- Il frutto del fico d’india è una grossa bacca ovale e polpa di colore variabile dal bianco al viola.
- Grande luminosità, caldo e sole diretto sono indispensabili per far fruttificare il fico d’India.
- I fiori del fico d’India hanno un colore giallo pastello, e sbocciano in primavera.
- Il fico d’India è una tipica succulenta da esterno.
- Il fico d’India si coltiva anche in vaso, in modo da poterlo spostare al riparo in caso di inverni poco miti.
Conosciuto da tutti come fico d’India, l’Opuntia ficus-indica appartiene alla famiglia delle cactaceae e, a dispetto del nome, è originaria delle regioni centrali del continente americano e non dell’India. Oggi si può trovare come pianta introdotta e rinaturalizzata un po’ ovunque nelle regioni desertiche della Terra, dall’Africa all’Australia.
L’Opuntia ficus-indica si è perfettamente adattata anche ai climi della fascia costiera mediterranea al punto da divenire, in alcune regioni, parte integrante del panorama, quasi si trattasse di una pianta autoctona. Il clima caldo, la forte radiazione solare, un quantitativo di piogge non eccessivo permettono alle piante di raggiungere grandi dimensioni, di fiorire e di portare a maturazione i frutti.
Il fico d’India si riproduce tramite talea e si può coltivare sia in vaso sia in piena terra: la scelta dipende dal clima della regione di appartenenza, dato che la pianta non sopporta il freddo e quindi, pur essendo una succulenta da esterno, va spostata in veranda o in serra fredda specialmente al Nord. Il fico d’India è una pianta che non richiede troppe cure: la concimazione si effettua con un fertilizzante organico o specifico per cactacee a seconda che la pianta sia coltivata in giardino o in contenitore, mentre le annaffiature, come per tutte le succulente, devono essere sporadiche e mai abbondanti.
L’esposizione migliore è calda e diretta, mentre il terreno ideale per il trapianto deve presentarsi sciolto, ricco di sabbia e sempre molto ben drenato. I nemici principali del fico d’India sono infatti il freddo e i ristagni idrici. Altra opera di manutenzione necessaria è la potatura: questa si esegue in due tranche per mantenere la pianta ordinata, giovane e di dimensioni contenute e gestibili da un lato, e, in un secondo momento, per favorirne la produttività.
Le pale (cladodi) del fico d’India, che sono in realtà il fusto della pianta, hanno assunto la funzione fotosintetica tipica delle foglie divenendo di colore verde (anche se opuntia Santa Rita possiede caratteristiche pale di colore violaceo).
Il tessuto, succulento ma resistente, è ricco di cloroplasti ed è al contempo carnoso per immagazzinare acqua.
Le foglie sono state trasformate in spine per ridurre la superficie evapotraspirante e consentire alla pianta di non perdere troppa umidità.
Per la stessa ragione anche il ciclo di organicazione del carbonio grazie alla fotosintesi segue uno schema diverso rispetto a quello delle latifoglie e consente di operare anche a stomi chiusi, con un minor dispendio d’acqua, e in presenza di forti radiazioni ed elevate temperature.
I fiori sono di colore giallo e si aprono nei mesi di aprile e maggio al bordo delle pale, talvolta in sequenza, sostituiti poi dai frutti carnosi, dapprima verdi e poi di colore diverso, in base alla varietà.
Fioritura
La pianta di fico d’India fiorisce principalmente tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, nel periodo compreso tra maggio e luglio.
Produce fiori grandi e spettacolari, dai colori vivaci (di solito giallo brillante o arancione, più raramente rossi), che spuntano sui bordi dei cladodi.
Dopo la fioritura, i frutti si sviluppano durante l’estate e arrivano a maturazione tra la fine di agosto e ottobre, quando diventano dolci e eduli.
La tecnica della scozzonatura
In molte zone del Sud Italia, soprattutto in Sicilia, si applica la pratica della scozzonatura, che consiste nel tagliare i primi fiori a maggio/giugno.
