Nidi roventi a Bologna, nuovi fondi per i condizionatori: famiglie in protesta


Più soldi per raffreddare con i condizionatori nidi e scuole dell’infanzia di Bologna, dopo un’estate segnata da temperature altissime nelle strutture e dalle proteste delle famiglie. Palazzo d’Accursio sta cercando nuove risorse da aggiungere ai 700mila euro già annunciati, mentre resta l’obiettivo di arrivare alla climatizzazione di tutte le sezioni entro giugno 2027. “Stiamo cercando altre risorse interne, senza tenere conto di ulteriori contributi della Regione o del ministero”, annuncia l’assessore alla Scuola Daniele Ara, che dovrebbe fornire ulteriori dettagli sulla mini-manovra nel corso della settimana. Una corsa contro il tempo dopo un’estate che ha trasformato il caldo nelle scuole in un caso politico. Tra giugno e luglio, secondo quanto riportato, si sono verificati tra i bambini episodi di sangue dal naso e febbre, mentre in alcune strutture i termometri hanno raggiunto i 37 gradi.

Condizionatori nei nidi entro giugno 2027

Il piano dell’amministrazione punta a climatizzare tutte le sezioni dei nidi e delle materne entro giugno del prossimo anno, “cominciando dai nidi”, precisa Ara. I dettagli operativi dell’intervento, però, devono ancora essere definiti. Ed è proprio su questo punto che si concentra la contestazione di famiglie e sindacati. Il comitato Nidi Roventi ha già avviato lo sciopero delle rette e inviato diffide, mentre per mercoledì è previsto un nuovo appuntamento al parco della Zucca per fare il punto sulla mobilitazione e decidere le prossime iniziative. Le famiglie raccontano situazioni difficili, con “malori e bambini lasciati in pannolino perché il condizionatore dell’unica stanza non era sufficiente”.

Ara: “Nella seconda metà di settembre incontreremo sia i sindacati che i genitori”

 Il confronto con famiglie e lavoratori proseguirà già nelle prossime settimane. “Nella seconda metà di settembre incontreremo sia i sindacati che i genitori”, anticipa Ara. Gli interventi, inoltre, non dovrebbero riguardare soltanto la climatizzazione degli edifici: “Lavoreremo anche sui giardini, perché la qualità dei giardini sarà molto importante”. L’obiettivo è quindi intervenire anche sugli spazi esterni e sulle condizioni ambientali complessive delle strutture educative. L’assessore torna poi a chiedere un intervento dello Stato sul fronte dell’adattamento degli edifici scolastici alle temperature sempre più elevate. “Tutto questo ovviamente in assenza di contributo nazionale”, sottolinea Ara, auspicando un cambio di approccio da parte del governo: “Speriamo che si passi da un atteggiamento che è stato negazionista fino adesso sul clima e si entri invece in una dimensione di adattamento”.

Il Comune studia anche le vaporizzazioni

In attesa degli interventi strutturali, Palazzo d’Accursio sta valutando anche altre soluzioni per abbassare le temperature. Tra le ipotesi ci sono sistemi di vaporizzazione. “È in corso un’analisi per capire se ci sono controindicazioni”, spiega Ara. Per l’assessore il problema non può più essere considerato un’emergenza occasionale: “Parliamo di un tema di adattamento nazionale ed europeo e guai a chi lo nega”. A metà settembre Ara dovrebbe incontrare sia i rappresentanti dei genitori sia i sindacati. L’obiettivo dell’assessore è però arrivare al confronto con qualche novità già sul tavolo.

