Debora Massari, un anno da assessore: “Io, poco rumorosa, non commento tutto. Il Fine Vita? Ai malati libertà e dignità”


Milano – Un anno fa Debora Massari veniva nominata da Attilio Fontana assessore regionale al Turismo, al Marketing territoriale e alla Moda su indicazione di Fratelli d’Italia.

“Ma nei sottopancia televisivi la delega alla Moda sparisce sempre, per ragioni di sintesi tagliano sempre quella, mi resta solo il Turismo” sottolinea lei non senza sorriderne, tra il serio e il faceto. Nata e tuttora residente a Brescia, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari, figlia di Iginio Massari, nome che non ha bisogno di presentazioni quando si tratta di alta pasticceria, è alla sua prima esperienza in politica, essendosi fin qui dedicata all’imprenditoria, alle imprese di famiglia. Seguitissima sui social network, ma in questi (quasi) 12 mesi da assessore è apparsa poco e ha fatto parlare poco di sé.

Massari, fino ad oggi la si è percepita poco a livello comunicativo e mediatico…

“Preferisco dire che sono stata poco rumorosa. Ho scelto di partire dall’ascolto, di dedicare tempo innanzitutto alla conoscenza della macchina regionale e al lavoro dietro le quinte. Poi sono anche stata presente in tutte le dodici province lombarde, che territorialmente non sono proprio piccole. Non sottovaluto l’importanza della comunicazione, so bene che è importante. Ma so altrettanto bene che funziona meglio quando si hanno contenuti e i tempi giusti. Meglio parlare quando si può aggiungere qualcosa alla discussione, non sono di quelli che avvertono la necessità di commentare qualunque cosa”.

Come è stato l’impatto con la politica in questi quasi 12 mesi per lei che non aveva mai avuto incarichi istituzionali e viene dal mondo dell’impresa?

“Domanda che richiederebbe un’ora. È stato un anno molto intenso, sono entrata in un mondo che conoscevo solo dall’esterno e dopo averlo visto e vissuto da dentro ho capito che fare politica spesso è più difficile di quello che si possa pensare. Impresa e politica sono mondi diversi ed è sbagliato giudicare l’una con gli occhi dell’altra. Nell’imprenditoria i tempi sono più rapidi, ma in politica devono necessariamente essere diversi, meno rapidi, perché la politica è confronto, perché si amministrano risorse pubbliche, perché si deve comprendere quale sia la scelta migliore per l’interesse pubblico e bisogna conciliare efficacia, efficienza e il bene della colletività”.

Far parte di una Giunta regionale parecchio litigiosa di certo non l’ha aiutata.

““Parecchio litigiosa“ è una definizione interessante, il suo è un punto di vista giornalistico. Io credo, più semplicemente, che una Giunta sia fatta di persone che hanno sensibilità ed esperienze diverse e che il confronto non sia mai un problema se finalizzato a trovare soluzioni. In questi mesi ho imparato che una decisione buona può non essere la decisione che si sarebbe presi da soli”.

Che ha fatto in questi 12 mesi da assessore, di quali provvedimenti va più fiera?

“Per quanto riguarda il turismo abbiamo lavorato e continueremo a lavorare per aumentare l’offerta e valorizzare di più i territori che oggi hanno meno richiamo per i turisti. Le direttrici sulle quali stiamo lavorando sono spazio, tempo e qualità. Tradotto: coinvolgere nella strategia di promozione turistica tutte le aree della Lombardia, comprese quelle interne e i borghi, far sì che aumenti la durata dei soggiorni turistici e che ce ne siano di più anche nei periodi di morbida, proprio per questo abbiamo intrapreso iniziative con Paesi quali Canada, Cina e Giappone, che hanno periodi di vacanza in parte diversi dai nostri. Infine, quanto alla terza direttrice, la qualità, inizieremo a calcolare l’impatto economico del turismo sul territorio analizzando i dati di più circuiti di pagamenti elettronici, non di uno solo come si è sempre fatto finora”.

Gli affitti brevi, quindi turistici, sono una causa dell’emergenza abitativa, secondo lei? Che fare, nel caso?

“Sono contraria alle restrizioni generalizzate, penso che sia sempre meglio puntare su trasparenza, tracciabilità e controlli. Ed è quello che stiamo facendo sia in Regione sia al Governo. Non va dimenticato che gli affitti brevi sono un’opportunità economica e occupazionale anche per le famiglie. Vorrei, però, sottolineare anche quanto stiamo facendo per la Moda…”

Prego…

“Nei sottopancia questa delega, per esigenze di sintesi, me la tolgono sempre ma in Lombardia è un comparto di primo piano. In questi mesi abbiamo destinato ingenti risorse alle imprese del settore, solo col Bando Tertium abbiamo messo a disposizione 13 milioni di euro. Altra iniziativa alla quale tengo, presto insieme alla Prefettura di Milano firmeremo un Protocollo di legalità sulla filiera delle forniture, perché ci siano trasparenza e rispetto delle regole nei rapporti di fornitura. I controlli spetteranno alle forze dell’ordine, la Regione mapperà le imprese e individuerà i requisiti per il rispetto del Protocollo”.

Come la pensa sul Fine Vita, tema che sta investendo più Regioni, non solo la Lombardia?

“Su un tema così delicato voglio distinguere la mia sensibilità personale dal ruolo istituzionale che ricopro. Io sono per la libertà di scelta e per la tutela della dignità della persona. Una volta garantite e ricevute tutte le cure del caso, si deve poter essere liberi di scegliere e di tutelare la propria dignità. Su questo tema più che su altri è bene evitare slogan e contrapposizioni ideologiche. Meglio rispettare le persone e le famiglie”.

Continuerà a fare politica anche una volta finito il mandato di questa Giunta regionale?

“Ho ricevuto un incarico importante e sento la responsabilità di doverlo svolgere al meglio da qui alla fine del mandato. Ora sono concentrata su quello che devo fare come assessore, sul prossimo provvedimento, non sul futuro, non su un eventuale prossimo ruolo in politica”.

Sempre con Fratelli d’Italia, nel caso?

“Assolutamente sì”.

Com’è il suo rapporto con Giorgia Meloni?

“Conosco la presidente del Consiglio da tempo, c’è un rapporto di stima reciproca”.

La spaventa l’ascesa di Roberto Vannacci?

“Spaventare non è un verbo che appartiene al mio modo di vivere la politica. Io mi riconosco nel progetto politico di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni e credo che la migliore risposta a Vannacci non sia né inseguirlo né temerlo ma tener ferma la nostra identità e continuare a dare risposte ai lombardi e al Paese”.


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