L’80,1% degli enti giudica sufficienti le risorse ricevute, ma restano criticità su connettività, competenze e costi di gestione. Per il 42% dei Comuni ci sono ancora interventi da finanziare
La prima fase della digitalizzazione dei Comuni montani sembra aver raggiunto l’obiettivo finanziario, ma il vero banco di prova arriva adesso. Le risorse del PNRR hanno consentito agli enti di avviare o completare una parte significativa degli interventi, tanto che l’80,1% dei Comuni intervistati considera sufficienti i fondi ricevuti. Ma dietro il dato positivo emerge una questione più strutturale: come mantenere infrastrutture, servizi e competenze una volta terminata la spinta straordinaria del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
È questo uno dei principali elementi che emergono dal dossier Uncem sulla digitalizzazione dei Comuni, realizzato per il Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un’indagine che restituisce una fotografia articolata del processo di trasformazione digitale degli enti locali, soprattutto nelle aree montane e nei territori interessati dalla Strategia delle Green Communities.
Il primo dato riguarda proprio la capacità del PNRR di sostenere gli investimenti. Nel 54% degli enti intervistati il Piano è stato, nell’arco considerato dal report, l’unica fonte di finanziamento degli interventi di digitalizzazione. Per l’80,1% le risorse sono state sufficienti, mentre il 18,4% le ha giudicate insufficienti. Il quadro, dunque, è prevalentemente positivo, ma non uniforme: circa un Comune su cinque ritiene che i finanziamenti ricevuti non siano bastati.
La questione economica si sposta però rapidamente dal finanziamento dell’investimento alla gestione dell’infrastruttura digitale. Perché acquistare piattaforme, software e servizi è soltanto il primo passaggio. Il digitale genera infatti costi ricorrenti: cloud, sicurezza informatica, assistenza, aggiornamenti, software e connettività devono essere finanziati anche quando le risorse straordinarie del PNRR saranno esaurite.
Il report fotografa una situazione ancora incerta. Il 43,9% degli enti prevede di utilizzare altre risorse per la manutenzione e la gestione ordinaria, il 28,5% continua invece a fare riferimento a risorse PNRR e il 26,7% non ha previsto alcuno stanziamento dedicato.
È probabilmente questo il passaggio più delicato dell’intero processo. Oltre un ente su quattro non ha previsto risorse specifiche per la manutenzione ordinaria della propria infrastruttura digitale. Il rischio, soprattutto nei piccoli Comuni, è che l’investimento iniziale produca servizi difficili da mantenere nel medio periodo se non viene accompagnato da una programmazione finanziaria stabile.
A questa criticità se ne aggiunge una seconda, ancora più legata alla struttura dei piccoli enti: la disponibilità di competenze tecniche interne. La digitalizzazione non coincide infatti con l’acquisto di tecnologia. Richiede personale in grado di utilizzare, integrare e governare sistemi e dati.
Tra le aree per le quali i Comuni chiedono maggiore supporto figurano software specifici, gestione dei dati digitali, comunicazione digitale, cybersecurity, programmazione, piattaforme collaborative e analisi dei dati. Le difficoltà segnalate comprendono invece competenze digitali limitate, infrastrutture tecnologiche insufficienti, supporto tecnico inadeguato, resistenza al cambiamento, problemi di sicurezza e privacy, complessità normativa e una comunicazione non sempre adeguata.
È un problema particolarmente rilevante per i Comuni di dimensioni ridotte, dove la disponibilità di personale specializzato è fisiologicamente più limitata. E proprio qui il digitale rischia di accentuare, anziché ridurre, alcuni divari territoriali se l’investimento tecnologico non viene accompagnato da un rafforzamento delle capacità amministrative.
