Il software legacy resta ancora il “cuore pulsante” di gran parte delle infrastrutture IT enterprise, ma è anche la principale fonte di debito tecnico, vulnerabilità e freni all’innovazione. Un’indagine Researchscape International condotta su 504 professionisti IT statunitensi rivela che il 62% delle organizzazioni usa ancora almeno un sistema legacy e che il fenomeno riguarda aziende di ogni dimensione – dal 59% delle realtà con meno di 100 dipendenti al 67% delle organizzazioni con oltre 1.000 dipendenti.
Parallelamente, il report “Legacy Application Modernization Services, 2025” di HFS Research, realizzato in collaborazione con EY, mostra come il mercato si stia spostando dal semplice lift-and-shift verso una modernizzazione AI-nativa e platform-engineered, direttamente collegata a risultati di business misurabili.
E in Italia? Secondo i dati degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, il 39% del parco applicativo necessita di modernizzazione.

Cos’è la modernizzazione del legacy
Per modernizzazione del legacy si intende il processo di trasformazione strategica di sistemi, applicazioni e infrastrutture obsolete – spesso monolitiche, poco documentate e con architetture non più supportate dal vendor originale – in soluzioni scalabili, sicure e integrabili con gli ecosistemi cloud e AI di oggi.
Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnologico perché la Legacy Application Modernization implica il riarchitettare i sistemi vincolanti in soluzioni modulari e adattive attraverso tecnologie cloud-native, API, automazione, microservizi e pratiche DevOps.
Perché non è solo una questione tecnica
Un elemento chiave da comprendere è che la modernizzazione legacy non riguarda esclusivamente l’infrastruttura IT, ma l’intera organizzazione.
Cambiare un sistema che governa processi core – fatturazione, gestione clienti, supply chain – significa intervenire anche su flussi di lavoro, competenze del personale e strategie di Change Management.
Perché la modernizzazione del legacy è ormai inevitabile
Le aziende che rimandano la modernizzazione accumulano debito tecnico, un costo che cresce nel tempo sotto forma di manutenzione più onerosa, rischi di sicurezza crescenti e minore capacità di adattarsi ai cambiamenti di mercato.
I costi nascosti del “tanto funziona ancora”
Secondo la survey Researchscape, tra le organizzazioni che utilizzano sistemi legacy, le sfide più diffuse sono le vulnerabilità di sicurezza (43%), l’incompatibilità con strumenti o sistemi moderni (41%), la scalabilità limitata (40%) e gli elevati costi di manutenzione e supporto (39%). Seguono la mancanza di supporto da parte del vendor (32%) e il rischio di interruzione del business in caso di guasto (29%).

Un dato interessante emerge dalla segmentazione per ruolo: il rischio di business disruption preoccupa maggiormente gli individual contributor (35%) rispetto all’upper management (26%), segnale di un possibile disallineamento di percezione tra chi opera quotidianamente sui sistemi e chi decide gli investimenti.

Il report HFS Research/EY conferma questa fotografia da una prospettiva complementare: gli impatti più significativi delle tecnologie obsolete sono i maggiori costi operativi di manutenzione dei sistemi legacy (42%), i ritardi nella trasformazione digitale (38%) e l’incapacità di scalare i sistemi per rispondere alla crescita del business (36%).
Chi gestisce davvero il problema in azienda
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la responsabilità operativa della manutenzione legacy. Researchscape evidenzia che il 68% delle organizzazioni affida la gestione dei sistemi legacy al team IT interno, mentre solo il 20% dispone di specialisti dedicati e appena il 7% si affida a consulenti o vendor esterni.
Questo significa che il peso della modernizzazione (o della sua assenza) ricade quasi sempre su team IT già oberati, chiamati contemporaneamente a mantenere in vita le piattaforme storiche e a sostenere iniziative di cloud, sicurezza e adozione dell’AI.
A chi conviene modernizzare (e perché conviene farlo ora)
La modernizzazione del legacy non è una priorità riservata alle grandi multinazionali con budget illimitati. È una necessità trasversale che riguarda in modo particolare:
- CIO e CISO di organizzazioni con sistemi mission-critical, dove ogni giorno di ritardo aumenta l’esposizione a vulnerabilità di sicurezza e problemi di compliance.
- Aziende regolamentate (finanza, sanità, pubblica amministrazione), per cui i sistemi legacy rappresentano spesso un rischio normativo oltre che tecnico.
- Organizzazioni che vogliono adottare AI e automazione, poiché senza API adeguate e architetture moderne, gli investimenti in intelligenza artificiale restano bloccati a livello di Proof of concept.
- Realtà che faticano ad attrarre e trattenere talenti IT, dato che competenze aggiornate difficilmente si conciliano con la manutenzione di stack tecnologici obsoleti.
Il paradosso della “complacency“
Il dato più interessante, e per certi versi controintuitivo, della ricerca Researchscape riguarda le ragioni per cui le aziende rimandano i piani di modernizzazione legacy.
Il 50% dei rispondenti indica come motivazione principale il fatto che “il sistema attuale funziona ancora”, seguito da limitazioni di budget (44%), rischio di interrompere le operazioni correnti (38%) e preoccupazioni legate alla migrazione dei dati (35%).
Si tratta, quindi, di un mix di inerzia, vincoli di risorse e avversione al rischio (concetto di “complanency”) che porta molte organizzazioni a procrastinare interventi necessari, anche quando i costi della stasi superano i costi e i rischi della trasformazione.

