Leonardo Maria Del Vecchio ha presentato il 2 novembre 2026 una nuova offerta ai soci di Delfin, la holding lussemburghese da circa 40 miliardi di euro che custodisce l’eredità del fondatore di Luxottica. In una lettera al consiglio propone di comprare le quote degli altri eredi, tutte insieme o a rate, con un finanziamento di un “primario istituto di credito internazionale” e senza chiedere garanzie alla holding. L’obiettivo è radunare cinque soci su otto. La mossa risponde all’offerta da 30 miliardi del ceco Michal Strnad, che sconta del 30% il valore degli attivi. Del Vecchio la presenta come una questione morale: “Il lavoro di mio padre deve restare patrimonio dell’Italia”. Il prezzo, però, non è stato reso pubblico, e il nostro calcolo mostra che i dividendi di Delfin non bastano a ripagare il debito necessario.
Sommario
Per chi segue la vicenda dall’inizio, la ricostruzione della lite familiare è nel nostro approfondimento sulle guerre d’eredità delle famiglie più ricche d’Italia e nell’analisi su quanto è costata la lite a Luxottica.
Cosa prevede l’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio
La lettera, inviata al consiglio di Delfin e pubblicata da Quotidiano Nazionale (testata del gruppo editoriale che fa capo allo stesso Del Vecchio), contiene cinque elementi.
| Elemento | Cosa propone |
| A chi | Agli altri soci di Delfin, ciascuno titolare del 12,5% |
| Formula | Acquisto totale e immediato oppure acquisti graduali nel tempo, a scelta di ciascun socio |
| Finanziamento | Liquidità immediata da un “primario istituto di credito internazionale” (secondo Open una banca americana), senza lettere di patronage né garanzie da parte del consiglio |
| Governance | Un veicolo con statuto vincolante e due manager esperti (uno con competenze finanziarie e legali) con parere vincolante sulle decisioni finanziarie rilevanti |
| Obiettivo | Cinque soci su otto, per esprimere 6 degli 8 posti in consiglio |
| Scadenza | Incontri con i soci, insieme o singolarmente, entro il 7 novembre |
| Prezzo | Non indicato pubblicamente |
La novità più rilevante è il cambio di tono. Del Vecchio ammette di aver scelto “la strada dello scontro” e che “ci sono stati errori, anche di tono”. Dice di aver dato mandato ai suoi legali di ritirare le azioni legali avviate contro alcuni familiari e definisce questa “la proposta più seria che io abbia mai fatto”. Il dettaglio sul finanziamento non è casuale: a giugno il suo piano per salire al 37,5% era saltato proprio perché il consiglio di Delfin aveva negato la lettera di patronage chiesta dalle banche.
Perché la fa adesso: l’offerta di Strnad
Il 20 ottobre l’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, ha ricevuto una lettera di cinque pagine firmata da Michal Strnad, 34 anni, proprietario del gruppo ceco della difesa CSG (6,7 miliardi di ricavi nel 2025, quotato ad Amsterdam da gennaio 2026). Strnad offre 30 miliardi in contanti per l’intera holding, cioè il valore netto degli attivi scontato del 30%, ma si accontenterebbe del 62,5%, cioè cinque quote su otto. L’offerta vale 30 giorni, quindi scade intorno al 19 novembre, e chiede di eliminare la clausola dello statuto che riserva le azioni agli eredi. Strnad non è un nome nuovo per Piazza Affari: tramite Lumina Crown possiede il 14,4% di Pirelli, e si è detto disposto a procedere anche se Delfin ricomprasse fino al 25% delle quote dagli eredi in uscita.
Secondo la stampa, gli otto soci hanno respinto la proposta all’unanimità. Del Vecchio ha chiesto chiarezza su origine e struttura dei fondi. Il punto politico è stato sollevato anche in Parlamento: il senatore Pd Daniele Manca ha parlato di “un attacco all’Italia” e ha chiesto al governo di valutare il golden power. Va però ricordato che Delfin ha sede in Lussemburgo e che per un investitore europeo i margini dei poteri speciali sono più stretti.
Chi conosce le regole di Delfin sa che Strnad ha una strada in salita. Ogni modifica dello statuto richiede l’88% dei voti: con otto soci al 12,5%, sette non bastano, quindi serve di fatto l’unanimità. È lo stesso scoglio, ma rovesciato, su cui si gioca anche l’offerta di Del Vecchio.
