Marco ed Elisa. Due cuori e una casa famiglia


A Russi, in provincia di Ravenna, compie 30 anni la casa famiglia Ss. Angeli Custodi. 150 persone, 150 storie sono passate tra queste mura dove si vive tra la leggerezza di dare sollievo a situazioni difficili e la profondità di una scelta di vita radicale.

Tutto nasce dall’amore: l’amore per gli ultimi e gli emarginati, l’amore per una vocazione, l’amore per il Signore («Abbiamo anche la cappellina con il Santissimo», spiegano con orgoglio), ma anche l’amore di coppia tra Marco Pirini ed Elisa Coralli che tra queste mura si è consolidato. Parliamo della casa famiglia Ss. Angeli custodi di Russi, in provincia di Ravenna, che in questi giorni compie 30 anni.
 
30 anni sono un bel numero! Come è iniziato tutto?
«Lei è originaria di Imola, io di Cesena. L’allora Sindaco del Comune di Russi ha contattato don Oreste in persona per dire che avevano questo immobile a disposizione, che in origine era un ex ufficio di collocamento. All’inizio degli anni 90 i piccoli comuni hanno accentrato questi servizi e allora nel ‘95 hanno chiesto: “Venite ad aprire una realtà di accoglienza?”. Don Oreste ha sondato un po’ in giro per capire chi voleva venire a Russi, che per i faentini doc è un po’ fuori mano. Ed Elisa – che nel frattempo aveva aperto una casa famiglia a Faenza nel ’94 – ha detto di sì.
Nel ‘96 si è spostata qui a Russi con 2 “rientri”, i ragazzi che hanno fatto gran parte del programma terapeutico ma non sono ancora considerati completamente liberi dalla dipendenza, ed ha aperto un pronto soccorso per minori».
 
E voi? Come vi siete incontrati? Che cosa vi ha fatti innamorare?
«Qualche giorno prima di aprire questa casa Elisa ha conosciuto me. Io ho conosciuto Elisa. Per prima cosa hanno colpito i suoi occhi. Io ero in un periodo di ricerca e pensavo di fare il frate, quindi pensavo di starle alla larga ma poi le ho chiesto: “Cosa fai nella vita?” E lei mi ha risposto: “Devo andare a Russi ad aprire una casa famiglia per bambini”. È stato un colpo di fulmine, ho cercato i suoi contatti, e dopo 2 settimane ci siamo messi insieme. La Responsabile di Zona, Mariangela, mi ha mandato nella casa famiglia di Faenza dove prima era Elisa. Ovviamente non avremmo potuto, da fidanzati, vivere insieme. Ma questo ci è servito. Non siamo mai usciti da soli, avevamo sempre qualche accolto con noi, e questo ci ha aiutati molto a conoscerci. A conoscerci nella quotidianità».
 


E poi vi siete sposati
«Sì, dopo 14 mesi di fidanzamento ci siamo sposati a giugno. Abbiamo scelto di sposarci a Russi perché la casa era qui, lei viveva qui da più di un anno. La parrocchia che ci ha sempre voluto un gran bene ha allestito la festa per 500 persone. Ci ha sposati don Oreste che arrivò in anticipo perché Mariangela, la Responsabile di Zona, gli aveva detto che la cerimonia si sarebbe tenuta alle 14.30 anziché alle 15.30. Un’ora prima: quindi è arrivato mezz’ora di ritardo per essere mezz’ora di anticipo.
Siamo stati per tutto il matrimonio con due bambini in braccio io e due bambini in braccio lei. Ci sono corsi incontro nonostante avessero dovuto stare con altri durante la cerimonia. È stato molto bello. Poi siamo partiti per il viaggio di nozze per 5 giorni, alle Cinque Terre».
 
Poi come si è strutturata la casa?
«Abbiamo continuato con la pronta accoglienza minori per un paio di anni. Poi hanno cominciato a nascere i nostri figli naturali – ne abbiamo tre più uno in cielo –. Successivamente abbiamo notato che i figli accolti che avevano bisogno di stabilità soffrivano per il continuo viavai di bambini, e allora abbiamo cominciato a scegliere delle accoglienze più stabili. Sono passate da noi ragazze madri, ragazzi in programma terapeutico, altri fratelli di Comunità, persone con disabilità».
 
Quante persone sono passate dalla vostra casa?
«Sono passate di qui oltre 150 persone. Qualcuna per pochi giorni, altre per anni. Il record è di una ragazza con un leggero ritardo che è qui da 27 anni».
 
E poi c’è Gugu
«Sì, Gugu è il nome che abbiamo dato a questo figlio speciale in occasione del Meeting di Rimini, dove siamo stati chiamati per portare la nostra testimonianza. Gugu è arrivato da noi che aveva 9 mesi, l’abbiamo scelto dopo che avevamo perso il 4 figlio. Adesso compirà 18 anni. È l’unico che va d’accordo con tutti. Molto affettuoso, molto esigente. Ha la sua mamma che vede 1-2 volte l’anno. Non cammina, non parla, dice “mamma”, e storpia i vari nomi dei fratelli. È molto in difficoltà, necessita di essere vigilato giorno e notte, ma è strumento di conversione per molti. Adesso fa la quarta nel liceo artistico dove ha studiato Laura Pausini».
 


Chi altro c’è nella vostra grande famiglia?
«E., un ragazzo di  21 anni che mantiene ancora dei contatti con la mamma, M.L., una ragazza di 32 anni qui da quando aveva 4 anni, L., tornata dall’argentina che fa l’educatrice professionale, S., che compie 24 anni a novembre, un figlio naturale tecnico ortopedico, il primo che ha fatto sorridere Gugu. Poi c’è mia mamma che ha 91 anni e che qui è rifiorita dopo la morte del babbo. È qui da 8 anni ed è felice perché – dice – ha la “Possibilità di finire la mia vita nella gioia”».
 
Com’è il rapporto con la realtà locale?
«È sempre stato molto buono. Siamo molto collegati alla parrocchia, al territorio, siamo entrambi ministri dell’eucaristia, portiamo la comunione agli anziani. Abbiamo sempre avuto il desiderio di essere a servizio non solo della casa famiglia ma anche della comunità. Seguiamo i corsi fidanzati in parrocchia, e per anni siamo stati responsabili della Pastorale Familiare della Diocesi».
 
Come festeggerete i 30 anni della casa famiglia?
«Di natura sono timida e non avrei festeggiato, ma è doveroso ringraziare chi ci ha aiutati, e il Signore che ci ha dato questa possibilità.
Il 3 ottobre si festeggerò con Santa Messa, buffet nei locali della parrocchia e poi ci sposteremo al teatro comunale per ringraziare le autorità. Dopo andrà in scena lo spettacolo “Oggi il vento è favorevole”. Poi Marco canterà con il gruppo Tiritera. Al termine ci sarà un  intervento dei giovani dal titolo “La Russi che vorrei” durante il quale i giovani rivolgeranno delle richieste al Sindaco e al Parroco».
 




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