Sacchetti: ”così il WF-X Waterfall made in Italy spegnerà gli incendi di notte”


(Adnkronos) – Gli incendi? Se si vuole davvero spegnerli si deve smettere di pensare a costruire solo un aereo antincendio. Assurdo? Detta così sembrerebbe, ma spiegata bene dall’imprenditore Renato Sacchetti pare proprio di no. L’ex pilota è riuscito a raccogliere capitali e investimenti attorno a una società, la 19-01 Holding, che ha varato un progetto che potrebbe proiettare l’Italia in pole position sul fronte della lotta agli incendi su vasta scala. Non solo un velivolo, ma un sistema fatto di droni, dati, intelligenza artificiale e monitoraggio, capace di definire strategie ed intervenire in maniera efficace prima che gli incendi diventino una catastrofe riducendo di conseguenza danni e costi. A Gorizia è prevista anche la realizzazione di un velivolo anfibio antincendio chiamato WF-X Waterfall, capace di volare anche di notte e integrarsi con uomini e mezzi, ma Sacchetti all’Adnkronos spiega che quello è solo un tassello di un sistema che punta a razionalizzare e rendere più efficaci gli interventi per domare le fiamme. 

 

WF-X Waterfall, il nome promette, qualcuno fantastica già su questo aereo tutto made in Italy pronto a sostituire i canadair nati negli anni 60. Ma è davvero così?
 

No, non stiamo progettando un aereo che serva solo a spegnere incendi. Sul piano economico non starebbe in piedi. Il mercato antincendio, per quanto si parli di miliardi, da solo non riuscirebbe a giustificare un investimento da 1,2 miliardi. Il nostro progetto è diverso. Stiamo mettendo a punto un velivolo anfibio che si possa riconvertire in tempi record per fare molte altre cose e quindi sia utilizzabile in svariate parti del mondo. Basti pensare all’Indonesia o al Pacifico: lì un aereo può diventare un’ambulanza volante che collega numerose isole. In India può garantire collegamenti a basso costo lungo coste dove costruire un aeroporto non avrebbe senso. Ma può essere utilizzato per il pattugliamento marittimo o il soccorso ai migranti. Ecco, diciamo che la multifunzionalità dà il senso all’iniziativa e rende sostenibile il progetto. 
 

 

Parlando però di incendi, siete i primi a dire che l’aereo da solo non basta.  

Esatto, ed è la parte che sorprende sempre di più. E’ vero, non stiamo sviluppando un aereo isolato. Parliamo invece di un ‘sistema dei sistemi’ basato su dati e intelligenza artificiale. Sul mercato non esisteva un velivolo capace di integrarsi davvero con le tecnologie più moderne. Ragionando sugli incendi possiamo dire che siamo stati costretti a progettare l’aereo, ma in realtà l’aereo è solo un tassello di un ingranaggio molto più grande, dove i dati giocano un ruolo fondamentale. 

 

Se si guarda agli incendi i numeri impressionano, ci sono stime su danni e costi?  

Sì, I numeri fanno spavento. Nel 2025 nel mondo è bruciata una superficie pari a quasi il 92% dell’intera Unione Europea (fonte United Nations Office for Disaster Risk Reduction) . Roghi che da soli hanno generato oltre il 20% delle emissioni globali di CO₂. Ma se si parla di costi economici si fa persino fatica ad avere delle cifre. Normalmente le stime tradizionali prendono in considerazione solo i danni assicurabili, tipo le case bruciate. Si dovrebbero però calcolare anche i danni relativi alle malattie respiratorie causate dall’aria inquinata, i decessi, i danni all’agricoltura, la svalutazione dei terreni. Se da noi mancano questi numeri, in Usa si stima che vi sia un impatto complessivo tra i 390 e oltre 800 miliardi di dollari all’anno (fonte The Joint Economic Committee). 

 

Voi state scommettendo su un nuovo modo di affrontare gli incendi. Perchè nessuno spinge di più su questi fronti?  

