di Giuliano Longo (*)
Ieri ore 12 ha pubblicato un articolo sul “partito della guerra” russo, oggi riferiamo di quello ucraino ringalluzzito anche dai consensi di popolo per Zwlensky dopo che ogni giorno la TV mostra I danni alle raffinerie russe e I colpi sulla Crimea, IVolodia intravede pure la possibilità (udite udite) di svolgere finalmente le elzioni presidenziali, quando è ancora da vedere.
In Ucraina nessuno ha registrato un partito col logo “Vojna Party” come d’altronde nessuno ha ancora registrato quello europeo e occidentale che pure si sta dando un gran da fare per la prosecuzione del comflitto “soprattutto ora che Kiev sta vincendo”( ca va san dire)
Però esiste un blocco politico-mediatico-finanziario che già dai moti di piazza Maidan ha spinto l’Ucraina ad affrontare l’aggressivo orso russo e che oggi non vuole “congelare” il conflitto, non vuole “scambiare territori” Questo blocco lo chiamano “fronte della vittoria” o semplicemente “quelli che non mollano”, più armi, più sanzioni, più linea dura., ma soprattutto più soldi.
Chi regge la danza della vittoria…anche se non cicrede davvero? Ovviamente I vertici politico militari un po come a Mosca a partire da Volodia il banditore in capo e po via via tutto il suo governo e, con qualche titubanza la Rada oltre ai capi dei Servizi segreti e della sicurezza. I cui nopmi trovate spesso I nelle pagine o nelle reti dei media occidentali già esaltati per la rimonta ucraina, quindi è inutile rielencarveli.
Più interessanti sono le connessioni internazionali., non solo quelle con I “volenterosi” europei, ma soprattutto e la strordinari efficacia del reparto pubbliche relazioni ucraine all’estero .
A Washington I falchi bipartisan Repubblicani e Democratici, – pubblicamente ostili alle originarie intenzioni di Trump uscite dall’Incontroad Ancorage con Putin – vengono manovrate, non tanto segretamente, dal Segretario di StatoMarco Rubio e dal Pentagono, ma non da tutti I generali ,sopratutto dopo gli insoddisfacenti esito del conflitto con l’Iran, che ormai solo Donald annuncia come “vittoria”.
Poi ci sono i think tank tipo Atlantic Council, CSIS, Fondazione per la Difesa delle Democrazie. Loro portano i numeri: “se molliamo ora, Putin vince”. Loro organizzano le audizioni dove sono ospiti fissi esponeti ucraini, loro finanziano centri si ricerca sull’andamento del conflitto come l’ISW che quando riesce esalta le vittorie ucraine con le sue mappe satellitari.
A. Londra e Bruxelles UK post-Brexit hanno fatto del sostegno a Kiev un marchio. Tour di Porošenko, incontri con laburisti e tory e Unione Europea., Con il Parlamento che decide la linea di “più sanzioni, più armi” .Lì parlano tutti bene della resistenzaucraina e della sua rimonta ucraina, la Commissione pensa invece a fornire Kiev di altri aiuti per 90 miliardi di euro, che pare non bastino già più
Ci sono poi quelli della Diaspora e ldelle lobby ucraine in USA, Canada, Polonia, UK. Organizzazioni ucraine all’estero che fanno fundraising, pressione su parlamentari, campagne social. Non sono oligarchi, ma muovono voti, narrativa e, anche loro, soldi.
Ma I veri sostenitori della guerra sono le industrie occidentali della guerra. Lockheed Martin, Rheinmetall, BAE, Thales. Non sono “parte del partito”, ma traggono ordini. E quando un ministro ucraino va a Berlino a dire “servono più miossili e più munizioni”, l’eco arriva anche ai bilanci aziendali.
Veniamo ora agli oligarchi ucraini in patria e fuori. Qui entriamo nel capitolo imbarazzante per tutti., perchè anche in Ucraina ci sono oligarchi – e non solo fieri cobattenti per la democrazia – che fanno affari ovunque, ma fanno I patrioti in pubblico.
Partiamo da Rinat Achmetov – molto vicino al deposto Yermak e stranamente trasferitosi all’estero poco prima che arrestassero il suo compare – che significa Acciaio, energia con la sua SCM. Il più ricco d’Ucraina pre-2022. Ha perso asset a Mariupol’quando I Russi hanno conquistato le acciaierie Azovstal’. Lui finanzia aiuti, droni, kit medici tramite la sua fondazione. Adesso vive a Londra – senza il cappio della estradizione con l’ex capo di stato maggiore, il generaleValerij Zalužnyj che fa l’ambasciatore e soprattutto intende sfidare Volodia alle elezioni quando ci saranno.
