“Caso ANFFAS di Modica”, considerazioni sulle posizioni assunte da ANFFAS, FISH e Autorità Garante nazionale sulla disabilità – Informare un’H


di Simona Lancioni*

Sono state molte le reazioni al cosiddetto “Caso ANFFAS di Modica”, l’ultima vicenda di presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità consumatasi in un centro diurno dell’Associazione ANFFAS locale, che ha portato alla chiusura della struttura, nonché a due arresti e 13 indagati complessivi. In questo spazio proponiamo qualche considerazione sulle posizioni assunte in merito alla vicenda dall’ANFFAS, dalla Federazione FISH e dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, evidenziando come esse stiano promuovendo politiche di normalizzazione dell’istituzionalizzazione, pur essendo quest’ultima una pratica discriminatoria esplicitamente vietata dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

L’immagine in bianco e nero mostra il primo piano di un vecchio cartello stradale in metallo con la scritta “LOST” (perso/smarrito) (credits: Noemia Prada).

L’ultimo episodio di maltrattamenti e violenze in strutture per persone con disabilità arriva nel pieno di una delle estati più calde di sempre. È il cosiddetto “Caso ANFFAS di Modica”. Ai primi di agosto sui media inizia a circolare la notizia che, a seguito di un’inchiesta della Procura di Ragusa su presunti maltrattamenti ai danni di persone con disabilità, un centro diurno dell’ANFFAS di Modica (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) è stato chiuso e ci sono stati due arresti e 13 indagati complessivi[1]. Il presidente della sezione ANFFAS coinvolta, Giovanni Provvidenza, garante della struttura, e un operatore sono finiti agli arresti domiciliari; per altri cinque operatori è stato disposto il divieto di esercitare la professione e di prestare assistenza a soggetti fragili; mentre ulteriori sei operatori sono indagati senza misure cautelari. Le accuse formalizzate sono quelle di maltrattamenti – due degli indagati sono accusati di essere gli autori delle condotte violente, mentre agli altri viene contestato di non essere intervenuti e di non avere sporto denuncia –, nonché di esercizio abusivo della professione infermieristica (in riferimento alla somministrazione di farmaci da parte di personale non abilitato). Sotto il profilo igienico-sanitario è stato evidenziato il rinvenimento di roditori all’interno di sacchi di iuta nei quali erano conservati dolciumi destinati agli utenti della struttura.
Gli episodi contestati risalgono al periodo compreso tra dicembre 2025 e febbraio 2026. L’indagine è scaturita da alcune irregolarità rilevate in occasione di un’ispezione ordinaria, ed è stata condotta dai Carabinieri del NAS di Ragusa (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità), con il supporto della Compagnia di Modica.

Come Centro Informare un’h esprimiamo sdegno per quanto accaduto e solidarietà alle vittime di questi crimini odiosi. Ovviamente non possiamo esprimerci in merito agli aspetti giudiziari, per questo aspetteremo – com’è giusto – che le Autorità preposte facciano il loro lavoro, e neppure riteniamo di dover promuovere “processi pubblici sommari” o “generalizzazioni inaccurate”, e tuttavia riteniamo utile e doverosa una riflessione politica sulla legittimità o meno dell’istituzionalizzazione. Insomma, se ogni tre per due saltano fuori storie di maltrattamenti, abusi e violenze ai danni di persone disabili o anziane ospitate in strutture, il dubbio che l’istituzionalizzazione non sia la migliore delle risposte possibili per queste persone dovrebbe quanto meno sfiorarci. Sotto questo profilo siamo fortunati perché diverse leggi e studi scientifici ci forniscono importanti elementi di riferimento. Di seguito ne segnaliamo qualcuno in modo schematico e sintetico.

Figura 1: la “casa della violenza”, con le basi, le cause e le manifestazioni della violenza nei confronti delle persone con disabilità che risiedono negli istituti (fonte: FRA “Luoghi di cura = Luoghi di sicurezza? Violenza contro le persone con disabilità negli istituti”, 2025, pagina 25, traduzione in lingua italiana prodotta dal Centro Informare un’h attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale).