La pianta reagisce emettendo una seconda fioritura più tardiva: questo permette di ottenere frutti più grandi, pregiati e senza semi duri, che maturano nel tardo autunno (tra ottobre e novembre).
Riproduzione
La riproduzione della pianta del fico d’India è estremamente semplice e si effettua quasi esclusivamente per talea di pala (i cladodi, ovvero le foglie piatte e carnose). La riproduzione da seme è sconsigliata perché molto lenta e dai risultati imprevedibili.
Il periodo migliore per farlo va da maggio a luglio, quando le temperature sono calde e la pianta è in pieno sviluppo vegetativo.
- Scegliere una pala sana, priva di macchie o parassiti, meglio se di 1 o 2 anni di età. Staccarla dalla pianta madre nel punto di giunzione usando un coltello ben affilato e disinfettato, oppure torcendola delicatamente con dei guanti spessi
- Non interrare subito la pala ma lasciarla riposare in un luogo asciutto, all’ombra e ben ventilato per 7-10 giorni in modo che non marcisca. La ferita del taglio deve asciugarsi completamente e formare un “callo” secco
- Scegliere un vaso dotato di fori di drenaggio e riempirlo con un terriccio specifico per cactus e succulente (oppure una miscela di terriccio universale, sabbia di fiume e lapillo/pomice per garantire un perfetto drenaggio)
- Inserire la pala verticalmente nel terreno per circa 1/3 della sua lunghezza (la base deve essere interrata per 5-10 cm per rimanere stabile). Compattare leggermente il terreno attorno per sostenerla
- Collocare il vaso in un luogo caldo e luminoso, ma non alla luce solare diretta per le prime settimane. Inoltre, aspettare 10-15 giorni prima di annaffiare per la prima volta e, successivamente, bagnare solo quando il terreno è completamente asciutto.
Una volta emesse le prime radici (solitamente entro 3-6 settimane), il fico d’India può essere trasferito in pieno sole. Nel giro di un anno inizierà a sviluppare le prime nuove pale.
Volendo, è possibile piantare anche le pale tagliate a metà o posizionate orizzontalmente sul terreno, ma il metodo verticale a pala intera è quello che garantisce la percentuale di successo più alta.
Si ricorda di maneggiare sempre la pianta con guanti molto spessi per proteggersi dalle micro-spine.
Semi
I semi del fico d’India sono piccoli (misurano circa 3-5 millimetri di diametro), numerosi e presentano caratteristiche fisiche molto particolari legate alla struttura protettiva della pianta.
La forma è discoidale, appiattita e leggermente reniforme, mentre il colore è giallo chiaro, beige o crema quando sono secchi; appena estratti dalla polpa appaiono lucidi e ricoperti dalla fibra del frutto.
Estremamente duri e legnosi, hanno un rivestimento esterno (tegumento) molto coriaceo che li rende resistenti alla digestione. In ogni caso, sono eduli e vengono ingeriti insieme alla polpa del frutto.
Un singolo frutto può contenerne da 100 fino a oltre 300.
Informazioni e curiosità
Sulla base del colore della polpa possiamo distinguere tre varietà di frutto del fico d’India: gialla, rossa e bianca.
La varietà a frutti gialli (conosciuta come “sulfurina”), di colore luminoso e chiaro, è considerata la migliore. I frutti, con o senza peduncolo, sono di forma ellittica, a polpa soda e di sapore dolce. Resistenti agli urti e al trasporto, nonché piuttosto durevoli, sono la varietà normalmente presente sul mercato. La pianta ha sviluppo contenuto, non raggiunge mai grandi dimensioni, e richiede di essere potata in modo piuttosto drastico per fruttificare al meglio.
I fichi d’India a frutti rossi (la varietà è detta “sanguigna” per il colore intenso), sono tenuti in gran conto anche se di sapore meno spiccato e meno adatti al trasporto. I frutti, peduncolati o meno, maturano con un mese di ritardo rispetto alla varietà sulfurina. Lo sviluppo della pianta è di poco superiore a quella a frutti gialli.