Viktor Pinčuk– Acciaio, media. Fondazione Pinchuk, forum a Davos, conferenze a Kiev. È il “ponte con l’Occidente liberale”. Invitava il defunto Kissinger, e oggi frequentemente Tony Blair. , Parla di integrazione totale nella UE. È stato criticato in Ucraina per essere troppo “occidentalista”, ma è solo una finta, in ucraina tutti sono occidentalisti.
Un caso particolare è quello di Ihor Kolomojskyj che se la passava bene con Banca, media,maè stato energia, ma è stato anzionato da USA nel 2021 per corruzione, arrestato in Ucraina nel 2023 per frode. Dalla prigione continua a essere citato come esempio di “vecchia Ucraina” che il blocco al potere dice di voler superare. I suoi beni ora sono di proprietà dello Stato, ma pare che presto dovrà rivedere la luce della libertà
Petro Porošenko, cioccolato Roshen, media, politica. Quinto più ricco pre-guerra. Ha venduto asset e dice di finanziare esercito. Gira l’Europa a chiedere armi. È l’oligarca che meglio parla con i falchi occidentali: parla la loro lingua, ha i loro contatti.
E poi Dmytro Firtash: Magnate dell’energia e dell’industria chimica, fondatore del Gruppo DF. Vadym Novynskyj: Imprenditore e co-fondatore del gruppo Smart Holding, con forti partecipazioni nel settore minerario e metallurgico.
Moltissimi grandi imprenditori, milionari e oligarchi ucraini si sono trasferiti stabilmente all’estero e . hanno lasciato il Paese poco prima o subito dopo lo scoppio del conflitto. La stampa ucraina (in particolare il sito Ukrainska Pravda) ha coniato per loro il termine ironico “Battaglione Monaco” (o “Battaglione Costa Azzurra”), proprio per indicare l’élite economico-politica fuggita nei luoghi più esclusivi d’Europa
Fra questi Vadym Yermolaiev (o Ermolaev): Magnate originario di Dnipro con forti interessi nell’agroalimentare e nel settore immobiliare. Ha rinunciato alla cittadinanza ucraina per quella cipriota. È tornato al centro della cronaca internazionale a causa del grave attentato dinamitardo subito a Monaco.
Un elenco di nomi della della dispora miliardatia.che non tiene conto di quelli che si sono arricchiti con la guerra e già si propongono come partner di grandi aziente tedesche e polacche. Senza contare – come in tutto il mondo – della malavita che talora fornisce alla Patria anche volontari e mercenari a pagamento oltre che generi di contrabbando di varia natura.
Cosa vogliono davvero le elites e gli oligarchi? Niente “Minsk 3”. Chi propone “territori per pace” viene etichettato subito come traditore e rischia la legge marziale – propio come in Russia. Ma in primis vogliono pù armi occidentali e più in fretta, Caccia F-16 americani, sistemi missilistici ATACMS, americani e, appena possibile, Taurus tedeschi a lunghissima gittata per buttar giù il Cremlino e le fabbriche russe negli Urali. Il mantra è “non ci date abbastanza, e ce lo date troppo tardi”.
La narrativa è quella della della vittoria totale: Crimea, Donbas, confini 1991. Realistico? No. Politicamente necessario? Sì, per tenere insieme esercito, società e finanziatori esteri. Un l egame con l’Occidente irreversibile UE, NATO, il che non è solo sicurezza, ma anche business.
La conclusione è che il blocco dei “falchi” ucraini tiene perché Zelenskyj racconta, il suo team – che magari tratta con Mosca anche sottobanco – che lo sostiene a spada tratta e l’Intelligenc che colpisce duro in Russia uccidendo generali e operando sabotaggi, e quando può, ancje all’estero come è avvenuto per il gasdotto Nord Stream,
Tutti dicono di voler “finire la guerra”, ma nessuno del blocco può permettersi di finirla male e nemmeno alla pari, perché significa perdere consenso, soldi, carriera e forse la stessa Ucraina. Quindi si va avanti con discorsi, droni, arni e soldi occidentali. Blood&money a qualunque costo.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
L’articolo Il “partito della guerra” ucraino: chi urla di più, chi ci mette i soldi, e chi lo promuove all’estero proviene da Ore12.
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Redazione Ore 12
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