Qualche punto fermo sull’istituzionalizzazione  

  • La Convenzione ONUsui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/2009) vieta l’istituzionalizzazione[2];
  • il Comitato ONUsui diritti delle persone con disabilità ha raccomandato all’Italia di chiudere tutte le strutture per persone disabili e di reindirizzare le risorse a servizi radicati nella comunità[3];
  • il medesimo Comitato ONU ha precisato che l’«istituzionalizzazione è una pratica discriminatoria» e «una forma di violenza contro le persone con disabilità»[4]; che «Gli Stati parti dovrebbero abolire tutte le forme di istituzionalizzazione, porre fine ai nuovi collocamenti in istituti e astenersi dall’investire in istituti»[5]; e che «Non esiste alcuna giustificazione per perpetuare l’istituzionalizzazione»[6];
  • l’Unione Europea ha vietato che i propri fondi vengano utilizzati per l’istituzionalizzazione[7];
  • la riforma della disabilità delineata dalla Legge Delega 227/2021, essendo stata ideata per attuare la Convenzione ONU, è orientata a prevenire l’istituzionalizzazione e promuovere la deistituzionalizzazione[8]; essa ha individuato nel Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato – disciplinato dal Decreto Legislativo 62/2024(uno dei decreti attuativi della Legge Delega), che diventerà pienamente operativo dal 1° gennaio 2027 – il principale dispositivo predisposto a tale scopo;
  • da oltre quindici anni in Italia è concretamente sperimentata una metodologia che ha dimostrato e documentato come, attraverso lo strumento del Progetto di Vita, sia possibile personalizzare le risposte e garantire il diritto all’autodeterminazione delle persone con disabilità, escludendo a priori il ricorso all’istituzionalizzazione, anche nel caso in cui esse abbiano necessità di sostegni ad alta intensità[9];
  • la normalizzazione delle forme istituzionali di assistenza è posta tra le “fondamenta” della “casa della violenza”, un modello predisposto dall’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali(FRA) per descrivere la violenza contro le persone con disabilità ospitate negli istituti[10]. Questo significa che presentare l’istituzionalizzazione come una pratica neutra si configura come uno dei presupposti che rendono possibili anche le altre forme di violenza più specifiche (come i maltrattamenti) attuate all’interno delle strutture.

Eppure, nonostante questi punti fermi, l’Istat ci dice che l’istituzionalizzazione in Italia sta crescendo[11]. Alcune prese di posizione di certi soggetti riguardo a quest’ultima vicenda di maltrattamenti si rivelano molto utili per comprendere alcune delle dinamiche che permettono al sistema istituzionalizzante di prosperare nonostante le evidenze riportate.

Alcune prese di posizione sul “Caso ANFFAS di Modica”

In questo spazio analizzeremo le posizioni assunte, in merito alla vicenda di Modica, da tre componenti rilevanti del sistema che concorrono a delineare, pur con funzioni e ruoli differenti, le politiche nazionali in materia di disabilità: l’ANFFAS Nazionale, la FISH (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie) e l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

