“Next Generation Europe”, le rivolte dei giovani in Francia, Germania e Spagna


Casa, scuola e pace. Queste tre parole d’ordine al centro di altrettante colossali mobilitazioni in Paesi europei negli ultimi giorni assomigliano a un programma elettorale. Con la peculiarità generazionale. Sono infatti stati i giovani tanto in Francia quanto in Spagna che in Germania a scendere in strada mostrando il volto di una “Next Generation Europe” che finora era stata associato solo al programma economico, il cosiddetto Pnrr.

Casa, la “generazione affitti” spagnola che ha riempito le piazze

Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha sorpreso il Paese annunciando elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. La decisione arriva dopo le mobilitazioni della cosiddetta “generazione affitti”, cioè di una forte componente giovanile della società spagnola.
La mossa di Sanchez arriva a seguito del brusco stop subito in Parlamento, dove l’opposizione della destra e i voti dei nazionalisti baschi e catalani hanno bocciato due decreti chiave del governo. Le misure puntavano a congelare gli sfratti, convertire i contratti di locazione a tempo indeterminato e introdurre un’Iva al 10% sugli affitti brevi per disincentivarne l’uso turistico.

A catalizzare il dibattito pubblico è la vertiginosa escalation della crisi abitativa. L’episodio simbolo dello sfratto di un’anziana invalida a Madrid ha fatto esplodere un malcontento latente, portando in piazza oltre mezzo milione di persone nella capitale e centinaia di migliaia in 50 città.
Con una media di 45 sfratti al giorno, l’accesso alla casa rappresenta oggi la principale preoccupazione per i cittadini spagnoli. L’emergenza, spiega ai nostri microfoni il giornalista Marco Santopadre, è alimentata dalla speculazione dei fondi d’investimento esteri — proprietari di circa 700mila immobili —, dalla pressione dei flussi turistici e da una cronica assenza di edilizia residenziale pubblica, che copre appena l’1,3% del patrimonio immobiliare.

L’uscita anticipata dalla legislatura rappresenta una scommessa politica per Sánchez. Con un panorama parlamentare frammentato e i partiti alla sua sinistra in netto calo di consensi nei sondaggi, il premier mira a trasformare le consultazioni in un referendum sulla giustizia sociale e sui diritti civili, contrapponendosi alla propaganda xenofoba delle destre.
La sfida si preannuncia tuttavia complessa: le piazze e i sindacati, pronti a proclamare lo sciopero generale, contestano non solo l’opposizione conservatrice, ma anche i ritardi e le incertezze dimostrate dallo stesso governo di centrosinistra nell’affrontare l’emergenza sociale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO SANTOPADRE:

Scuola, i giovani di licei e università che hanno infiammato la Francia

La protesta degli studenti francesi infiamma i licei e le università del Paese. Partita dal dipartimento di Seine-Saint-Denis (93), alle porte di Parigi – come racconta ai nostri microfoni il giornalista Francesco Ditaranto – la mobilitazione denuncia il profondo degrado dell’istruzione pubblica: carenza cronica di docenti nell’anno della maturità, classi sovraffollate e strutture scolastiche fatiscenti. Nonostante qualche parziale concessione governativa — come il ritiro della privatizzazione dei percorsi professionali BTS —, i tavoli istituzionali non hanno offerto risposte concrete.
Sul campo, la risposta dell’esecutivo si è tradotta in un’imponente linea dura, con oltre 2.000 arresti e l’impiego massiccio della forza. L’uso di proiettili di gomma (flashball) da parte della polizia ha causato gravi ferimenti tra i giovani manifestanti, spingendo sindacati e docenti a creare “cordoni sanitari” per proteggere i ragazzi.

La gestione dell’ordine pubblico riflette un clima politico rovente in vista dei decisivi appuntamenti elettorali. La narrazione dominante dei media mainstream, guidata dai colossi editoriali di destra, tende a ridurre il movimento di protesta a semplici atti di vandalismo, alimentando la propaganda securitaria dell’estrema destra. Episodi emblematici, come il violento scontro tra un agente e un diciassettenne emerso solo dopo le denunce di abusi da parte delle forze dell’ordine, evidenziano la fortissima tensione sociale e la polarizzazione delle informazioni.
A inasprire il quadro si aggiunge il dibattito parlamentare su una nuova norma repressiva: una legge basata sul principio del “chi rompe paga” che introduce l’inversione dell’onere della prova, con la quale spetterà al singolo cittadino fermato dimostrare la propria estraneità ai danneggiamenti avvenuti durante i cortei. Un drastico giro di vite giudiziario e di polizia che delinea uno scenario politico sempre più teso.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCO DITARANTO:

Pace, i giovani tedeschi rifiutano il ritorno della leva militare

La protesta della Gen Z tedesca si è scontrata con i piani di difesa dell’esecutivo. Negli ultimi giorni, decine di migliaia di studenti e liceali sono scesi in strada in circa cento città, da Berlino a Monaco di Baviera fino ad Amburgo, per denunciare il progressivo ritorno della leva obbligatoria.
La mobilitazione prende di mira la legge sul servizio militare che impone questionari e visite mediche attitudinali d’idoneità per i neo-diciottenni, primo tassello di un piano per rafforzare le forze armate ed estendere i ranghi della Bundeswehr.

Sotto lo slogan dello “sciopero scolastico contro la coscrizione”, i collettivi giovanili rifiutano la logica del riarmo, chiedendo la sospensione immediata delle visite di leva e maggiori investimenti per l’istruzione e le politiche sociali invece che per la difesa.
Le mobilitazioni, caratterizzate da cortei compatti davanti ai parlamenti regionali e alle stazioni centrali, hanno registrato forti momenti di tensione e blocchi stradali.
Mentre il Governo centrale difende il provvedimento parlando di misura necessaria per la sicurezza nazionale e la deterrenza, la piazza giovanile promette di non arretrare.




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