#Finsubito news – Sanità, 3,4 miliardi in più ma solo 138 milioni liberi per le Regioni. È davvero una cattiva notizia?


 Tre miliardi e quattrocento milioni in più per la sanità. Una bella cifra, almeno sulla carta. Ma quando si entra nei dettagli della legge di Bilancio 2027, emerge una sorpresa: soltanto 138 milioni di euro sono espressamente lasciati alla libera disponibilità delle Regioni.

Tutti gli altri? In gran parte hanno già una destinazione.

La notizia potrebbe sembrare una brutta sorpresa per i presidenti regionali, abituati a gestire quote importanti del finanziamento sanitario. Ma siamo sicuri che sia necessariamente una cattiva scelta?

Forse, almeno in teoria, potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento importante: passare dai finanziamenti generici alle risorse destinate a obiettivi specifici.

A una condizione, però: che qualcuno misuri i risultati.

Dove finiscono davvero i miliardi?

Il testo bollinato della manovra, approvata dal Governo ma non ancora dal Parlamento, porta il finanziamento sanitario previsto per il 2027 a circa 146,3 miliardi.

L’aumento rispetto al 2026 è di circa 3,4 miliardi, ma un miliardo era già stato programmato dalla precedente legge di Bilancio. Il nuovo intervento aggiunge quindi 2,365 miliardi rispetto alle previsioni precedenti.

Una parte delle risorse servirà ad aggiornare le tariffe ospedaliere, con 500 milioni annui. Altri 380 milioni sono destinati alle indennità del personale dei pronto soccorso e 100 milioni al rafforzamento degli interventi per Alzheimer e demenze.

Sono previsti inoltre finanziamenti per affrontare le liste d’attesa, la spesa farmaceutica, i dispositivi medici e altre necessità del sistema.

La quota espressamente indicata come liberamente disponibile per le Regioni è di 138 milioni nel 2027, destinata a salire a 236 milioni nel 2028 e 273 milioni nel 2029.

Attenzione: questo non significa che le Regioni possano gestire liberamente soltanto 138 milioni dell’intero Fondo sanitario. Significa che quella cifra è la quota esplicitamente identificata come libera all’interno del nuovo incremento.

Finanziare gli obiettivi è meglio che distribuire denaro?

Per anni abbiamo discusso di sanità quasi esclusivamente attraverso i finanziamenti.

Quanti miliardi in più? Quanto vale la spesa rispetto al PIL? Quale Governo ha aumentato maggiormente le risorse?

Domande legittime, ma insufficienti.

Se assegniamo cento milioni a un programma sanitario, dovremmo chiederci che cosa vogliamo ottenere.

Più visite? Meno ricoveri? Diagnosi più precoci? Migliore sopravvivenza? Maggiore autonomia delle persone anziane?

È il principio del Money for Value: non soltanto quanto denaro spendiamo, ma quanto valore sanitario otteniamo.

Da questo punto di vista, destinare le risorse a interventi precisi potrebbe essere una scelta positiva.

Ma attenzione a non confondere due cose: finanziare una voce di spesa non significa finanziare un risultato.

Cinquecento milioni agli ospedali. Per ottenere che cosa?

Prendiamo l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere.

Può essere necessario per adeguare i rimborsi ai costi effettivi delle prestazioni, evitando che gli ospedali siano penalizzati economicamente.

Ma questo investimento migliorerà anche l’assistenza?

Ridurrà le complicanze? Favorirà dimissioni più tempestive? Permetterà di utilizzare meglio i posti letto?

Senza indicatori specifici non possiamo saperlo.

Lo stesso vale per i 380 milioni destinati alle indennità del pronto soccorso.

Aumentare le retribuzioni può aiutare a trattenere personale e rendere più attrattivo un settore particolarmente difficile.

Ma bisognerebbe verificare anche se diminuiscono i turni scoperti, il ricorso ai medici esterni e i tempi di permanenza dei pazienti.

Liste d’attesa: basta comprare altre prestazioni?

Il ragionamento diventa ancora più importante per le liste d’attesa.

Finanziare più visite ed esami può essere utile. Ma se la domanda continua a crescere, rischiamo di aumentare la produzione senza ridurre realmente le attese.

Per questo bisognerebbe misurare anche l’appropriatezza delle prescrizioni, le richieste clinicamente necessarie rimaste inevase e i tempi effettivi delle prestazioni.

Non basta sapere che abbiamo acquistato un milione di visite in più.

Bisogna sapere se abbiamo garantito tempestivamente le cure alle persone che ne avevano davvero bisogno.

Pochi indicatori, uguali per tutti

La manovra potrebbe diventare l’occasione per introdurre una regola semplice.

A ogni finanziamento finalizzato dovrebbero corrispondere obiettivi pubblici, misurabili e verificabili.

Per gli ospedali: complicanze, esiti, tempi di degenza e ricoveri evitabili.

Per la medicina territoriale: pazienti cronici realmente presi in carico, accessi impropri al pronto soccorso e ospedalizzazioni prevenibili.

Per i farmaci: risultati clinici ottenuti rispetto ai costi sostenuti.

Per la prevenzione: persone prima escluse raggiunte dagli screening e diagnosi tempestive.

Naturalmente gli indicatori dovrebbero essere corretti per età, gravità delle malattie e condizioni sociali, altrimenti finiremmo per premiare chi assiste i pazienti più semplici.

E i dati dovrebbero essere verificati indipendentemente, evitando classifiche costruite su sistemi informativi non confrontabili.

Il rischio: trasformare tutto in un’altra contabilità

C’è infatti una differenza enorme tra destinare denaro a una voce e finanziare un miglioramento.

Se alla fine dell’anno sappiamo soltanto quanti milioni sono stati trasferiti e quanti spesi, non abbiamo cambiato nulla.

Abbiamo semplicemente sostituito un finanziamento generico con tanti finanziamenti vincolati.

Il Money for Value richiede invece obiettivi iniziali, indicatori affidabili, risultati misurati e correzioni quando gli interventi non funzionano.

La manovra 2027 potrebbe aprire questa strada, ma il testo finora disponibile non dimostra che sia stato costruito un sistema organico di valutazione del valore sanitario prodotto dalle nuove risorse.

I 138 milioni non sono quindi necessariamente uno scandalo. Il vero problema sarebbe spendere gli altri miliardi senza sapere quanta salute aggiuntiva hanno generato.

Perché il futuro del Servizio sanitario nazionale non dipenderà soltanto dalla capacità di ottenere più denaro.

Dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformarlo in più salute.

 

Reference

  1. Disegno di legge di Bilancio 2027, testo bollinato del 30 ottobre 2026, articolo 69, disposizioni sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale.
  2. Sky TG24, 30 ottobre 2026, analisi delle destinazioni dell’incremento sanitario.
  3. Porter M.E., What Is Value in Health Care?, New England Journal of Medicine, 2010;363:2477–2481.
  4. OECD, Health at a Glance 2025: OECD Indicators, confronti internazionali su finanziamento, accessibilità e risultati sanitari.


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