Massimiliano Caroletti, la sfida del mercato indipendente: “Il coraggio di credere nei progetti”


Fare cinema indipendente significa prima di tutto assumersi una responsabilità: credere in una storia quando ancora non esiste un pubblico disposto a scommetterci. Per Massimiliano Caroletti, produttore e imprenditore cinematografico, la sfida parte dalla ricerca degli investitori e arriva fino alla distribuzione, passando per scelte artistiche, sostenibilità economica e capacità di resistere alle dinamiche di un mercato complesso. Caroletti rivendica la propria libertà creativa e racconta un modello produttivo costruito prevalentemente attraverso risorse private, con lo sguardo rivolto ai mercati internazionali. Una strategia che trova in The Contract il suo esempio più ambizioso, anche grazie alla presenza di Kevin Spacey.

Massimiliano Caroletti durante la lavorazione di un nuovo progetto cinematografico

La nostra intervista

Massimiliano Caroletti racconta il coraggio di dire di no, il rapporto con sua moglie e la necessità di costruire una visione sempre più internazionale nel mondo del cinema e della produzione.

Come si descriverebbe?

Come un imprenditore visionario, innamorato del lavoro e profondamente tenace. Uno che ha il coraggio di credere nei progetti e la determinazione necessaria per trasformarli in realtà. Nel tempo, il mio nome è diventato una firma del cinema indipendente.

Quali sono le difficoltà che affronta per realizzare un film?

Lavorando in modo autonomo, scelgo di non ricorrere ai fondi del Ministero. Quando previsto, si può eventualmente accedere al tax credit al termine del progetto. La ricerca delle risorse avviene attraverso canali privati, coinvolgendo investitori che decidono di credere nel progetto. La parte più impegnativa è proprio riuscire a coinvolgere gli investitori, convincerli a sposare la propria visione e a credere nella storia che si vuole raccontare. Ma il lavoro non finisce con la raccolta delle risorse: bisogna essere in grado di garantire tempi realistici per la realizzazione, la conclusione dei lavori e, soprattutto, l’uscita del film nelle sale. È una responsabilità importante, perché quando qualcuno investe nel tuo progetto devi essere capace di trasformare una visione in un risultato concreto.

Nel lavoro sa dire “no”? 

Essere responsabili delle proprie scelte è fondamentale, soprattutto, quando si lavora su progetti che richiedono tempo, risorse e grande impegno. Dire di no, quando necessario, significa anche proteggere ciò che di buono è stato costruito, evitando decisioni che potrebbero comprometterlo. Per me, il “no” non è una rinuncia, ma una scelta consapevole e necessaria. Fa parte del mio modo di lavorare e, in fondo, del mio DNA.

E’ complesso trovare un equilibro tra esigenze artistiche, sostenibilità economica e richieste del mercato?

Trovare la giusta sintesi non è semplice, ma l’obiettivo è quello di stabilire una quadra senza snaturare il progetto. Come produttore indipendente cerco di preservare la mia libertà creativa. Non mi lascio condizionare da chi vorrebbe imporre una sceneggiatura o suggerire determinati nomi per il cast. Preferisco guardare i mercati esteri, dove un film può avere maggiori possibilità di trovare una propria collocazione e raggiungere il pubblico. Quando entrano in gioco i finanziatori, può capitare che qualcuno chieda di inserire nel cast un amico, un conoscente o persino un familiare. Il problema nasce quando queste richieste non sono coerenti con un progetto ambizioso o con un cast di alto livello.

Essere produttore vuol dire confrontarsi con piattaforme streaming, nuovi modelli di distribuzione e un pubblico internazionale.

