Il vino piemontese vale miliardi, porta il nome del territorio nel mondo e rappresenta una delle eccellenze più riconosciute dell’agroalimentare italiano. Ma il prestigio, da solo, non basta più. I consumi diminuiscono, le abitudini cambiano, i mercati internazionali diventano più difficili e il cambiamento climatico mette alla prova vigneti e imprese. Il settore vitivinicolo è davanti a una svolta: continuare a vivere di rendita sulla propria reputazione non è più un’opzione.
Da questa consapevolezza sono partiti gli Stati Generali del Vino, convocati venerdì scorso all’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo da Cia Agricoltori italiani di Piemonte e Valle d’Aosta. Una giornata di confronto che ha riunito istituzioni, ricercatori, organizzazioni professionali e produttori, con un obiettivo ambizioso: disegnare una strategia per il futuro del comparto, guardando almeno ai prossimi dieci anni.
Il messaggio emerso è chiaro: il Piemonte ha tutte le carte in regola per restare protagonista, ma deve cambiare passo. Servono programmazione, innovazione, collaborazione tra gli attori della filiera e una capacità nuova di intercettare mercati e consumatori.
«Non serve la rivoluzione, ma l’innovazione»: è questa la frase che sintetizza la direzione indicata da Cia.
Il Piemonte vale 1,8 miliardi, ma il mercato sta cambiando
A fotografare lo scenario è stata Tiziana Sarnari, responsabile dell’Ufficio Indicazioni Geografiche di Ismea. L’Italia mantiene la leadership mondiale nella produzione vitivinicola e nell’export in volume, ma deve fare i conti con una contrazione strutturale dei consumi e della produzione a livello globale.
Non tutti i segmenti, però, stanno vivendo la stessa situazione. Crescono i vini bianchi, gli spumanti e le produzioni a indicazione geografica, mentre aumentano le pressioni competitive sui vini di fascia media.
Per il Piemonte la posta in gioco è particolarmente alta: la regione è la seconda in Italia per valore economico delle Indicazioni Geografiche, con circa 1,8 miliardi di euro. Un patrimonio che va difeso, ma anche ripensato alla luce delle nuove tendenze.
Le opportunità, secondo l’analisi di Ismea, passano sempre più attraverso enoturismo, esperienze legate al territorio, vendita diretta e comunicazione capace di parlare alle giovani generazioni. Anche la riduzione produttiva, laddove necessaria, dovrà essere governata attraverso strategie precise, evitando di subirne passivamente le conseguenze.
Dalle nuove tecniche genetiche ai vini dealcolati: la sfida dell’innovazione
Tra i temi più importanti affrontati a Pollenzo c’è quello della ricerca. Michele Fino, docente dell’Università di Pollenzo, ha illustrato le potenzialità delle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea), considerate uno strumento promettente per rendere la viticoltura più resistente e capace di affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Spazio anche ai vini dealcolati e a bassa gradazione alcolica, con le sperimentazioni attualmente in corso in Piemonte. Un segmento che apre nuove prospettive, ma che richiede anche un ripensamento del rapporto con i consumatori.
Il punto, secondo Fino, è non limitarsi a inseguire le mode o a costruire campagne promozionali rivolte ai più giovani. Occorre investire nell’educazione al consumo consapevole, superando gli slogan generici e promuovendo una cultura del «bere meno ma meglio».
«Non serve la rivoluzione, ma l’innovazione»
Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale di settore di Cia, ha richiamato la necessità di affrontare l’attuale fase di incertezza con strumenti nuovi e una maggiore capacità di adattamento.
Tra le priorità indicate figurano il Pacchetto Vino promosso da Cia, la valorizzazione dell’enoturismo all’interno di strategie territoriali condivise e le opportunità offerte dalla riforma delle Indicazioni Geografiche.
La sfida non consiste nello stravolgere un sistema che ha dimostrato di saper competere sui mercati internazionali, ma nel renderlo più moderno, capace di attrarre nuovi consumatori e utilizzare le innovazioni disponibili.