La posizione dell’ANFFAS. Il 4 agosto, lo stesso giorno in cui i media hanno iniziato a divulgare questa brutta vicenda, è stata diramata una nota congiunta dell’ANFFAS Nazionale e dellANFFAS Sicilia[12]. Fondata nel 1958, oggi l’ANFFAS si configura come una rete che conta 165 Associazioni locali e 63 enti aderenti a marchio ANFFAS sparsi sul territorio nazionale. Tra i servizi offerti vi è anche la gestione di centinaia di strutture residenziali e semiresidenziali[13]. Sebbene, almeno sulla carta, le Associazioni locali risultino autonome e separate dagli enti gestori di servizi a marchio ANFFAS, di fatto le politiche dell’ANFFAS in materia di istituzionalizzazione sembrano più orientate a tutelare gli interessi dei gestori di servizi (si tratta di un giro di affari di milioni di euro), che i diritti umani delle persone con disabilità enunciati nella Convenzione ONU. La nota del 4 agosto ne è una conferma. Le due articolazioni dell’Associazione dicono di aver appreso le notizie della vicenda «con profondo sconcerto»; affermano che, nel pieno rispetto del lavoro della Magistratura e del principio di presunzione di innocenza, censurano fermamente «ogni condotta lesiva della dignità, dell’integrità e dei diritti delle persone»; confidano che venga fatta piena luce sull’accaduto e siano accertate tutte le eventuali responsabilità; stanno «adottando i provvedimenti atti a far decadere da ogni carica associativa e rapporto con ANFFAS i soggetti coinvolti in tali indagini, riservandosi di costituirsi parte civile in sede processuale»; chiedono agli  Enti pubblici territoriali preposti «di farsi carico di garantire, già a partire dal prossimo mese di settembre, i sostegni necessari affinché le persone con disabilità e le famiglie interessate del territorio non vengano lasciate da sole e totalmente prive di servizi essenziali».
Possiamo notare che anche davanti al coinvolgimento di una propria Associazione locale in una gravissima storia di presunti maltrattamenti in un proprio centro, l’ANFFAS non prende nemmeno in considerazione di mettere in discussione l’istituzionalizzazione, e tratta l’intera vicenda come un “incidente di percorsoslegato dal contesto, e non come l’esito non scontato, ma abbastanza prevedibile e probabile, di una pratica che il Comitato ONU ha definito come discriminatoria e violenta nei confronti delle persone con disabilità. È davvero così strano e sorprendente che una pratica discriminatoria e violenta produca altre forme specifiche di violenza? Il citato modello della “casa della violenza” mostra il contrario, ed evidenzia anche che la normalizzazione dell’istituzionalizzazione – come quella proposta nella nota dell’ANFFAS – si configura come uno dei presupposti che rendono possibili altre forme specifiche di violenza.
Oltre a ciò c’è un ulteriore elemento di contesto che merita di essere segnalato. Nel periodo tra maggio e giugno 2026 una serie di indagini sulla gestione del Ministero per le Disabilità pubblicate sul quotidiano «Domani»[14] hanno fatto emergere, tra le altre cose, anche una modalità di rapporti privilegiati tra la Ministra Alessandra Locatelli e l’ANFFAS Nazionale. In particolare una di queste[15] mette in luce come la Ministra, essendo stata in passato responsabile per vent’anni di una comunità di alloggi dell’ANFFAS a Como, una volta arrivata a Roma abbia reclutato nello staff ministeriale molti esperti afferenti alla «“sua” Associazione» (si parla di una «Pioggia di consulenti»); abbia elargito alla stessa ingenti contributi economici; abbia stipulato un protocollo d’intesa con l’ANFFAS per l’utilizzo di InCare62, un software per la costruzione, l’attuazione e il monitoraggio del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato. Non risulta che l’ANFFAS e la Ministra Locatelli (a cui sono state rivolte anche due interrogazioni parlamentari[16]) abbiano chiarito la propria posizione riguardo alle rivelazioni del quotidiano «Domani». Rivelazioni che, qualora fossero confermate (ma il fatto che nessuno le abbia smentite le avvalora), potrebbero spiegare anche perché all’ANFFAS sia ancora permesso di sedere nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità in rappresentanza delle persone con disabilità, nonostante il Comitato ONU abbia esplicitato che «a coloro che hanno interessi finanziari o di altro tipo nel mantenere aperti gli istituti deve essere impedito di influenzare i processi decisionali relativi alla deistituzionalizzazione»[17]. La qual cosa getta un’ombra su tutto l’operato dell’Osservatorio.