La varietà a frutti bianchi, “muscaredda”, ha scarsa diffusione ed è quella che viene meno apprezzata dai consumatori perché meno dolce.
In ogni caso, chi volesse cimentarsi nella coltivazione del fico d’India si ricordi, al momento dell’acquisto, che si tratta di una pianta ad accrescimento abbastanza veloce se viene posta in condizioni ottimali e che quindi non deve essere scelta in base alle dimensioni, bensì allo stato di salute. Fare quindi attenzione che sia priva di lesioni, ferite, cicatrici, rammollimenti e zone decolorate, tutti difetti che sono tanto più gravi quanto più ci si avvicina alla base della pianta.
Coltivazione
Pianta tipica delle regioni a clima caldo dove anche d’inverno il termometro non scende mai sotto lo zero (o almeno non in modo significativo e non per lunghi periodi), il fico d’India si adatta a essere coltivato, oltre che in piena terra, anche in vaso per essere ritirato durante la stagione fredda. Se ben conservato durante l’inverno e portato in pieno sole in estate, potrà fiorire e fruttificare.
È importante ricordarsi di utilizzare contenitori grandi e dalla base larga, appesantiti con pietre da porre sul terriccio per evitare i frequenti capovolgimenti dovuti a colpi di vento o sviluppo eccessivo.
Eliminare sempre il sottovaso per evitare ristagni.
Collocazione
Il fico d’India è una succulenta che cresce all‘esterno. Volendo, si può trasportare in una veranda o in serra fredda durante l’inverno.
Concimazione
La concimazione del fico d’India è semplice, ma richiede qualche accortezza: la pianta, infatti, immagazzina grandi quantità d’acqua e nutrienti nei cladodi, quindi un eccesso di concime — soprattutto azotato — rischia di danneggiarla, rendendola molle e vulnerabile ai marciumi o riducendo la fioritura.
Il periodo migliore per concimare va dalla primavera all’inizio dell’estate (da aprile a luglio), coincidente con la fase di vegetazione e fioritura.
Quale concime scegliere
Concime organico (il migliore per le piante in piena terra)
- Stabbio/stallatico sfarinato o pellettato: va applicato a fine inverno/inizio primavera attorno alla base della pianta (senza che tocchi direttamente il fusto). Rilascia nutrienti gradualmente e migliora la struttura del terreno
- Compost o humus di lombrico: ottimi per arricchire il suolo in modo naturale.
Concime minerale per cactacee e succulente (ottimo per le piante in vaso)
Scegliere un fertilizzante liquido con un titolo N-P-K sbilanciato a favore di potassio e fosforo e a basso contenuto di azoto: il rapporto ideale è del tipo 1 : 2 : 3. L’azoto, infatti, fa crescere la vegetazione ma ammorbidisce i tessuti, il fosforo favorisce le radici e la fioritura, mentre il potassio migliora la robustezza delle pale e la qualità dei frutti.
La frequenza varia a seconda che il fico d’India si trovi in giardino o in contenitore:
- Piante in piena terra: un’unica somministrazione di concime organico (stallatico) a fine inverno (febbraio-marzo) è spesso sufficiente per tutto l’anno. In alternativa, un concime granulare a lento rilascio per cactacee distribuito a maggio
- Piante coltivate in vaso: somministrare il concime liquido per cactus ogni 3-4 settimane da aprile a luglio, diluito nell’acqua di annaffiatura a metà della dose raccomandata sulla confezione.
Si ricorda di sospendere completamente qualsiasi concimazione da settembre a marzo poiché la pianta entra in riposo vegetativo e non assorbe i nutrienti, che ristagnerebbero nel terreno.
Esposizione e luce
Preferire sempre posizioni in piena luce e sole diretto perché il fico d’India non teme il caldo più intenso. Evitare, invece, le correnti fredde e l’ombreggiatura, anche parziale.
Annaffiatura
Il fico d’India è una pianta succulenta altamente efficiente nell’immagazzinare acqua all’interno delle sue pale per cui non teme assolutamente la siccità. L’ecceso d’acqua rappresenta invece un grande pericolo.
