Si è discusso lo scorso 18 agosto, il ricorso al Tribunale del Riesame di Latina presentato dall’avvocato difensore Marco Nardecchia per conto del 33enne di Latina, Stefano Trombin detto “Falchetto”, arrestato a fine luglio con l’accusa di detenzione d’arma clandestina.
Il Tribunale del Riesame di Roma, presieduto dal giudice Debora Sulpizi, a latere le colleghe Valentina Ribaudo e Giulia Cortoni, ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare impugnata, confermando il carcere per il 33enne di Latina.
Il ricorso chiedeva l’annullamento o la sostituzione con misure più lieve dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, che aveva convalidato gli arresti e disposto il provvedimento di carcerazione per “Falchetto” e il 20enne, di origine tunisina, Jasser Chirigui, anche lui di Latina e assistito dall’avvocato Cristiano Pazienti. I due giovani sono accusati, a vario titolo, di spaccio di droga (Chrirgui) e detenzione abusiva di arma (Trombin).
Entrambi i legali avevano chiesto in sede di interrogatorio di convalida la misura meno restrittiva dei domiciliari; in particolare l’avvocato Nardecchia aveva spiegato che l’arma trovata nella disponibilità di Trombin non sarebbe stata in grado di sparare.
Anche tra i motivi presentati dal Riesame, il legale aveva ribadito che non vi erano gravi indizi di colpevolezza, in quanto la pistola ritrovata nella disponibilità del 33enne non è una pistola semiautomatica, ma una pistola a salve di modesto valore economico e reperibile anche on-line.
Messa in discussione anche l’attività di spaccio. Il gip Romano aveva evidenziato come Trombin dovesse spendere circa 5000 euro mensili per lo stupefacente con conseguente necessità di avvalersi di fonti alternative di reddito. Trombin, però, – ha spiegano il legale – non ha spese legate al mantenimento della casa e non ha dichiarato di spendere sempre 250 euro al giorno in cocaina.
Secondo il Riesame, è da “escludere, al netto delle attuali
risultanze, che la pistola rinvenuta sia a salve; anzi, per come appare risultare leggendo logicamente le risultanze stesse, la pistola aveva subito delle modifiche tanto che veniva inizialmente rinvenuta priva d i caricatore inserito, caricatore poi rinvenuto”. Inoltre “la sostituzione del del caricatore (o comunque la sua rimozione) indicava che era stata compiuta un’attività di alterazione della pistola che non avrebbe alcun senso qualora l’arma fosse rimasta a salve o fosse stata a salve. Egualmente priva di senso (nel caso di arma a salve) sarebbe stata anche la presenza delle munizioni che evidentemente venivano rinvenute in quanto utilizzabili grazie a un’arma in grado di sparare e dunque non a salve”. Confermata quindi la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
Il Riesame sottolinea inoltre, a differenza di quanto asserito dalla difesa, che Trombin è “inserito in un locale contesto illecito”. Seppur incensurato, peraltro, Trombin è interessato da plurimi procedimenti per lesioni nel 2014), per
stupefacenti (2021, 2024, 2025, 2026), maltrattamenti (2024 e 2026) e minaccia (2026).
Dopo l’arresto, a differenza di Trombin che si era avvalso della facoltà di non rispondere, Chirigui aveva ammesso di aver acquistato la cocaina sia per consumarla che per venderla, ma dichiarando un prezzo inverosimile, tanto che il gip Romano aveva considerato le sue dichiarazioni inattendibili: “Inverosimile appare l’affermazione dell’indagato secondo cui, a sua insaputa, il venditore gli avrebbe poi consegnato 100 grammi anziché 50, dunque vendendogli la sostanza, di fatto, a 15 euro al grammo”. Inoltre sarebbe “altrettanto inverosimile” che “l’indagato ha dichiarato di aver acquistato la sostanza stupefacente da un soggetto corpulento a lui sconosciuto, il cui contatto gli era stato suggerito mediante App “Signal” – notoriamente utilizzata dagli spacciatori – da un non meglio identificato soggetto tunisino”.
Secondo il giudice sussistevano le esigenze cautelari in termini di pericolosità e reiterazione del reato sia per il tunisino di 20 anni che per Trombin: “Risulta evidente la pericolosità dell’attività di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, svolta da Chirigui in luogo pubblico e in pieno giorno, nonché della condotta di detenzione di arma clandestina da parte di Trombin, specie ove si consideri il concomitante possesso di munizioni”.
Senza contare che la pericolosità sociale del Trombin, che aveva dichiarato di acquistare cocaina, “emerge, altresì, dai precedenti di polizia per delitti in materia di sostanze stupefacenti e per reati contro la persona”.
Era stata la Polizia di Stato, a Latina, a trarre in arresto Trombin e Chirigui e denunciato in stato di libertà un terzo soggetto, al termine di un’ attività investigativa condotta dagli investigatori della Squadra Mobile. Ad essere denunciato, invece, è Chledi Manai detto Barba che si trovava alla guida dell’auto, una Citroen C3, in cui si trovavano Trombin e Chrigui.