Prima di tutto per una questione di tempi. Noi abbiamo iniziato nel 2011 e contiamo di andare in produzione nel 2031: vent’anni. Solo per acquisire il know-how necessario ce ne sono voluti cinque. La politica ragiona su altri tempi, è più legata al proprio mandato e un orizzonte ventennale è difficile da immaginare. Ma non solo. C’è anche un limite culturale: ognuno guarda al proprio orticello. A cominciare dalle stesse aziende. Chi costruisce aerei vede prima di tutto i costi enormi e in relazione al potenziale mercato dice ‘non conviene’; chi invece sviluppa software di dati non ha i mezzi per costruire velivoli. Possiamo dire che manca una visione d’insieme. Ma soprattutto si continua a inseguire l’emergenza invece di puntare sulla prevenzione.  

 

Come si fa a prevenire un incendio?  

Oggi quando vediamo fumo o fiamme mandiamo ovviamente i mezzi a spegnere il fuoco. Si fa sempre così. Noi proponiamo un approccio diverso: incrociare i dati storici con le previsioni meteo e le rilevazioni in tempo reale dei droni. Utilizziamo l’intelligenza artificiale per elaborare il tutto e per sapere quindi in anticipo come si muoverà il fronte del fuoco. Non è poco. Faccio un esempio semplice: se le fiamme puntano verso un centro abitato, quella diventerà la priorità assoluta. Non si tratta solo di buttare acqua, ma di decidere prima dove e come intervenire. 

 

Siete partiti nel 2011, l’orizzonte della produzione è fissato per il 2031. Come si fa a convincere gli investitori a partecipare a una scommessa come questa?  

L’imprenditore convive con il rischio, fa parte del mestiere. Ho vissuto dieci anni a Hong Kong, e lì si respira un modo molto concreto di fare impresa. Nel 2011 abbiamo analizzato i dati sul cambiamento climatico e il risultato ci ha fatto capire che i mezzi di allora non sarebbero bastati per il futuro che stava arrivando. Quanto alla tabella di marcia siamo praticamente in linea: in quindici anni abbiamo accumulato un ritardo di appena un paio di mesi. Per la nostra iniziativa a livello di clienti abbiamo già avuto manifestazioni d’interesse e lettere d’intenti, ma abbiamo preferito frenare. Le vendite inizieranno solamente dopo il primo volo del prototipo. È una questione di serietà: prima dobbiamo dimostrare che tutto funzioni alla perfezione.  

Perché si dovrebbe puntare su un progetto come questo e non per esempio comprare più Canadair o elicotteri e posizionarli meglio sul territorio?  

Perché se un incendio sfugge al controllo e diventa gigantesco, avere più aerei non basta. Se di notte si alza il vento le fiamme riprendono. E di notte gli aerei tradizionali non volano. Il risultato è che al mattino con le scintille che si sono propagate in varie direzioni con il vento è possibile ritrovarsi con altri 15 nuovi fronti. Il nostro aereo vola anche di notte e va al doppio della velocità di un Canadair. Ma la vera differenza la fa la precisione dello sgancio: pochi lo sanno, ma se si sgancia l’acqua troppo in alto o troppo velocemente, gran parte di questa evapora con le temperature estreme a terra o si disperde prima di toccare terra. Perché se si vuole spegnere l’incendio conta quanta acqua arriva davvero a terra. Esempio banale ma efficace: se nel cestino dell’ufficio prende fuoco un foglio, non basta uno spruzzino, ma una brocca d’acqua. Se l’incendio cresce e hai solo un bicchiere d’acqua, ne spegni una parte, ma poi devi correre in bagno a riempire di nuovo il bicchiere e nel frattempo il fuoco riparte. Se invece hai un rubinetto a portata di mano, il flusso è continuo e il fuoco lo domi. Il nostro sistema punta proprio a questo: garantire un flusso continuo di interventi con grossi quantitativi di acqua, per soffocare l’incendio sul nascere. Il tutto in una visione integrata. L’aereo resta un ottimo mezzo, ma se è inserito in un sistema inefficiente, serve a poco. Noi puntiamo a farlo interagire in un sistema efficiente composto da droni, sensori, intelligenza artificiale e modelli previsionali. 

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