La salute nello spazio non è più un tema di fantascienza, ma una nuova frontiera della ricerca tecnologica e clinica. È quanto emerso dalla sessione “Sanità e Spazio: il futuro è ora”, ospitata nell’ambito del 26° Convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC), conclusosi a Torino. Al centro del confronto, una domanda destinata a diventare sempre più concreta: come garantire il monitoraggio e la tutela della salute degli equipaggi nelle future missioni sulla Luna e su Marte e come trasferire queste conoscenze nella sanità di tutti i giorni.
La salute in orbita tra monitoraggio continuo e nuove competenze
A raccontare le sfide della vita nello spazio è stato Paolo Nespoli, astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e della NASA con 313 giorni trascorsi in orbita. «Tutto l’equipaggio in orbita deve fare tante cose, comprese le attività che si avvicinano al mestiere del farmacista e dell’infermiere, perché a bordo abbiamo farmaci leggeri, che servono per piccoli malesseri, ed anche prodotti per episodi impegnativi da gestire sotto controllo medico a distanza».
Nespoli ha inoltre ricordato come la salute rappresenti uno degli ambiti centrali della ricerca sulla Stazione Spaziale Internazionale: «Sulla ISS circa la metà degli esperimenti è proprio di carattere biomedico, indagini realizzate per comprendere come funziona il corpo umano in assenza di gravità, o gravità ridotta. Così quando siamo in orbita, ogni mese viene aggiornata una cartella medica personalizzata e realizzato un controllo generale dello stato di salute fisico, comprendente anche un consulto con uno psicologo. Nulla è lasciato al caso proprio nell’ambito della salute di chi è in orbita».
La medicina spaziale rappresenta oggi un ambito concreto di innovazione, con ricadute potenziali sulla sicurezza e sul monitoraggio dei pazienti anche negli ospedali
A confermare l’importanza del monitoraggio fisiologico nelle missioni spaziali è stato il Maggiore Alessandro Scagliusi, medico sperimentatore di volo e Capo Gruppo Fattori Umani del Reparto di Medicina Aeronautica e Spaziale: «Viene sviluppato il massimo sforzo per comprendere la fisiologia umana nello spazio. Ciò significa monitorare come l’organismo si adatta a un ambiente estremo: dal sistema cardiovascolare fino all’apparato muscolo-scheletrico e alla performance cognitiva. La sfida è trasformare questi cambiamenti in dati misurabili, trasmissibili e interpretabili, anche a bordo, attraverso tecnologie affidabili e procedure standardizzate».
Guardando alle prossime tappe dell’esplorazione spaziale, Vincenzo Giorgio, Vice Presidente Thales Alenia Space, ha evidenziato che «la presenza permanente sulla luna sarà la prossima frontiera di esplorazione strutturata dello spazio, dove l’essere umano rimane al centro della sfida tecnologica, mentre per l’obiettivo-Marte la tempistica è decisamente più lunga, per problematiche che riguardano prima di tutto i sistemi di propulsione e la tempistica del viaggio».
Il Piemonte laboratorio della collaborazione tra sanità e aerospazio
Il Piemonte rappresenta oggi uno dei principali ecosistemi italiani nel settore aerospaziale, grazie alla presenza di competenze industriali, tecnologiche e di ricerca legate alla Stazione Spaziale Internazionale e al programma Lunar Gateway.
Il Piemonte rappresenta oggi uno dei principali ecosistemi italiani nel settore aerospaziale
In questo contesto, secondo Walter Cugno, Vice Presidente del Distretto Aerospaziale Piemonte, il contributo delle piccole e medie imprese è decisivo: «Le PMI rivestono un ruolo centrale nell’ideare e sviluppare soluzioni innovative: dalla sperimentazione di nuove terapie in ambito spaziale, fino all’applicazione di tecnologie avanzate per la salute sulla Terra. Come Distretto Aerospaziale Piemonte, valorizziamo il contributo delle PMI, promuovendo collaborazioni e progetti che rafforzino la ricerca biomedica grazie alle competenze e alle tecnologie del settore aerospaziale».
DigiSKY: il laboratorio volante che porta l’ingegnere clinico nello spazio
Durante la sessione – a cui hanno contribuito anche il tenente Giovanni Tassi Stabile (Istituto di Medicina Aerospaziale), Cesare Capararo (ALTEC, Torino) e Alberto Audenino (Politecnico di Torino) – è stato presentato anche il primo risultato di una sperimentazione in volo promossa da AIIC con il progetto DigySKY, che ha trasformato un velivolo Piper PA32 in un laboratorio volante capace di simulare le sollecitazioni psicofisiche delle missioni spaziali, comprese le condizioni di assenza di gravità attraverso voli parabolici.
L’obiettivo è monitorare in tempo reale i parametri fisiologici degli equipaggi e trasferire queste conoscenze alla sanità terrestre, migliorando la sicurezza nelle sale operatorie e nelle terapie intensive.
«È la medicina del futuro che estende i propri confini oltre le mura dell’ospedale e punta dritta allo spazio: un’attività d’avanguardia promossa da AIIC che unisce sanità, aviazione ed esplorazione spaziale», ha spiegato Paolo Pari, storico esponente dell’ingegneria clinica italiana e promotore del progetto.
Le competenze dell’Ingegnere Clinico – dalla gestione delle tecnologie per la salute alla validazione dei dati – diventano l’anello di congiunzione indispensabile in contesti ad altissima criticità
Nel progetto l’ingegnere clinico assume il ruolo di “specialista di missione”: la sua figura, uscendo dal contesto corsia/ospedale, si è integrato nello staff tecnico-operativo di una missione aerospaziale, con un ruolo fondamentale per supportare gli ingegneri aerospaziali nell’allestimento di bordo e nella gestione dei dispositivi medici integrati nell’aereo. L’obiettivo finale del progetto è l’applicazione dei principi di Human Factors e monitoraggio avanzato direttamente nella sanità nazionale, per elevare gli standard di sicurezza nelle sale operatorie e nelle terapie intensive del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’iniziativa è stata frutto di una sinergia strategica guidata da AIIC in collaborazione con partner d’eccellenza del territorio piemontese come DigiSky (che ha messo a disposizione e allestito l’aeromobile) e Altec (che gestisce già oggi la Stazione Spaziale Internazionale), con il coinvolgimento di istituzioni chiave come l’Istituto di Medicina Aerospaziale e il DAP.
«Con questa missione abbiamo dimostrato che le competenze dell’Ingegnere Clinico – dalla gestione delle tecnologie per la salute alla validazione dei dati – diventano l’anello di congiunzione indispensabile in contesti ad altissima criticità. Saper integrare e far dialogare sistemi complessi è una capacità cruciale: serve oggi a bordo di un laboratorio volante o di una stazione spaziale, ma ha una ricaduta diretta e immediata per innalzare gli standard di sicurezza e cura nei nostri ospedali: si tratta dei cosiddetti processi di cross-fertilization che già in altri ambiti hanno dato ottimi risultati», ha concluso Pari.
L’obiettivo finale è consolidare una collaborazione strutturata tra AIIC e il Distretto Aerospaziale Piemonte affinché gli ingegneri clinici possano contribuire anche alla progettazione e alla validazione dei futuri moduli spaziali, mettendo le proprie competenze al servizio della tutela della salute degli equipaggi e, allo stesso tempo, dell’innovazione del Servizio sanitario nazionale.
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Redazione TrendSanità
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