Peraltro i soggetti coinvolti non sono nomi anonimi, in quanto Trombin detto “Falchetto”, sempre nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti, sarebbe stato vittima di una ritorsione violenta da parte di due dei personaggi coinvolti nell’operazione “Pac Man” (le cui ordinanze sono state eseguite lo scorso 12 maggio). A prendere di mira “Falchetto” sarebbero stati Antonio Mazzucco detto “Tulò”, pregiudicato e leader dello smercio di droga nel gruppo arrestato in primavera, e Davide Beccaro, suo fido braccio destro.
I due, se è vero ciò che dicono nelle intercettazioni, si vantano anche della recente spedizione punitiva ai danni di “Falchetto”, investito di percosse, ginocchiate, calci al volto, oltreché a una quasi strangolatura con una calza: alla fine per lui ferite e fratture ai denti. A partecipare alla spedizione punitiva o quantomeno alla conversazione sull’atto di ritorsione anche il non indagato Pietro Mazzucco, fratello di Antonio. A pochi giorni dagli arresti dell’operazione “Pac Man”, il cortile della casa di Trombin (ubicata al Gionchetto) fu interessato da un avvertimento di fuoco. All’interno del cortile, era visibile una parte di pavimento bruciata dal liquido infiammabile con cui era stato appiccato il fuoco. Un gesto che non poteva che essere fatto di proposito e che, con alta probabilità, ha a che vedere con le attività illecite messe in piedi dal 33enne.

Non passa inosservato neanche Chledi Manai detto “Barba”, in quanto il giovane è stato individuato nei mesi scorsi come affiliato alla banda delle “Arlecchino” guidata dai gemelli Mattia e Yuri Spinelli, protagonisti della cosiddetta stagione delle bombe a Latina. Peraltro, “Barba”, pur estraneo agli arresti, rientra in uno degli episodi di cui è accusato Yuri Spinelli, relativamente a uno degli attentati incendiari del violento periodo delle bombe inquadrabile lo scorso autunno. Yuri Spinelli, insieme ad altre persone non identificate, tra cui Chledi Manai detto “Barba”, nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2025, avrebbe appiccato il fuoco all’interno dell’androne del civico 6 di Via Guido Rossa, dopo aver collocato materiali infiammabili prelevati dalla corte condominiale, innescando un incendio che danneggiò parti dell’edificio, l’impianto elettrico, i vani scale, le cassette postali, l’intonaco delle pareti e la struttura portante.
L’evento viene decrittato dagli inquirenti come la ritorsione contro l’acquisizione all’Ater dell’immobile occupato, senza pagare il canone, dai fratelli Fausto ed Ernesto Bevilacqua, considerati sodali al gruppo di spaccio degli Spinelli e successivamente condannati, insieme ai medesimi Spinelli, dal Tribunale di Latina per spaccio di droga. L’appartamento, infatti, sarebbe stato utilizzato come base di spaccio e il gesto delle molotov incendiaria sarebbe servito per riaffermare il potere criminale del gruppo, minato dall’intervento dello Stato e l’arresto di Mattia Spinelli avvenuto agli inizi di ottobre.
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Ad ogni modo, tornando all’operazione che aveva portato all’arresto di Trombin e Chirigui, essa era scaturita da una mirata attività di osservazione e controllo svolta nel quartiere “Gionchetto”, avviata a seguito di numerose segnalazioni pervenute tramite l’applicazione YouPol, che avevano evidenziato un continuo via vai di persone, ritenuto sintomatico di una possibile attività di spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel corso del servizio gli agenti avevano seguito l’autovettura con a bordo i tre giovani – Trombin, il tunisino e Manai – dirigersi tra parcheggi situati nei pressi del centro commerciale Le Torri e il Palazzo di Vetro, su Viale Nervi, considerati dagli investigatori una piazza di spaccio.
Una volta giunti sul posto, gli occupanti del veicolo erano scesi e si erano avvicinati a un quarto soggetto di nazionalità rumena. In tale frangente gli investigatori avevano assistito a un rapido scambio tra due dei presenti, circostanza che aveva determinato l’immediato intervento della Polizia per un approfondimento dei controlli. I quattro uomini si erano mostrati fin da subito particolarmente agitati e poco collaborativi, inducendo gli operatori ad estendere il controllo personale e del veicolo.
Nel corso della perquisizione era stato rinvenuto, all’interno del borsello in uso al tunisino Chrigui, un involucro contenente sostanza bianca, per un peso di circa 103 grammi, poi risultata successivamente positiva alla cocaina, nonché un bilancino elettronico di precisione, due telefoni cellulari e altro materiale ritenuto utile alle indagini.
La successiva perquisizione a casa di Trombin (in realtà in una dependance di fianco all’abitazione dei genitori), al Gionchetto, aveva consentito inoltre di rinvenire e sequestrare una pistola semiautomatica clandestina, priva di matricola e di caricatore, undici cartucce calibro 9 mm, una cartuccia calibro 6,35 e una cartuccia per arma lunga, oltre a circa 7,5 grammi di hashish.
Alla luce degli elementi raccolti, i due indagati erano stati tratti in arresto in flagranza di reato poiché gravemente indiziati, in concorso tra loro, di detenzione e porto abusivo di arma comune da sparo, detenzione di arma clandestina e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel medesimo contesto operativo, “Barba” era stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per concorso nel reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nonché per il reato di porto d’arma impropria.
Informato il Pubblico Ministero di turno, a Latina, i due arrestati erano stati condotti presso il carcere di Latina, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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Bernardo Bassoli
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