La posizione della Federazione FISH. La FISH, a cui l’ANFFAS aderisce, si è espressa più volte sul “Caso ANFFAS di Modica”[18]. Lo scorso anno il Centro Informare un’h aveva invitato la Federazione a «mettere ai vertici della propria agenda politica la predisposizione di un Piano di deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione»[19]. La FISH non ha mai risposto a questa richiesta, ma dalle sue dichiarazioni pubbliche possiamo evincere che le sue politiche sono orientate a mantenere in piedi questa pratica discriminatoria. Il Presidente nazionale della FISH, Vincenzo Falabella, infatti, non si è fatto scrupolo a connotare come ideologiche le istanze di chi promuove la deistituzionalizzazione[20]. In un’altra occasione ha affermato che l’istituzionalizzazione è in grado di offrire «assistenza qualificata e rispettosa della dignità della persona», questo pur essendo egli un avvocato, e dunque essendo ben consapevole che questa forma di erogazione dell’assistenza è del tutto incompatibile con la Convenzione ONU. Su questo tema Falabella usa frequentemente una narrazione volutamente ambigua, volta a simulare una posizione in linea con la Convenzione ONU, mentre in realtà sta promuovendo politiche lesive dei diritti umani delle persone con disabilità. Ciò allo scopo di non dover ammettere che la Federazione non è stata ancora capace di dire alle Associazioni che gestiscono servizi residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità aderenti alla FISH – tra le quali figura, appunto, l’ANFFAS –, che i diritti umani sanciti dalla Convenzione ONU non sono negoziabili, e che, pertanto, dismettere le pratiche discriminatorie dovrebbe essere un requisito minimo per fare parte della Federazione stessa. Ma questo l’attuale dirigenza della FISH non riesce proprio a farlo. Infatti nelle note diramate a seguito del “Caso ANFFAS di Modica” essa «esprime sconcerto per quanto sta emergendo dall’inchiesta della Procura di Ragusa sul centro diurno ANFFAS di Modica»[21], ma evita accuratamente di parlare di deistituzionalizzazione, come richiesto all’Italia dal Comitato ONU ormai dieci anni fa. Dunque, la proposta della FISH non prevede la stesura di un Piano per la chiusura delle strutture, ma mira a «rafforzare i meccanismi di vigilanza, monitoraggio e controllo, verificare con maggiore rigore le qualifiche e l’idoneità professionale di chi opera a contatto con le persone più fragili e costruire un modello fondato su responsabilità, trasparenza e tutela effettiva dei diritti»[22]. Dal nostro punto di vista questa proposta potrebbe avere un senso se calata all’interno di un Piano di progressivo smantellamento delle strutture attuato utilizzando gli strumenti definiti dalla riforma della disabilità, e la metodologia di risposte personalizzate, collaudate in oltre quindici anni di sperimentazioni, e rese accessibili su scala nazionale dal Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato. Ma proporre di introdurre questi meccanismi di vigilanza al solo scopo di rallentare, posticipare o fermare il processo di deistituzionalizzazione che la riforma della disabilità, in linea con la Convenzione ONU, ha inteso promuovere, suscita uno sdegno pari a quello che scaturisce dalle notizie dei maltrattamenti. Per tale ragione chiediamo alla Federazione FISH di argomentare per quale motivo, invece di promuovere la deistituzionalizzazione, si sta impegnando nella normalizzazione dell’istituzionalizzazione. Quella stessa normalizzazione che l’Agenzia FRA ha posto tra le “fondamenta” della “casa della violenza”.