Di quanto si tratta: quanto vale Delfin e ogni quota
Delfin vale circa 40 miliardi di attivi netti. La parte italiana quotata si calcola con i prezzi di Borsa di venerdì 30 ottobre; il resto è soprattutto EssilorLuxottica.
| Partecipazione di Delfin | Quota | Valore stimato |
| EssilorLuxottica (EL) | 32,4% | circa 24,7 mld insieme (per differenza) |
| Covivio (immobiliare, Francia) | 28% | |
| Generali (G) | circa 10% | circa 6,5 mld |
| MPS (BMPS) | 17,6% | circa 5,8 mld |
| UniCredit (UCG) | 2,7% | circa 3,0 mld |
| Totale attivi netti (stima di stampa) | – | circa 40 mld |
Fonte quote: Open, Quotidiano Nazionale, Startmag; valori calcolati dalla redazione sulle capitalizzazioni del 30/10/2026. La parte italiana (Generali, MPS, UniCredit) vale circa 15,3 miliardi, il 38% del totale.
Con otto quote identiche, ogni 12,5% vale in teoria 5 miliardi. Ecco come si collocano le offerte di questi mesi:
| Offerta o richiesta per una quota del 12,5% | Valore | Rispetto al valore teorico di 5 mld |
| LMDV a Luca e Paola (prelazione, primavera 2026) | 5,0 mld ciascuna (10 mld in tutto) | nessuno sconto |
| Richiesta di Rocco Basilico | circa 4,0 mld | -20% |
| Strnad (30 mld per il 100%) | 3,75 mld | -25% |
| LMDV a Basilico (ottobre 2026, respinta) | 3,5 mld (oltre 2 subito, il resto dilazionato) | -30% |
Il dato che salta all’occhio: l’ultima offerta nota di Del Vecchio, quella al fratellastro Rocco Basilico, era più bassa di quella di Strnad, l’acquirente che oggi accusa di voler comprare a sconto. Secondo il Sole 24 Ore, però, per Basilico il prezzo non era il nodo principale: non vuole vendere a un fratello con cui è in causa e che gli ha contestato la piena proprietà della quota. La nuova proposta non indica un prezzo: è il primo numero che gli altri soci chiederanno al tavolo del 7 novembre.
Un riscontro sul valore teorico arriva da un’operazione minuscola. Il più giovane degli eredi, Clemente Del Vecchio, ha comprato da Basilico lo 0,002% di Delfin per circa 800 mila euro, al valore netto degli attivi e senza sconti: proiettato sul 100%, sono proprio 40 miliardi. Con quell’acquisto Clemente è salito al 12,502% ed è diventato, di un soffio, il primo socio. Le otto quote non sono quindi più perfettamente identiche, ma secondo MF i quorum restano invariati.
Il conto che non torna: debito contro dividendi
Ecco il calcolo che nessuno ha messo in fila. Nel 2025 Delfin ha chiuso con un utile record di circa 1,5 miliardi e ha incassato 1,2 miliardi di dividendi dalle partecipate. Ma ai soci ne ha distribuiti solo 150 milioni, il 10% statutario, perché la proposta di salire all’80% non ha ottenuto la maggioranza: 18,75 milioni a testa.
| Calcolo Network Economia Italiacom | Una quota (3,5 mld) | Quattro quote (14 mld) |
| Interessi annui al 5% (ipotesi) | 175 mln | 700 mln |
| Dividendi Delfin con payout al 10% (oggi) | 18,75 mln | 75 mln |
| Dividendi con payout all’80% (se approvato) | 150 mln | 600 mln |
| Buco annuo con payout al 10% | -156 mln | -625 mln |
| Buco annuo con payout all’80% | -25 mln | -100 mln |
Il tasso del 5% è un’ipotesi della redazione: le condizioni reali del finanziamento non sono note. Anche con lo scenario più favorevole, i dividendi di Delfin non coprono gli interessi. Ne derivano tre conclusioni. La prima: chi compra a debito ha bisogno del controllo, non per un fatto di prestigio, ma per poter cambiare la politica dei dividendi e servire il debito.
La seconda, meno evidente: secondo lo statuto, per distribuire più del 10% degli utili servono sei soci su otto. L’obiettivo dichiarato da Del Vecchio, cinque soci, gli darebbe sei posti in consiglio ma non basterebbe da solo ad alzare i dividendi: servirebbe comunque l’appoggio di un sesto erede.