Escludendo il mercato italiano, è più semplice trovare una collocazione internazionale per un film thriller, d’azione o drammatico. La commedia, invece, purtroppo incontra maggiori difficoltà all’estero, anche perché spesso è legata a riferimenti culturali e linguistici difficili da esportare. Per quanto riguarda l’horror e la fantascienza, credo che il livello qualitativo debba essere necessariamente molto alto. Sono generi che richiedono una particolare cura sul piano tecnico e visivo e, di conseguenza, comportano costi di produzione significativamente più elevati rispetto ad altri.

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The Contract, film diretto da Massimo Paolucci e prodotto da Massimiliano Caroletti, con Kevin Spacey ed Eric Roberts

The Contract, la sua ultima fatica viene presentato nelle sale di tutto il mondo dal 18 settembre. Quali sono le aspettative?

Devo essere sincero? Le ambizioni sono alte, il film è bello e gli attori sono bravissimi. Sono talmente convinto del progetto che stiamo lavorando alla realizzazione del sequel.

La sceneggiatura di questo film è firmata da Eva Henger, sua moglie. E’ difficile conciliare lavoro e vita privata?

Eva ha scritto anche L’ultimo Numero, il film che presenteremo al Festival di Venezia. Da quando collaboriamo, il nostro rapporto è diventato più solido e oggi andiamo d’accordo più di prima. Abbiamo un obiettivo comune: dare il massimo, lavorando con passione e curando ogni dettaglio.

Massimiliano Caroletti, la sfida del mercato indipendente: “Il coraggio di credere nei progetti” – INTERVISTA ESCLUSIVA
Massimiliano Caroletti e Eva Henger in occasione di un evento cinematografico

L’attore principale in The Contract è Kevin Spacey. Eva ha scritto la storia pensando al suo volto.

E’ andata davvero cosi, fin dalla prima pagina. Eva mi ha confidato di essersi ispirata al volto di Kevin Spacey mentre scriveva la storia. Un giorno, mentre eravamo in macchina, mi disse che sarebbe stato meraviglioso, riuscirlo ad averlo nel cast. Da quel momento è iniziata una vera sfida. C’erano diversi ostacoli da superare: riuscire a fargli arrivare e leggere la sceneggiatura, convincerlo a venire in Italia e, sopratutto, trovare il budget necessario.

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Kevin Spacey durante la lavorazione di The Contract

Come si sono svolte le trattative? 

Siamo rimasti tutti sorpresi, perché paradossalmente è stato più semplice contattare un Premio Oscar che un attore italiano già affermato. Probabilmente, con un grande talento nostrano avremmo dovuto far arrivare la sceneggiatura prima a un assistente, poi magari a un agente e, solo dopo diversi passaggi, riuscire ad arrivare al protagonista. Il rischio, dopo aver aspettato giorni, settimane o addirittura mesi, sarebbe stato quello di ricevere un rifiuto che non avesse necessariamente a che fare con il valore della sceneggiatura o con la qualità del progetto.

Il riferimento è palese. Lei sostiene che il peso del passato professionale sia maggiore di una bella sceneggiatura?

Certamente. Esiste questo retaggio e ne siamo perfettamente consapevoli. In Italia, se hai lavorato in un determinato settore non sei in grado di scrivere una sceneggiatura di livello. Qualcuno si è chiesto come abbia fatto Kevin a dire di si ad Eva.

Massimiliano Caroletti, la sfida del mercato indipendente: “Il coraggio di credere nei progetti” – INTERVISTA ESCLUSIVA
Massimiliano Caroletti impegnato nella sala montaggio

Kevin Spacey ha aderito subito al progetto e vi ha riservato una particolare sorpresa.

Abbiamo organizzato una videochiamata, vista la distanza, e Kevin è stato un vero fiume in piena: era entusiasta del progetto e della possibilità di partecipare al film, tanto da voler sostenere spontaneamente un provino online. Quando Eva lo ha visto entrare nella parte, si è commossa profondamente. Paradossalmente, per un produttore indipendente può essere più semplice coinvolgere un attore internazionale, anche di fama mondiale, che un professionista affermato del nostro Paese. Spesso gli interpreti italiani chiedono garanzie sulla distribuzione, che il cinema indipendente non sempre è in grado di offrire a priori. Questo rende la procedura più complessa e rischia di trasformare il coinvolgimento di determinati professionisti in un percorso molto più macchinoso di quanto dovrebbe essere.

