Milazzo, fermare l’uso del demanio marittimo


La lingua di terra affacciata sul mare in provincia di Messina è ora minacciata dall’attuazione del Pudm. Soffocato per anni dall’industria estrattivista, il territorio rischia ora di essere invaso da stabilimenti balneari e altro cemento

di ANGELA BALZANO, ANGELA CAPRINO, PIERO LAMANCUSA

Milazzo è una lingua di terra affacciata sul mare in provincia di Messina. L’area costiera di questo sito di interesse nazionale (Sin) e di interesse comunitario (Sic) è oggi messa a rischio dall’attuazione del Pudm, il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo di Milazzo. Il Pudm eccelle in speculazione e in miopia programmatica, adotta e riproduce la logica della crescita infinita condannando questa cittadina a soffocare tra la riviera di levante, immolata all’industria estrattivista, del fossile e la riviera di ponente, immolata al turismo di massa. Il piano prevede almeno 17 tra stabilimenti, lidi e concessioni balneari private più un lotto dalla destinazione ambigua, situato nell’area 4 – Capo Milazzo Est, indicata nella Vas (Valutazione ambientale strategica) come “spiaggia attrezzata Pr23” ma che negli elaborati tabellari più recenti risulta come lotto turistico-ricreativo/stabilimento balneare. Non è previsto alcuno spazio, invece, per le spiagge libere attrezzate comunali.

Un mare di profitti

Questo piano trasforma il bene comune, ovvero l’area costiera di Milazzo, in superficie per profitti privati: prende la costa, la misura, la divide, la assegna e la mette a valore. Nel Capitale Marx aveva descritto questo movimento nelle pagine sull’“accumulazione originaria”: ciò che era prima condiviso viene sottratto e poi rivenduto come sviluppo necessario. In Capitalism in the web of life. Ecology and the accumulation of capital Jason W. Moore parla di cheap nature, vale a dire di natura resa economica, disponibile, utilizzabile. Gilles Deleuze e Félix Guattari in Millepiani. Capitalismo e Schizofrenia sostengono che “il mare è lo spazio liscio per eccellenza, e tuttavia quello che si è trovato prima di tutti messo a confronto con le esigenze di una stiratura sempre più rigida”. A Milazzo l’applicazione di questa formula è sotto gli occhi di tutti: sabbia e acqua vengono divise in lotti, il mare diventa un servizio, una merce, e il tempo libero una fonte di rendita.

Nella località messinese l’appropriazione indebita avviene anche sulla battigia, tra demanio, mare e stagione estiva. Le parole contenute nel Pudm fanno il resto: “sviluppo”, “servizi”, “valorizzazione”, “attrattività”. Parole che pacificano la sottrazione e vorrebbero disinnescare il conflitto quando invece è necessario difendere il diritto di tutte e tutti a fruire del mare come bene comune. Prevedendo anche un nuovo porto turistico, 20 concessioni per specchi d’acqua a varie finalità commerciali – dallo sport d’acqua alla pesca sino ai pontili/ormeggi – ben 9 nuove attività commerciali e 11 chioschi/punti ristoro, il Pudm minaccia anche la qualità delle acque costiere.

Favorire decrescita e sottrazione

Un ginestrino delle scogliere

Passeggiando ogni giorno sui lungomari milazzesi e lungo i sentieri del Capo l’unica cosa che sentiamo sono le piante, molte delle quali paleo-endemiche, che provano a spaccare il cemento. E poi le onde che, d’inverno, si infrangono contro le macerie delle vecchie concessioni demaniali provando a erodere i ruderi dell’abusivismo. Qui l’unica cosa che serve è farsi da parte: quello che di antropico c’è già è più che sufficiente, andrebbe anzi ridotto, divelto, smantellato.

Antoine de Saint-Exupéry sosteneva che “la perfezione è raggiunta non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere”. Vale anche per un territorio. La natura non chiede nuove strutture per l’umano, ma spazio per continuare a fare ciò che sa fare da milioni di anni: rigenerare la vita. A volte l’atto politico più serio non è aggiungere, ma togliere pressione, togliere cemento, togliere rendita, togliere rumore. Restituire spazio alla costa significa permetterle di respirare, assorbire, filtrare, ospitare, ricominciare.

