Ne parliamo con l’assessore alla rigenerazione urbana e difesa del suolo: Andrea Civati. La cosiddetta “città giardino” richiede attenzione. Vediamo cosa prevede anche il nuovo Pgt
Le città – e con loro sia chi le amministra sia chi ci vive – devono mettersi in testa che se si vuole resistere alla crisi climatica non è più possibile tergiversare sul ruolo delle foreste urbane.
Di fronte a ondate di calore sempre più frequenti e intense, gli alberi si confermano una delle infrastrutture più efficaci per proteggere la salute dei cittadini e rendere gli spazi urbani più vivibili.
Una ricerca del Cnr-Iret, realizzata insieme alla State University of New York e pubblicata su Npj Urban Sustainability, dimostra che portare la copertura arborea ad almeno il 30% potrebbe ridurre di oltre un terzo gli effetti delle temperature estreme, con un impatto diretto anche sulla mortalità legata al caldo tra la popolazione più anziana.
I benefici non si fermano qui: più alberi significano meno inquinamento atmosferico, maggiore assorbimento di CO2, migliore gestione delle acque piovane e una città più resiliente ai cambiamenti climatici.
Le foreste urbane non rappresentano quindi un semplice elemento di arredo del paesaggio, ma una vera infrastruttura verde indispensabile per affrontare le sfide ambientali e sociali del nostro tempo.
Che però devono essere manutenute con estrema attenzione e nuove concezioni. Chi il verde ce l’ha non può quindi mai dormire sugli allori. Ne è consapevole Andrea Civati, assessore alla rigenerazione urbana e difesa del suolo, ma con tante altre deleghe affini, nella Città di Varese.
I fenomeni che lo preoccupano di più sono due, anche perché si presentano spesso in sequenza: ovvero “le piogge intense e concentrate – le cosiddette flash flood – e le ondate di calore“.
“Nel 2023 – ci racconta l’assessore, ricordando che in quell’anno, nel solo nel mese di luglio, ventotto eventi estremi hanno interessato la Lombardia – Varese è stata tra le province più colpite, figurando tra le città italiane più esposte agli eventi estremi“.
Ma non basta, “accanto al rischio idrogeologico, che è il più visibile perché fa danni immediati, c’è un rischio più silenzioso e altrettanto pericoloso: il caldo“.
Il caso di Varese, la Città giardino
Incontriamo Civati durante una serata che scotta letteralmente (tempo anomalo per il fine giugno 2026 appena archiviato). Siamo a Materia, la sede di Varese News a Castronno in un talk organizzato da Fulvio Fagiani.
Nessuno fa fatica, quindi, a capire il disagio di “estati che si stanno allungando, con notti non si raffreddano più come prima e le zone più densamente costruite della città diventano trappole termiche – è la riflessione di Civati, che sottolinea che – si tratta a tutti gli effetti di un problema di salute pubblica, che colpisce soprattutto gli anziani e le fasce più fragili della popolazione.
Per questo il nuovo Pgt introduce strumenti pensati esattamente per questo: le strade verdi ombreggiate, le piazze rinfrescanti con pavimentazioni chiare e permeabili, i parchi blu che gestiscono insieme acqua e temperatura. Sono a tutti gli effetti interventi concreti di prevenzione.
Lavoriamo inoltre in coordinamento con Arpa Lombardia e con la Protezione Civile provinciale su analisi di vulnerabilità e scenari climatici, perché sapere dove e come intervenire prima che accada qualcosa credo sia l’unico modo serio di affrontare questa stagione“.
La città giardino, come viene chiamata da sempre Varese, è quindi in allerta. Lo sottolinea l’assessore: “Varese si chiama città giardino, ma credo che la ragione vada spiegata con serietà. La ricchezza verde di questa città deriva in buona parte dai parchi storici, i giardini delle ville liberty, i fondi che disegnano le colline.
Il fatto che questi siano di proprietà privata non va negato, perché non rappresenta un problema, anzi è un patrimonio: quel verde concorre alla qualità dell’aria, al paesaggio, alla temperatura urbana. È un bene collettivo anche se di proprietà e va trattato come tale; per questo il Regolamento del Verde adottato nel 2021 si occupa di entrambe le proprietà, pubblica e privata“.
Il verde è di tutti?
Il punto è un altro: “il verde privato non è accessibile a tutti. Ed è lì che entra in gioco la responsabilità pubblica. Il nostro obiettivo è garantire che il verde sia un diritto di tutti i cittadini, non un privilegio esclusivo.
La regola del 3-30-300 – tre alberi visibili da ogni finestra, 30% di copertura arborea per quartiere, 300 metri massimi da uno spazio verde pubblico – è lo standard europeo verso cui dobbiamo tendere.
E qui Varese ha qualcosa di straordinario da raccontare: secondo una ricerca pubblicata su Nature Communications, è una delle sole due città in tutta Europa – insieme alla finlandese Espoo – in cui oltre il 50% della popolazione vive nel pieno rispetto di tutti e tre i parametri della regola 3-30-300.
È un risultato eccezionale, che però non deve diventare un alibi. Perché quell’altro 50% conta esattamente quanto il primo. Il lavoro da fare è portare quel verde dove ancora non arriva, cioè nelle zone più dense, nelle periferie, nei quartieri che non hanno avuto la fortuna geografica del resto della città“.
Città verde è Varese con una percentuale alta di biodiversità che sta in capo ai privati (le ville con giardino già citate).
