Questo mese il Diario di bordo di 100 Copertine di Futuro fa tappa ad Ancona e a Jesi, dove ha sede l’ACCA Academy, l’accademia di arti visive che dal 1999 forma illustratori, designer e professionisti della comunicazione visiva e oggi tra i partner del contest.
Qui il progetto entra e si muove in un territorio dalla forte identità produttiva, dove una radicata cultura manifatturiera incontra oggi la creatività, il design e le nuove tecnologie. La stessa ACCA nasce negli spazi di un’antica cartiera: un luogo nato per produrre carta che oggi ospita chi si forma per produrre immagini, animazioni e nuovi linguaggi.
È una trasformazione che contiene già una domanda sul rapporto tra passato e futuro. Perché un territorio non consegna a chi lo abita soltanto una tradizione, un mestiere, un modo di produrre. Può consegnare anche un’idea del fare, fatta di progettazione e capacità di trasformare un’idea in qualcosa di concreto.
Quanto di questa identità resta ancora, però, nelle nuove generazioni?
È da questa prospettiva che muove, in questa tappa, il confronto con Roberto Laurenzi, video director, autore, docente e motion designer di esperienza internazionale, che da tempo attraversa linguaggi diversi della comunicazione visiva e che in questo territorio, nella città di Ancona, ha dato vita a Boutique Lumiere, un osservatorio sulla creatività che sta partecipando all’iniziativa editoriale di 100 copertine mettendo in relazione artisti, creativi e nuovi linguaggi. I giovani che oggi si formano ad Ancona o a Jesi vivono in una cultura globale: vedono le stesse immagini, ascoltano la stessa musica, utilizzano gli stessi strumenti e attraversano gli stessi linguaggi visivi dei loro coetanei di Milano, Londra o New York.
E proprio per questo, osserva Laurenzi, il territorio può diventare ancora più importante: «Rappresenta ciò che ci distingue».
Roberto Laurenzi ha attraversato linguaggi diversi della comunicazione visiva, la sua esperienza permette di spostare lo sguardo sulla relazione sempre più complessa tra identità, strumenti e linguaggi.
Nella sua esperienza di regista, art director e formatore, la creatività nasce, come sottolinea, dall’incontro tra ciò che assorbiamo dal mondo e ciò che appartiene alla nostra esperienza personale. Oggi un giovane creativo può avere accesso in pochi secondi ad un patrimonio visivo praticamente infinito. «Il vero problema non è più trovare le immagini: è costruire un proprio sguardo», spiega. È qui che il territorio può essere una risorsa. Non come elemento nostalgico o come limite geografico, ma come punto di partenza. Un territorio come quello marchigiano, con una forte tradizione artistica e artigianale e una cultura del fare radicata, può offrire una cultura della materia, della composizione, del dettaglio.
«La cultura globale ci mette a disposizione un linguaggio comune. Il luogo dal quale proveniamo, invece, può darci qualcosa di molto più prezioso: un accento personale con cui parlare quel linguaggio».
Ma anche il linguaggio cambia quando cambiano gli strumenti. Ogni mezzo – spiega – porta con sé una propria grammatica e modifica il modo in cui immaginiamo una storia: la regia porta a pensare attraverso il tempo, lo spazio e le persone; il motion design attraverso il ritmo, la sintesi e la trasformazione dell’immagine; la scrittura attraverso la struttura e il significato.
«Ogni nuovo strumento modifica il nostro modo di immaginare». Una dinamica che oggi diventa ancora più evidente con l’intelligenza artificiale, perché non siamo più soltanto di fronte a un nuovo software, ma a strumenti che permettono di visualizzare e sperimentare un’idea quasi nel momento stesso in cui la pensiamo. Eppure, proprio mentre gli strumenti diventano sempre più potenti, qualcosa rimane al centro: lo sguardo.
