di Marino Marini
“Il 2026 è iniziato con una crescita del credito, trainata dalle imprese più solide e dai prestiti ipotecari, pur rimanendo fortemente selettiva. I prestiti alle imprese hanno iniziato a recuperare dopo la contrazione osservata dal 2023, con una crescita su base annua tornata positiva a circa l’1,3 per cento nel febbraio 2026. Questo miglioramento è trainato principalmente dalle grandi imprese e da quelle con bilanci più solidi, che beneficiano di un migliore accesso al credito e di condizioni di finanziamento più favorevoli. Per contro, il credito alle imprese più piccole e più rischiose, sebbene ancora modesto, mostra segni di stabilizzazione, con un rallentamento del ritmo di contrazione e una certa ripresa tra le Pmi finanziariamente più solide”. Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione in commissione Banche al Senato.
“Anche il credito alle famiglie – ha aggiunto il ministro – ha registrato un’accelerazione nella seconda metà del 2025, raggiungendo circa il 3,5 per cento a febbraio, trainata principalmente dai prestiti ipotecari. Nel confronto con l’area dell’euro, i tassi sui prestiti italiani sia per le imprese che per le famiglie rimangono sostanzialmente allineati alla media dell’area dell’euro, senza che si osservino segni di una frammentazione. Vedremo pertanto – ha sottolineato Giorgetti – come l’incremento dei tassi recentemente dalla Bce si riverbererà su un trend, finora in moderata crescita”.
Banche, compiuto percorso per ridurre vulnerabilità, sistema solido
“Negli ultimi anni è stato intrapreso un percorso articolato per ridurre la vulnerabilità”, ora “il sistema bancario è nel complesso solido, sostenuto da elevati livelli di liquidità”. Negli ultimi anni, l’Italia ha intrapreso un percorso articolato volto a ridurre le vulnerabilità del settore finanziario, consolidare il quadro istituzionale e sviluppare i mercati dei capitali domestici. Come riconosciuto dal Fondo monetario internazionale a seguito della sua missione questa primavera, il sistema bancario – ha sottolineato Giorgetti – affronta il deterioramento del contesto internazionale da una posizione di forza. Una tendenza confermata dai dati delle ultime trimestrali pubblicate dalle dieci principali banche italiane”. Il ministro è quindi tornato a sottolineare come “agli utili del sistema bancario negli ultimi 3 anni hanno contribuito sia tassi di interesse più remunerativi sia – permettetemi di sottolinearlo – l’andamento dello spread sovrano. La riduzione di circa 190 punti base – verificatasi durante il mandato dell’Esecutivo in carica – ha ridotto i costi di raccolta e prodotto un beneficio diretto nell’incremento del margine di interesse. In sintesi, grazie all’azione di miglioramento della finanza pubblica, le banche hanno raccolto denaro a un costo minore e incrementato i profitti nell’intermediazione creditizia”. “In conclusione, il sistema bancario è nel complesso solido, sostenuto da livelli elevati di redditività e da solidi buffer di capitale e di liquidità, fattori che contribuiscono a preservare la stabilità complessiva. Il riconoscimento di un valutatore indipendente, e mai tenero noi, come l’Fmi – ha evidenziato – ne è un’attestazione”.
Mps, partecipazione residua Mef per 1,6 mld a valori di mercato
“La partecipazione residua” del Mef “del 4,86%” in Mps, “attualmente valorizzabile alle valutazioni di mercato, che hanno avuto negli ultimi giorni un’impennata” ha “un controvalore teorico di circa 1,6 miliardi”. “La partecipazione del Mef” in Mps “è stata ridotta dal 64,23% all’11,73% poi fino all’attuale 4,863% per effetto dell’aumento di capitale per supportare l’Opas su Mediobanca. Teoricamente – ha spiegato Giorgetti – se avvenisse oggi la dismissione si tratterebbe di avere recuperato 4,1 miliardi rispetto a 1,6 miliardi messo per la capitalizzazione”.