“Il rapporto con il privato si sviluppa su due binari. Il primo è regolatorio: il Regolamento del Verde disciplina le modalità di intervento sul patrimonio verde pubblico e privato, fissando prescrizioni tecniche e procedurali per la salvaguardia, la progettazione, la tutela e la corretta gestione della vegetazione, promuovendo la partecipazione dei cittadini e delle associazioni.
Chi abbatte un albero deve compensare; chi costruisce deve rispettare standard di permeabilità e dotazione arborea. Il secondo binario è quello della collaborazione: cerchiamo di non essere solo un ente sanzionatorio ma un interlocutore.
E quando un privato interviene su superfici rilevanti, il nostro ufficio tecnico entra nel merito delle soluzioni, spingendo verso specie autoctone, manto drenante, criteri ambientali minimi. La leva principale rimane però quella normativa: senza regole chiare, la buona volontà non basta“.
Il saper ricorrere alle Natural based solution diventa doveroso per tutelare il più importante bene comune a disposizione di tutti: “Varese ha la fortuna di essere immersa in un contesto naturale straordinario – il sistema dei laghi, le dorsali collinari, la vicinanza al Campo dei Fiori – riprende Civati – Ma questa fortuna non si gestisce da sola. Le soluzioni basate sulla natura che producono maggiore impatto ecosistemico sono quelle legate al raffrescamento urbano e all’assorbimento delle acque meteoriche“.
La Varese che scotta
Il fenomeno dell’isola di calore colpisce anche Varese e la risposta più efficace “che abbiamo sono gli alberi maturi nei viali e nei parchi storici: ogni parco di grandi dimensioni può abbassare la temperatura percepita fino a 3°C rispetto alle zone densamente costruite.
Poi, lavoriamo anche sul fronte delle acque: le superfici impermeabili accumulano e scaricano troppo velocemente, quindi ogni progetto di riqualificazione oggi prevede soluzioni drenanti.
La biodiversità è un obiettivo che stiamo coltivando attraverso la Rete Ecologica Comunale, che connette le aree naturali tra loro. È qualcosa che di molto concreto in quanto sarà uno strumento urbanistico codificato nel Pgt“.
Le ultime due domande a Civati sono tecniche: Chi manutiene il verde pubblico di Varese?
L’assessore risponde: “La manutenzione ordinaria e straordinaria del verde comunale, i restauri conservativi, i risanamenti e i ringiovanimenti arborei dei parchi storici, la mappatura e la classificazione degli alberi monumentali sono svolti dagli uffici comunali del verde pubblico, dislocati nella storica palazzina di via Copelli.
Il Settore Gestione Verde Pubblico, Parchi e Giardini fa parte dell’Area X – Lavori Pubblici e si occupa di parchi, giardini, alberature stradali e spazi verdi attrezzati, in un’ottica di sostenibilità ambientale e benessere collettivo.
Accanto alla struttura interna, parte della manutenzione operativa è affidata a ditte esterne tramite appalto. È un modello che funziona se le due componenti si parlano bene: il controllo tecnico deve rimanere pubblico, la capacità esecutiva può essere mista“.
E sul fronte Pgt invece?
“Il Pgt che abbiamo ereditato era uno strumento di un’altra epoca, pensato per una città che cresceva per espansione, non per rigenerazione. Il nuovo Pgt che abbiamo costruito in questi anni parte da una premessa radicalmente diversa: solo il 21% delle volumetrie previste dal piano del 2014 era stato effettivamente realizzato, e questo ci ha detto qualcosa di importante. Non mancavano i permessi ma una visione, un’idea di città convincente.
Abbiamo quindi scelto di lavorare su quello che c’è già: 250.000 metri quadrati di aree già rigenerate, zero consumo di suolo netto come obiettivo dichiarato, e una riduzione delle aree residenziali edificabili del 55% rispetto alla soglia regionale che chiedeva solo il 25%.
Quaranta ettari di suolo oggi edificabile ridestinati a riforestazione, agricoltura e verde – l’equivalente di quaranta campi da calcio restituiti alla città. Sul verde il cambio di paradigma è strutturale. Per la prima volta il piano introduce un obbligo di piantumazione legato agli interventi edilizi: oltre 6.000 nuove alberature come effetto diretto del Pgt, tra nuove costruzioni e rigenerazioni diffuse“.
Civati introduce il Fattore Ecosistemico Multifunzionale: “chi costruisce deve restituire benefici ecosistemici misurabili – non è una multa, è un incentivo a costruire meglio.
Insieme a questo, stiamo progettando una città che gestisce diversamente l’acqua: strade della pioggia con trincee drenanti già previste su Via Manin e Viale Aguggiari, piazze rinfrescanti, parchi blu che in caso di pioggia trattengono l’acqua e in asciutto diventano spazi di socialità“.
Pronto a ricandidarsi
Così Civati si presenta alle prossime elezioni comunali. Da avvocato civilista e amministrativista qual è, dichiara “ora siamo concentrati a completare il percorso avviato con i cantieri che stanno migliorando la città e il Pgt. Finita l’ultima fase amministrativa ci concentreremo insieme sul progetto politico per i prossimi 10 anni: ci aspetta una sfida bella e stimolante.
Abbiamo tanta esperienza amministrativa alle spalle e credo che questo ci metta nella condizione di coinvolgere tutte le forze che condividono la nostra idea di città, per costruire insieme il futuro di Varese“.
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M.Cristina Ceresa
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