La posizione dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Se le posizioni dell’ANFFAS e della FISH gettano nello sconforto, purtroppo dobbiamo rilevare, con sconcerto, che anche quella espressa dall’Autorità Garante nazionale lascia senza fiato. Sì, anche l’Autorità Garante Nazionale, con una propria nota[23], esprime «profonda preoccupazione» per la vicenda di Modica”, nonché «la più ferma condanna di ogni forma di violenza, maltrattamento o comportamento lesivo della dignità, dell’integrità e dei diritti delle persone con disabilità». Ma il passaggio che appare francamente surreale è quello in cui l’Autorità Garante nazionale assume l’ANFFAS Nazionale e l’ANFFAS Sicilia come riferimenti per le informazioni sulla vicenda che le riguarda, chiedendo alle stesse di essere costantemente informata, evidenziando in tal modo una sostanziale incapacità di porsi quale soggetto terzo – di garanzia, appunto – rispetto a quelli direttamente coinvolti nel caso in questione, nonché mischiando i ruoli di controllore e controllato. Questo il passaggio in questione: «L’Autorità prende atto della tempestiva e netta posizione assunta da ANFFAS Nazionale e da ANFFAS Sicilia, delle iniziative annunciate nei confronti dei soggetti coinvolti e della manifestata intenzione di valutare la costituzione di parte civile nell’eventuale processo.
In considerazione della gravità della vicenda, l’Autorità ha chiesto ad ANFFAS Nazionale e ad ANFFAS Sicilia di essere costantemente informata sugli sviluppi, sulle determinazioni adottate dagli organi associativi e sulle misure assunte per garantire la protezione e l’ascolto delle persone coinvolte, il sostegno alle loro famiglie e la continuità dei servizi essenziali.
L’Autorità ha invitato inoltre ANFFAS Nazionale e le sue articolazioni regionali a rafforzare l’attenzione, il monitoraggio e gli strumenti di prevenzione nei confronti dell’intera rete associativa territoriale, verificando l’effettiva applicazione dei principi e delle procedure poste a tutela delle persone con disabilità. In ogni realtà locale devono essere assicurati adeguati meccanismi di ascolto e segnalazione, la formazione continua del personale e dei volontari e interventi tempestivi in presenza di comportamenti o situazioni potenzialmente lesivi della dignità e dei diritti delle persone».
L’Autorità Garante nazionale ha poi evidenziato «l’assoluta necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, osservazione e tutela dei diritti delle persone con disabilità all’interno delle strutture sanitarie, sociosanitarie e assistenziali e nei servizi residenziali, semiresidenziali e territoriali», ed afferma di stare lavorando alla definizione di apposite Linee guida per lo svolgimento delle visite di controllo, ma queste affermazioni non riescono minimamente a scalfire l’impressione, suscitata dal passaggio precedente, che anche questa figura, che dovrebbe essere di garanzia, stia in realtà contribuendo alla normalizzazione dell’istituzionalizzazione. «Garante di chi?», chiedono infatti, provocatoriamente, da PERSONE, il Coordinamento Nazionale contro la discriminazione delle persone con disabilità, in un post di commento alla nota[24].

Conclusione

In tanti anni di attività il Centro Informare un’h si è occupato di numerose vicende di istituzionalizzazioni forzate, maltrattamenti, abusi e violenze attuate all’interno delle strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità e anziane. Tuttavia dobbiamo ammettere che il “Caso ANFFAS di Modica” presenta delle particolarità inedite date dal fatto che essa coinvolge una rete associativa presente praticamente ovunque sul territorio nazionale e che, come abbiamo visto, sembra avere legami stretti e poco trasparenti con il Ministero per le Disabilità; una rete che promuove politiche volte a tenere in piedi le proprie strutture, nonostante l’istituzionalizzazione sia una pratica vietata dalla Convenzione ONU; una rete che avendo un innegabile conflitto di interessi dato dal proprio ruolo di ente gestore di servizi, siede illegittimamente nell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità in rappresentanza delle persone disabili istituzionalizzate. Sarebbe stato auspicabile che la Federazione FISH e l’Autorità Garante nazionale avessero trovato il coraggio di esprimere posizioni meno imbarazzanti di quelle di cui abbiamo dato conto. Mentre attendiamo che lo trovino (il coraggio), noi continueremo a raccontare e a documentare.

 

* Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)

 

Nota 1: la formattazione delle citazioni testuali è un intervento del Centro Informare un’h. Il Centro rimane disponibile a ospitare eventuali repliche dei soggetti chiamati in causa nel testo.
Nota 2: il Centro Informare un’h è impegnato nel rivendicare la promozione della deistituzionalizzazione e lo stop all’istituzionalizzazione. Temi su cui si è avviato un confronto pubblico. In calce alla pagina “Riforma della disabilità: eliminiamo la possibilità di istituzionalizzare le persone” (in aggiornamento) sono segnalati i contributi che di volta in volta si stanno susseguendo.