La Regione prepara un Osservatorio sulla viticoltura
Sul fronte istituzionale è intervenuto Paolo Balocco, della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte, che ha ricordato il percorso compiuto negli ultimi trent’anni dal comparto regionale. Le politiche orientate alla qualità hanno consentito ai vini piemontesi di conquistare una posizione di primo piano sui mercati internazionali. Oggi, tuttavia, la contrazione dei consumi impone nuove riflessioni e investimenti.
Tra gli annunci più significativi della giornata c’è quello relativo all’avvio di un Osservatorio regionale sulla viticoltura. Lo strumento integrerà dati provenienti da diversi enti e avrà il compito di fornire analisi e modelli previsionali a supporto delle decisioni delle imprese.
Un passaggio importante per superare la gestione delle emergenze e costruire una programmazione basata su informazioni aggiornate e prospettive di medio-lungo periodo.
Il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, ha ribadito che al centro delle strategie dovranno esserci il lavoro degli agricoltori e la sostenibilità economica delle aziende. «Oggi disponiamo di dati e strumenti di analisi che permettono una programmazione molto più efficace rispetto al passato», ha sottolineato, evidenziando l’importanza di creare reti tra istituzioni, ricerca, industria, distribuzione e mondo agricolo.
Burocrazia, cooperative e mercati: i nodi da sciogliere
Claudio Conterno, rappresentante di settore di Cia Piemonte, ha invitato il comparto a un esame di coscienza. Le difficoltà del vino, ha osservato, si inseriscono in una crisi più ampia che coinvolge diversi settori agricoli. Tra i problemi da affrontare figurano la rigidità di alcuni strumenti normativi, il peso della burocrazia e la necessità di programmare con orizzonti temporali più lunghi.
Un ruolo importante potrà essere svolto anche dalle strutture cooperative e dalle cantine sociali, chiamate a contribuire alla gestione delle produzioni e degli equilibri di mercato.
Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, ha invece posto l’accento sulle difficoltà commerciali. Tra i nodi più delicati figurano la situazione dell’Asti sui mercati internazionali, il progressivo abbandono del consumo quotidiano di vino nelle famiglie e la gestione dei diritti di impianto nelle denominazioni in crescita.
Per reagire, sarà necessario investire in una promozione più innovativa e guardare anche a mercati emergenti come Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine. Ma prima ancora occorrerà comprendere meglio i comportamenti e le aspettative delle nuove generazioni.
La partita si gioca anche all’estero
A chiudere gli Stati Generali è stato Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani. Il suo intervento ha riportato l’attenzione sulla necessità di difendere i mercati storici, senza rinunciare a esplorare nuove opportunità internazionali.
Fini ha richiamato l’importanza di tutelare le risorse dell’Ocm Vino e il ruolo della futura Politica Agricola Comune nel sostenere il settore. Ma non basteranno gli strumenti economici: occorre anche migliorare il modo in cui il vino viene raccontato e comunicato.
Il suo valore, ha sottolineato, non si esaurisce nel prodotto contenuto nella bottiglia: è legato al territorio, alla cultura, alla qualità e alle esperienze che può offrire, a partire dall’enoturismo.
Anche per il presidente nazionale di Cia le Tecniche di Evoluzione Assistita rappresentano una delle risposte più concrete alle conseguenze della crisi climatica, mentre i vini a bassa gradazione alcolica possono aprire nuove prospettive commerciali.
La conclusione degli Stati Generali è dunque un invito a non fermarsi alla difesa del passato. Il Piemonte ha costruito la propria reputazione sulla qualità, sulle denominazioni e sul legame profondo tra vino e territorio. Ora deve trasformare questo patrimonio in una nuova opportunità di sviluppo. Perché il futuro del vino non si decide soltanto in vigna o in cantina, ma anche nella capacità di capire dove stanno andando i consumatori e di arrivare preparati ai prossimi cambiamenti.
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