ASDICO richiama l’attenzione sul valore economico dei dati personali e sulla necessità di rafforzare la tutela dei consumatori digitali, soprattutto dei minori. Il patteggiamento raggiunto negli Stati Uniti tra Meta e una coalizione di autorità statali rappresenta un importante precedente e conferma l’urgenza di garantire maggiore trasparenza, consapevolezza e responsabilità da parte delle grandi piattaforme digitali. L’accordo riguarda le accuse mosse a Meta in relazione alla progettazione di Facebook e Instagram con funzionalità ritenute capaci di favorire un utilizzo compulsivo da parte di bambini e adolescenti e alla rappresentazione dei rischi connessi all’utilizzo delle piattaforme. Il valore potenziale dell’accordo supera i 17 miliardi di dollari e prevede rilevanti modifiche ai servizi destinati ai minori. L’intesa resta soggetta all’approvazione del giudice e non costituisce un’ammissione di responsabilità da parte della società. Al di là degli aspetti giudiziari del caso, per ASDICO la vicenda pone una questione che riguarda ogni consumatore: quanto siamo realmente consapevoli del valore economico dei dati che produciamo e condividiamo online? Molti dei servizi digitali che utilizziamo quotidianamente non prevedono un pagamento diretto, ma questo non significa che siano privi di uno scambio economico. Nel mondo digitale il consumatore assume sempre più frequentemente anche il ruolo di “prosumer”, termine nato dall’unione delle parole inglesi producer e consumer: produttore e consumatore allo stesso tempo. Utilizzando un social network produciamo contenuti, interazioni e informazioni sul nostro comportamento: cosa guardiamo, cerchiamo e condividiamo, con chi interagiamo e quali sono i nostri interessi. Singolarmente questi dati possono sembrare poco significativi. Aggregati e analizzati, possono invece permettere di costruire profili molto dettagliati delle persone. È quindi necessario superare una concezione semplicistica secondo la quale un servizio online sarebbe semplicemente “gratuito”. In molti modelli economici digitali il consumatore non corrisponde direttamente un prezzo in denaro, ma contribuisce alla creazione di valore attraverso la propria attenzione, i propri contenuti, i propri comportamenti e i dati che genera. Ogni giorno accettiamo condizioni di utilizzo, autorizziamo trattamenti dei dati e concediamo permessi con pochi tocchi sullo schermo. Formalmente possiamo essere stati informati. Ma possiamo davvero affermare di essere sempre pienamente consapevoli di ciò che stiamo concedendo? Probabilmente nessuno consegnerebbe con leggerezza a uno sconosciuto un elenco dettagliato delle proprie preferenze, dei propri acquisti, delle persone frequentate, dei luoghi visitati, degli argomenti che suscitano interesse e delle opinioni manifestate. Nel mondo digitale, invece, informazioni di questo tipo possono essere prodotte progressivamente attraverso centinaia o migliaia di interazioni quotidiane. È proprio questa distanza tra consenso formale e consapevolezza sostanziale che deve diventare uno dei temi centrali della tutela del consumatore digitale. La responsabilità non può ricadere interamente sull’utente: le piattaforme dispongono di risorse tecnologiche, informative ed economiche enormemente superiori. Trasparenza, informazioni comprensibili e correttezza nella progettazione dei servizi devono quindi essere elementi fondamentali del rapporto con il consumatore. Particolare attenzione va riservata ai minori, più vulnerabili e meno capaci di comprendere le conseguenze dell’utilizzo dei servizi digitali. Il tema, tuttavia, non riguarda più soltanto il rapporto individuale tra consumatore e piattaforma. Le grandi società tecnologiche gestiscono oggi servizi attraverso i quali transitano ogni giorno comunicazioni, informazione, pubblicità, commercio e relazioni sociali di miliardi di persone. La disponibilità di enormi quantità di dati conferisce loro una crescente rilevanza economica, politica e geopolitica. Quando poche imprese private dispongono della capacità di raccogliere, analizzare e mettere in relazione enormi quantità di informazioni su interessi, orientamenti e comportamenti di una parte significativa della popolazione mondiale, la questione non riguarda più solamente la privacy. Riguarda anche il modo in cui circolano le informazioni, come vengono costruiti i messaggi pubblicitari e politici e, più in generale, il funzionamento delle nostre società democratiche. Il caso Cambridge Analytica, emerso nel 2018 negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ha mostrato in maniera particolarmente evidente quanto possa essere rilevante l’utilizzo aggregato dei dati personali. La Federal Trade Commission statunitense ha accertato che la società aveva utilizzato pratiche ingannevoli per acquisire informazioni personali provenienti da decine di milioni di utenti Facebook, poi impiegate per costruire profili degli elettori e realizzare servizi di targeting pubblicitario e politico. La vicenda dimostra che il valore di un dato non risiede necessariamente nella singola informazione, ma nella possibilità di collegarla ad altre e utilizzarla per individuare caratteristiche, preferenze e possibili comportamenti. È per questo che la protezione dei dati personali non può essere considerata un tema riservato agli specialisti o una semplice questione burocratica legata alle informative sulla privacy. È una vera questione di tutela del consumatore e, sempre più, di cittadinanza. ASDICO non ritiene che la risposta debba essere rinunciare alle opportunità offerte dalla tecnologia e dalle piattaforme digitali. Occorre invece sviluppare maggiore consapevolezza digitale, conoscendo il valore delle informazioni che produciamo e condividiamo. Il consumatore deve sapere quali dati vengono raccolti, per quali finalità sono utilizzati e poter esercitare un controllo effettivo sulle proprie scelte. Devono inoltre essere garantiti sistemi trasparenti, condizioni comprensibili e una tutela rafforzata delle persone più vulnerabili: il caso Meta dimostra che questi temi rientrano pienamente nella tutela dei consumatori e devono entrare nell’agenda della politica. Nel XXI secolo difendere i diritti dei consumatori significa anche difendere i diritti dei cittadini digitali.
C.s. Luca Villani – Presidente ASDICO CDLS
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