Da riscrivere gli incentivi al personale nelle agenzie fiscali. I sindacati con una lettera unitaria (firmata congiuntamente da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Confsal Unsa e Flp) hanno scritto al viceministro dell’economia e delle finanze Maurizio Leo per chiedere un incontro urgente sulle controverse norme della Manovra 2026 che, a giudizio delle sigle, hanno dato troppo potere alla parte datoriale nell’individuazione dei criteri di ripartizione del 75% dei fondi per l’incentivazione del personale, sottraendo al confronto sindacale la contrattazione dei livelli salariali sia del trattamento fondamentale che di quello accessorio.
Mentre il restante 25% andrà a incrementare le risorse variabili dei fondi destinati al trattamento accessorio del personale, anche dirigenziale, e delle posizioni organizzative.
Il quadro normativo
Il tema è quantomai caldo perché si tratta di dare attuazione alla disposizione (introdotta dalla legge di bilancio 2026 all’interno dell’art.1 comma 7 del dlgs 157/2015 sull’organizzazione delle agenzie fiscali) che prevede che, a decorrere dal 2026, le somme per gli incentivi al personale possano essere incrementate di un’ulteriore quota non superiore al 60 per cento delle risorse individuate in relazione al miglioramento dei risultati di gettito derivanti dalla promozione dell’adempimento spontaneo degli obblighi fiscali, dall’attività di controllo e dai risparmi di spesa conseguenti al blocco di rimborsi o crediti d’imposta illegittimi.
Ai sindacati non piace in particolare il disposto del comma 7-bis del dlgs 157 (anch’esso introdotto dalla Manovra) che dà alle agenzie mani libere nell’individuare il personale destinatario degli incentivi, le specifiche attività incentivabili e i criteri e la misura delle incentivazioni erogabili, tenendo conto, si legge nella norma, “degli esiti dei rispettivi sistemi di valutazione e dell’apporto assicurato dalle diverse strutture centrali e territoriali alla realizzazione degli obiettivi di produttività».
«Nonostante le nostre richieste, non ci è stata data possibilità di discutere preventivamente della
soluzione normativa prima che fosse sottoposta al Parlamento», lamentano le sigle nella missiva indirizzata a Leo.
«Ciò non di meno, abbiamo comunque accolto con soddisfazione lo stanziamento di fondi a regime per le Agenzie fiscali, ma non le modalità di ripartizione contenute nell’ultima Legge di bilancio” che secondo i sindacati si porrebbe in aperto contrasto con il Testo unico del pubblico (articoli 40 e 45) e con la Costituzione.
Di qui, come detto, la richiesta di un incontro con il viceministro, propedeutica alla modifica del comma 7 bis, magari proprio nella Manovra di quest’anno. Diversamente, osservano, si aprirebbe “una deriva inaccettabile» che le sigle si dicono pronti a contrastare “su ogni fronte, sindacale e giuridico».
Le aperture pomeridiane
Nella missiva ha trovato posto (e non poteva essere diversamente visto il recente incontro con la direttrice centrale risorse umane dell’Agenzia, Laura Caggegi, si veda ItaliaOggi del 10 settembre) il tema delle aperture pomeridiane che dovrebbero partire in 160 uffici territoriali dal 15 settembre. Un tema molto caro al viceministro e al direttore dell’Agenzia Vincenzo Carbone su cui, precisano i sindacati, non c’è mai stato un no preclusivo. Quello che non piace, chiariscono, è che l’iniziativa abbia assunto il carattere della “unilateralità” e della “autoreferenzialità”. “I sindacati non si sono mai tirati indietro quando ci sono state poste esigenze di aumento dell’offerta dei servizi e, a tale proposito, vogliamo ricordare il ruolo di entrambe le Agenzie Fiscali e del loro personale durante la crisi pandemica», si legge nella lettera indirizzata a Leo.
«Proprio per questo riteniamo inopportuna non già la mera apertura degli sportelli al pomeriggio, ma la noncuranza e l’atteggiamento dell’Agenzia delle Entrate che consiste nello scaricare sul personale, e in particolare sulla conciliazione tra lavoro e vita privata dei singoli, ogni onere escludendo i legittimi rappresentanti di lavoratrici e lavoratori da ogni confronto utile a raggiungere soluzioni condivise e meno impattanti sulla vita delle persone».
Confintesa Fp in stato di agitazione
Sulle aperture pomeridiane, intanto, Confintesa Fp ha formalizzato l’apertura della vertenza, proclamando lo stato di agitazione del personale dell’Agenzia e chiedendo al Ministero del Lavoro l’avvio del tentativo preventivo di conciliazione previsto dalla legge n. 146/1990.
Secondo Confintesa Fp, la direttiva 4/2026 che ha fornito agli uffici le indicazioni operative per far partire l’iniziativa, incide su materie che il contratto del Comparto Funzioni Centrali riserva al confronto nazionale: articolazione e turnazione dell’orario di lavoro, criteri per il lavoro agile, flessibilità e organizzazione del personale. Ragion per cui avrebbe dovuto essere oggetto di informativa sindacale preventiva e scritta, mentre invece la Direttiva e i successivi atti territoriali sono arrivati quando le scelte erano già definite.
Confintesa Fp ha chiesto la sospensione della Direttiva e degli atti attuativi fino alla conclusione della procedura di conciliazione, l’apertura immediata di un confronto nazionale e la definizione di regole uniformi su volontarietà, turni, flessibilità, lavoro agile, carichi di lavoro e sicurezza delle sedi nelle fasce pomeridiane. Il sindacato sollecita inoltre la convocazione dell’Organismo paritetico per l’innovazione.
«Il 13 luglio avevamo avvertito l’Agenzia che, in assenza di risposte, avremmo assunto ogni iniziativa, compresa la proclamazione dello stato di agitazione. Le risposte non sono arrivate, il confronto non è stato aperto e il servizio partirà il 15 settembre: oggi manteniamo quell’impegno», dichiara Confintesa Fp.
«La vertenza deve ora essere affrontata nella sede prevista dalla legge. La richiesta di conciliazione è stata depositata e resta aperta all’adesione delle altre organizzazioni sindacali».
«Non contestiamo l’apertura pomeridiana, ma un metodo che ha escluso il confronto e trasferito sui lavoratori decisioni già assunte. Il servizio pubblico si migliora coinvolgendo chi ogni giorno lo garantisce, non imponendo dall’alto turni e organizzazione del lavoro». (riproduzione riservata)
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