Acqua e aria già inquinate

In tutto il Mediterraneo il turismo non si configura affatto come un’alternativa sostenibile, soprattutto se si va a sommare ad aree industriali per cui non si prevede sul breve né sul lungo periodo alcuna bonifica. In The generation of marine litter in Mediterranean island beaches as an effect of tourism and its mitigation Michael Grelaud e Patrizia Ziveri confermano che il turismo è il maggiore produttore dei rifiuti che infestano le isole del Mediterraneo. La ricerca attesta che il Mediterraneo assorbe ogni anno un terzo del turismo mondiale venendo così duramente danneggiato dall’inquinamento che questa industria porta con sé e che durante l’alta stagione nelle isole mediterranee la popolazione si moltiplica fino a 20 volte, per cui tra giugno e agosto sulle eccessivamente battute spiagge turistiche si accumulano mediamente 330 rifiuti per 1.000 m2 al giorno, 5,7 volte in più della bassa stagione. È il turismo a produrre l’80% dell’immondizia che si accumula sulle spiagge delle isole mediterranee in estate, di questa il 94% è composta da plastica. Complici attività costiere come la pesca e la navigazione, nel Mediterraneo ogni anno è come se venissero scaricate 53.000 tonnellate di plastica. A Milazzo state calcolate le percentuali più allarmanti del Mediterraneo di microplastiche ingerite da pesci spada, tonno bianco e tonno rosso. Qui, inoltre, si respira un’aria che per percentuale di Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici che sono cancerogeni) supera la media nazionale.

Industria pesante, cemento, turismo stagionale

Gli impianti della raffineria situata lungo il litorale di Milazzo
Gli impianti della raffineria situata lungo il litorale di Milazzo

Dal 1961 la raffineria di Milazzo, prima dismessa e poi rientrata in funzione nel 1982, segna questo territorio, il lavoro, l’aria, il paesaggio, ed è ancora attiva nonostante l’incendio del 1993 in cui morirono sette persone. Tuttavia non è l’unica fonte di inquinamento con cui la città deve fare i conti. Gli altri sono elencati dal ministero dell’Ambiente: qui “insiste un polo industriale (attivo dagli anni 60) che ospita diverse tipologie di insediamenti produttivi, quali: raffinazione di petrolio (Raffineria); produzione elettricità (Centrale elettrica Edipower ex Enel, Centrale elettrica Termica Milazzo ex Sondel); siderurgia (Duferco Travi e Profilati S.p.A.); produzione apparecchiature elettriche (ETS); stoccaggio elettrodomestici (stabilimento Messinambiente S.p.A.), lavorazione di amianto, attività ora completamente dismessa (ex Sacelit ora Punto Industria), oltre a diversi depositi di prodotti petroliferi e discariche di rifiuti industriali”.

Come riportato nel report Sentieri 2023 tra Milazzo e Pace del Mela si registra un eccesso di mortalità per malattie del sistema circolatorio, malattie ischemiche del cuore e dell’apparato urinario. Si nasce con più anomalie congenite, soprattutto ad apparati riproduttivi e arti. Le malattie respiratorie hanno un’incidenza elevatissima. L’aerosol marino da solo non basta per arginare questi mali.

Il Pudm mira ad accrescere stabilimenti balneari e attività commerciali senza prevedere nessun intervento di riduzione del traffico stradale per il miglioramento della qualità dell’aria. In quest’area la cura del territorio e delle persone dovrebbe sostanziarsi in investimenti in sanità e igiene pubblica e non nella privatizzazione selvaggia della costa. Per rendere più accessibile il mare a persone anziane e disabili non servono più attività commerciali, bastano le spiagge libere attrezzate gestite come beni pubblici dalle amministrazioni locali. Tutto il resto è profitto, anche se non passa solo per il cemento.