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[1]  Questi alcuni dei servizi pubblicati: Modica, arrestato il presidente dell’Anffas onlus: è accusato di maltrattamenti a persone disabili, «Corriere della Sera» (cronache), 4 agosto 2026; Maltrattamenti su persone con disabilità in un centro diurno di Modica: 13 indagati, due arresti, «il Fatto Quotidiano» (cronaca), 4 agosto 2026; Isabella Faggiano, Modica, Anffas e Fish dopo l’inchiesta: “Abusi incompatibili con i nostri valori, ora più controlli”, «Sanità Informazione», 5 agosto 2026; Sara De Carli, Modica, una ferita che interroga il mondo della disabilità, «Vita», 6 agosto 2026; Saro Cannizzaro, Anffas Modica, la Procura diffonde immagini choc dell’inchiesta: vessazioni, percosse e farmaci abusivi ai disabili (VIDEO), «RTM News», 10 agosto 2026; Maltrattamenti ai disabili, inchiesta sul Centro ANFFAS di modica, «Canale Sicilia», 11 agosto 2026; Modica – “ANFFAS a settembre sarà operativa”, «Video Mediterraneo», 13 agosto 2026.
[2] La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità vieta l’istituzionalizzazione in modo esplicito laddove impegna gli Stati che l’hanno ratificata ad assicurare che le persone con disabilità «non siano obbligate a vivere in una particolare sistemazione» (articolo 19, primo comma, lettera (a)), nonché a garantire «che l’esistenza di una disabilità non giustifichi in nessun caso una privazione della libertà» (articolo 14, primo comma, lettera (b)). Essa poi vieta questa pratica in modo implicito quando riconosce «il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone» (articolo 19, primo comma), e prescrive che venga assicurato, tra le altre cose, che «le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere» (articolo 19, primo comma, lettera (a)).
[3] Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia, 31 agosto 2016 (si vedano in particolare i punti 47 e 48).
[4] Punto 6 delle Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, 9 settembre 2022.
[5] Punto 8 delle menzionate Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, 9 settembre 2022.
[6] Punto 9 delle menzionate Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, 9 settembre 2022.
[7] Commissione dell’Unione Europea, Avviso della Commissione. Guida alla vita indipendente e all’inclusione nella comunità delle persone con disabilità nel contesto dei finanziamenti dell’UE, 20 novembre 2024.
[8] Si veda in particolare l’articolo 2, comma 2, lettera c, numero 12 della Legge 227/2021.
[9] A tal proposito si vedano: Il soggiorno obbligato. La disabilità fra dispositivi di incapacitazione e strategie di emancipazione, volume collettivo a cura di Ciro Tarantino, Collana: Percorsi, Bologna, il Mulino, 2024 (il testo è liberamente fruibile a questo link); Natascia Curto e Cecilia Maria Marchisio, I diritti delle persone con disabilità. Percorsi di attuazione della Convenzione ONU. Nuova edizione, Collana: Tascabili Faber / 329, Roma, Carocci editore, 2025.
[10] Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, Places of care = places of safety? Violence against persons with disabilities in institutions. Report, Vienna, Agenzia FRA, 27 novembre 2025. Un’illustrazione della “casa della violenza” è pubblicata a pagina 25 del testo del rapporto di ricerca (Figure 1). Quella che riportiamo nella Figura 1 è la versione in lingua italiana elaborata dal Centro Informare un’h attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Sulla “casa della violenza” segnaliamo anche il seguente approfondimento: Simona Lancioni, La “casa della violenza” e la normalizzazione della cultura istituzionalizzante, «Informare un’h», 23 gennaio 2026.
[11] Istat, Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie – Al 1° gennaio 2024, rapporto pubblicato il 13 gennaio 2026.