Per questo, bisogna bagnare solo quando il terreno è completamente asciutto anche in profondità, tenendo conto anche della stagionalità:
- Primavera ed estate (aprile – agosto): è la fase di piena attività vegetativa e sviluppo dei frutti, per cui si annaffia regolarmente, ma con moderazione
- Autunno (settembre – ottobre): si riducono drasticamente le annaffiature man mano che le temperature scendono e aumenta l’umidità ambientale
- Inverno (novembre – marzo): la pianta entra in riposo vegetativo, per cui le annaffiature vanno sospese del tutto, specialmente se la pianta si trova all’aperto o in zone dove le temperature scendono sotto i 10°C.
Quanto e come annaffiare
Le modalità cambiano sensibilmente a seconda che il fico d’India sia coltivato in piena terra o in vaso.
Pianta in piena terra
- Piante adulte (oltre i 2-3 anni): in genere non richiedono annaffiature, accontentandosi delle piogge stagionali. Solo in caso di estati eccezionalmente calde e senza pioggia per mesi, è possibile effettuare 1-2 abbondanti bagnature durante l’estate per aiutare la maturazione dei frutti
- Piante giovani (appena messe a dimora): durante i primi 1-2 anni, bagnare circa una volta ogni 15-20 giorni nei mesi più caldi (da giugno ad agosto).
Pianta in vaso
In vaso le radici hanno poco spazio e il terriccio si asciuga più velocemente, ma l’acqua in eccesso non ha via di fuga.
Di conseguenza, bagnare circa una volta ogni 7-14 giorni, solo quando la terra è del tutto secca, abbondantemente e finché l’acqua non fuoriesce dai fori di drenaggio sul fondo.
Fondamentale è svuotare sempre il sottovaso dopo 15-20 minuti: mai lasciare acqua ristagnante nel sottovaso.
Come capire se il fico d’India ha ricevuto troppa o poca acqua
Se la pianta è assetata, le pale tendono ad afflosciarsi leggermente, diventano meno turgide e sviluppano rughe superficiali. Basta un’annaffiata per vederle tornare turgide in 24-48 ore.
In caso di eccesso idrico, invece, le pale diventano giallastre, molli o “spugnose” al tatto, partendo dalla base. In questo caso occorre sospendere subito le bagnature e verificare lo stato delle radici.
Potatura
La potatura del fico d’India (nota tecnicamente come spalatura) è una pratica agronomica fondamentale per mantenere la pianta in salute, ottimizzare la penetrazione della luce e garantire raccolti abbondanti e di qualità.
Questa tecnica si effettua rimuovendo i cladodi direttamente alla loro base d’inserzione, utilizzando un coltello a lama liscia, molto affilato e disinfettato per garantire tagli netti e prevenire infezioni fungine. Ovviamente, si preferisce un intervento mirato su pale danneggiate, improduttive, piegate verso il basso o troppo invecchiate.
L’incisione va praticata lasciando un margine di 1-2 centimetri rispetto alla pala sottostante, evitando di intaccare direttamente il punto di congiunzione principale per agevolare la cicatrizzazione ed evitare marciumi.
1. Potatura di allevamento
La prima fase serve a dare una struttura solida, equilibrata ed ergonomica alla giovane pianta. Si esegue nel mese di maggio, durante l’avvio della fase vegetativa.
L’obiettivo è plasmare la chioma secondo una struttura a “V”: da ogni pala principale si seleziona la crescita di sole due pale figlie, posizionate in modo divergente e bilanciato tra loro.
Questa forma garantisce un’aerazione ottimale e permette alla luce solare di illuminare uniformemente tutta la superficie della pianta, fattore essenziale per la successiva fioritura.
2. Potatura di produzione
Una volta impostata la struttura, la potatura di produzione si effettua ogni anno nel mese di aprile, prima che la pianta riprenda la piena attività vegetativa.
Si rimuovono i succhioni vigorosi che spuntano alla base o lungo i rami principali, le pale invecchiate, spezzate dal vento, prive di gemme fiorali o disposte in posizioni che ostacolano il passaggio e la lavorazione del terreno.