Le best practice per modernizzare il legacy senza rischi
Le organizzazioni che affrontano con successo la modernizzazione seguono un approccio strutturato, incrementale e allineato agli obiettivi di business. Ecco quelle che, secondo gli esperti, sono le cinque best practice fondamentali da tenere presente quando si affronta questo “viaggio”.
1. Effettuare un audit completo dei sistemi esistenti
Il primo passo è costruire un inventario accurato di tutte le applicazioni in uso, che vada oltre nome e versione del software per includere criticità di business, debito tecnico, rischio di sicurezza e performance operative. Questo audit dovrebbe produrre tre output concreti: un inventario completo delle applicazioni, una mappa delle dipendenze tra sistemi e integrazioni e uno scorecard di priorità e readiness alla modernizzazione.
2. Prioritizzare gli interventi in base a impatto e rischio
Non tutti i sistemi legacy meritano lo stesso livello di urgenza. La priorità va data a quelli che generano il maggior impatto negativo – rallentamenti delle performance, accesso limitato, blocco di altre iniziative tecnologiche. I dati Researchscape mostrano che, tra i professionisti IT pronti a modernizzare, le priorità principali sono il miglioramento delle performance e della velocità (48%), l’accesso cloud o da remoto (45%) e una maggiore scalabilità e flessibilità (44%), seguite dalla sicurezza e compliance potenziate (42%).

3. Allineare gli stakeholder fin dall’inizio
La modernizzazione è un’iniziativa di business tanto quanto un progetto tecnologico. Coinvolgere precocemente stakeholder tecnici e non tecnici – dal CFO al responsabile compliance – riduce il rischio di scarso buy-in esecutivo, che secondo Researchscape rappresenta un ostacolo alla Legacy Modernization per il 22% delle organizzazioni intervistate.
4. Adottare un approccio ibrido e incrementale
Modernizzare non significa necessariamente ricostruire tutto da zero. Attraverso API, middleware o architetture a microservizi è possibile far coesistere sistemi legacy e componenti moderni, generando valore progressivo senza interrompere le operazioni core. Questo è coerente con quanto emerge dal report HFS Research/EY.
Il mercato si sta spostando verso architetture cloud-native, elastiche e basate su microservizi, dove l’AI agentica viene integrata lungo l’intero ciclo di sviluppo software (discovery, assessment, refactoring del codice, testing), riducendo il margine di errore umano nei processi più complessi e ripetitivi.
5. Coinvolgere le competenze giuste e trattare la modernizzazione come processo continuo
Che si tratti di una valutazione architetturale a breve termine o di una roadmap completa, affidarsi a partner esperti riduce il rischio e accelera i risultati. In un contesto aziendale come quello attuale, in cui tecnologia e necessità di business evolvono più rapidamente della capacità dell’IT di stare al passo, le organizzazioni leader trattano la modernizzazione come un esercizio continuo, supportato da governance strutturata su ownership, metriche misurabili e revisioni architetturali periodiche.
Il ruolo dell’AI generativa nella modernizzazione legacy
Un tema trasversale a entrambi i report è il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale generativa nel ridurre tempi e rischi della modernizzazione.
Secondo l’analisi HFS Research/EY, i fornitori di servizi stanno integrando l’AI agentica in ogni fase del ciclo di vita del software, dalla comprensione automatica del codice legacy privo di documentazione alla generazione di test automatizzati, fino alla conversione di codebase in linguaggi moderni.
Questo approccio consente di estrarre la logica di business nascosta in sistemi decennali -spesso scritti in COBOL, Fortran o RPG – riducendo l’esplorazione manuale da mesi a pochi giorni e mitigando il rischio di errore umano nella traduzione delle regole di business da un linguaggio all’altro.
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Annalisa Casali
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