Riforma Rsa in Piemonte: “Siamo disponibili, ma dobbiamo arrivarci vivi”


“Pronti a fare la nostra parte, ma servono fatti, basta slogan”. È il messaggio rivolto alla Regione Piemonte dalla Diocesi di Pinerolo, dalla Diaconia Valdese e dall’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità, pronte a raccogliere la sfida lanciata dal presidente Alberto Cirio sulla trasformazione del welfare per gli anziani.

C’è la disponibilità a integrare residenzialità e cure a domicilio, ma la realtà è che senza risorse dedicate e interventi urgenti per sostenere la rete esistente, le strutture rischiano di non sopravvivere per vedere il futuro del settore.

Il punto di partenza: la proposta del presidente Cirio

A riaprire il dibattito sul futuro dell’assistenza agli anziani in Piemonte è stata la proposta illustrata dal presidente della Regione, Alberto Cirio, nel confronto dello scorso 31 agosto 2026. L’impostazione sul tavolo prevede di collegare ogni posto letto convenzionato in RSA all’assistenza domiciliare di altri quattro o cinque anziani. Si tratta di una visione che attribuisce alle strutture residenziali nuove e dirette responsabilità nella presa in carico territoriale.

Questa prospettiva si aggancia alla riflessione richiamata anche da monsignor Vincenzo Paglia nell’intervista a La Stampa del 10 agosto 2026, dove si sottolineava la centralità della casa affermando che “non è più tempo di rincorrere il numero dei posti letto”. Per analizzare questo scenario e definire una posizione comune, il 30 settembre 2026 si è svolto un tavolo di confronto promosso dalla Diocesi di Pinerolo, dalla Diaconia Valdese e dall’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità

Dal confronto è emersa la disponibilità: le RSA piemontesi si dichiarano “pronte fin da subito a collaborare con la Regione per costruire un modello che integri residenzialità e domiciliarità“, mettendo in campo competenze, professionalità e radicamento nei territori. Per tradurre queste intenzioni in servizi effettivi, tuttavia, gli enti evidenziano la necessità di affrontare tre nodi fondamentali

1. Una riforma ha bisogno di risorse e persone

La Regione – si legge in una lunga lettera – chiarisca come intende sostenere la riforma sul piano economico e delle risorse umane. Quali finanziamenti saranno disponibili? Con quali professionisti si garantiranno i nuovi servizi domiciliari? Quali responsabilità, standard assistenziali e tempi di attuazione saranno previsti? In particolare, il rapporto prospettato tra un posto letto e quattro o cinque persone assistite a casa deve essere accompagnato da finanziamenti dedicati, criteri di appropriatezza condivisi con i servizi pubblici territoriali e organici adeguati.

In un settore già segnato dalla difficoltà di reperire infermieri, operatori sociosanitari e altre figure professionali, ampliare i compiti delle RSA richiede investimenti nella formazione, nel reclutamento e nella stabilità del lavoro.

Servono risorse aggiuntive, adeguate e strutturali. Il semplice trasferimento di budget dalla residenzialità alla domiciliarità rischierebbe di indebolire servizi indispensabili senza garantire la sostenibilità di quelli nuovi.

2. Per costruire il futuro, bisogna sostenere il presente

Le RSA piemontesi attraversano una crisi che mette sotto pressione bilanci, organizzazione e continuità dei servizi. Il tavolo chiede la piena attuazione degli impegni assunti con il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, di cui la Regione Piemonte ha preso atto con la DGR 38-8654 del 2024, il completamento degli adeguamenti tariffari e una revisione della DGR 45-4248/2012, coerente con l’evoluzione dei bisogni assistenziali e dei costi di gestione.

Gli interventi già adottati devono tradursi in un sostegno effettivo, tempestivo e sufficiente a garantire l’equilibrio delle strutture.

La domanda che pongono Diocesi di Pinerolo, dalla Diaconia Valdese e dall’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità è: come si pensa di affidare alle RSA un ruolo più ampio nella nuova riforma se non si riesce a sostenerne adeguatamente l’attività ordinaria?

Le strutture chiedono condizioni che permettano di assicurare qualità della cura, rispetto dei contratti di lavoro e rette sostenibili per le famiglie.

3. Difendere le RSA significa difendere i territori

Il sistema piemontese conta 33.025 posti letto RSA accreditati, esclusi i posti dedicati all’Alzheimer, secondo la rilevazione regionale aggiornata al 3 settembre 2026. È una rete di imprese sociali, fondazioni, enti e gestori che assicura assistenza e sostiene l’economia dei territori.

Per questa rete si può ipotizzare un ordine di grandezza di circa 25.000–30.000 persone occupate, tra personale sanitario, assistenziale, educativo, amministrativo e dei servizi, comprendendo chi lavora attraverso cooperative e appalti. Si tratta di una stima indicativa, non di un censimento ufficiale.

La crisi delle RSA mette quindi a rischio migliaia di posti di lavoro e può compromettere gli equilibri economici di piccoli Comuni e interi territori. Ogni struttura che si indebolisce significa meno assistenza, meno occupazione, meno servizi e maggiore pressione sulle famiglie.

Le RSA possono diventare veri CENTRI SERVIZI territoriali in raccordo con ASL ed enti gestori socio-assistenziali, capaci di integrare accoglienza residenziale, assistenza domiciliare, servizi diurni, sostegno ai caregiver e interventi di sollievo. La residenzialità rimane indispensabile, così come le professionalità che ogni giorno rendono possibile la cura delle persone più fragili.

“Per realizzare questa prospettiva chiediamo alla Regione di avviare subito un percorso di progettazione condivisa con gli enti gestori e i soggetti del territorio: un tavolo operativo con obiettivi, risorse, tempi e responsabilità definiti, per costruire un modello virtuoso, sostenibile e replicabile”. E aggiungono: “La riforma deve uscire dalla dimensione della promessa elettorale e diventare una scelta concreta di politica pubblica. Occorrono delibere, finanziamenti certi e strumenti operativi. Basta slogan: servono atti concreti”.

L’impegno

“Noi ci siamo e vogliamo essere protagonisti di questa riforma – spiegano Diocesi di Pinerolo, dalla Diaconia Valdese e dall’Associazione Cuneese Case di Riposo e Domiciliarità -. Ma dobbiamo arrivare vivi per poterla sostenere, garantendo agli anziani il diritto a cure di qualità e accessibili. Non si può costruire il welfare di domani lasciando sole le famiglie e indebolendo i presidi che oggi garantiscono assistenza: sostenere subito le RSA è l’unico modo per assicurare continuità di cura alle persone non autosufficienti e futuro ai nostri territori. Per questo serve una programmazione pluriennale, capace di dare stabilità al sistema e di garantire un futuro alle persone assistite, alle loro famiglie e ai lavoratori che ogni giorno rendono possibile la qualità e la continuità dei servizi”.


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