Del resto qui si è già cementificato tutto il cementificabile. Milazzo pullula di palazzine a sei piani siglate Airbnb e Booking, chi vive qui conosce il dramma degli affitti esorbitanti e brevi: la casa può avere un costo nella media da ottobre a maggio, da giugno a settembre aumenta e chi non può permettersi di pagare quanto i turisti si ritrova fuori. Quando il turismo diventa monocultura, il territorio cambia funzione: le case diventano B&B, i quartieri si svuotano durante l’anno e poi si riempiono tra luglio e agosto a prezzo maggiorato, il mare viene trattato come infrastruttura commerciale e il lavoro come stagione da spremere. Si promettono flussi, presenze, consumi, crescita. Restano invece traffico, rifiuti, affitti sempre più alti e sempre più brevi, salari poveri, corpi esausti, ecosistemi stremati. Le persone che sostengono la città nella sua interezza, come i migranti che la tengono viva tutto l’anno, vengono spinte ai margini e costrette a vivere il territorio come ospiti fuori budget. Ci è stato detto per generazioni che, se volevamo lavoro e “benessere”, qualche bicchiere di veleno dovevamo pure berlo. L’industria che ammala, il lido che privatizza, il lavoro povero spacciato come unica salvezza, la stagione turistica venduta come politica economica. Quel veleno continua a essere somministrato in forme sempre più creative, meno visibili, più ammiccanti. Una città che vive di mare dovrebbe proteggerlo come condizione materiale della propria libertà. Per questo l’unica politica economica seria è quella che investe in ricerca, cultura, formazione, arte, magari sottraendo risorse ai settori militari e alle criminalità organizzate, allo scopo di redistribuire e restituire quanto negli anni è stato oggetto di indebite appropriazioni colonialiste e capitaliste.

Gli altri impatti ambientali

Rifiuti in plastica raccolti sulla spiaggia di Milazzo
Rifiuti in plastica raccolti sulla spiaggia di Milazzo

L’impiego di cemento non è l’unico rischio annesso al Pudm. Il piano dichiara che il previsto aumento dell’antropizzazione del litorale non avrà alcun impatto sulle specie di piante e animali. Non è così. Il Pudm non contempla che ormeggi e porticcioli vari possano nuocere alla Caretta caretta, né prevede scenari di innalzamento delle acque dovuto a ulteriori aumenti delle temperature, l’accelerazione del fenomeno erosivo e, pertanto, non pianifica possibili soluzioni. Questo piano continua invece a parlare la lingua della rendita: concessioni, attività, flussi, consumo. In piena continuità con l’attuale governo che vorrebbe ridurre Messina a hub crocieristico-militare facendola al contempo soffocare sotto un tanto grande quanto inutile ponte. A Milazzo, a Messina, alla Sicilia e all’Italia serve un’altra misura politica. Meno superfici consegnate al profitto, più condizioni materiali per abitare custodendo la vita: respirare, curarsi, camminare, fare il bagno, arrivare alla fine del mese senza l’ansia del precariato e del lavoro stagionale sfruttato, attraversare la spiaggia senza contare con preoccupazione i centimetri che perde ogni anno.

Gli interventi su cui puntare

A Milazzo, nell’aria di Levante, bisognerebbe ridurre l’intervento antropico eliminando le strutture in cemento in mare che, bloccando le onde, impediscono il corretto deposito della sabbia e aumentano l’erosione costiera. A Ponente bisognerebbe lasciare che i batteri azotofissatori facciano simbiosi con le piante alofile perché ne spuntino via via altre con radici più profonde che meglio trattengono il terreno, come le tamerici prima e gli olivastri poi. Se si smettesse di intervenire la riviera di ponente esploderebbe per vita vegetale e colori floreali e diventerebbe tutta come il Boschetto dell’Ancora, fortemente voluto da Legambiente e per la cui difesa dal 1992 continua la lotta contro i tentativi delle varie amministrazioni di costruirci un parcheggio o uno stabilimento balneare.

In passato Milazzo è già riuscita a difendere i suoi beni comuni, ha difeso il Boschetto dell’Ancora e fermato un inceneritore. Fermare questo piano significa, adesso, interrompere la continuità estrattiva che ha già segnato questo territorio. Il fossile non è passato: è sempre nell’aria, nell’acqua, nei corpi. Ora gli si affianca la rendita turistica, pronta a spremere il paesaggio come lo si è spremuto per la raffinazione del petrolio. Milazzo ha bisogno di rigenerazione, bonifica, accesso pubblico, sottrazione, cura. Ha bisogno di spiagge libere, servizi pubblici, mobilità leggera, meno concessioni e più redistribuzione. Il mare va sottratto alla funzione di reparto stagionale dell’economia. Il paesaggio va difeso dalla sua trasformazione in nuovo petrolio.

La petizione

Mare e coste sono beni comuni per le persone umane, ma lo sono anche per cetacei e uccelli, piante alofile e posidonia: occorre fermare le privatizzazioni perché vi siano spazio e giustizia per tutte e tutti. Se vuoi cominciare ad aiutarci firma la petizione per fermare il PUDM a Milazzo a questo link.

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Milazzo, perché va fermato il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo
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Angela Balzano, Angela Caprino, Piero Lamancusa

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