«Possiamo avere strumenti sempre più potenti, veloci e accessibili, ma dobbiamo sapere che cosa vogliamo raccontare, perché vogliamo raccontarlo e soprattutto quale punto di vista vogliamo esprimere. La tecnologia può ampliare enormemente le possibilità creative, ma non può sostituire l’intenzione».
È una distinzione che il contest 100 Copertine di Futuro rende particolarmente evidente. Ai giovani creativi viene chiesto di condensare una visione del futuro in un’immagine. L’intelligenza artificiale può generare in pochi secondi immagini, video, voci e persino narrazioni.
La domanda diventa allora: che cosa rimane, allora, dell’autore quando lo strumento diventa sempre più potente?
Per Laurenzi la risposta passa da un cambiamento sostanziale. Se fino a ieri una parte importante del valore creativo risiedeva anche nella capacità tecnica di realizzare qualcosa, oggi il “fare” diventa sempre più veloce e accessibile. «Possiamo produrre cento immagini dove prima riuscivamo a produrne una».
Ma «questo non significa necessariamente avere cento idee».
Anzi, per l’artista proprio l’abbondanza rende ancora più importante il ruolo dell’autore. Il valore si sposta dalla produzione alla scelta: sapere cosa cercare, cosa scartare, cosa mettere in relazione e, soprattutto, riconoscere quando un’immagine ha davvero un significato. Per molto tempo, osserva Laurenzi, si è insegnato soprattutto a padroneggiare gli strumenti. Oggi occorre tornare a costruire uno sguardo, una cultura visiva, una capacità critica.
«L’intelligenza artificiale può essere straordinariamente efficace nel produrre delle risposte. Ma la responsabilità delle domande rimane nostra». Per questo l’autore non perde importanza con l’arrivo dell’AI. Al contrario, diventa ancora più necessario. Cambia però il luogo nel quale si misura il suo valore: sempre meno nella capacità di eseguire, sempre più nella capacità di immaginare, scegliere e attribuire significato. «In fondo, quando tutti possono produrre immagini, ciò che farà davvero la differenza sarà avere qualcosa da dire».
È anche per questo che, per chi entra oggi nelle industrie creative, imparare uno strumento non basta più. Ai giovani creativi si chiede di saper dialogare con tecnologie, discipline e linguaggi differenti.
La competenza decisiva, secondo Laurenzi, è allora la capacità di costruire connessioni: tra linguaggi, tecnologie, discipline e soprattutto tra idee. Conoscere le tecnologie contemporanee, compresa l’intelligenza artificiale, è importante ma deve procedere di pari passo con una cultura più ampia: cinema, fotografia, arte, design, musica, letteratura. «La tecnologia diventa davvero interessante quando incontra qualcosa che viene da fuori dalla tecnologia».
Anche i confini tra i mestieri diventano più permeabili. La vera competenza, quindi, non è sapere utilizzare tutto. È sapere perché utilizzare una cosa invece di un’altra. «La tecnologia offre possibilità; il compito del creativo è dare a quelle possibilità una direzione».
Forse è questo uno degli aspetti più interessanti di 100 Copertine di Futuro: non chiedere ai giovani soltanto che cosa rappresentare, ma invitarli ad immaginare che cosa potrà diventare una copertina. Non è detto che tra vent’anni una copertina sia ancora una superficie stampata. Potrebbe non essere più soltanto la sintesi visiva di un contenuto, ma diventare essa stessa contenuto e porta di accesso a un’esperienza editoriale più ampia.
I supporti cambieranno, così come cambieranno gli strumenti e le modalità con cui accederemo alle informazioni. Ma rimarrà una responsabilità che nessuna tecnologia potrà assumersi al nostro posto: decidere che cosa merita di essere raccontato e quale significato vogliamo attribuirgli. Possiamo inventare nuovi modi di raccontare il futuro.
La scelta del futuro che vogliamo raccontare, invece, rimane nostra.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





