Dalla tenda all’ombrellone, 7 cose per l’estate che non ha senso comprare nuove (e dove trovarle usate già domani)


C’è un momento preciso, tra maggio e giugno, in cui le case italiane si riempiono di buoni propositi all’aria aperta. La famiglia è cresciuta e la tenda da due posti non basta più. Il giardino chiede un ombrellone. Qualcuno ha visto un video di stand up paddle e ha deciso che quest’estate la tavola da SUP la compra. Tutto legittimo. Solo che, nella maggior parte dei casi, l’oggetto del desiderio esiste già, magari a tre chilometri da casa, in ottimo stato, e a una frazione del prezzo.

Il riuso in Italia non è più la nicchia di vent’anni fa. Secondo l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa, in un decennio gli italiani che hanno comprato abiti o oggetti usati sono passati da 19 milioni nel 2014 a 26 milioni nel 2023. È un settore che dà lavoro a oltre 100mila persone e movimenta più di 232mila tonnellate di beni all’anno. Numeri da economia vera, non da sport per anime ecologiste.

Eppure, davanti a un acquisto stagionale il riflesso resta lo stesso: aprire l’app, ordinare, attendere il corriere. Ecco allora sette cose che, prima di comprarle nuove, conviene cercare di seconda mano.

La tenda da campeggio

tenda

Le tende durano. Quella che trovate usata ha quasi sempre fatto poche notti di vacanza prima di finire in cantina. Il punto critico sono i pali e la cerniera: se reggono, il resto è tela. Una family a quattro posti nuova parte dai cento euro e sale in fretta; usata bene si trova alla metà.

L’ombrellone da giardino

ombrellone da giardinoombrellone da giardino

Oggetto stagionale per definizione, quindi sottoutilizzato per definizione. Chi cambia arredo da esterno se ne libera ancora buono. Verificate il meccanismo di apertura e lo stato del telo — il palo non si rompe quasi mai.

La tavola da SUP

tavola da suptavola da sup

Qui il discorso è quasi etico. Il SUP è l’acquisto d’impulso estivo per eccellenza: comprato a luglio, dimenticato a settembre. Il mercato dell’usato ne è pieno, gonfiabili compresi, spesso con pagaia e sacca incluse. Provatela gonfia prima di prenderla e avrete fatto il novanta per cento del lavoro.

La bici

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Una bici da città usata, revisionata, vale più di una nuova di fascia bassa. Freni, catena e pneumatici si cambiano per pochi euro; il telaio, se non è arrugginito nei punti giusti, è eterno. Vale anche e soprattutto per le bici dei bambini, che vengono superate in una stagione.

Il barbecue

barbecuebarbecue

Chi trasloca o passa al gas si disfa della vecchia carbonella in perfette condizioni. Un controllo alla griglia e alle saldature, e siete pronti per l’estate. Comprarlo nuovo a fine maggio significa pagarlo al massimo del listino.

La sdraio e il lettino da esterno

lettino marelettino mare

Mobili che vivono sei mesi l’anno e che nessuno butta volentieri. Il rischio è solo lo scolorimento del tessuto, che non compromette nulla. Cercateli a fine estate da chi sgombera, ma anche adesso se ne trovano.

L’attrezzatura da mare e snorkeling

pinne marepinne mare

Maschere, pinne, materassini: oggetti che i bambini usano una stagione e abbandonano. Per le maschere basta controllare la tenuta del vetro e l’elastico. Il resto è plastica che dura anni.

Dove trovarli, già domani

Il problema, semmai, è un altro, ossia dove poter cercare. I siti di annunci nazionali funzionano, anche se costringono a rivolgersi al sistema di spedizioni che azzerano il vantaggio ambientale e gonfiano il prezzo finale. La risposta più sensata è il chilometro zero, e qui entra in gioco un’infrastruttura che molti hanno già in tasca senza saperlo.

La Bacheca del riuso di Junker app è una vetrina virtuale dove i cittadini pubblicano liberamente annunci di oggetti in buono stato, all’interno del proprio Comune. È già attiva in un centinaio di città italiane, dentro un’app diffusa in più di 3mila Comuni. Funziona come un mercatino di quartiere digitale: niente corriere, niente spedizioni, si concorda il ritiro e ci si va.

La novità degli ultimi mesi è l’integrazione con CDRiM, uno dei gestionali più usati dai Centri del Riuso comunali. In pratica, quando un operatore del centro registra un bene in ingresso, l’oggetto compare in automatico sulla Bacheca, consultabile e prenotabile dallo smartphone. Si possono anche impostare notifiche per le categorie che interessano (la tenda, la bici, l’ombrellone) e farsi avvertire appena spunta qualcosa.

Queste le parole di Noemi De Santis, responsabile comunicazione di Junker app:

Con questa ulteriore innovazione intendiamo sostenere la diffusione di modelli virtuosi di governance pubblica orientati alla sostenibilità. Con un’unica app, già diffusa in più di 3mila Comuni e multilingue, favoriamo lo sharing tra privati e potenziamo la visibilità del Centro del Riuso, che cessa di essere un semplice magazzino fisico di beni usati e diventa un hub digitale dell’economia circolare.

Un patrimonio che pochi conoscono

I Centri del Riuso sono il pezzo mancante di questa storia. Il primo nacque nell’autunno del 2011 presso Lammari, frazione di Capannori, in provincia di Lucca: si chiamava La bisaccia e già nel primo anno recuperò oltre novanta tonnellate di mobili, vestiti ed elettrodomestici. Da allora queste strutture si sono progressivamente diffuse in molte aree del Paese. Oggi, in mancanza di un censimento ufficiale, basandosi sulle fonti disponibili e sui propri contatti, il team di Junker ne ha mappati oltre 200, concentrati soprattutto tra Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Toscana.

A favorirne un’ulteriore crescita potrebbe contribuire anche una recente novità normativa. Il 26 marzo 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato il nuovo decreto sui centri di raccolta che, per la prima volta, invita esplicitamente Comuni ed enti gestori a prevedere all’interno di queste strutture “spazi da destinare all’esposizione temporanea di beni usati e funzionanti, direttamente idonei al riutilizzo, finalizzata allo scambio tra privati”. Non si tratta di un obbligo, ma di un segnale importante che riconosce il valore del riuso come strumento di prevenzione dei rifiuti. È quindi lecito aspettarsi che i Centri del Riuso siano destinati a diffondersi in modo più uniforme su tutto il territorio nazionale.

Il guaio è che restano poco conosciuti. Un sondaggio condotto sull’app Junker tra i cittadini di Ancona racconta una distanza che sorprende: il 23% non sa nemmeno se nel proprio Comune ci sia un Centro del Riuso, e solo il 7% lo frequenta più volte al mese. La maggioranza, il 57%, ci passa sì e no una o due volte l’anno.

Non è diffidenza verso l’usato, quindi, è che nessuno sa dove guardare. La prevenzione dei rifiuti è uno degli obiettivi centrali della politica ambientale europea e figura tra i target dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e per il singolo cittadino si traduce in qualcosa di molto più concreto, ossia una tenda buona a metà prezzo, presa a pochi minuti da casa.


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 Marco Crisciotti

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