La terza: per gli eredi che vogliono liquidità, una quota da 5 miliardi che rende lo 0,5% l’anno è un patrimonio enorme ma quasi infruttifero. È questa la vera molla delle vendite, più dello scontro tra persone.
Pesano poi i debiti personali già esistenti: secondo MF, Del Vecchio ha un’esposizione di circa 910 milioni verso UniCredit e Crédit Agricole, e il portafoglio di LMDV Capital si regge su circa 1 miliardo di leva finanziaria tra holding e partecipate, come abbiamo raccontato nell’inchiesta sui debiti di LMDV. Sul funzionamento della leva finanziaria in operazioni di questo tipo rimandiamo alla nostra guida.
Il valore morale: patrimonio dell’Italia o battaglia per il controllo?
“Il lavoro di mio padre deve restare patrimonio dell’Italia”, scrive Del Vecchio, e aggiunge che l’azienda appartiene “non solo alla famiglia” ma a chi ci ha lavorato e a un Paese che si è riconosciuto in essa. “Il mio compito oggi non è avere ragione: è contribuire a proteggerla”. Sono parole che toccano una corda vera: Leonardo Del Vecchio, partito dal Martinitt di Milano, ha costruito da Agordo un campione mondiale dell’occhialeria. “Non omnis moriar”, scriveva Orazio, non morirò del tutto: l’eredità di un imprenditore vive nell’impresa che lascia.
Per un giudizio equilibrato, però, vanno messi sul tavolo anche gli argomenti contrari.
Gli argomenti a favore della sua lettura
- Un acquirente italiano e interno alla famiglia garantisce continuità su partecipazioni sensibili come Generali e MPS, dove si gioca il risiko del credito e del risparmio.
- Il ritiro delle cause e l’ammissione degli errori aprono una via di pacificazione dopo quattro anni di stallo, che secondo le stime hanno pesato sul valore della holding.
- La nuova formula non chiede garanzie a Delfin e prevede contrappesi di governance: risponde alle obiezioni che avevano fatto saltare il piano di giugno.
Gli argomenti critici
- Delfin ha sede in Lussemburgo e il suo primo attivo, EssilorLuxottica, è quotato a Parigi: la “italianità” è più nella storia che nella struttura.
- Circa il 62% del valore della holding è in società quotate all’estero (EssilorLuxottica a Parigi, Covivio in Francia); le partecipazioni quotate a Milano valgono circa il 38%.
- L’offerta di Del Vecchio a Basilico era a uno sconto maggiore di quella di Strnad: la difesa del patrimonio familiare è anche, legittimamente, la ricerca del controllo a buon prezzo.
- Il finanziamento a debito, senza dividendi sufficienti, sposta il rischio dalla holding al compratore, e alla lunga sulla politica dei dividendi di Delfin.
- La lettera è stata pubblicata da un quotidiano del gruppo editoriale che fa capo a Del Vecchio. Lo stesso gruppo, il 29 ottobre, ha rinunciato all’Opa sul Fatto Quotidiano dopo il no dei fondatori e il rifiuto della due diligence.
- A fine giugno era stato lo stesso Del Vecchio a dire che “nessun erede cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto”. Quattro mesi dopo ha offerto a Basilico il 30% sotto il valore teorico.
- Le partecipazioni che sventolano la bandiera italiana (MPS, Generali, UniCredit) sono proprio quelle che altri eredi, come Rocco Basilico a giugno, avevano proposto di vendere per liquidare chi vuole uscire, lasciando intatta EssilorLuxottica.
Il valore morale dell’offerta, insomma, non sta tanto nella bandiera quanto nel metodo: se il dialogo annunciato porterà a un prezzo equo per tutti i fratelli, la proposta avrà davvero protetto l’eredità del padre. Se resterà una partita di sconti e di leve, sarà soltanto un’altra puntata della stessa lite.
Cosa cambia per Generali, MPS, UniCredit ed EssilorLuxottica
Per chi possiede azioni delle società partecipate, la partita di Delfin conta più di quanto sembri. Un primo socio stabile e concentrato può cambiare le scelte nelle assemblee; un socio indebitato può avere bisogno di più dividendi; un compratore estero può vendere singole partecipazioni.
- MPS: a inizio ottobre il consiglio di Delfin ha deciso all’unanimità di portare il 17,6% all’Opas di Intesa: il destino di questa quota è già segnato, come spieghiamo nell’analisi su MPS di oggi.
