Solstizio d’estate fra i megaliti italiani: 5 luoghi misteriosi da visitare nel giorno più lungo dell’anno


Il 21 giugno il sole raggiunge il culmine del suo percorso annuale e regala all’emisfero nord la giornata più lunga dell’anno. Oggi il solstizio d’estate rappresenta soprattutto una data simbolica, un appuntamento che segna l’inizio della bella stagione, migliaia di anni fa, invece, aveva un significato molto più tangibile, perché il ciclico ritorno degli astri regolava la vita delle comunità agricole, indicava il momento delle semine e dei raccolti, accompagnava riti e celebrazioni che si sono persi nel tempo. Del resto, quando si parla di solstizio e antichi monumenti, il pensiero corre quasi inevitabilmente a Stonehenge, il celebre complesso megalitico inglese che ogni anno richiama migliaia di persone per assistere all’alba del 21 giugno. Molto meno conosciuto è il fatto che anche l’Italia conservi dei siti preistorici legati, in misura diversa, all’osservazione del cielo e dei suoi cicli. Menhir, dolmen e santuari di pietra disseminati dalla Valle d’Aosta alla Sicilia raccontano storie diverse e, in alcuni casi, mostrano legami documentati con i movimenti del sole e della luna. Altre interpretazioni restano oggetto di dibattito, ed è proprio questa zona grigia, sospesa tra ricerca scientifica e fascino del mistero, a rendere questi luoghi particolarmente interessanti.

Pozzo Sacro di Santa Cristina

Il Pozzo Sacro di Santa Cristina, nel territorio di Paulilatino, è uno dei capolavori più raffinati lasciati dalla civiltà nuragica. Negli anni Settanta i ricercatori Carlo Maxia e Lello Fadda, coadiuvati dall’astronomo Edoardo Proverbio, individuarono dei possibili riferimenti astronomici. Con il passare del tempo il sito è stato spesso associato al solstizio d’estate, anche se la realtà appare più complessa, ed al centro dell’attenzione degli studiosi non c’è tanto il sole quanto la luna. Secondo le interpretazioni più conosciute, il monumento sarebbe stato progettato per accogliere la luce solare durante gli equinozi e quella lunare in occasione del lunistizio maggiore, fenomeno che si ripete ogni 18,61 anni. In quel particolare momento la luna raggiunge la massima declinazione e la sua luce riesce a riflettersi sull’acqua custodita nel fondo del pozzo.

Pozzo sacro di Santa Cristina

@pozzosantacristina.com

Lo studioso Arnold Lebeuf arrivò a definirlo uno degli osservatori astronomici più straordinari dell’antichità. Il dibattito, però, non si è mai chiuso del tutto. Alcuni archeologi ritengono che determinate strutture, oggi scomparse, potessero limitare o impedire il passaggio diretto dei raggi luminosi, questioni tecniche che non tolgono nulla al fascino del luogo. Anche senza effetti astronomici particolari, Santa Cristina resta una delle mete archeologiche più suggestive della Sardegna.

Pranu Muttedu

Tra le colline del Sarcidano, nel comune di Goni, troviamo uno dei paesaggi megalitici più straordinari del Mediterraneo. Menhir, tombe a tumulo e affioramenti di arenaria si distribuiscono in un contesto naturale che conserva ancora qualcosa di primordiale. I monoliti censiti sono circa sessanta, un numero che da solo basta a spiegare l’importanza del sito. Da anni archeologi e studiosi cercano di comprendere se la disposizione risponda a criteri astronomici o meno. Durante il VI Convegno internazionale di archeoastronomia, Michele Forteleoni della Società Astronomica Turritana ha presentato uno studio che collega alcuni allineamenti non soltanto al sole ma anche ai movimenti della luna.

Pranu MutteduPranu Muttedu

L’elemento più evidente è costituito da una serie di diciotto menhir collocati lungo una direttrice compatibile con l’asse equinoziale est-ovest, e proprio qui emerge uno dei limiti più frequenti delle interpretazioni archeoastronomiche. Quando il sito venne studiato in epoca moderna, molti dei monoliti giacevano al suolo. Furono rialzati successivamente e non esiste la certezza assoluta che oggi occupino la posizione originaria. È un dettaglio che può sembrare marginale, ma che cambia molto le cose quando si cerca di verificare la precisone degli allineamenti astronomici. Presso Pranu Mutteddu, dunque, convivono sia dati reali che interrogativi ancora aperti, in un equilibrio che rende il complesso ancora più affascinante.

