Meloni festeggia il record e rilancia la sfida: “Non ho mollato e non mollerò”


Un bilancio di quasi quattro anni di governo, ma soprattutto un messaggio proiettato verso il futuro. Giorgia Meloni sceglie Bari per celebrare il record di longevità del suo esecutivo e trasforma il palco in un primo vero rilancio politico in vista della prossima campagna elettorale.

Nessun annuncio clamoroso, salvo la conferma dell’estensione della Zes a tutta Italia, ma una lunga sequenza di rivendicazioni, attacchi agli avversari e messaggi rivolti alla propria maggioranza. Il tono è quello della sfida.

«Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso», ha detto la presidente del Consiglio.

Nel corso di circa un’ora di intervento, Meloni ha attaccato la sinistra accusandola di usare «l’antifascismo come arma di distrazione massa» e ha rivolto una critica anche alla magistratura, citando il caso della 13enne vittima di violenza a Torino e sostenendo che il gip avrebbe «spezzato la catena del lavoro» sulla sicurezza.

Chi si aspettava un attacco frontale a Roberto Vannacci è rimasto però senza una risposta esplicita. La premier non ha mai nominato il generale, ma ha affrontato alcuni dei temi che negli ultimi mesi hanno segnato il confronto interno al centrodestra.

Ricordando Lorena Isceri, Meloni ha sottolineato: «Nel femminicidio c’è un’aggravante: si uccide una donna perché osa essere libera, non è cristiano».


Sul fronte migratorio, la presidente del Consiglio ha rivendicato la linea seguita dal Governo: «Prima in Ue ci chiamavano estremisti, ora ci copiano», affermando anche la volontà di contrastare la «propaganda fondamentalista».

Secondo gli organizzatori, alla manifestazione hanno partecipato circa 10mila militanti arrivati da tutta Italia. Sul pass distribuito ai presenti campeggiava la scritta «Io c’ero».

L’appuntamento arriva a poco meno di sei mesi dalla sconfitta al referendum e a circa un anno dalle prossime elezioni, anche se la data resta ancora da definire.

Prima dell’intervento della premier, sul palco hanno preso la parola gli altri leader del centrodestra. Maurizio Lupi ha rivendicato la «vittoria di democrazia» sulle preferenze. In videocollegamento Matteo Salvini ha ricordato Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, definendoli «due giganti del centrodestra che festeggiano da lassù il record del governo».

Antonio Tajani, invece, ha ribadito che «non esiste un’alternativa al governo di centrodestra».

Quando sul porto di Bari è calato il tramonto, il tono di Meloni si è fatto ancora più combattivo. «Alla nostra classe dirigente dico che dobbiamo fare più e meglio, ma a chi intende ostacolarci dico ‘mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare’».

La premier ha insistito sulla differenza tra la coalizione di governo e le opposizioni, descrivendo il centrodestra come un’alleanza «insieme per costruire idee» e gli avversari come «uniti solo per battere noi».

Il traguardo politico indicato è quello di «un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno».

Ampio spazio anche alla riforma elettorale. «Chiunque vince ha i numeri per governare 5 anni, niente ribaltoni o governi di palazzo come vorrebbe il Pd anche questa volta, niente compromessi ma governi scelti dai cittadini», ha affermato Meloni.

Nel suo intervento ha rivendicato anche la gestione dei conti pubblici, sostenendo che sono stati mantenuti «in ordine perché siamo patrioti». A interrompere per qualche istante il discorso è stata una telefonata privata: «Scusate, era mia figlia, ha chiamato tre volte», ha detto la premier dal palco.

Uno dei temi centrali del comizio è stato quello della stabilità, descritta come uno degli elementi distintivi dell’esecutivo in anni segnati da crisi internazionali ed emergenze interne.

Secondo Meloni, la stabilità «non è stata un vezzo ma uno scudo» e rappresenta «la prima grande riforma» del suo Governo.

Delle riforme previste nel programma resta in primo piano soprattutto l’Autonomia differenziata, mentre nel discorso non ci sono stati riferimenti al referendum sulla giustizia perso né al premierato. Non è stata citata neppure l’Ucraina.

Più misurato il passaggio sulle spese militari. «So che ha un costo dirlo ma sono un politico serio, non possiamo permetterci di lasciare la nostra nazione esposta: la sicurezza è la precondizione perché la libertà esista», ha spiegato.

La premier ha ricevuto congratulazioni da diversi leader internazionali, tra cui il primo ministro indiano Narendra Modi e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Non sono stati comunicati invece messaggi provenienti da Washington.

Meloni ha inoltre deciso di non partecipare all’Assemblea generale dell’Onu a New York prevista nelle prossime settimane. A rappresentare l’Italia sarà, come di consueto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il focus della presidente del Consiglio resta in questa fase soprattutto sui dossier interni e sugli appuntamenti in Italia. Venerdì 11 settembre è prevista la sua presenza a Vercelli per il Festival internazionale del Riso.

Tra i dossier più urgenti c’è quello del caro carburanti. Meloni ha confermato che la stagione dei tagli generalizzati alle accise è terminata.

«Altri provvedimenti sono in arrivo, ma questa volta mirati: non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia», ha spiegato.

Sul tema dell’energia la premier ha annunciato anche l’intenzione di aumentare la quota di petrolio estraibile nei mari italiani: «Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata».

Spazio anche all’ex Ilva, tema particolarmente sensibile in Puglia. «Tuteliamo la salute ma anche il patrimonio industriale», ha dichiarato Meloni.

Infine, il capitolo sicurezza. La premier ha riconosciuto le aspettative elevate nei confronti del Governo, ribadendo però che il sistema deve funzionare in ogni suo passaggio: «So che da noi ci si aspetta di più ma ripeto che tutta la catena deve funzionare».

Il comizio di Bari segna così l’inizio di una nuova fase politica. Dopo il record di durata, Giorgia Meloni prova a trasformare la stabilità del Governo in un argomento elettorale e prepara la sfida sul terreno che considera decisivo: la continuità del centrodestra e il confronto diretto con le opposizioni.

 




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