L’amministrazione Trump ha agito illegalmente quando ha classificato Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale e ha escluso la società dai rapporti commerciali con il governo federale degli Stati Uniti. Lo ha stabilito il 27 agosto la giudice Rita Lin della U.S. District Court for the Northern District of California, con una decisione di 59 pagine che interviene nello scontro tra Washington e una delle aziende più osservate nel settore dell’intelligenza artificiale.
Secondo il tribunale, il governo avrebbe reagito contro Anthropic “per attività espressive costituzionalmente protette”, dopo che la società aveva reso pubbliche le proprie posizioni sui limiti da applicare all’utilizzo della sua tecnologia.
“La vuota invocazione della sicurezza nazionale non è un assegno in bianco per punire e colpire i critici del governo”, ha scritto Lin nella sentenza. Anthropic ha accolto positivamente la decisione, ribadendo allo stesso tempo la propria intenzione di collaborare con le istituzioni statunitensi sull’impiego dell’AI nella sicurezza nazionale.
Lo scontro nasce dal contratto con il Pentagono
La vicenda ha origine all’inizio del 2026, durante le trattative relative a un contratto da 200 milioni di dollari per fornire tecnologia di intelligenza artificiale al Pentagono su sistemi classificati.
Anthropic, società con sede a San Francisco guidata da Dario Amodei, aveva chiesto che la propria tecnologia non fosse utilizzata per due specifiche finalità: la sorveglianza di massa dei cittadini americani e le armi letali autonome.
Il Dipartimento della Difesa aveva contestato questa impostazione, sostenendo che una società privata non potesse determinare la policy del governo degli Stati Uniti. Le parti non erano riuscite a raggiungere un accordo. Successivamente il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva definito Anthropic un “supply chain risk”, una classificazione formale utilizzata in precedenza contro società straniere considerate potenziali rischi per la sicurezza nazionale. Le conseguenze erano particolarmente pesanti. La designazione impediva infatti ai contractor e ai fornitori che lavorano con le forze armate statunitensi di fare affari con Anthropic.
La battaglia legale sul First Amendment
Anthropic ha reagito presentando il 9 marzo due azioni legali contro l’amministrazione Trump. La società ha sostenuto che le norme utilizzate per classificarla come rischio della supply chain avessero un campo di applicazione ristretto e non potessero essere utilizzate contro un’impresa americana nelle circostanze contestate.
Secondo Anthropic, inoltre, la decisione sarebbe stata motivata dalla volontà di penalizzare l’azienda per le sue posizioni pubbliche, con una conseguente violazione dei diritti garantiti dal First Amendment.
La sentenza della California chiude il primo dei due procedimenti. Il secondo, depositato presso la U.S. Court of Appeals for the District of Columbia Circuit, è ancora in corso. L’amministrazione Trump potrebbe quindi impugnare la decisione della giudice Lin oppure attendere l’esito dell’altro contenzioso prima di definire le successive mosse.
Il giudice: nessuna prova di un “kill switch”
Uno dei passaggi più rilevanti del caso riguarda le motivazioni utilizzate dal governo per giustificare l’esclusione di Anthropic. Prima della sentenza, la giudice Lin aveva già definito “davvero preoccupante” l’argomentazione secondo cui le critiche pubbliche rivolte da Anthropic al governo potessero giustificare l’esclusione della società dal lavoro federale.
Lin aveva anche rilevato l’assenza di prove a sostegno dell’ipotesi secondo cui Anthropic avrebbe potuto attivare una sorta di “kill switch” capace di disabilitare o modificare i propri modelli di intelligenza artificiale durante un conflitto.
Nella decisione finale, il tribunale ha osservato che l’amministrazione aveva successivamente abbandonato diverse delle accuse relative alla possibilità che Anthropic sabotasse la propria tecnologia. Secondo la giudice, la decisione di escludere la società sarebbe stata invece legata al desiderio di “fare di Anthropic un esempio pubblico” per quella che il governo considerava la sua “arroganza” nel criticare l’esecutivo.
Il caso Mythos indebolisce la tesi della sicurezza nazionale
Nella sentenza entra anche il rapporto più recente tra Anthropic e l’amministrazione Trump. A giugno il governo aveva chiesto alla società di limitare l’accesso dei clienti al nuovo modello di intelligenza artificiale Mythos, citando ancora una volta motivazioni di sicurezza nazionale.
Dopo circa due settimane di negoziati, Anthropic aveva introdotto alcune salvaguardie e il governo aveva consentito di ripristinare l’accesso al modello per la maggior parte dei clienti.
In quell’occasione il segretario al Commercio Howard Lutnick aveva ringraziato Anthropic, spiegando che la società si era impegnata a collaborare con il governo nella definizione di protocolli per il rilascio futuro dei modelli AI. Per la giudice Lin, proprio queste trattative contraddicono l’idea che Anthropic costituisca una minaccia nazionale tale da giustificare la blacklist.
Un precedente importante per le startup AI americane
Il contenzioso supera i confini della singola disputa contrattuale. La sentenza affronta direttamente il rapporto tra governo, fornitori tecnologici e libertà di espressione in un momento in cui i modelli di frontiera stanno diventando parte dell’infrastruttura della difesa statunitense.
Per le aziende AI emerge una questione concreta: fino a che punto un fornitore può stabilire limiti sull’impiego dei propri modelli quando il cliente è un governo?
Il caso Anthropic mostra anche quanto siano diventati complessi i rapporti tra Silicon Valley e Washington. Le società che sviluppano foundation model cercano contratti pubblici di grande valore, ma allo stesso tempo definiscono policy interne su sicurezza, sorveglianza e utilizzi militari. La decisione della California fissa per ora un limite preciso: secondo il tribunale, gli strumenti legati alla sicurezza nazionale non possono essere utilizzati per colpire un’azienda in risposta alle opinioni che esprime pubblicamente. La controversia, però, non è ancora definitivamente conclusa. Resta aperto il secondo procedimento a Washington e l’amministrazione può ancora presentare appello contro la sentenza di Rita Lin. Per Anthropic, che secondo il New York Times si sta avvicinando a quella che potrebbe diventare la più grande IPO mai realizzata, il confronto con il governo americano resta quindi un dossier aperto.
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Redazione Startup-news
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