Inquinamento luminoso: luce, minaccia per l’ambiente


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Immagine da Depositphotos

Dalle falene agli uccelli migratori, fino agli esseri umani: l’eccesso di illuminazione artificiale notturna sta alterando gli ecosistemi e i ritmi biologici del Pianeta. Eppure, basterebbero poche regole per restituire valore al buio

Siamo abituati a considerare la luce come sinonimo di sicurezza, progresso e qualità della vita. Ma cosa accade quando la luce diventa troppa? È la domanda che sempre più ricercatori si pongono di fronte a un fenomeno in costante crescita: l’inquinamento luminoso.

Un problema che non riguarda soltanto gli astronomi, da anni impegnati a denunciare la scomparsa del cielo stellato, ma che coinvolge direttamente la biodiversità, la salute umana e persino gli obiettivi di sostenibilità energetica.

Secondo il Gruppo Insubrico di Ornitologia (Gio), oggi è necessario parlare di vero e proprio inquinamento luminoso ecologico, ovvero l’alterazione dei naturali cicli di luce e buio che regolano la vita degli ecosistemi terrestri e acquatici.

L’espansione continua dell’illuminazione pubblica e privata, insieme all’aumento dell’intensità luminosa, sta modificando profondamente il comportamento di piante e animali, aggiungendosi ad altre pressioni ambientali già note come il cambiamento climatico, la frammentazione degli habitat e l’inquinamento.

Modifica dei ritmi circadiani: la luce eccessiva minaccia la nostra salute

Il fenomeno è legato a quella che gli studiosi chiamano Alan (Artificial light at night), ovvero la luce artificiale notturna. Se da un lato ha migliorato la vivibilità delle città, dall’altro ha creato un ambiente completamente diverso da quello in cui si sono evolute le specie viventi. Gli effetti non sono marginali.

La luce artificiale altera i ritmi circadiani degli esseri umani ed è stata associata a disturbi del sonno, depressione, patologie cardiovascolari e altre problematiche sanitarie. Ma è soprattutto sulla fauna che gli impatti risultano evidenti.

Insetti, anfibi, pesci, tartarughe marine, pipistrelli e uccelli reagiscono alla luce artificiale modificando comportamenti essenziali come alimentazione, riproduzione, orientamento e migrazione.

Gli impollinatori notturni rappresentano uno degli esempi più preoccupanti. Falene e altri insetti pronubi riducono drasticamente la loro attività nelle aree illuminate, con conseguenze dirette sulla produzione agricola.

Gli studi riportati nel documento evidenziano una diminuzione del 62% delle visite ai fiori nelle zone illuminate e una riduzione del 13% della produzione di frutti.

Tra le specie maggiormente colpite vi sono gli uccelli migratori. Durante i lunghi spostamenti stagionali, che possono coprire migliaia di chilometri, la luce artificiale rappresenta una vera e propria trappola.

Grattacieli, torri, insegne pubblicitarie e fari luminosi attirano gli animali, provocando disorientamento, stress e collisioni spesso fatali. Il fenomeno è particolarmente intenso durante i periodi migratori, in primavera e autunno, ma può verificarsi durante tutto l’anno, soprattutto in presenza di nebbia e nuvole che amplificano gli effetti della luce.

Un caso emblematico arriva da New York. Per anni i potenti fasci luminosi utilizzati per commemorare le Torri Gemelle hanno attirato ogni stagione oltre un milione di uccelli migratori.

Solo dopo numerosi studi e monitoraggi si è deciso di interrompere temporaneamente l’illuminazione durante il passaggio delle principali rotte migratorie. Una scelta che dimostra come sia possibile conciliare memoria, sicurezza e tutela della fauna.

Non solo luce dalle città: il problema è anche lo Spazio

La situazione potrebbe complicarsi ulteriormente nei prossimi anni. Oltre alle luci terrestri, infatti, cresce il numero di satelliti in orbita bassa che riflettono la luce solare nelle ore crepuscolari.

Secondo il documento, l’aumento previsto delle costellazioni satellitari rischia di amplificare ulteriormente l’inquinamento luminoso globale, creando nuove criticità sia per l’osservazione astronomica sia per gli ecosistemi.

La buona notizia è che ridurre l’inquinamento luminoso è relativamente semplice e comporta anche vantaggi economici. Il problema non è infatti la presenza della luce in sé, ma il suo utilizzo eccessivo e scorretto. Negli ultimi anni l’adozione massiccia dei Led ha ridotto i consumi energetici, ma ha anche favorito un aumento dei punti luce e delle emissioni luminose

In particolare, le luci bianche e blu risultano più impattanti per la fauna e per l’uomo rispetto alle tonalità calde, come il giallo e l’ambra. Una delle soluzioni più efficaci consiste nel progettare correttamente l’illuminazione.

La luce dovrebbe essere sempre orientata verso il basso, limitata alle superfici che devono realmente essere illuminate e schermata per evitare dispersioni verso il cielo. Anche la temporizzazione gioca un ruolo fondamentale: accendere le luci soltanto quando necessario e spegnerle durante le ore notturne riduce sia l’impatto ambientale sia gli sprechi energetici.

Le immagini riportate nel documento mostrano chiaramente come un fascio luminoso correttamente orientato possa garantire sicurezza senza contribuire alla formazione della cosiddetta cupola luminosa che oggi avvolge molte città.

Particolarmente importante è la riduzione delle luci decorative e dei proiettori durante le stagioni migratorie. Gli esperti consigliano di spegnere tutte le illuminazioni non indispensabili tra le 23 e le 6 del mattino, una pratica che potrebbe diventare una semplice ma efficace forma di tutela della biodiversità.

Sul fronte normativo l’Italia presenta ancora un quadro frammentato. Non esiste una legge nazionale specifica, mentre le Regioni hanno adottato regolamenti differenti.

Tra le più avanzate figura la Lombardia, che ha introdotto il principio dello zero luce verso l’alto, successivamente ripreso da molte altre amministrazioni regionali. Tuttavia, gli autori sottolineano la necessità di una regolamentazione nazionale coerente, capace di integrare ricerca scientifica, efficienza energetica, tutela della biodiversità e qualità del cielo notturno.

In un periodo storico in cui si parla molto di decarbonizzazione, transizione energetica e protezione degli ecosistemi, il buio potrebbe diventare una risorsa da valorizzare.

Restituire spazio alla notte significa infatti proteggere gli animali, migliorare la salute delle persone, ridurre i consumi energetici e recuperare un patrimonio culturale che stiamo lentamente perdendo: la possibilità di alzare lo sguardo e vedere le stelle.

Crediti immagine: Depositphotos




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 Camilla Galli Macricé

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