Mosca assassina, negli USA è ricomparso il parassita dalle larve che mangiano tessuti vivi



Una ferita minuscola, perfino il segno lasciato da una zecca, può bastare. È da lì che comincia il problema: da un taglio, da un ombelico appena cicatrizzato in un vitello, da un orecchio irritato, da una mucosa esposta. La mosca assassina, nome popolare molto più teatrale del suo nome scientifico, Cochliomyia hominivorax, cerca proprio quel varco. La femmina viene attirata dall’odore delle ferite o delle aperture del corpo e può deporre centinaia di uova alla volta; il CDC parla di 200-300 uova in una singola deposizione e fino a 3mila nell’arco della vita dell’insetto. Quando si schiudono, le larve entrano nei tessuti vivi e cominciano a nutrirsene.

Negli Stati Uniti la ricomparsa del New World screwworm, la mosca-vite del Nuovo Mondo, ha fatto scattare una risposta rapida tra Texas e Nuovo Messico. Il primo caso dell’attuale focolaio statunitense è stato confermato il 3 giugno 2026 in un vitello di tre settimane nella contea di Zavala, nel sud del Texas. Pochi giorni dopo il monitoraggio si è allargato e le segnalazioni hanno coinvolto anche animali da compagnia, compreso un cane nel Nuovo Messico. Il CDC, nell’aggiornamento del 30 giugno, indicava 16 casi animali acquisiti sul territorio statunitense al 26 giugno; la situazione, però, viene aggiornata attraverso una dashboard ufficiale perché i numeri cambiano con la sorveglianza sul campo. Lo USDA ha confermato ufficialmente la presenza del parassita e attivato le misure di risposta.

Il nome fa impressione, il ciclo ancora di più

“Screwworm” significa letteralmente “verme-vite”. Il riferimento arriva dal modo in cui le larve penetrano nella carne: avanzano come una vite nel legno, agganciandosi ai tessuti con uncini boccali affilati. L’immagine è sgradevole, però rende bene la differenza rispetto alle larve che si nutrono di materiale in decomposizione. Qui il bersaglio è il tessuto vivo di animali a sangue caldo: bovini, cavalli, ovini, caprini, fauna selvatica, cani, gatti e, più raramente, esseri umani. L’APHIS, il servizio statunitense che si occupa di salute animale e vegetale, lo descrive come uno dei parassiti più pericolosi per il bestiame.

L’infestazione, chiamata miasi da New World screwworm, può peggiorare in fretta. Le larve rendono la lesione più ampia e profonda, la ferita può emettere liquido, sangue e un odore di decomposizione. Quel cattivo odore diventa un richiamo per altre femmine pronte a deporre altre uova, trasformando una ferita in una specie di calamita biologica. Negli allevamenti questa dinamica spaventa più del singolo caso, perché un animale trascurato può diventare il punto da cui parte una catena di nuove infestazioni.

Le autorità veterinarie chiedono ai proprietari di animali di guardare bene ferite, ombelico dei neonati, naso, orecchie e genitali. I segnali da prendere sul serio sono lesioni che si allargano o drenano, presenza di larve o uova, odore pungente, dolore, irritazione, testa scossa di continuo, isolamento, depressione o perdita di appetito. Nel dubbio la consegna è semplice: veterinario, subito. Cercare la mosca adulta serve poco, anche perché nelle aree colpite vengono rilasciate mosche sterili identiche a quelle selvatiche e innocue ai fini dell’infestazione. Gli aggiornamenti pratici per allevatori e proprietari di animali sono raccolti anche nella pagina USDA dedicata alla segnalazione dei casi sospetti.

Il ritorno di un parassita che gli Usa avevano già sconfitto

La mosca-vite del Nuovo Mondo era stata eliminata dagli Stati Uniti nel 1966 grazie alla tecnica degli insetti sterili, una strategia vecchia e ingegnosa: si allevano maschi sterili, si rilasciano nell’ambiente, si accoppiano con le femmine selvatiche e la popolazione crolla perché le uova restano senza futuro. La stessa tecnica aveva permesso di spegnere anche il focolaio delle Florida Keys del 2016-2017.

Il problema è tornato a muoversi da sud verso nord. Dal 2023 Panama e Costa Rica hanno segnalato nuovi focolai, poi il parassita si è esteso in altri Paesi dell’America Centrale e in Messico. Il CDC parla di oltre 185mila casi animali e 2.193 casi umani tra America Centrale e Messico nel quadro dell’attuale riemersione. Gli Stati Uniti e il Messico hanno inaugurato in Chiapas un impianto da oltre 50 milioni di dollari per produrre fino a 100 milioni di mosche sterili a settimana, nel tentativo di schiacciare la popolazione selvatica prima che la linea del contagio salga ancora.

La frontiera agricola pesa moltissimo in questa storia. Gli Stati Uniti hanno chiuso i porti meridionali al commercio di bestiame vivo e mantenuto restrizioni sugli animali provenienti dalle aree considerate a rischio. La questione riguarda soprattutto salute animale, allevamenti, fauna selvatica e impatto economico. Il cibo in commercio resta sicuro: l’USDA ribadisce che il New World screwworm riguarda gli animali vivi e le ferite, con controlli federali sulla filiera di carne, pollame e uova. La pagina sullo stato attuale del focolaio viene aggiornata proprio per seguire l’evoluzione della risposta.

Il rischio per l’uomo resta basso, la sorveglianza resta alta

Il passaggio all’uomo esiste, anche se negli Stati Uniti il rischio per la popolazione viene definito molto basso. Al momento il CDC segnala assenza di casi umani acquisiti sul territorio statunitense nell’attuale focolaio; nel 2025 era stato confermato un caso in una persona rientrata negli Usa dopo un viaggio in El Salvador. Il consiglio nelle aree interessate è pratico: coprire le ferite, usare repellenti registrati, proteggere pelle e abiti, dormire in ambienti schermati dalle zanzariere quando si sta in zone esposte.

I precedenti spiegano la cautela. In Costa Rica, nel giugno 2024, il ministero della Salute confermò la morte di una ragazza di 19 anni con patologie croniche e diagnosi di miasi da gusano barrenador, il nome spagnolo del parassita. In quel periodo il Paese aveva già dichiarato l’emergenza sanitaria animale e stava registrando casi anche negli esseri umani.

Per cani e gatti esiste anche una novità terapeutica: la FDA ha autorizzato in emergenza l’uso del nitenpyram per trattare infestazioni da New World screwworm in animali da compagnia con almeno quattro settimane di vita e peso minimo di due libbre, poco meno di un chilo. La stessa agenzia chiarisce però che il farmaco agisce rapidamente sulle larve, senza proteggere da nuove infestazioni, e che dopo il trattamento può servire la rimozione fisica delle larve residue da parte di un veterinario. Pulizia profonda, gestione della ferita e prevenzione delle infezioni restano parte del lavoro.

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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