Discorso del Santo Padre nella Basilica di San Marino
Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Sono felice di incontrarvi in questa Basilica, dedicata al santo diacono Marino, vostro Patrono. Saluto il Vescovo, che ringrazio per le parole che mi ha rivolto, i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i rappresentanti della vita ecclesiale della Diocesi e tutti i presenti. Vorrei che vivessimo insieme questo momento come una sosta nel nostro comune cammino sulle orme di Cristo. La Diocesi di San Marino-Montefeltro è erede di una ricca storia di fede e di coraggio: quella dei Santi Marino e Leone che, diciotto secoli orsono, con l’annuncio cristiano «portarono nel contesto di questa realtà […] prospettive e valori nuovi, determinando la nascita di una cultura e di una civiltà incentrate sulla persona umana, immagine di Dio» (BENEDETTO XVI, Omelia, San Marino, 19 giugno 2011).
Laici e scalpellini – solo in un secondo momento chiamati, in diverso grado, al Ministero ordinato –, essi seppero tradurre il messaggio del Vangelo in un modello comunitario e politico nuovo, fortemente caratterizzato dai principi cristiani di libertà, di rispetto reciproco e di comunione, un modello vivo fino ad oggi. Ed è bello constatare come la vostra Comunità diocesana e quella civile cercano di portare avanti il lavoro dei Fondatori con lo stesso entusiasmo e con la stessa fedeltà. Per questo motivo, vorrei fermarmi a riflettere con voi su alcuni aspetti del vostro itinerario di Chiesa che ritengo importanti. Mi rivolgo prima di tutto ai giovani, ripartendo da ciò che a loro disse Papa Benedetto XVI, in visita qui quindici anni fa: «Non fermatevi alle risposte parziali, immediate […] più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere» (Incontro con i giovani, 19 giugno 2011); e aggiungeva: «Il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito!».
Ecco, carissimi giovani: tenete aperta questa finestra! Seguite con lo sguardo dell’anima i sentieri tracciati in voi dai desideri grandi di bellezza, di bontà e di vita che portate nel cuore. Se ne osservate attentamente i percorsi e ne ascoltate la voce, essi vi porteranno in alto, all’incontro con Dio, là dove Lui vi cerca e vi aspetta; e con il suo aiuto i vostri sogni avranno la forza di incidere nella storia e migliorarla. Ecco allora il secondo invito che vi rivolgo: abbracciate con entusiasmo la vostra missione nel mondo! Fatelo, prima di tutto, cercando di capire qual è la chiamata per voi, unica per ciascuno, e di apprezzarne la grandezza (cfr Ef 1,18). E poi spendetevi in essa, investendo senza risparmio tutta la ricchezza dei doni che Dio vi ha concesso. Non abbiate paura di fare scelte esigenti, come il matrimonio, la consacrazione, il ministero ordinato, la vita professionale, l’impegno sociale e politico; preparatevi nel modo migliore possibile alle responsabilità che vi attendono. Lasciatevi coinvolgere in iniziative e progetti di carità e di giustizia. Così contribuirete anche voi a dare “una testimonianza di pace che parla al mondo”, come dice il motto di questa mia visita. Vorrei esprimere, a questo proposito, un sentito ringraziamento anche ai sacerdoti, ai catechisti e a tutti gli educatori che, con diversi itinerari e proposte, si adoperano per la crescita umana e cristiana dei ragazzi.
Il vostro, carissimi, è un lavoro nascosto ma molto importante, è un servizio umile e prezioso, perché viene in aiuto ai genitori, primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli. La famiglia, infatti, è il primo luogo di formazione alla fede, il grembo naturale in cui il Vangelo fin dall’infanzia si impara e si respira quotidianamente. Per questo una pastorale sapiente avrà cura di alimentare una forte sinergia formativa tra famiglie e comunità ecclesiali, un patto educativo, così che i genitori si sentano coinvolti, riscoprano loro stessi la fede in modo nuovo e abbiano la gioia di trasmettere ai figli i valori cristiani di cui sono depositari. Quanto ai contenuti, i percorsi di crescita, specialmente nell’iniziazione cristiana, comunichino prima di tutto la bellezza e il gusto della vita battesimale e sacramentale, perché nascano e si rafforzino nelle comunità cammini di santità, e maturi in tutti la consapevolezza della propria dignità profetica, sacerdotale e regale. Alla scuola del Concilio Vaticano II, si curi con attenzione la liturgia e si formino i fedeli a viverla in modo corale, come azione comune di un unico corpo vivo (cfr Cost. Sacrosanctum Concilium, 26), in cui ogni membro attinge forza dalla Mensa del Signore, per portare la sua luce sulle strade del mondo. Noi crediamo che il Vangelo è via di libertà per gli uomini e le donne di ogni tempo, e che in Gesù Cristo e nella sua Parola trovano senso e risposta definitiva le gioie, le ferite e le domande più profonde dell’umanità. Perciò siamo convinti che il dono più grande che possiamo fare ai fratelli e alle sorelle che il Signore mette sul nostro cammino è quello di aiutarli a incontrare Lui, il Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, e in Lui trovare salvezza. In questa luce esercitiamo la carità in tutte le sue forme, senza risparmio, tenendo però sempre a cuore e ben presente il bene ultimo e integrale delle persone a cui offriamo il nostro sostegno.
Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro. Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di camminare con ancora maggiore convinzione sulla via del Vangelo. La sua ispirazione è alla base di una società «costruita sul rispetto della libertà propria e di quella degli altri e soprattutto sul rispetto della sacra Volontà di Dio» (S. GIOVANNI PAOLO II, Omelia, San Marino, 29 agosto 1982), che insegna e comanda attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà. In proposito, desidero sottolineare l’importanza e la valenza profetica di alcune esperienze di sostegno vicendevole e di vicinanza con cui, nelle zone più interne di questo territorio, le piccole comunità affrontano i problemi legati allo spopolamento e alla carenza di servizi, tenendo vivo il senso di famiglia e di comunione. Queste realtà, apparentemente piccole e marginali, sono come fiammelle a cui attingere per riaccendere e rianimare in tutti il fuoco di valori solidi, antichi e sempre attuali. Tali esperienze testimoniano il calore di quella magnifica humanitas a cui è necessario tendere, per vincere l’individualismo di una certa cultura metropolitana e consumistica, come pure altre forme di campanilismo diffidente e divisivo, e ridonare ossigeno alle nostre speranze di fraternità e di pace.
Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola è quella che più mi sta a cuore: comunione. Diamo, nelle nostre comunità, testimonianza di unità: tra le parrocchie e, al loro interno, tra pastori e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri. Pure questo è parte del patrimonio di Vangelo vissuto che i Santi Marino e Leone ci hanno lasciato, e della missione che abbiamo di continuare con costanza e dedizione a far crescere ciò che loro hanno iniziato. Per loro intercessione, il Signore vi benedica e vi sostenga sempre nel vostro cammino. Vi ringrazio di cuore per la vostra accoglienza! Vi porto con me nella mia preghiera, e sono certo che anche voi continuerete a pregare per il Papa. Grazie!
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