Il terzo fronte è quello della connettività. La fotografia del 5G presenta infatti un quadro decisamente meno positivo rispetto a quello relativo alle risorse finanziarie. Il 42,4% delle risposte indica una copertura concentrata soprattutto nelle aree più densamente popolate, mentre il 27% segnala l’assenza di copertura 5G. Anche dove il servizio è disponibile, inoltre, la qualità non appare sempre adeguata: soltanto nel 49,6% dei casi la performance viene giudicata soddisfacente. Quando la copertura è ritenuta insufficiente, vengono presentate lamentele nel 48,7% dei casi.
Il dato restituisce quindi una delle contraddizioni della transizione digitale nei territori montani: da un lato l’investimento pubblico sta accelerando la dotazione tecnologica degli enti, dall’altro l’infrastruttura di rete rimane disomogenea. Senza una connettività affidabile, una parte dei vantaggi attesi dalla digitalizzazione rischia di non tradursi in servizi effettivamente accessibili.
Anche la distribuzione degli interventi non è stata uniforme. Il 59,6% degli intervistati afferma che tutti i Comuni della propria aggregazione territoriale, con particolare riferimento alle Green Communities, sono stati coinvolti in modo omogeneo. Per il 28,8%, invece, gli interventi non hanno avuto una distribuzione uniforme. Quasi tre enti su dieci rilevano quindi differenze all’interno delle stesse aggregazioni territoriali.
Il processo, inoltre, non può considerarsi concluso. Alla domanda sulla presenza di ulteriori esigenze di finanziamento, il 56% degli enti ritiene sostanzialmente coperte le necessità, mentre il 42% segnala ancora aree di digitalizzazione da finanziare. E non si tratta necessariamente di interventi marginali: tra gli enti che individuano esigenze residue, nel 32% dei casi queste vengono considerate potenzialmente in grado di produrre cambiamenti radicali nelle modalità di erogazione dei servizi.
È qui che il dossier introduce una prospettiva che va oltre la semplice rendicontazione del PNRR. La trasformazione digitale dei Comuni montani non sembra richiedere soltanto ulteriori risorse, ma una diversa organizzazione della capacità amministrativa.
Per Uncem, la risposta non è quindi semplicemente quella di aumentare i finanziamenti destinati ai singoli enti. La strada indicata è quella della gestione associata, della condivisione delle competenze ICT, dell’interoperabilità dei sistemi, della formazione e di investimenti pluriennali. Un modello nel quale più Comuni possono condividere professionalità e infrastrutture, riducendo i costi unitari e aumentando la capacità di gestione.
«Il dossier Uncem evidenzia come la soluzione non sia semplicemente “dare più soldi ai singoli Comuni”, ma favorire gestione associata, condivisione delle competenze ICT, interoperabilità dei sistemi, formazione e investimenti pluriennali», sottolinea il presidente nazionale Uncem Marco Bussone.
La stessa logica, secondo Uncem, riguarda il rapporto tra trasformazione digitale e transizione ecologica. Il dossier ha infatti analizzato in particolare territori nei quali è attiva la Strategia delle Green Communities. L’obiettivo è mettere in relazione infrastrutture digitali, gestione dei dati, innovazione e politiche energetiche e ambientali.
«Intrecciare green, dimensione ecologica ed energetica dei territori con la digitalizzazione, è decisivo. I due fronti vanno insieme», osserva Bussone.
La partita, dunque, non si chiude con la spesa delle risorse europee. Il PNRR ha contribuito a finanziare il salto tecnologico, ma la fase successiva richiede una capacità diversa: trasformare l’investimento straordinario in un’infrastruttura ordinaria e sostenibile.

Per i Comuni montani, il tema non riguarda soltanto l’efficienza amministrativa. Una rete affidabile, competenze adeguate e servizi digitali interoperabili possono incidere direttamente sulla qualità dei servizi pubblici, sull’accessibilità dei territori e sulla loro capacità di attrarre attività economiche e popolazione.
Il vero indicatore del successo della digitalizzazione, quindi, non sarà soltanto quanti progetti saranno finanziati con il PNRR, ma quanti di quei servizi continueranno a funzionare, evolvere e produrre valore quando il finanziamento straordinario sarà terminato.
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