“The Contract” è stato girato a Roma. È complesso ottenere i permessi?

Girare nella Capitale presenta diverse difficoltà, soprattutto, quando è necessario occupare spazi pubblici e gestire la viabilità. Allo stesso tempo, però, Roma offre un patrimonio di scenari straordinario: è un enorme set a cielo aperto, con luoghi capaci di dare al cinema una forza visiva unica. Alcune sequenze con Kevin sono state realizzate anche a Frascati. Per valorizzare questa dimensione abbiamo inserito diverse establishing shot, con spettacolari riprese dall’alto che restituiscono una visione ampia e suggestiva della città. Il film, tuttavia, ha un’impronta molto più raccolta: è un thriller psicologico, quasi claustrofobico. La scenografia e la scelta degli ambienti nascono proprio dalla volontà di creare questo contrasto: da una parte l’immensità e la bellezza del paesaggio urbano, dall’altra un’atmosfera progressivamente più chiusa e opprimente, che accompagna lo spettatore nel cuore della storia.

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Kevin Spacey e Jennifer Caroletti durante una pausa sul set di The Contract

Quanto incidono i costi di produzione sulla realizzazione di un film?

Le voci più rilevanti sono generalmente quelle legate alla regia, alla sceneggiatura e, soprattutto, al cast. Naturalmente, poter contare su una storia forte e su interpreti di grande livello aumenta anche le possibilità di distribuire il film sui mercati internazionali. È un elemento che può fare la differenza nel posizionamento e nella commercializzazione di un progetto all’estero. Quando, poi, nel cast entra un Premio Oscar, l’investimento cresce inevitabilmente in maniera significativa. Ma si tratta anche di una scelta strategica, perché la presenza di un nome di un certo calibro può ampliare notevolmente le opportunità di vendita e di distribuzione internazionale.

Quanto incide la capacità dello sceneggiatore?

Tantissimo. Se, per esempio, in un film prevedi l’arrivo di astronavi e lo sbarco in Normandia, è evidente che il budget necessario sarà molto elevato. Per questo è fondamentale, già durante la fase di scrittura, analizzare e valutare attentamente i costi, man mano che la sceneggiatura prende forma. Una buona produzione nasce anche dalla capacità di trovare il giusto equilibrio tra ambizione creativa e sostenibilità economica.

Quale è la scelta più difficile:  rinunciare a un progetto in cui crede o continuare continuare a investire quando il mercato sembra andare nella direzione opposta?

La difficoltà principale resta sempre la stessa: trovare qualcuno disposto a investire nel progetto, soprattutto, quando il mercato italiano non ti permette di affermarti in termini di accesso alle sale, anche se hai realizzato un film di qualità. Il distributore difficilmente prende in considerazione un’opera già completata e, quando decide di farlo, spesso assegna un numero molto limitato di sale, rendendo difficile raggiungere un pubblico significativo. Andare in controtendenza rispetto al mercato è sempre rischioso e richiede una grande capacità di resistenza. Per questo preferisco puntare sulla distribuzione internazionale: se il film ottiene buoni risultati all’estero, può avere maggiori possibilità di trovare una collocazione anche nel nostro Paese.

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Massimo Caroletti e Leopoldo Mastelloni interprete di L’ultimo Numero

Progetti futuri?

Stiamo lavorando a una nuova commedia drammatica dal titolo Hoana. È un progetto in cui crediamo molto e che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi. Dall’8 settembre saremo al Festival di Venezia per presentare L’ultimo Numero, un film scritto e diretto da Eva Henger, con la partecipazione di Leopoldo Mastelloni.




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