Lo chiamano il cuore verde dell’Umbria e custodisce una Stonehenge: perché tutti stanno scoprendo Massa Martana


C’è una struttura circolare di pietre, su un’altura dei Monti Martani, che qualcuno ha ribattezzato la Stonehenge dell’Umbria. Il Castelliere di Monte Cerchio non ha la fama del cugino inglese né le sue dimensioni, ma porta con sé lo stesso enigma: chi sia stato ad erigerlo e quando. Nessuno lo sa con certezza. E già questo, in un’epoca in cui ogni angolo del mondo sembra catalogato e spiegato, vale il viaggio.

Eppure il Castelliere è solo uno degli strati di un territorio che si svela lentamente, quasi a voler selezionare chi merita di conoscerlo. Sotto i piedi, catacombe paleocristiane scavate nei secoli delle prime comunità cristiane. In superficie, un ponte romano ancora intatto: il Ponte Fonnaia, boschi che ospitano caprioli e rapaci, un borgo medievale dove le pietre delle mura hanno visto passare viandanti per secoli. Massa Martana non si presenta, si scopre.

Chi ha tempo farebbe bene ad allontanarsi dalle vie principali per raggiungere le frazioni di Castelrinaldi, Colpetrazzo, Mezzanelli, Montignano, Viepri e Villa San Faustino, che ben valgono una visita. Sono piccoli centri ricchi di storia, nati attorno a castelli, pievi e insediamenti antichi, dove il patrimonio architettonico dialoga ancora con il paesaggio rurale circostante. Passeggiare tra le loro strade significa scoprire un volto meno conosciuto di Massa Martana, fatto di tradizioni tramandate nel tempo, testimonianze artistiche e atmosfere che conservano il carattere più identitario dell’Umbria.

Massa Martana

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Il comune di Massa Martana si trova sulle pendici occidentali dei Monti Martani, in quella parte d’Umbria che i depliant chiamano cuore verde d’Italia e che in questo caso, per una volta, non è soltanto uno slogan. Il borgo, medievale nell’impianto e incluso tra i Borghi più belli d’Italia, è uno di quei posti dove l’orologio sembra andare ad un’altra velocità. Le pietre delle mura hanno visto passare viandanti e pellegrini lungo secoli di transiti, e i sentieri che si arrampicano sui monti continuano a offrire lo stesso invito di sempre, quello di rallentare.

I Monti Martani: quaranta chilometri di boschi e sentieri

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I Monti Martani sono la spina dorsale del posto, la catena corre per una quarantina di chilometri, da Massa Martana fino all’area di Spoleto, e pur senza toccare quote alpine rappresenta uno dei patrimoni naturalistici più consistenti dell’Umbria centrale. Sui versanti si stendono boschi di lecci, querce, castagni e faggi, un mosaico vegetale che ospita caprioli, volpi, cinghiali e diverse specie di rapaci. La biodiversità, qui, non è un’etichetta da brochure, è il motivo per cui chi pratica turismo all’aria aperta ha cominciato a segnare il borgo sulla mappa.

La rete dei sentieri si presta ad usi diversi a seconda di chi la percorre. Il trekking è quello più ovvio, ma le stesse tracce accolgono la mountain bike, le passeggiate a cavallo ed il nordic walking. Dalle creste, quando il cielo è terso, lo sguardo arriva alla Valle Umbra e oltre, fino alle cime dell’Appennino centrale. E poi c’è chi sale quassù per esercitare il cosiddetto “forest bathing”, la pratica di immergersi nel bosco respirandone l’aria e il silenzio, che tra questi alberi trova un terreno ideale.

Prima di inoltrarsi tra i boschi conviene una sosta al Centro di Documentazione dei Monti Martani, ospitato nel Complesso Monumentale La Pace. Le sale, riallestite di recente in chiave didattica e multidisciplinare, ricostruiscono la storia del territorio risalendo a un passato vertiginoso: il cosiddetto Tempo profondo comincia oltre duecento milioni di anni fa, molto prima che l’uomo comparisse su queste alture a lasciarvi le proprie tracce.

L’assessore al Turismo Chiara Titani lega l’identità del posto ai suoi prodotti e alla sua storia. «Molte delle nostre tradizioni e l’economia di questi territori sono legate ai Monti Martani e ai prodotti dei boschi, come tartufi e funghi, che rappresentano buona parte della nostra identità gastronomica», spiega, ricordando come la posizione strategica dell’area l’abbia resa abitata fin dall’antichità. L’obiettivo è quello di valorizzare questo patrimonio con nuovi attrattori e nuove opportunità di sviluppo, capaci di distinguere il borgo dal resto della regione: è la scommessa del bando PNRR “Massa Martana, il borgo del dire e del fare”.

Il sito romano sulla Via Flaminia

Che Massa Martana sia stata un crocevia lo dimostra la sua eredità archeologica, intrecciata con la Via Flaminia, l’arteria che i Romani tracciarono per cucire insieme la penisola. Il sito più rilevante è il Vicus Martis Tudertium, l’insediamento che sorgeva presso Santa Maria in Pantano. Gli scavi ne hanno restituito strutture e reperti che parlano di un centro commerciale e di una stazione di sosta lungo la Flaminia, attivo dall’età repubblicana fino a quella imperiale. L’area in sé non è visitabile, anche se i materiali rinvenuti hanno trovato casa nell’Antiquarium, allestito dentro l’antica Chiesa di San Sebastiano, nel centro storico.

