La rottamazione quinquies delle tasse locali spopola a Sud. In testa la Sicilia, seguita da Campania e Puglia. Sul portale del MEF è disponibile l’elenco dei comuni aderenti alla doppia definizione agevolata
La rottamazione delle tasse locali piace alle amministrazioni del Sud, sia per quel che riguarda la definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione che per la rottamazione autonoma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.
Superata la scadenza del 31 luglio, termine ultimo per gli Enti per l’approvazione delle delibere di adesione alla pace fiscale per IMU, TARI e altri tributi locali, i dati a disposizione sul portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze permettono di fare un primo bilancio dell’impatto della misura.
Sono 323, nello specifico, i Comuni che hanno optato per il sì e nei quali, dal 16 ottobre 2026, si aprirà la partita per i cittadini chiamati a presentare domanda tramite il portale AdER.
In parallelo, corre la macchina per l’avvio della definizione agevolata “autonoma” prevista dalla Manovra 2026, con 495 delibere che risultano attualmente approvate.
Tasse locali, 323 sì alla rottamazione delle cartelle AdER: Sicilia, Puglia e Campania in testa
Dal 15 ottobre, l’Agenzia delle Entrate Riscossione metterà a disposizione online l’elenco dei debiti definibili da parte di ciascun contribuente in relazione alle tasse locali.
Questa la data che permetterà di avere un quadro più chiaro delle somme ammesse alla rottamazione quinquies, ma già oggi sono disponibili elementi chiari per perimetrare le opportunità a disposizione.
Sul portale del Dipartimento delle Finanze (MEF) è possibile consultare le delibere approvate dai comuni entro lo scorso 31 luglio, primo step per capire chi potrà o meno aderire alla rottamazione locale.
Dai dati estratti dal portale risultano essere in totale 323 gli Enti che hanno detto sì alla rottamazione quinquies disciplinata dall’articolo 10-quinquies del decreto legge n. 38/2026. Si tratta di circa il 4 per cento del totale di 7.894 comuni italiani.
Guardando il dato dal punto di vista dell’impatto territoriale della rottamazione quinquies, emerge che è il Sud ad aver trainato le adesioni.
In testa la Sicilia, con 60 comuni in totale (tra cui Palermo, Messina, Trapani, Caltanissetta e Ragusa).
A seguire la Puglia, con 45 comuni aderenti (Bari, Foggia, Taranto, Trani, Altamura).
Medaglia di bronzo per la Campania, con 38 comuni totali (Avellino, Pozzuoli, Portici, Pompei).
Nel Centro Italia invece spiccano le adesioni nel Lazio, con un totale di 32 comuni aderenti (tra cui Roma, Viterbo, Latina, Rieti, Civitavecchia e Anzio).
Tra le regioni del Nord, è la Lombardia a collocarsi in vetta, con 18 comuni aderenti, seguita dall’Emilia Romagna (17 comuni) e dal Piemonte (10 comuni). A chiudere la lista il Friuli Venezia Giulia.
495 sì alla rottamazione autonoma: per le tasse locali fuori dal perimetro AdER tempi più lunghi
La partita della pace fiscale locale non si gioca però solo sul campo dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.
La Legge di Bilancio 2026 ha infatti introdotto la possibilità per comuni e regioni di introdurre forme di definizione agevolata “a tempo indeterminato”.
In questo caso infatti non c’è una scadenza specifica per l’approvazione delle delibere, anche considerando i vincoli più stringenti relativi alla valutazione degli effetti della sanatoria sui bilanci.
Nonostante ciò, la macchina operativa risulta già in moto.
Alla data dell’8 settembre risultano approvate 495 delibere da parte dei Comuni per disciplinare la definizione agevolata delle tasse gestite in autonomia e senza quindi l’intervento dell’AdER per il recupero coattivo.
Sulla ripartizione territoriale lo scenario non cambia: è sempre il Sud in testa alla classifica e Sicilia, Campania e Puglia si aggiudicano i primi tre posti. Segue la Calabria, accompagnata dall’Abruzzo e poi dal Lazio.
Chiudono la classifica Umbria, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia, con pochissime delibere approvate ad oggi dai rispettivi comuni.
Rottamazione a doppio binario, un percorso in divenire. Per le cartelle AdER domanda verso il via
I dati fin qui forniti aiutano in primis ad elaborare una “mappa geografica” della rottamazione dei debiti locali, ma anche a ripuntare l’attenzione sul doppio binario della definizione agevolata introdotta per comuni e regioni.
L’articolo 10-quinquies del DL n. 38/2026 ha affiancato, alla rottamazione senza tempo della Manovra, una procedura specifica per tutti i debiti la cui riscossione è stata delegata dai comuni all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Su questo filone, i tempi da rispettare sono chiari e uguali per tutti i contribuenti: in presenza di carichi definibili, dal 16 ottobre e fino al 15 dicembre 2026 bisognerà presentare domanda.
Poi, entro il 28 febbraio 2027, l’AdER presenterà il conto dovuto e la prima scadenza per il versamento è in calendario per il 31 marzo.
Uguali anche i benefici e le regole di pagamento: la rottamazione locale dei carichi AdER riprende le regole della sanatoria nazionale: un massimo di 54 rate a cadenza bimestrale, per un minimo di 100 euro per quota, con il vantaggio dell’azzeramento di sanzioni e interessi.
Di contro, l’altro fronte della rottamazione disciplinato dall’articolo 1, commi da 102 a 110, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 è autonomo anche per quel che riguarda le regole e le modalità di pagamento. Ciascun Comune potrà fissare procedure ad hoc mediante la delibera di adesione.
L’unica cosa che l’ente non può modificare è la natura dell’agevolazione stessa: l’effetto deve essere comunque l’azzeramento delle sanzioni e degli interessi.
Dal punto di vista pratico, le due procedure di definizione agevolata si accavalleranno, con l’effetto di creare calendari di scadenze, regole di pagamento e annualità incluse nella rottamazione ben differenti.
Un impianto “a macchia di leopardo” che rischia di generare forte disorientamento: nello stesso Comune, il medesimo contribuente potrebbe trovarsi a rottamare la TARI con le regole e le rateazioni dell’AdER, dovendo invece saldare l’IMU in un’unica soluzione o con tempistiche più stringenti.
La pace fiscale degli enti locali si conferma così un mosaico complesso, in cui a fare la differenza non saranno solo i bilanci dei Comuni, ma la capacità dei cittadini di districarsi tra scadenze, delibere ad hoc e regole operative fissate caso per caso.
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