Strage di cuccioli di elefante marino per colpa dell’influenza aviaria: oltre 13mila decessi in isole remote dell’Australia, la scoperta shock


Un gruppo di ricerca guidato dall’Australian Antarctic Program ha documentato una scoperta shock: il virus H5N1, responsabile della temuta influenza aviaria, è arrivato anche nelle isole australiane Heard e McDonald, uccidendo circa 13mila cuccioli di elefante marino: una vera strage, che colpisce dolorosamente un’intera comunità riproduttiva

Le temuta influenza aviaria si sta diffondendo anche in zone remote del Pianeta: un gruppo di ricerca guidato dall’Australian Antarctic Program ha documentato una scoperta shock: il virus H5N1, responsabile della temuta influenza aviaria, è arrivato anche nelle isole australiane Heard e McDonald, uccidendo circa 13mila cuccioli di elefante marino: una vera strage, che colpisce dolorosamente un’intera comunità riproduttiva.

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Cos’è l’influenza aviaria

Come riferisce l’Istituto Superiore di Sanità, l’influenza aviaria è tutt’altro che una malattia nuova, identificata infatti per la prima volta in Italia più di un secolo fa. La patologia colpisce gli uccelli, da cui il nome, ed è causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità.

Diffusa in tutto il mondo, l’influenza aviaria è in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica, la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi.

Si conoscono almeno quindici sottotipi di virus influenzali che infettano gli uccelli, e, a seconda del tipo di proteina combinata con il virus (da N1 a N9), il virus acquisisce una denominazione diversa (H5N1, H7N2 ecc). Tutte le epidemie di influenza altamente patogenica sono state causate da virus di tipo A dei sottotipi H5 e H7.

La possibilità di trasmissione all’uomo esiste e la paura che il virus possa causare una pandemia come quella del Covid, ha spinto le autorità a prendere una serie di misure straordinarie di prevenzione in tutto il mondo, spesso abbattendo interi allevamenti.

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Cosa hanno scoperto ora gli scienziati

Le isole Heard e McDonald sono un territorio esterno australiano situato nell’Oceano Antartico, a circa 4.000 km a sud-ovest dell’Australia continentale. Campioni prelevati da nove specie di vertebrati sono stati analizzati presso il Australian Centre for Disease Preparedness del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization, e sei specie sono risultate positive al ceppo virale che si sta diffondendo a livello globale (Influenza A H5N1 clade 2.3.4.4b).

Tra queste figurano l’elefante marino meridionale, il pinguino reale, il pinguino Papua, l’otaria antartica e il petrello tuffatore della Georgia del Sud, indicando una diffusione anche a specie diverse dagli uccelli.

E, purtroppo, l’analisi dei dati raccolti con i droni durante due spedizioni, nell’ottobre 2025 e nel gennaio 2026, ha rivelato un’elevata mortalità tra i cuccioli di elefante marino meridionale e tra i pinguini reali e i pinguini Papua, pari al 76% nelle ultime rilevazioni, con picchi del 97% in una specifica area. I numeri fanno davvero paura: le nascite sono state stimate intorno a 17.000, e sull’isola di Heard 13.000 di loro sono deceduti.

Nel gennaio 2026, inoltre, è stata rilevata una mortalità diffusa tra i cuccioli di elefante marino in tutte le aree di riproduzione monitorate, con segnalazioni di mortalità anche sull’isola di McDonald (tramite ricognizione con droni). Tuttavia, a causa della posizione remota e dello status di area protetta, non è stato possibile effettuare campionamenti sul campo, pertanto non è stata possibile una conferma in laboratorio.

Queste osservazioni dell’influenza aviaria H5 a Heard Island e McDonald Island rappresentano la prima rilevazione in un territorio esterno australiano – spiega Julie McInnes, autrice principale dello studio – e dimostrano la continua diffusione del virus verso est nell’area subantartica. I nostri risultati mostrano un andamento simile a quello di altre isole subantartiche, come la Georgia del Sud, dove gli elefanti marini sono stati i più colpiti

I dati raccolti a gennaio hanno anche rivelato la morte di diverse centinaia di pinguini reali adulti sull’isola. Sebbene questa rappresentasse una bassa percentuale della popolazione, la mortalità osservata era superiore ai livelli normali.

Non è stato rilevato alcun segno di mortalità insolita, invece, durante i censimenti degli albatri o delle due specie endemiche, il cormorano dell’isola Heard e il chiurlo faccianera (Thinocorus orbignyianus).

Come è arrivato il virus dell’influenza aviaria in zone così remote (e come è stato condotto lo studio)

I dati sono stati raccolti sull’isola Heard in due brevi periodi e non è noto come il virus possa essersi diffuso o aver influenzato le specie da allora. Sappiamo però che la mortalità più elevata di tutte le specie si è inizialmente concentrata nella parte sud-orientale dell’isola Heard, ritenuta il luogo in cui il virus è arrivato per la prima volta.

L’analisi dei dati genetici suggerisce inoltre che l’influenza aviaria H5 sia stata probabilmente introdotta attraverso lo spostamento di fauna selvatica dalle isole subantartiche francesi Crozet, a 1.800 km di distanza, con un arrivo stimato intorno ad agosto 2025.

Nel corso delle due spedizioni, gli scienziati hanno effettuato 120 voli con droni per un totale di oltre 1.600 km di distanza percorsa, oltre a ricerche a terra su un’area di 300 km, per studiare la distribuzione spaziale e temporale della mortalità tra le diverse specie presenti a Heard Island e nelle Isole McDonald.

I droni sono stati essenziali per monitorare la costa di Heard Island e quantificare con precisione la mortalità degli elefanti marini meridionali in periodo riproduttivo – spiega su questo Jarrod Hodgson, coautore della ricerca – I voli a lungo raggio effettuati dalla RSV Nuyina ci hanno permesso di monitorare luoghi inaccessibili come scogliere e isole al largo, per valutare lo stato delle popolazioni di uccelli marini come l’albatro sopracciglio nero e il cormorano di Heard Island, specie endemiche

L’utilizzo della tecnologia dei droni ha inoltre ridotto l’impatto sulle popolazioni animali.

Questi rilievi effettuati con i droni hanno individuato carcasse di pinguini reali sparse nelle loro dense colonie riproduttive, che non sarebbero state visibili a piedi senza causare un disturbo significativo

L’articolo è disponibile su BioRxiv ed è in corso la valutazione presso una rivista peer-reviewed. Ma il Programma sta continuando a monitorare la presenza di segni di influenza aviaria H5 nel Territorio Antartico Australiano e sull’Isola Macquarie, dove però, almeno finora, non sono stati segnalati casi sospetti.

Fonti: Australian Antarctic Program / BioRxiv

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 Roberta De Carolis

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