È stato un trasferimento senza precedenti per dimensioni e apparato di sicurezza quello che, tra il 5 e il 6 settembre, ha portato in Sardegna 88 detenuti sottoposti al regime del 41-bis. Destinazione, la nuova sezione di massima sicurezza del carcere di Cagliari-Uta, predisposta per accogliere i vertici delle organizzazioni criminali.
L’operazione, denominata “Iride”, ha richiesto un dispositivo articolato su più livelli: 207 operatori tra Gruppo operativo mobile, Gruppo intervento operativo e reparti territoriali, 65 veicoli di servizio, otto convogli terrestri, sette ambulanze, dieci voli militari, due aerei della Guardia di finanza e due droni utilizzati per il monitoraggio delle aree interessate.
I detenuti sono arrivati all’aeroporto militare di Decimomannu, per poi essere accompagnati verso Uta attraverso percorsi sottoposti a un imponente controllo delle forze dell’ordine. In alcuni momenti sono stati chiusi tratti della viabilità per consentire il passaggio dei convogli e garantire la sicurezza dell’operazione. Il trasferimento ha interessato detenuti provenienti da sei istituti penitenziari: 41 da Viterbo, 21 da Terni, 9 da Milano, 7 dall’Aquila, 6 da Spoleto e 4 da Roma.
In Sardegna anche Francesco Maiolo
Tra i detenuti destinati alla nuova sezione sarda figura anche Francesco Maiolo, classe 1979, originario di Acquaro e ritenuto dagli inquirenti una delle figure di vertice dell’omonimo clan delle Preserre vibonesi. La sua presenza assume un rilievo particolare per il territorio vibonese. Maiolo, infatti, è stato indicato dalla magistratura come esponente di vertice della cosca di Acquaro, inserita nel più ampio contesto del locale di Ariola di Gerocarne. Il suo nome è al centro dell’inchiesta “Habanero”, che ha ricostruito gli equilibri criminali nelle Preserre vibonesi e la contrapposizione tra i Maiolo, alleati con gli Emanuele, e i Loielo. Nel febbraio 2025 a Francesco e Angelo Maiolo era stato applicato il regime del carcere duro. I due fratelli sono indicati negli atti come presunti vertici del locale di Ariola e sono coinvolti, tra le altre contestazioni, nel procedimento relativo alla strage di Ariola del 25 ottobre 2003.
Proprio Francesco Maiolo, classe 1979, è stato indicato dalla Cassazione nell’ambito della vicenda della strage come presunto mandante, sulla base degli elementi richiamati nelle decisioni cautelari e delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il nome di Maiolo è tornato recentemente anche nell’inchiesta “Aquarium”, una costola investigativa di Habanero dedicata al narcotraffico. La Dda di Catanzaro ha ricostruito un presunto sistema di distribuzione di cocaina, marijuana e hashish con collegamenti tra Calabria, Piemonte, Lazio e Abruzzo e con il presunto centro decisionale nelle aree di Acquaro, Dasà e territori limitrofi. Va comunque ricordato che le contestazioni giudiziarie sono oggetto di procedimenti ancora in corso e la responsabilità penale deve essere accertata con sentenza definitiva.
Un trasferimento studiato nei dettagli
La complessità di “Iride” emerge soprattutto dall’apparato messo in campo. Il trasferimento è stato organizzato attraverso movimentazioni simultanee da diversi istituti della penisola, con l’impiego di mezzi aerei e terrestri e un coordinamento centrale delle operazioni. La Polizia penitenziaria ha predisposto anche perquisizioni straordinarie nelle sezioni interessate dai trasferimenti e un controllo costante delle comunicazioni, mentre i droni hanno consentito la sorveglianza dall’alto delle aree coinvolte. Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha presentato il trasferimento come una tappa della riorganizzazione del circuito del 41-bis e della creazione di strutture dedicate esclusivamente ai detenuti sottoposti al regime speciale.
La Sardegna diventa il nuovo polo del 41-bis
L’arrivo degli 88 detenuti in Sardegna non rappresenta però la conclusione del piano. L’Isola è destinata a diventare uno dei principali poli nazionali del 41-bis, con tre istituti coinvolti: Uta a Cagliari, Bancali a Sassari e Badu ’e Carros a Nuoro. Il progetto governativo prevede una concentrazione nell’isola che potrebbe arrivare a 240-260 detenuti sottoposti al regime speciale, pari a una quota molto significativa del totale nazionale. Il piano prevede inoltre che Badu ’e Carros venga progressivamente riconfigurato per ospitare esclusivamente detenuti al 41-bis. Attualmente, dopo il trasferimento di Uta, in Sardegna risultano 88 detenuti al 41-bis nel carcere cagliaritano, 89 a Bancali e 6 a Nuoro. Per Badu ’e Carros sono previsti ulteriori arrivi, con una quota stimata in circa 65-68 detenuti entro la fine dell’anno, secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa locale. La nuova geografia del carcere duro nasce da un piano nazionale che punta a concentrare i detenuti sottoposti al regime speciale in sette istituti dedicati, tre dei quali in Sardegna. L’obiettivo dichiarato dal Governo è ridurre la promiscuità tra diversi circuiti penitenziari e rafforzare l’isolamento dei vertici mafiosi dalla possibilità di mantenere collegamenti con le organizzazioni criminali all’esterno.
Le proteste nell’Isola
Il rafforzamento del polo sardo ha però aperto un duro confronto istituzionale. La presidente della Regione Alessandra Todde ha contestato la scelta del Governo e annunciato iniziative giudiziarie, lamentando anche il mancato coinvolgimento dell’amministrazione regionale. La Regione teme in particolare che la concentrazione di detenuti al 41-bis possa trasformare la Sardegna in una sorta di “isola-carcere”, mentre l’esecutivo sostiene che il piano risponda a esigenze di sicurezza e a una programmazione avviata da anni. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, già nei mesi scorsi, aveva spiegato che il progetto non sarebbe nato improvvisamente: secondo il ministero, la destinazione di Uta e gli interventi di adeguamento di Badu ’e Carros e Bancali erano inseriti nella pianificazione del sistema penitenziario da diversi anni. Il trasferimento di Francesco Maiolo, figura legata alla storia criminale delle Preserre vibonesi, inserisce così anche un nome di peso della ’ndrangheta calabrese nella nuova geografia del carcere duro in Sardegna. E con gli ulteriori trasferimenti previsti nei prossimi mesi, il polo sardo è destinato ad assumere un ruolo ancora più centrale nel sistema nazionale del 41-bis.
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