La Catacomba di Villa San Faustino

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Poco lontano si scende sottoterra. La Catacomba di Villa San Faustino è l’unica catacomba paleocristiana dell’Umbria, e le gallerie conservano una basilica funeraria di rara suggestione, in grado di offrirci una finestra sulle prime comunità cristiane della regione, quando il Cristianesimo era agli albori.

Ponte Fonnaia: il ponte romano ancora intatto

L’ingegneria romana, invece, riemerge in superficie con il Ponte Fonnaia, un ponte rimasto integro che apparteneva al tracciato originario della Flaminia e che da solo basta a ricordare quale ruolo giocasse questo angolo d’Umbria nelle comunicazioni dell’Italia antica.

Il Castelliere di Monte Cerchio: la Stonehenge dell’Umbria

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Sullo sfondo, enigmatico, c’è il Castelliere di Monte Cerchio da cui siamo partiti. Un castelliere è un insediamento fortificato dell’età del bronzo e del ferro, cinto da mura di pietra a secco, talvolta su più cerchi concentrici, ed eretto in posizione dominante per la difesa ed il controllo del territorio. Parliamo di strutture pre-romane, opera di popolazioni protostoriche, ed è proprio questa loro arcaicità, insieme alla forma circolare in pietra, a far sì che esemplari come quello di Monte Cerchio vengano accostati, con una certa licenza, a Stonehenge.

Chiese, affreschi e conventi: l’arte sacra di Massa Martana

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Il versante spirituale di Massa Martana non è un dettaglio accessorio, ma una stratificazione di secoli di fede e di arte sparsa tra il borgo e le campagne. Nel cuore dell’abitato sorge la Chiesa di San Felice, dedicata al patrono: l’edificio porta i segni di fasi costruttive diverse e custodisce tele e affreschi in cui si legge l’evoluzione delle scuole pittoriche umbre.

Appena fuori dal centro si incontra il Complesso Monumentale di Santa Maria della Pace, fulcro della devozione locale. La chiesa, affiancata da un convento francescano, deve la sua fama alla cupola ottagonale che Giovanni Antonio Polinori affrescò tra il 1647 e il 1649. Il complesso non si esaurisce qui, visto che accanto alla chiesa e al convento trovano posto il Centro di Documentazione dei Monti Martani, il Museo Italiano Presepi d’Arte, la Biblioteca e l’Archivio storico comunale, mentre il Parco della Pace si apre come oasi inclusiva e sensoriale pensata perché chiunque possa attraversarla. Più defilata, ma non meno intensa, è la Chiesa di Santa Maria in Pantano, vicina a quel Vicus Martis che fu romano: la semplicità architettonica fa da cerniera tra la memoria pagana e quella cristiana, come se qui i due mondi non avessero mai smesso di parlarsi. Tra i luoghi simbolo del territorio figurano anche l’Abbazia di San Faustino, sorta sui resti di un antico insediamento romano e ricostruita dai benedettini intorno all’anno Mille riutilizzando materiali della preesistente villa romana, e l’Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio, fondata nel IX secolo e legata al culto dei due martiri cui è dedicata. Entrambe rappresentano importanti testimonianze della storia religiosa e monastica dei Monti Martani e custodiscono preziosi elementi architettonici di epoca medievale.

Tartufo, olio DOP e Nociata: cosa mangiare a Massa Martana

Un viaggio a Massa Martana si chiude, quasi inevitabilmente, a tavola. I boschi che si attraversano di giorno possiamo ritrovarli in tavola, a partire dal tartufo, senza dimenticare le carni, esaltate dall’olio DOP Colli Martani e accompagnate dai vini bianchi e rossi della Doc omonima. C’è poi un dolce che porta il nome del borgo cucito addosso, la Nociata, specialità del Natale. La inventò a fine Ottocento Sigismondo Ranucci, di ritorno da Copenaghen, mettendo insieme tre soli ingredienti: noci, miele e albume d’uovo. Si produce ancora oggi con il macchinario che il figlio Mario ideò negli anni Settanta e secondo la ricetta di famiglia, con la postilla che, a Natale, ogni casa di Massa Martana rivendica la propria versione.

Todi, Spoleto, Assisi e Orvieto distano poco, il che fa del borgo un campo base comodissimo per chiunque voglia esplorare l’Umbria senza la frenesia dei circuiti più battuti. Chi preferisce restare ha a disposizione strumenti pensati per muoversi in autonomia, da un’audioguida multilingue a un assistente digitale che raccoglie alloggi, eventi e punti d’interesse. Tutte le informazioni per organizzare il soggiorno sono raccolte sul sito ufficiale di Massa Martana.

L’iniziativa rientra nel PNRR M1C3 – Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi storici” – finanziato dall’Unione Europea – Next Generation EU “Massa Martana, il borgo del dire e del fare” Linea di azione 7 – Realizzazione di azioni di supporto alla comunicazione e diffusione delle informazioni sull’offerta del territorio


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 Marco Crisciotti

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