Ugolini: “Per mesi il Comune ha detto che le risorse non c’erano”

Sull’annuncio di Palazzo d’Accursio interviene anche Elena Ugolini, consigliera regionale di Rete Civica, che accoglie positivamente la prospettiva di climatizzare tutte le strutture entro giugno 2027, ma attacca il Comune sui ritardi. “Per mesi abbiamo sentito dire dall’Amministrazione comunale che le risorse non c’erano e che non era possibile intervenire per garantire condizioni adeguate di temperatura ai bambini e al personale degli asili nidi e delle scuole. Oggi, invece, apprendiamo che il Comune intende trovare le risorse necessarie per climatizzare tutte le strutture entro giugno 2027”. Per Ugolini “è una buona notizia”, ma resta da capire “perché ciò che fino a ieri veniva presentato come impossibile oggi diventi possibile”. La consigliera chiede quindi che l’obiettivo si trasformi in “un impegno concreto, con tempi, risorse e un cronoprogramma chiari” e sollecita un intervento complessivo sugli edifici, che comprenda non soltanto la climatizzazione, ma anche isolamento, pompe di calore, pannelli fotovoltaici, schermature solari e verde per ridurre il surriscaldamento. La questione arriverà anche in Regione: giovedì, durante la Commissione Scuola, l’assessora Isabella Conti terrà un’informativa sulla situazione climatica nelle strutture educative. “La Regione deve fare la sua parte”, conclude Ugolini, chiedendo risorse adeguate per accompagnare Comuni e gestori nella riqualificazione delle scuole.

Usb: “Non è più un’emergenza, servono interventi strutturali”

Usb Bologna sostiene apertamente le famiglie che hanno deciso di contestare il Comune e minacciano di sospendere il pagamento delle rette. Secondo il sindacato, le temperature estive nei nidi non possono più essere trattate come una situazione eccezionale. Con il caldo che a Bologna ha superato i 36-38 gradi, denuncia Usb, la risposta sarebbe stata finora affidata anche a condizionatori mobili che non sarebbero sufficienti a risolvere il problema. “Ogni estate da almeno un decennio la si chiama emergenza”, sostiene il sindacato, secondo cui il caldo nei nidi è ormai una “condizione sistemica” che richiede interventi strutturali. Usb cita inoltre un dato nazionale: soltanto il 7,4% degli edifici scolastici italiani disporrebbe di un impianto di climatizzazione o ventilazione.

Scuole aperte prima, a Bologna 1.700 famiglie

Intanto Bologna sta sperimentando anche una diversa organizzazione del calendario. È iniziata la seconda settimana del progetto di apertura anticipata delle scuole elementari, con attività extrascolastiche al mattino. A Bologna hanno aderito 1.700 famiglie e nella prima settimana soltanto un centinaio di iscritti non si sarebbe presentato. In una decina di scuole medie sono inoltre in corso due settimane di accompagnamento rivolte ai ragazzi in arrivo dalle elementari. La sperimentazione bolognese rientra nel progetto avviato in Emilia-Romagna dal 31 agosto al 14 settembre, finanziato dalla Regione con 3 milioni di euro, che consente alle primarie aderenti di aprire prima dell’inizio ufficiale delle lezioni.

La petizione per cambiare il calendario scolastico supera le 79mila firme

Ma sullo sfondo resta una questione più ampia: ripensare il calendario scolastico italiano. La petizione “Ristudiamo il calendario”, promossa da WeWorld e Mammadimerda, ha superato quota 79mila firme. La richiesta non è semplicemente quella di anticipare o posticipare l’inizio delle lezioni, ma di ripensare tempi, strutture e servizi della scuola alla luce delle nuove esigenze delle famiglie e di estati sempre più calde. Secondo un sondaggio realizzato nel 2025 dai promotori, una famiglia su due segnalava difficoltà nella gestione della ripartenza scolastica a settembre e un genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva. Il costo medio per coprire almeno parte delle settimane di chiusura attraverso centri estivi e altre attività veniva stimato in circa 530 euro per figlio. “Chiediamo investimenti per adeguare gli edifici scolastici a estati sempre più calde: le scuole possono diventare anche rifugi climatici per bambine, bambini, studentesse, studenti e insegnanti”, afferma Francesca Fiore, co-fondatrice di Mammadimerda. Una discussione che a Bologna, tra nidi roventi, sciopero delle rette e corsa ai condizionatori, è già diventata estremamente concreta.


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