Il fico d’India fruttifica prevalentemente sulle pale di un anno di età sviluppate su sottostanti pale di 2-3 anni. La potatura deve quindi mirare a rinnovare costantemente la vegetazione, stimolando la nascita di un numero bilanciato di giovani pale.
Mantenere la pianta contenuta nelle dimensioni e ben potata permette di concentrare le energie nutritive sui frutti. Seguendo una corretta gestione di allevamento e potatura annuale, la pianta di fico d’India entrerà nella sua fase di piena produzione a partire dal quinto anno di vita.
Rinvaso e trapianto
Il trapianto del fico d’India è un’operazione determinante per garantire l’attecchimento, lo sviluppo strutturale e la futura produttività della pianta. Essendo una succulenta particolarmente sensibile all’umidità radicale, l’attenzione alla preparazione del suolo e alla gestione degli spazi è fondamentale.
Il momento migliore per mettere a dimora il fico d’India va dal mese di maggio fino a luglio: durante questo periodo le temperature stabili e il calore del terreno stimolano una rapida emissione delle radici.
Scelta e preparazione del terreno
Il fico d’India richiede terreni sciolti, porosi, ricchi di sabbia o scheletro (sassi/ghiaia) e con un drenaggio impeccabile. Sono da evitare tassativamente i terreni argillosi, pesanti, umidi o limosi, che causerebbero inevitabilmente il marciume dell’apparato radicale.
Il substrato deve essere lavorato a fondo a una profondità di almeno 40-50 cm per arieggiare il suolo e facilitare l’espansione delle radici.
Durante la lavorazione del terreno, inoltre, va integrata una concimazione organica a base di letame o stallatico molto maturo (circa 10 kg al metro quadro), miscelandolo bene agli strati inferiori per nutrire gradualmente la pianta senza bruciare le nuove radici.
Per consentire alla pianta una crescita armonica, una corretta illuminazione solare di tutta la chioma e facilitare le successive operazioni di potatura e raccolta, occorre rispettare distanze precise:
- Tra una pianta e l’altra sulla stessa fila: minimo 4 metri
- Tra le file (se si realizzano più filari): almeno 6-7 metri per consentire anche il passaggio di mezzi o attrezzature.
Scelta della talea
Per un trapianto destinato alla produzione di frutti, la scelta della pala è fondamentale.
Non si utilizza una pala singola isolata, ma una talea strutturata composta da 3 pale: una pala base (che andrà interrata) su cui sono già inserite due pale figlie più piccole disposte a “V”. Questo punto di partenza velocizza la formazione della struttura definitiva e anticipa l’entrata in produzione.
Si tenga presente che, se la pala è stata appena staccata dalla pianta madre, la ferita di taglio deve essere fatta asciugare all’ombra per 7-10 giorni prima dell’impianto, finché non si forma un callo cicatriziale secco.
Trapianto step by step
- Preparare una buca quadrata delle dimensioni di 40 cm di larghezza x 40 cm di profondità
- Se il terreno tende a trattenere acqua, sistemare sul fondo uno strato di 5-10 cm di argilla espansa, ghiaia o lapillo vulcanico
- Inserire la pala base verticalmente nella buca, affondandola per circa 1/3 della sua altezza (o fino alla base delle due pale figlie)
- Riempire la buca con il terriccio miscelato a sabbia, quindi premere con decisione il terreno attorno alla base usando i palmi delle mani per eliminare sacche d’aria e stabilizzare la pianta affinché non si inclini con il vento
- Non annaffiare subito il fico d’India ma aspettare 7-10 giorni dal trapianto prima di fornire la prima acqua, dando tempo così alle eventuali micro-lesioni radicali di rimarginarsi al riparo da infezioni.
Ubicazione stagionale
Ill fico d’India può vivere all’aperto tutto l’anno se le condizioni climatiche lo consentono, ossia in caso di inverni relativamente miti (le temperature alte non sono un problema); in caso contrario occorrerà trasferire gli esemplari in vaso al coperto.