Valuteremo finestra migliore mercato, no posizione su Opas
“In questo momento il Mef detiene ancora il 4,86% di Mps”, “l’impegno come affermato in più di una occasione è quello di uscire dal capitale ma occorte compiere questo passo alle migliori condizioni di mercato per assicurare la massimizzazione dell’investimento effettuato nel tempo. Il Mef in questa valutazione è condizionato dai criteri di debito pubblico. Quanto alla tempistica – ha spiegato Giorgetti – andrà valutata la finestra di mercato più opportuna per massimizzare l’incasso, anche considerato l’andamento del prezzo del titolo, fermo restando che il Mef assumerà una posizione di neutralità rispetto al processo di consolidamento in corso senza prendere posizioni sulle operazioni straordinari annunciate o su eventuali operazioni alternative. Le valutazioni sul timing dovranno tenere conto anche di questo aspetto”. Le operazioni per il progressivo “disinvestimento” in ottemperanza agli impegni assunti nei confronti della Commissione Ue in merito alla perdita di controllo sulla banca, ha spiegato Giorgetti, “hanno consentito di realizzare introiti complessivi pari a circa 2,6 miliardi, a fronte di un investimento nel 2022 di 1,6 miliardi circa, mantenendo una quota di partecipazione residua attualmente valorizzabile, alle attuali quotazioni di mercato, in circa 1,5 miliardi (dato indicato dal Dipartimento dell’economia). In generale, l’intervento pubblico sulla banca – dal salvataggio del 2016 alle successive cessioni degli ultimi anni – ha consentito di assicurare un asset strategico per il risparmio italiano, come testimoniato dal progressivo rafforzamento della Banca, il cui valore è passato da un minimo di 1,95 euro per azione nel 2022 ai 5,52 euro per azione nel novembre 2024, fino a superare, a giugno 2026, i 10,5 euro”. Giorgetti ha ribadito che “l’impegno del Mef, come affermato in più di una occasione, è quello di uscire dal capitale di Banca Monte dei Paschi di Siane ma occorre compiere questo passo alle migliori condizioni di mercato per assicurare la massimizzazione dell’investimento effettuato nel corso del tempo. Il Mef, nell’operazione, è condizionato da criteri di debito pubblico. “Quanto alle modalità, i consulenti finanziari che assistono il Dipartimento dell’economia – ha spiegati Giorgetti – confermano che l’ABB resta una delle migliori soluzioni in termini di trasparenza,efficacia e vantaggio economico-finanziario, mentre quanto alla tempistica andrà valutata la finestra di mercato più opportuna per massimizzare l’incasso, anche considerato l’andamento del prezzo del titolo, ferma restando che il Mef assumerà una posizione di neutralità rispetto al processo di consolidamento in corso, senza doverprendere posizione sulle operazioni straordinarie annunciate o su eventuali operazioni alternative. Le valutazioni sul timing della cessione devono tenere in considerazione anche questo aspetto”.
Prima nessuno voleva sposarsi con Cenerentola ora azioni a 10 euro
“Mps, almeno nella mia esperienza, era una cenerentola, non la voleva nessuno, poi piano piano è comicità a diventare interessante.Oggi le azioni valgono 10, quando le ho vendute a 2,5 euro mannaggia! Però ricordatevi il contesto, avevamo una scadenza dell’Ue, dovevamo vendere. L’unica modalità, posto che nessuno voleva fondersi con Mps nonostante gli auspici, era l’Abb. Nessuno voleva sposarsi con la povera cenerentola”.
Su Opas noi neutrali, golden power valuterà se prescrizioni
“Per quanto riguarda il tema del golden power il discorso ha pregnanza politica. Nel corso del tempo il concetto di sicurezza economico-fianziaria piano piano è diventato patrimonio politico e tema di sicurezza nazionale. Questo è un fattore culturale che nel Paesi anglosassoni è chiarissimo mentre non è chiaro in Italia. Per la prima volta, durante il governo Draghi, è stata introdotta come tema di golden power anche la materia finanziaria e bancaria. Non è un problema tra banca straniera e banca italiana, vale anche tra banca italiana e banca italiana, qualora fosse messa in discussione il tema della sicurezza nazionale”, ha aggiunto. “Nel caso di Unicredit è stato utilizzato perché la presenza di Unicredit in Russia, in una situazione che non è quella del 2007 quando la Russia partecipava ai G8, non perché era straniera ma perché abbiamo dato il via libera all’operazione con una possibilità di monitoraggio e un tempo ragionevole di uscita dalla Russia. Oggi in astratto può essere utilizzata da chiunque, può essere utilizzato anche su Intesa se ha una presenza in Russia. Sulla vicenda dell’Opas” su Mps “noi siamo neutrali certo. Però il golden power valuterà se in quella situazione ci sono delle prescrizioni da fare. Non credo si possa impedire, assolutamente, però le prescrizioni ci possono essere, anche per garantire la concorrenzialità, l’assistenza alle Pmi, garantire una competizione a livello territoriale”. “La valutazione che rimetto alla commissione è: il valore della concorrenza sono sovraordinato ai valori della sicurezza pubblica. Se ritenete che i valori della concorrenza siano superiori, noi abbiamo torto. Se ritenete che i governi nazionali possano fare valutazioni di tipo politico rispetto a determinati e ben circoscritti motiva si sicurezza nazione abbiamo ragione noi. Vediamo come va a finire”, ha concluso.
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Redazione Ore 12
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