[12] ANFFAS Nazionale e ANFFAS Sicilia, Nota di chiarimento e posizionamento sui gravissimi fatti legati alle vicende di Anffas Modica, sito dell’ANFFAS Nazionale, 4 agosto 2026.
[13] Non abbiamo trovato un documento nel quale l’ANFFAS rende noto quante strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità gestisca. Interrogata in merito (si veda: La legittimazione (pubblica) dell’istituzionalizzazione del 5 marzo 2025), l’Associazione non ha risposto. Dunque abbiamo provato a recuperare il dato interrogando il database delle strutture presente nel sito istituzionale dell’ANFFAS. Dalla rilevazione effettuata il 28 maggio 2026 risultano 84 strutture residenziali e 40 strutture semiresidenziali, per un totale di 124 strutture (il dettaglio della rilevazione è pubblicato a questo link). Nel database non figura una data di aggiornamento, se tali dati non fossero più validi, l’Associazione può comunicarci quelli corretti e provvederemo a sostituirli.
[14] Tutte le indagini in quesitone sono firmate dal giornalista Stefano Iannaccone: Affitti e conflitti di interessi. Disabilità, mistero Locatelli, «Domani», 3 maggio 2026; Amichettismo leghista: al ministero di Locatelli i fedelissimi senza titoli, «Domani», 4 maggio 2026; Nomine e disabilità, «Danno erariale dall’Osservatorio»: nuovo caso da Locatelli, «Domani», 5 maggio 2026; Il giovane carrarino, alla Disabilità la Lega fa il pieno, «Domani», 11 maggio 2026; Soldi e consulenze: Locatelli porta al ministero la “sua” associazione, «Domani», 17 maggio 2026; Poltrone e Disabilità, Speziale lascia il suo ruolo in Fish, «Domani», 24 maggio 2026; Grandi eventi Disabilità, il bando da 5,2 milioni della ministra Locatelli, «Domani», 21 giugno 2026.
[15] Stefano Iannaccone, Soldi e consulenze: Locatelli porta al ministero la “sua” associazione, «Domani», 17 maggio 2026.
[16] Si vedano: Un’interrogazione parlamentare chiede alla Ministra Locatelli chiarimenti su incarichi e risorse, «Informare un’h», 20 maggio 2026; Un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministero per le Disabilità sulla gestione di ExpoAID, «Informare un’h», 23 giugno 2026.
[17] Punto 34 delle menzionate Linee guida sulla deistituzionalizzazione, anche in caso di emergenza del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, 9 settembre 2022.
[18] Si vedano: FISH Nazionale, Abusi al centro ANFFAS di Modica. FISH ETS: “Nessuno sconto per chi tradisce la fiducia delle persone con disabilità”, sito della FISH Nazionale, 5 agosto 2026; Vincenzo Falabella, Modica, oltre l’indignazione: la responsabilità di costruire un vero cambio di paradigma, «Vita», 10 agosto 2026.
[19] Su veda: Simona Lancioni, La forza di scandalizzarci davanti all’istituzionalizzazione, «Informare un’h», 20 luglio 2025.
[20] Vincenzo Falabella, Vivere l’autismo complesso: quelle parole che diventano testimonianza, «Superando», 2 luglio 2025.
[21] FISH Nazionale, Abusi al centro ANFFAS di Modica. FISH ETS: “Nessuno sconto per chi tradisce la fiducia delle persone con disabilità”, sito della FISH Nazionale, 5 agosto 2026.
[22] FISH Nazionale, Abusi al centro ANFFAS di Modica. FISH ETS: “Nessuno sconto per chi tradisce la fiducia delle persone con disabilità”, sito della FISH Nazionale, 5 agosto 2026.
[23] Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, Ipotesi di maltrattamento ai danni di persone con disabilità in ANFFAS Modica: ferma condanna dell’Autorità Garante, sito dell’Autorità Garante, 5 agosto 2026.
[24] Coordinamento PERSONE, Garante di chi?, post sulla pagina Facebook di PERSONE, 10 agosto 2026.

 

Vedi anche:

 

Ultimo aggiornamento il 16 Agosto 2026 da Simona


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