Avanti, uniti, sul voto ai fuorisede, trattativa ancora in stallo sulle preferenze. In vista dell’inizio dell’esame in aula della riforma della legge elettorale – martedì alle 14 con il voto delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni – il centrodestra continua il lavoro di confronto per modificare il Bignami bis. Arriva così un emendamento congiunto, sottoscritto da Fabio Roscani (Fratelli d’Italia), Luca Toccalini (Lega), Simone Leoni (Forza Italia) e Maria Chiara Fazio (Noi Moderati) che consentirà ai cittadini fuorisede di votare anche alle elezioni politiche, ai referendum e alle elezioni europee. “Per la prima volta nella storia d’Italia è la maggioranza di centrodestra a compiere un passo concreto e strutturale per garantire agli studenti e ai lavoratori fuorisede la possibilità di esercitare il proprio diritto di voto senza dover affrontare costi e disagi per tornare nel Comune di residenza. Era un impegno che avevamo assunto e oggi lo manteniamo con serietà e concretezza”, esultano gli alleati, che invitano le opposizioni a votare la loro proposta.
Filiberto Zaratti, da Avs, però, non concorda del tutto: “Dopo tanto parlare e tanta attesa, l’emendamento sui fuori sede della destra non pare proprio che risponda alle necessità. Se non vogliono fare una norma di propaganda allora si confrontino con le nostre proposte. Non si possono approvare norme di dubbia efficacia”, dice, ribadendo la “ferma contrarietà” all’impianto generale della proposta di legge elettorale. “Ci auguriamo che facciano sul serio e che non si tratti dell’ennesima presa in giro per milioni di studenti e lavoratori a cui la destra ha sempre precluso il diritto di voto”, gli fa eco da Più Europa Riccardo Magi, che poi aggiunge: “Se fanno sul serio saremo quindi pronti” a votare l’emendamento.
Sugli altri fronti, però, all’interno del centrodestra resta l’impasse. Il Carroccio non ne fa mistero. “Il segretario Salvini ha sempre detto che lui, direttamente, non sta seguendo il dossier elettorale. Che per la Lega la legge elettorale non è mai stata, diciamo, una priorità, e questo è noto, perché sappiamo tutti che questa proposta di modifica nasce da Fratelli d’Italia, da Giorgia Meloni”, tiene a precisare Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, che ribadisce ancora una volta come per il partito di Salvini “il sistema migliore” resti quello dei collegi uninominali. Non solo: “Pensiamo che oggi andare a ricambiare il testo su un tema sensibile come quello delle preferenze sia molto complicato – aggiunge – Incaponirsi non ci sembra che abbia molto senso”. Nessuna paura, ma nemmeno una ‘questione di vita o di morte’, il messaggio recapitato ai colleghi. Anche l’ultima proposta di mediazione, secondo la quale ci sarebbe sì un capolista bloccato, ma nel caso in cui tra quelli che corrono con le preferenze qualcuno ottenesse il 25% dei voti della lista, verrebbe scavalcato, non sembra convincere sherpa e leader. I contatti, allora, vanno avanti, anche per risolvere quella che la maggioranza definisce “l’anomalia” delle circoscrizioni estere, creata dal fatto che alla riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero non sia seguita una riduzione dei collegi, creando di fatto a “un ibrido fra un proporzionale e un maggioritario”. Nonostante il tempo stringa, però, gli alleati conservano “l’ottimismo”. In aula “saremo uniti, come siamo sempre stati”, è il refrain. E Francesco Lollobrigida si augura che tutto avvenga alla luce del sole: “Quando uno conta sugli intrighi dei palazzi e spera nel voto segreto, sperando che si evitino le preferenze o si impedisca ai fuorisede di votare, lo fa per ottenere un risultato tattico per danneggiare la maggioranza ma danneggia i fuorisede e chi vuole esprimere le preferenze. E’ un problema di chi tiene più alle poltrone che ai cittadini”, dice chiaro il ministro dell’Agricoltura, dirigente FdI.
Non è solo il centrodestra, però, a parlare di preferenze. Le donne cattoliche del Pd, infatti, lanciano un appello a Elly Schlein. “In pochi giorni il nostro appello a Schlein, affinchè il Partito Democratico dica finalmente una parola chiara a favore delle preferenze, ha raccolto l’adesione di quasi 90 donne cattolico democratiche di tutto il Paese”, scrivono in una nota Silvia Costa, già europarlamentare e componente della direzione nazionale del Pd e Monica Canalis, consigliera regionale del Pd del Piemonte. Nel dibattito, poi, interviene anche Giorgio Gori, europarlamentare Pd e voce dei riformisti dem: “Le liste bloccate sottraggono agli elettori ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti: tutto è nelle mani dei segretari dei partiti. Sono quindi assolutamente favorevole alle preferenze (senza le quali non sarei oggi a Bruxelles), con regole chiare e doppia preferenza di genere. Se la legge elettorale non dovesse prevederle, il Pd si impegni a fare le Parlamentarie per la composizione delle proprie liste”, scrive sui social. L’interpretazione delle sue parole la fa – in modo indiretto ma non disinteressato – Osvaldo Napoli, componente della segreteria di Azione: “Per i riformisti del Pd il voto di preferenza è l’unica possibile scialuppa di salvataggio rispetto all’esercizio del potere oligarchico che l’attuale legge conferisce a Elly Schlein e non solo a lei. Senza le preferenze i riformisti sono destinati a sparire oppure – ragiona – a cercare altrove una casa accogliente, come ha sempre auspicato Azione”.
L’articolo Legge elettorale: emendamento centrodestra su fuorisede ma nodo preferenze. Riformisti Pd, ‘parlamentarie’ proviene da Ore12.
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Redazione Ore 12
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