizzate e generaliste, adatte a operare su diversi mercati internazionali. Il ruolo dello Stato in questi Paesi è prevalentemente quello di un osservatore attento, pronto a intervenire con la regolamentazione solo laddove il mercato non riesca a trovare un equilibrio autonomo.

La transizione dai documenti ai dati transazionali

Il futuro dello scambio di informazioni commerciali in Europa risiede nel superamento del concetto statico di documento a favore di una gestione dinamica dello stato transazionale. Negli ultimi vent’anni, i framework di interoperabilità europei hanno consentito di abbattere le barriere tecnologiche, permettendo la comprensione e lo scambio delle fatture elettroniche oltre i confini nazionali. Risolta la questione della leggibilità del dato, la nuova sfida si sposta sull’affidabilità e l’integrità del dato stesso.

Kenneth Bengtsson, Chair del Comitato Tecnico OASIS UBL, ha inquadrato questa evoluzione analizzando la transizione in atto nei modelli di reporting europei: «Nei modelli convenzionali di scambio digitale, come PEPPOL, un fornitore di servizi affidabile si collega ad altri fornitori, con autenticazione reciproca da un estremo all’altro, da fornitore di servizi affidabile a fornitore di servizi affidabile, eccetera. Il modello di fiducia in questo contesto è in gran parte implicito e transitivo. Qui gli obblighi statali, come quelli relativi alla rendicontazione, impongono requisiti più rigorosi. La fiducia deve accompagnare sempre più i dati nel loro percorso».

Nel modello di scambio convenzionale, la fiducia è implicita e delegata ai provider di servizi che garantiscono la sicurezza del canale di trasmissione. Con l’introduzione dei sistemi di monitoraggio in tempo reale e delle banche dati collegate a livello europeo, diventa necessario garantire che la fiducia sia integrata direttamente nel dato transazionale. Questo richiede un’evoluzione verso modelli di fiducia espliciti, dove sia possibile verificare in modo univoco quale entità legale abbia dichiarato la veridicità delle informazioni, quale organizzazione sia coinvolta e sotto quale autorità abbiano operato i sistemi informatici. Questo scenario richiederà l’integrazione di sistemi di identità e autenticazione avanzati, mutuando i principi del regolamento eIDAS (come i sigilli elettronici e i business wallet) e adattandoli ai flussi di fatturazione massivi scambiati tra macchine.

Il ruolo del formato JSON e delle API nella standardizzazione dei flussi di business

Per supportare la transizione verso la gestione dinamica degli stati transazionali, gli standard internazionali di scambio dati stanno evolvendo verso tecnologie più flessibili e adatte all’integrazione moderna. Lo standard UBL (Universal Business Language), storicamente basato sul formato XML, si sta aprendo a nuovi paradigmi per favorire l’interoperabilità e la comunicazione machine-to-machine a volumi elevati.

In questa direzione si inserisce lo sviluppo di una versione JSON dello standard UBL, progettata specificamente per facilitare l’utilizzo di interfacce di programmazione delle applicazioni (API) all’interno delle reti di business digitali. L’adozione del formato JSON consente una comunicazione più fluida tra i sistemi informativi aziendali, riducendo la complessità di integrazione rispetto ai tracciati XML tradizionali. Questo sviluppo tecnologico permette alle imprese di mantenere i propri sistemi e formati nazionali, garantendo al contempo punti di connessione standardizzati per operare in un mercato europeo integrato, dove l’interoperabilità non richiede necessariamente l’uniformità dei sistemi interni.

La resilienza dell’EDI e l’integrazione delle tecnologie legacy con l’intelligenza artificiale

Nell’analisi dei processi di digitalizzazione, l’Electronic Data Interchange (EDI) si conferma una tecnologia fondativa e resiliente, in grado di mantenere un ruolo centrale all’interno dei flussi logistici e amministrativi delle filiere più complesse, come la grande distribuzione organizzata (GDO) e il retail. Nonostante si tratti di un paradigma nato diversi decenni fa, l’EDI ha dimostrato un’elevata capacità di adattamento alle evoluzioni infrastrutturali dell’Information Technology.

Il valore dell’EDI risiede nella sua capacità di standardizzare le comunicazioni di filiera, garantendo la gestione sicura di grandi volumi di dati transazionali tra partner di business diversi. La sfida per le imprese non consiste nel sostituire questa tecnologia consolidata, ma nell’estendere la base di utilizzo a un numero sempre maggiore di partner commerciali e nell’affiancarla alle nuove soluzioni di intelligenza artificiale.

L’integrazione tra l’affidabilità strutturale dell’EDI e le capacità analitiche dell’AI può consentire alle aziende di estrarre valore dai dati transazionali storici, ottimizzando i flussi di approvvigionamento e migliorando la pianificazione collaborativa lungo l’intera catena del valore. Per fare questo, tuttavia, è necessario che il management superi l’approccio puramente reattivo e trovi la determinazione strategica per guidare un reale cambiamento organizzativo.

La trasformazione digitale è cruciale per le aziende moderne poiché permette di migliorare l’efficienza operativa e la customer experience. Secondo le ricerche, il 59% delle organizzazioni ritiene che l’uso efficace della tecnologia rappresenti la chiave del successo della propria trasformazione, mentre l’86% degli intervistati crede che la tecnologia cambierà radicalmente il modo in cui la propria organizzazione opererà nei prossimi 10 anni. La digital transformation consente alle aziende di rimanere competitive nell’era digitale attraverso l’innovazione continua.

Le sfide comuni che le aziende affrontano durante la digital transformation includono: restrizioni di budget (58% a livello globale, particolarmente rilevanti nei settori dell’educazione e della pubblica amministrazione), scarsità di competenze tecniche (56%, con picchi nel settore assicurativo e manifatturiero), resistenza al cambiamento da parte dei dipendenti, integrazione di nuove tecnologie con sistemi legacy, problemi di sicurezza dei dati e conformità normativa, e la gestione del cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione.

I dati sono fondamentali per la trasformazione digitale. Lo sviluppo di capacità analitiche e decisionali è considerato uno dei principali benefici della digital transformation. Le aziende stanno investendo in big data analytics, che rappresenta l’area di principale investimento in innovazione nei prossimi anni in Europa e nell’area Asia-Pacific (41%). La gestione avanzata dei dati richiede infrastrutture robuste e sistemi in grado di garantire un trattamento dei dati pulito e affidabile, essenziali per l’implementazione efficace dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

FAQ generate con l’AI, a cura della Redazione


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 Mattia Lanzarone

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