“Salviamo gli Alberghieri”, dieci punti per ridare futuro all’istruzione professionale


Un movimento spontaneo di docenti, dirigenti, professionisti e associazioni lancia un manifesto programmatico per difendere e rilanciare gli Istituti Alberghieri. Al centro: più laboratorio, più professionalità, più risorse e una nuova alleanza tra scuola e imprese.

È questa l’ambizione de “Salviamo gli Alberghieri”, l’iniziativa promossa da La Voce della Scuola e sostenuta da una comunità spontanea di docenti, dirigenti scolastici, professionisti dell’ospitalità e del turismo, associazioni di categoria e rappresentanti del mondo produttivo.

In un momento in cui il dibattito sulla riforma dell’istruzione tecnico-professionale si fa sempre più acceso, il movimento intende riportare al centro dell’agenda pubblica l’identità, la funzione e il futuro degli Istituti Professionali Alberghieri, settore strategico per l’enogastronomia, l’ospitalità e il turismo italiano.

Il punto di partenza è chiaro e netto: non bisogna accorciare la scuola professionale. Bisogna renderla più professionale.

Un manifesto in dieci punti

Il documento programmatico, articolato in dieci punti, non è un semplice elenco di rivendicazioni ma una piattaforma di confronto nazionale aperta a scuola, Governo, Parlamento, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Regioni, parti sociali, ITS Academy, università, studenti e famiglie.

1. Più discipline professionalizzanti e più laboratorio

La prima richiesta è restituire centralità al saper fare. Cucina, sala, accoglienza turistica, pasticceria, arte bianca e tutte le discipline caratterizzanti devono tornare a essere l’asse portante del percorso scolastico, con un rafforzamento progressivo nel triennio. Il laboratorio non è un accessorio: è il luogo dove conoscenza, tecnica e pratica diventano competenza professionale.

2. Un quadro orario nazionale forte e riconoscibile

L’autonomia scolastica deve arricchire l’offerta, non sostituire l’identità nazionale. Serve un quadro orario nazionale chiaro, con monte ore professionalizzante adeguato e standard formativi riconoscibili in tutto il Paese. Un diploma alberghiero italiano deve avere la stessa valenza da Nord a Sud.

3. Una nuova Area di Alta Professionalizzazione

Il manifesto propone di recuperare l’eredità del Progetto ’92 e reinterpretarla per le professioni contemporanee. Il quinto anno può diventare il momento culminante di un percorso ad alta intensità professionalizzante, con specializzazioni e collaborazioni strette con imprese, professionisti, ITS Academy e università.

4. Un Fondo nazionale per laboratori, attrezzature e materie prime

Non esiste qualità senza investimenti. La proposta è un Fondo nazionale permanente per la manutenzione e l’innovazione dei laboratori, l’acquisto di attrezzature e materie prime, la digitalizzazione e la sicurezza. La qualità non può dipendere dalla capacità della singola scuola di reperire fondi occasionali.

5. Professionisti e imprese dentro la scuola, studenti dentro le professioni

Chef, maître, sommelier, direttori d’albergo, imprenditori devono entrare stabilmente nei percorsi formativi. Ma con un principio inderogabile: l’impresa non sostituisce la scuola, lo studente non sostituisce il lavoratore, il tirocinio non è lavoro gratuito. Ogni esperienza deve avere obiettivi formativi, tutoraggio e certificazione delle competenze.

6. Cinque anni di scuola professionale forte. Poi lavoro, ITS o università

Il manifesto difende con chiarezza il valore del percorso quinquennale e si oppone a qualsiasi applicazione del modello 4+2 che riduca la formazione scolastica. «Non siamo contrari agli ITS – si legge nel documento – vogliamo ITS Academy forti dopo Istituti Professionali forti».

7. Restituire centralità, dignità e prospettive agli ITP

Gli Insegnanti Tecnico-Pratici sono essenziali per l’identità della scuola professionale. Serve valorizzarne il ruolo sul piano professionale, giuridico ed economico, e costruire un sistema permanente di aggiornamento che li tenga in contatto con l’evoluzione delle professioni.

8. Un Osservatorio nazionale su formazione, lavoro e professioni

Occorre superare la logica dei soli numeri (iscrizioni, diplomati, dispersione). Serve un Osservatorio permanente che segua l’intera traiettoria: dal percorso scolastico all’ingresso nel lavoro, dalla crescita professionale all’eventuale abbandono del settore.

9. Un Patto nazionale per la qualità e l’umanizzazione del lavoro nell’ospitalità

Uno dei punti più innovativi: la scuola forma professionisti eccellenti, ma non può risolvere da sola la crisi di attrattività del settore. Servono condizioni di lavoro dignitose: retribuzioni, orari, turnazioni, conciliazione vita-lavoro, stabilità e crescita. «Non possiamo chiedere ai giovani di innamorarsi di una professione e poi costruire condizioni che li spingano ad abbandonarla».

10. Restituire prestigio all’istruzione professionale e alle sue professioni

L’ultima sfida è culturale. L’Istituto Alberghiero non deve essere considerato una scuola di seconda scelta, ma una scelta consapevole per chi vuole diventare un professionista. Saper fare è cultura. La professionalità è cultura. Il lavoro qualificato è cultura.

Un documento aperto al Paese

I dieci punti – spiegano i promotori – non rappresentano una conclusione, ma l’inizio di un confronto. L’obiettivo è trasformare le esperienze di chi vive quotidianamente la scuola e il lavoro in una proposta capace di arrivare alle istituzioni.

“La riforma dell’istruzione professionale – si legge nel manifesto – non può essere costruita soltanto nei luoghi nei quali si scrivono le norme. Deve nascere anche nei laboratori, nelle cucine didattiche, nelle sale, nei front office, nelle classi, negli alberghi, nei ristoranti, nelle imprese turistiche”.

Una sola direzione

Più laboratorio, più professionalità, più risorse, più dignità agli ITP, più rapporto con imprese qualificate, più collaborazione, più alta formazione, più qualità del lavoro, più identità nazionale, meno dispersione scolastica e professionale.

Più futuro per i nostri studenti.

“Non vogliamo meno scuola – conclude il manifesto – Vogliamo più scuola professionale. Non possiamo chiedere alla scuola di formare l’eccellenza e al mercato del lavoro di premiare soltanto la disponibilità senza limiti”.

“Salviamo gli Alberghieri” significa tornare a formare professionisti. Cinque anni per costruire competenze. Un’intera carriera per trasformarle in futuro.


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Andrea Carlino

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