- Generali: con circa il 10%, Delfin resta tra i primi soci del Leone insieme a Mediobanca, UniCredit e Caltagirone. Il quadro aggiornato è nell’articolo su Generali di oggi.
- EssilorLuxottica: è il cuore del patrimonio, e a fine giugno il titolo era sceso di oltre il 47% dai massimi di novembre 2025. Del Vecchio ha lasciato ad agosto tutti gli incarichi nel gruppo, come avevamo raccontato nel pezzo Del Vecchio lascia EssilorLuxottica; sul tavolo dei soci c’è anche il rinnovo di Francesco Milleri alla guida del gruppo.
- UniCredit: la quota del 2,7% è la più piccola e la più facilmente vendibile in caso di bisogno di liquidità.
Le date da segnare
| Data | Evento |
| Entro il 7 novembre 2026 | Incontri proposti da LMDV con gli altri soci |
| Circa 19 novembre 2026 | Scadenza dell’offerta di Strnad |
| Marzo 2027 | Termine per gli eredi sul piano di riacquisto di Delfin fino al 25% (banche: Crédit Agricole, BNP Paribas, Intesa, Citigroup) |
| 30 marzo 2027 | Fine della prelazione prorogata sulle quote di Basilico e Clemente |
| Da aprile 2027 | LMDV, Clemente e Basilico potranno conferire le quote in proprie società e usarle a garanzia |
Resta aperto anche il contenzioso con Luca e Paola Del Vecchio, che chiedono una penale di 500 milioni per l’acquisto saltato e hanno avviato un arbitrato internazionale. “Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur”, scriveva Sallustio: con la concordia le piccole cose crescono, con la discordia anche le più grandi vanno in rovina. La lezione vale anche per la cassaforte del fondatore.
Domande frequenti sull’offerta di Leonardo Maria Del Vecchio su Delfin
Cosa offre Leonardo Maria Del Vecchio ai soci di Delfin?
Propone di comprare le loro quote, tutte subito o gradualmente, con un finanziamento bancario già disponibile. Il prezzo non è stato reso pubblico; l’obiettivo è raggiungere cinque soci su otto e sei posti su otto in consiglio.
Quanto vale Delfin?
Circa 40 miliardi di euro di attivi netti, cioè circa 5 miliardi per ognuna delle otto quote. Il cuore è il 32,4% di EssilorLuxottica, insieme a Generali, MPS, UniCredit e Covivio.
Chi è Michal Strnad e quanto ha offerto?
È il 34enne proprietario del gruppo ceco della difesa CSG e ha offerto 30 miliardi per tutta Delfin. Il prezzo sconta del 30% il valore degli attivi e l’offerta scade intorno al 19 novembre.
Perché è difficile comprare Delfin?
Perché lo statuto riserva le azioni agli eredi e ogni modifica richiede l’88% dei voti. Con otto soci al 12,5% serve di fatto l’unanimità, quindi anche un solo erede contrario può bloccare un acquirente esterno.
Chi è oggi il primo socio di Delfin?
Clemente Del Vecchio, con il 12,502%, dopo aver comprato lo 0,002% da Rocco Basilico. Gli altri eredi restano intorno al 12,5% ciascuno e i quorum statutari non cambiano.
Quanto incassano oggi gli eredi da Delfin?
Circa 18,75 milioni a testa sul 2025, il 10% dell’utile distribuito agli otto soci. La proposta di distribuire l’80% non ha ottenuto la maggioranza necessaria.
Fonti e avvertenze
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria personalizzata. Le informazioni sull’offerta, sulle quote e sulle posizioni dei soci provengono da fonti di stampa (Open, Quotidiano Nazionale, MF Milano Finanza, Il Sole 24 Ore via Il Nord Est, Il Giornale, Teleborsa, Lettera43, Startmag, Borsa&Finanza, Repubblica via Iusletter, Calcio e Finanza, Virgilio) e non da documenti ufficiali di Delfin, che non ha commentato. Le dichiarazioni sono riportate come pubblicate dalle testate citate. Valori delle partecipazioni, tasso d’interesse e confronti tra debito e dividendi sono stime della redazione a scopo illustrativo. Le date possono cambiare. Per verificare un consulente puoi usare l’albo dell’Organismo di Vigilanza e Tenuta dell’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF); utili anche le informazioni di Consob.
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