Saint-Martin-de-Corléans

Visitando la città di Aosta sarebbe difficile immaginare che al di sotto delle strade e dei palazzi moderni si nasconda uno dei più importanti siti megalitici d’Europa, eppure è proprio così. Gli scavi avviati nel 1969 portarono alla luce un’area sacra frequentata per oltre seimila anni. Il sito, oggi musealizzato, occupa circa diecimila metri quadrati e conserva una straordinaria successione di testimonianze, costituita da arature rituali, pali lignei, stele antropomorfe, pozzi e sepolture dolmeniche. Negli anni Novanta Giuliano Romano e Guido Cossard, tra i più importanti esperti di archeoastronomia che abbiamo in Italia, effettuarono una serie di rilevazioni archeoastronomiche per analizzare gli orientamenti delle strutture e il profilo delle montagne circostanti. Anche in questo caso i risultati sembrano indicare un rapporto privilegiato con la luna più che con il sole.

Saint-Martin-de-CorléansSaint-Martin-de-Corléans

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Al di là delle interpretazioni, Saint-Martin-de-Corléans colpisce soprattutto per l’esperienza che porta in dote. Scendere nel percorso espositivo significa attraversare migliaia di anni di storia uno strato dopo l’altro, come se il tempo fosse rimasto intrappolato sotto la città contemporanea.

Giurdignano

Situato a pochi chilometri da Otranto, il sito di Giurdignanoviene spesso definito il “giardino megalitico d’Italia“. Nel territorio comunale si contano diciotto menhir e sette dolmen, ai quali si aggiungono altri monumenti ancora oggetto di studio. In questo caso il rapporto con il solstizio non appartiene soltanto alle ipotesi, visto che sul dolmen Li Scusi, nel vicino territorio di Minervino di Lecce, la luce del sole attraversa il foro presente nella lastra di copertura e crea un effetto luminoso osservabile proprio nel giorno del solstizio estivo. Anche il dolmen Stabile viene associato ad un fenomeno simile: due incisioni presenti sulla lastra superiore sembrano indicare il punto dell’orizzonte in cui il sole, in occasione del 21 giugno, sorge da Capo d’Otranto.

GiurdignanoGiurdignano

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Per gli amanti delle levatacce esiste persino un modo semplice per verificare di persona queste interpretazioni, ossia presentarsi all’alba e osservare il sorgere del sole. D’altronde, quando si parla di archeoastronomia, nessuna spiegazione riesce a sostituire l’esperienza diretta.

Argimusco

L’altopiano di Argimusco, tra Montalbano Elicona e i Nebrodi, possiede qualcosa di magnetico, e basta arrivare sul posto per capire perché qualcuno abbia pensato di paragonarlo a Stonehenge. Le grandi rocce che punteggiano il paesaggio ricordano profili umani, figure animali e forme che sembrano scolpite intenzionalmente. In realtà gli studiosi concordano su un punto: si tratta di blocchi di arenaria quarzosa modellati dall’azione naturale del vento e dell’acqua. Da qui in avanti iniziano le incertezze, perche il sito non è mai stato indagato attraverso scavi archeologici sistematici e mancano quindi elementi decisivi per stabilire quanto abbiano inciso eventuali interventi umani. Tra i principali sostenitori di una lettura astronomica figura Gaetano Maurizio Pantano, che ha studiato per anni il sorgere del sole durante il solstizio estivo e attribuisce particolari significati simbolici ad alcune formazioni rocciose presenti nell’area.

ArgimuscoArgimusco

Le ipotesi esistono, le certezze molto meno, e forse è proprio questo il segreto di Argimusco, soprattutto in un’epoca in cui ogni luogo sembra dover esser, da un un punto di vista conoscitivo, immediatamente accessibile. Nel frattempo il sito garantisce uno dei panorami più spettacolari dell’isola, con lo sguardo che spazia dall’Etna alle Eolie fino a Capo Milazzo.

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 Marco Crisciotti

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