Raccolta
La raccolta dei fichi d’India, da eseguire quando i frutti sono pieni, sodi ma non duri, e hanno raggiunto il colore tipico, dovrà essere scalare e si prolungherà per oltre un mese. Per evitare il problema delle spine indossare sempre i guanti.
Più nel dettaglio, i frutti del fico d’India possono essere distinti in frutti a maturazione spontanea e frutti scozzolati. I primi si raccolgono a fine estate e prendono origine dai fiori prodotti sulle pale nei mesi di maggio e giugno; i secondi si originano non dai primi fiori prodotti dalla pianta, ma da una seconda fioritura indotta con la rimozione dei primi.
Questa rimozione si esegue proteggendosi le mani con guanti resistenti oppure con l’utilizzo di due pertiche, utilizzate come se fossero i bracci di una lunga tenaglia per le parti più alte, così da non dover ricorrere all’ausilio di scale. La seconda fioritura porterà alla produzione di frutti di maggiore pezzatura e pregio pronti da raccogliere da settembre in poi, quando c’è poca altra frutta fresca disponibile. Questo ne aumenta il valore commerciale e il gusto.
Oltre ai frutti, del fico d’India si possono consumare anche le pale: molto utilizzate nella cucina messicana, hanno poche calorie e si gustano crude o cotte, dopo averle ben pulite.
Malattia e cure
Il fico d’India è una pianta molto robusta, ma può subire l’attacco di parassiti e malattie fungine, quasi sempre innescati da eccessi di umidità, scarso drenaggio o carenza di aerazione.
1. Parassiti
Cocciniglia cotonosa e cocciniglia del fico
È la minaccia principale per il fico d’India e si manifesta con ciuffi bianchi simili a cotone o scudetti cerosi sulle pale e sui frutti. La cocciniglia succhia la linfa, indebolendo la pianta e favorendo la formazione di fumaggine.
Se l’attacco è lieve, rimuovere manualmente gli insetti spennellandoli con alcool etilico o acqua e sapone di Marsiglia; se invece è esteso, trattare la pianta con olio bianco orticolo (olio minerale) miscelato a un insetticida specifico o con sapone di potassio.
Inoltre, tagliare ed eliminare le pale gravemente compromesse.
2. Malattie fungine
Antracnosi
Si presenta con la comparsa di macchie scure, nere o bruno-rossastre, talvolta concave o crostose, sulla superficie delle pale. Colpisce soprattutto in primavera o autunno in presenza di elevata umidità.
Occorre intervenire nebulizzando prodotti a base di rame (come l’ossicloruro di rame o la poltiglia bordolese) per bloccare la diffusione delle spore. Anche in questo caso, tagliare le pale infette per evitare che il fungo si propaghi a tutta la pianta.
Marciume radicale e del colletto
Le pale diventano molli, gialle o marroni alla base, la pianta tende a piegarsi su sé stessa e ad emanare cattivo odore. È causato quasi esclusivamente da ristagni d’acqua nel terreno.
In presenza dei sintomi elencati, sospendere immediatamente le annaffiature e, se il marciume è localizzato, asportare la parte colpita con un coltello ben affilato e disinfettato fino a trovare tessuto sano. Disinfettare poi la ferita spolverizzando un po’ di rame o zolfo e lasciarla cicatrizzare senza bagnare.
Se il fico d’India è in vaso, sostituire il terriccio eliminando le radici marcite e optare per una miscela altamente drenante (terriccio per cactus con sabbia e lapillo).
3. Problemi ambientali
- Suberificazione: se la pala sviluppa una sorta di crosta legnosa marrone e dura al tatto, non è una malattia, ma una normale reazione della pianta all’invecchiamento o al contatto con il terreno asciutto. Non richiede trattamenti
- Eziolamento: la pianta produce pale sottili e allungate, deboli e di colore verde chiaro. Dipende da una carenza di luce solare diretta, per cui basta spostare il fico d’India nel punto più soleggiato possibile.
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