Generazioni, territorio e futuro: il valore della continuità


Fare impresa oggi significa confrontarsi ogni giorno con mercati in continua evoluzione, nuove tecnologie, cambiamenti organizzativi e una competitività sempre più globale. Ma significa anche saper guardare oltre il presente, investire nelle persone, programmare il futuro e costruire aziende capaci di durare nel tempo.

Sono temi che hanno attraversato anche il confronto di Traiettorie, l’iniziativa promossa da Antonio Gaetano, Delegato Calabria del Circolo delle Imprese, nata per mettere attorno allo stesso tavolo imprenditori, manager e professionisti con l’obiettivo di stimolare una riflessione sul futuro economico della Calabria e sul ruolo che il mondo produttivo può svolgere nel suo sviluppo.

Tra i protagonisti dell’incontro, Michele Raffaele, rappresentante della terza generazione del Gruppo Raffaele, una delle realtà imprenditoriali più consolidate del Mezzogiorno. Con lui abbiamo approfondito alcuni dei temi più attuali per chi fa impresa: il valore della visione, il passaggio generazionale, la governance, l’innovazione e la capacità di affrontare il cambiamento senza perdere la propria identità.

 

Durante Traiettorie è emerso un concetto importante: il futuro del territorio dipende anche dalla qualità delle sue imprese. Secondo lei, oggi cosa distingue un’azienda che cresce da una che rimane ferma?

Un territorio si misura anche dalla qualità delle imprese che ci vivono. Un’azienda che cresce restituisce occupazione e ricchezza al proprio territorio.

Noi siamo qui da tre generazioni, con la quarta che già scalpita, e abbiamo sempre avuto una missione molto chiara: se cresce il territorio, cresciamo anche noi. È un legame che considero fondamentale, perché la crescita di un’impresa non può essere separata da quella del contesto nel quale opera.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a cambiamenti rapidissimi: crisi internazionali, transizione digitale, nuovi modelli di consumo. Qual è stata la sfida che ha messo maggiormente alla prova il vostro modo di fare impresa?

La sfida più grande degli ultimi anni è sicuramente la velocità con cui avviene il cambiamento. Prima un’azienda cambiava ogni dieci anni, oggi cambia ogni dieci mesi.

Tutto questo mette in evidenza soprattutto una cosa: la capacità di decidere.

Per un’azienda familiare non è sempre facile, perché bisogna riuscire a conciliare due aspetti: la prudenza di chi deve farla durare e il coraggio di chi deve cambiarla. È probabilmente questo uno degli equilibri più importanti da trovare.

Oggi l’innovazione viene spesso associata alla trasformazione digitale. Secondo lei, il vero cambiamento passa prima dalla tecnologia o dalla cultura d’impresa?

Il vero cambiamento passa sempre dalla cultura.

La tecnologia è uno strumento. Se la metti in mano a una cultura vecchia, rischi semplicemente di ritrovarti con un software nuovo che fa le stesse cose vecchie.

Prima bisogna avere la certezza di voler cambiare. Solo dopo si scelgono gli strumenti che possono aiutarti a farlo. La tecnologia può accompagnare e accelerare il cambiamento, ma alla base deve esserci prima di tutto una cultura d’impresa pronta ad affrontarlo.

Il Gruppo Raffaele è cresciuto mantenendo un forte radicamento sul territorio. È possibile essere profondamente legati alla Calabria e, allo stesso tempo, competere in un mercato nazionale?

Assolutamente sì. Oggi credo che sia l’unico modo per competere davvero, anche perché il mercato cerca storia, identità e autenticità.

Essere radicati significa portare con sé qualità, valori e storia. Raccontare che siamo arrivati alla quarta generazione non è nostalgia: è una garanzia per il cliente.

Il legame con il territorio, quindi, non rappresenta un limite alla crescita. Al contrario, può diventare un elemento di forza e di riconoscibilità anche quando si compete su mercati più ampi.

Oggi si parla molto di governance. Voi avete affrontato il tema del passaggio generazionale attraverso il Patto di Famiglia, quando ancora erano poche le imprese a farlo. Cosa vi ha spinto ad affrontare questo percorso con così tanto anticipo?

Il Patto di Famiglia è indispensabile per garantire la continuità. Direi, anzi, che è un vero e proprio tema di sopravvivenza dell’impresa.

I dati, fra l’altro, parlano chiaro: solo il 30% delle aziende familiari arriva alla seconda generazione e meno del 10% alla terza.

Affrontare per tempo il passaggio generazionale significa quindi creare le condizioni affinché l’impresa possa continuare nel tempo, evitando che un momento così delicato venga affrontato senza regole e senza una programmazione adeguata.

Nelle aziende familiari il rischio è spesso quello di confondere i ruoli. Quanto è importante, invece, costruire un’organizzazione basata sulle competenze e sulle responsabilità?

La governance aziendale significa innanzitutto mettere regole e definire ruoli.

In azienda si decide per meriti: non bisogna confondere la cena di Natale con il CdA. Allo stesso modo, bisogna riuscire a separare gli interessi personali da quelli aziendali. L’azienda non è il bancomat della famiglia.

Se l’interesse familiare prevale su quello aziendale, l’impresa progressivamente si svuota.

Naturalmente, in un’impresa familiare non puoi separare completamente famiglia e azienda. Devi però imparare a gestirle come due sistemi collegati, ma con regole diverse. È questo equilibrio che permette di tutelare sia i rapporti familiari sia la solidità dell’impresa.

Qual è l’insegnamento più importante che la sua esperienza imprenditoriale le ha lasciato e che oggi trasmetterebbe a chi si prepara a guidare un’azienda?

Formazione, informazione e confronto.

Sono tre elementi che considero fondamentali, insieme alla cultura del rispetto, che deve accompagnare sempre il modo di fare impresa.

E soprattutto una consapevolezza: le persone vengono prima dei numeri.

Una visione che restituisce il senso più profondo del fare impresa: crescere senza perdere identità, innovare senza dimenticare le proprie radici e costruire organizzazioni capaci di durare nel tempo.

 

Nel racconto di Michele Raffaele, impresa, famiglia e territorio restano dimensioni strettamente connesse, da governare con responsabilità, competenza e visione. Perché la continuità di un’azienda non si misura soltanto nei risultati economici, ma anche nella capacità di generare valore, creare opportunità e lasciare alle generazioni successive basi solide su cui continuare a costruire.

Dopo l’appuntamento di giugno con Traiettorie, il Circolo delle Imprese torna domani, 11 settembre, in Calabria con un nuovo incontro dedicato al mondo imprenditoriale. Un’altra occasione per mettere in relazione esperienze, visioni e percorsi diversi e continuare ad alimentare il confronto tra chi ogni giorno fa impresa sul territorio.

 


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